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Economia

Addio a Valentino, l’Ultimo Imperatore dell’alta moda

È morto a Roma Valentino Garavani, maestro dell’alta moda e simbolo di eleganza senza tempo. Camera ardente in piazza Mignanelli, funerali a Santa Maria degli Angeli.

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Il mondo della moda piange Valentino Garavani, scomparso oggi a Roma nella sua residenza sull’Appia Antica. Nato a Voghera l’11 maggio 1932, Valentino è stato il protagonista assoluto dell’haute couture internazionale, creatore di uno stile inconfondibile e di un marchio che ha segnato decenni di eleganza. La camera ardente sarà allestita mercoledì e giovedì, dalle 11 alle 18, in piazza Mignanelli, storica sede della maison; i funerali si terranno venerdì alle 11 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri.

Roma, Parigi e il cuore diviso

Valentino amava il lusso e Roma, città in cui aveva lasciato il cuore, pur scegliendo Parigi come palcoscenico privilegiato delle sue sfilate. Fu proprio in piazza Mignanelli, nei primi anni Sessanta, che aprì l’atelier più frequentato dalle lady del jet set internazionale, destinato a diventare un punto di riferimento della moda mondiale.

Il marchio e i passaggi di proprietà

Nel corso degli anni la maison Valentino ha attraversato diversi passaggi di mano: dalla vendita del 1998 alla casa tedesca Hdp, all’ingresso del Gruppo Marzotto, poi al fondo Permira e infine, nel 2007, alla sceicca Sheikha Mozah del Qatar. L’ultimo capitolo industriale si è aperto nel 2023 con l’ingresso di Kering, che ha acquisito il 30% del capitale con opzione di controllo totale entro il 2029.

La Fondazione e l’ultimo progetto

È sempre al civico 23 di piazza Mignanelli che Valentino e Giancarlo Giammetti hanno inaugurato nel febbraio 2025 la Fondazione Garavani Giammetti, dedicata a mostre di arte e moda e al sostegno dei giovani stilisti. L’ultima esposizione, inaugurata il 18 gennaio, è stata Venus – Valentino visto dagli occhi dell’artista portoghese Joana Vasconcelos.

Stile, riservatezza e visione

Valentino non ha mai abbandonato il lavoro creativo. «Disegna abiti anche la notte», raccontava Giammetti. La sua idea di stile comprendeva anche una rigorosa riservatezza personale, vissuta come parte integrante dell’eleganza. Un approccio coerente con la sua visione di una moda che non inseguiva le tendenze, ma le superava.

La festa d’addio e il mito dell’Ultimo Imperatore

Il suo addio alla moda, celebrato a Roma in tre giorni di eventi spettacolari, resta una delle pagine più sfarzose della storia del fashion system: retrospettiva all’Ara Pacis, sfilata a Santo Spirito in Sassia, galà al Tempio di Venere con il Colosseo sullo sfondo e una notte memorabile a Villa Borghese con concerto di Annie Lennox. Una festa kolossal che gli valse definitivamente il soprannome di “Ultimo Imperatore”, poi consacrato dal docufilm The Last Emperor di Matt Tyrnauer.

Dalle origini al successo globale

Formatosi tra Milano e Parigi, Valentino studiò all’École de la Chambre Syndicale de la Couture e collaborò con Jean Dessès e Guy Laroche. Nel 1959 aprì l’atelier in via dei Condotti; nel 1962, dopo il trionfo a Pitti Moda, divenne uno dei couturier più celebri al mondo. Firmò l’abito da sposa di Jacqueline Bouvier Kennedy Onassis, lanciò il logo con la V, aprì boutique internazionali e nel 1991 diede il nome a un profumo destinato a diventare iconico.

L’eredità creativa

Dopo di lui, la direzione creativa è passata da Alessandra Facchinetti a Pierpaolo Piccioli e Maria Grazia Chiuri, poi alla guida solitaria di Piccioli fino al 2024. Oggi la maison è affidata ad Alessandro Michele, già direttore creativo di Balenciaga. Resta un’eredità potente: un’idea di moda come bellezza assoluta, capace di rendere le donne eleganti, perfette e senza tempo.

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Economia

Mps integra Mediobanca e prepara il delisting di Piazzetta Cuccia

Mps delibera la fusione per incorporazione di Mediobanca e il delisting da Piazza Affari. Nascerà una nuova Mediobanca non quotata controllata al 100% dal Monte.

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Banca Monte dei Paschi di Siena rompe gli indugi e indica la rotta per Mediobanca: Piazzetta Cuccia verrà tolta da Borsa Italiana e incorporata nel Monte, che ne diventerà controllante al 100%.

Il consiglio di amministrazione ha deliberato la piena integrazione attraverso la fusione per incorporazione e il conseguente delisting. La decisione è stata assunta all’unanimità.

Nasce una nuova Mediobanca non quotata

Il marchio Mediobanca non scomparirà. Le attività di corporate & investment banking e il private banking di fascia alta confluiranno in una società non quotata che manterrà la denominazione “Mediobanca S.p.A.”, interamente controllata da Mps.

All’interno della nuova entità verrà trasferita anche la partecipazione del 13,1% in Assicurazioni Generali, asset ritenuto strategico negli equilibri del Leone di Trieste.

In Mps confluiranno invece la rete di consulenti di Mediobanca Premier, destinata all’integrazione con Banca Widiba, e le attività di credito al consumo di Compass, rafforzando il profilo retail del gruppo senese.

Strategia industriale e governance

Secondo Mps, la nuova struttura è finalizzata al raggiungimento degli obiettivi strategici e reddituali e alla piena realizzazione delle sinergie industriali. L’operazione è coerente con l’ops lanciata a gennaio 2025 e con l’obiettivo di creare un campione nazionale del credito integrato.

L’amministratore delegato Luigi Lovaglio punta a un gruppo con base di ricavi diversificata, mentre la mediazione del presidente Nicola Maione avrebbe contribuito a ricompattare il consiglio.

Il progetto di fusione dovrà essere approvato dai due cda e dalle assemblee degli azionisti. Mps controlla l’86% dei voti di Mediobanca, elemento che rafforza la fattibilità dell’operazione.

Prossime tappe

Ulteriori dettagli tecnici e tempistiche saranno illustrati il 27 febbraio con la presentazione del nuovo piano industriale. Parallelamente prosegue il lavoro sulla lista per il rinnovo del cda, con l’obiettivo di chiudere entro il 3 marzo.

L’operazione segna una svolta negli assetti della finanza italiana, ridefinendo il ruolo storico di Piazzetta Cuccia all’interno di un gruppo bancario integrato guidato da Siena.

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Economia

Bayer verso maxi accordo da 10,5 miliardi per chiudere le cause sul Roundup

Bayer pronta a un accordo transattivo da 10,5 miliardi di dollari per chiudere le cause legate al Roundup negli Usa. Il titolo sale a Francoforte.

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Bayer si prepara ad annunciare un accordo transattivo complessivo da 10,5 miliardi di dollari per chiudere le cause legali in corso e future legate al diserbante Roundup.

Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, il gruppo tedesco starebbe lavorando a un accordo collettivo da 7,5 miliardi di dollari presso una corte statale del Missouri, con l’obiettivo di risolvere le azioni legali esistenti e quelle potenziali nei prossimi vent’anni.

A questo si aggiungerebbe un ulteriore accordo da 3 miliardi di dollari per chiudere le cause negli Stati Uniti in cui alcuni utilizzatori del Roundup attribuiscono al prodotto l’insorgenza di linfomi non-Hodgkin.

Un’eredità della Monsanto

Bayer ha ereditato il contenzioso sul Roundup con l’acquisizione della Monsanto nel 2018 per 66 miliardi di dollari.

Il contenzioso legale ha rappresentato negli ultimi anni uno dei principali nodi per il colosso chimico tedesco. Secondo i dati disponibili, Bayer avrebbe già versato oltre 10 miliardi di dollari tra condanne e accordi transattivi.

Restano ancora circa 67 azioni legali pendenti da parte di persone che sostengono che l’esposizione prolungata al glifosato, principio attivo del Roundup, abbia causato loro patologie tumorali.

Reazione positiva in Borsa

Le indiscrezioni sull’accordo hanno spinto il titolo Bayer alla Borsa di Francoforte, dove ha registrato un rialzo del 4,8% a 48,22 euro.

L’eventuale definizione del contenzioso rappresenterebbe un passaggio rilevante per il gruppo, chiamato a ridurre l’incertezza legale che da anni pesa sui conti e sulla percezione del mercato.

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Economia

Export Italia 2025 in crescita: +3,3%, surplus a 50,7 miliardi. Focus sugli Stati Uniti

Nel 2025 l’export italiano torna a crescere (+3,3%), aumenta il surplus commerciale e cala il deficit energetico. Stati Uniti secondo mercato, ma dicembre segna un lieve calo.

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Il 2025 si chiude con un ritorno alla crescita delle esportazioni italiane, pari a +3,3% in valore, dato che sale a +3,7% al netto dei prodotti energetici. È quanto emerge dai dati diffusi dall’Istat.

La crescita è trainata principalmente dall’aumento dei valori medi unitari (+2,6%), mentre i volumi registrano un incremento più contenuto (+0,7%). Il confronto con il 2024, anno chiuso a -0,5%, segna un’inversione di tendenza.

Il saldo commerciale migliora ulteriormente: il 2025 si chiude con un avanzo di 50,746 miliardi di euro, oltre 2 miliardi in più rispetto ai 48,287 miliardi dell’anno precedente. L’Istat evidenzia che il miglioramento è interamente attribuibile agli scambi con i Paesi extra Ue.

Stati Uniti osservati speciali

Gli Stati Uniti restano il secondo mercato di destinazione dell’export italiano, con una quota del 10,4%, dietro alla Germania (11,3%). Nel 2025 le esportazioni verso gli Usa crescono del 7,2% rispetto al 2024.

Tuttavia, il dato di dicembre registra un calo dello 0,4% su base annua. Parallelamente, le importazioni italiane dagli Stati Uniti aumentano del 61,1% a dicembre e del 35,9% nella media annua.

Il surplus commerciale con gli Usa, pur rimanendo consistente a 34,191 miliardi di euro, risulta inferiore rispetto al 2024. Secondo il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, l’incremento dell’export nel corso dell’anno sarebbe stato favorito anche da acquisti anticipati prima dell’entrata in vigore dei dazi annunciati dall’amministrazione Donald Trump.

Importazioni in ripresa e prezzi in calo

Le importazioni crescono del 3,1% in valore, con un aumento dei volumi del 2,0% e un incremento più contenuto dei prezzi medi (+1,1%).

Sul fronte energetico, il deficit si riduce sensibilmente, passando da 54,290 miliardi nel 2024 a 46,939 miliardi nel 2025. Prosegue inoltre il calo dei prezzi all’importazione, che scendono dello 0,1% su base mensile e del 3,1% su base annua; nella media 2025 la flessione è dell’1,7%.

Le reazioni del Governo e dell’Ice

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani attribuisce i risultati all’impegno delle imprese e al sostegno del “Sistema Italia”, indicando come priorità l’espansione verso mercati emergenti come Mercosur, America Latina, India e Oriente.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso parla di export in crescita anche verso gli Stati Uniti, mentre il presidente dell’ICE – Agenzia Matteo Zoppas sottolinea la capacità del “bello e ben fatto” italiano di reggere anche in un contesto internazionale complesso.

Il quadro complessivo mostra dunque un sistema export in recupero, con segnali positivi sul saldo commerciale e sull’energia, ma con uno scenario internazionale ancora segnato dalle tensioni commerciali e dalle dinamiche dei dazi.

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