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Esteri

Addio a Lucien Kroll, maestro dell’architettura sostenibile

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L’architetto belga Lucien Kroll, uno dei grandi maestri riconosciuti dell’architettura sostenibile internazionale e uno dei massimi esponenti dell’architettura partecipativa, è morto martedì 2 agosto all’età di 95 anni a Bruxelles, città dove era nato il 17 marzo 1927. L’annuncio della scomparsa è stato dato oggi dalla Maison Européenne de l’Architecture. Convinto sostenitore della partecipazione dell’utente alla elaborazione dei progetti, grande anticipatore delle tematiche ambientali, Kroll ha sviluppato una modalità di interloquire con gli abitanti che ha portato a risultati unici nel panorama delle realizzazioni degli ultimi 60 anni. Ha teorizzato e praticato l’imprescindibilità del ‘disordine’ per rispondere adeguatamente alle richieste degli abitanti e l’importanza dell’informale per comprendere e attivare le comunità. Come teorico dell’architettura, autore di molti saggi e articoli pubblicati sulle più prestigiose riviste internazionali, ha raccolto le sue riflessioni nei volumi “Tracce umane. Ovvero la manifestazione del disordine” (con Adriano Paolella, Pellegrini, 2021) e “Tutto è paesaggio” (Testo & Immagine, 1999). Con sua moglie Simone Marti nel 1952 Kroll ha creato l’Atelier d’Urbanisme et d’Architecture di Bruxelles, progettando oltre 300 opere tra abitazioni, scuole, chiese, edifici pubblic, in particolare in Belgio, Francia, Germania e Ruanda. E proprio nel paese africano ha disegnato, tra l’altro, la presidenza del consiglio e i ministeri a Kigali (1962-70), l’ospedale di Butare (1966) e il monastero di Gihindamuyaga (1968) per una comunità di monaci benedettini. Tra i progetti realizzati insieme al suo atelier e a sua moglie Simone Marti, da sempre accanto a lui nel lavoro: l’Abbazia di Maredsous vicino a Namur (Belgio, 1957-72); gli edifici residenziali ad Auderghem, vicino a Bruxelles (1962-65); il centro per congressi del complesso abbaziale di Chevetogne (Belgio, 1963); la scuola elementare a Braine-l’Alleud di Bruxelles (1965-66); il piano urbanistico generale per la nuova capitale Kimihurura in Ruanda (1966-67); la casa delle suore domenicane a Ottignies (Belgio, 1974-75); i complessi residenziali in Francia a Vignes Blanches a Cergy-Pontoise (1977-79), a Emerainville (1978), a Laroche-Clermault (1982); glu edifici scolastici a Saint-Ouen, vicino a Parigi (1989); gli edifici per l’università a Saint-Etienne (Francia, 1990): l’Hotel Bruges a Bruges (1984); il quartiere Hellersdorf a Berlino (1994); la clinica La Chesnaie presso Blois (Francia, 2001). Oppositore dell’intera tradizione razionalista, Kroll ha reso spesso i suoi progetti architetture bizzarre e inattese, secondo il principio che sono le circostanze e le specifiche condizioni a produrre la varietà delle soluzioni possibili. Premesse fondamentali di Kroll sono l’alto sentimento per l’architettura simbolica dei luoghi e la profonda riflessione sull”’abitare” umano. Così il forte segno diagonale che attraversa l’insediamento di Alençon-Perseigne in Normandia (1978) vuole significare la perpetua presenza di un disegno collettivo. Per il progetto della Facoltà di Medicina a Woluwé-Saint Lambert, a Bruxelles (1968-71), lunghi e molteplici sono stati gli incontri con gli studenti. Il suo lavoro non è mai celebrazione di un’istituzione anonima, nemmeno la stazione della metropolitana di Alma a Bruxelles (1979-82), che è parte inseparabile del quartiere studentesco, e che si assimila ai suoi giardini, alle case, ai sentieri, e prende parte al suo anarchico stile di vita. Kroll ha concepito questa architettura come rappresentazione della società che immagina: strutture diverse, irregolarmente e organicamente chiamate a lavorare insieme, a cooperare strettamente nel definire una visione naturalistica di città.

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Ue in allerta, ‘prepararsi a un attacco nucleare russo’

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Se addestrasse militarmente gli ucraini, l’Ue diventerebbe di fatto parte del conflitto. L’ultimo avvertimento della Russia agli alleati occidentali di Kiev prende di mira direttamente Bruxelles. Dopo aver affermato di considerare come un coinvolgimento diretto degli Usa l’eventuale fornitura di missili a lungo raggio all’esercito di Volodymyr Zelensky, le minacce di Mosca si concentrano ora sulla possibile iniziativa di formazione europea delle truppe ucraine, anticipata dall’Alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell. “Al prossimo Consiglio Affari Esteri del 17 ottobre spero che potremo lanciare formalmente la nostra missione di addestramento”, aveva scritto sul suo blog. Per il ministero degli Esteri russo, poi, le “nuove forniture di missili Himars a Kiev – altri quattro lanciatori e munizioni per un valore di 625 milioni di dollari, aggiunti ai 16 sistemi forniti in precedenza – evidenziano l’odio di Washington per Mosca”. Lo scontro tra Bruxelles e Mosca trova alimento anche a Strasburgo. In una relazione sull’escalation decisa dal Cremlino, approvata a larghissima maggioranza, il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di preparare una risposta in caso di attacco nucleare russo. Nelle stesse ore, l’Ue ha esteso le sanzioni anche al filosofo e politologo ultranazionalista Alexander Dugin, considerato tra i principali ispiratori di Vladimir Putin, la cui figlia Darya era stata uccisa ad agosto in un attentato a Mosca che per la Cia sarebbe opera di Kiev. Tensioni certificate anche dalla convocazione dell’ambasciatore francese a Mosca per le forniture di armi all’Ucraina. Sul terreno, intanto, non si fermano i massacri di civili. Nel mirino dei raid, hanno denunciato le autorita’ ucraine, e’ finita nuovamente l’oblast di Zaporizhzhia, appena annessa ma solo parzialmente controllata dalla Russia. Almeno sette gli attacchi missilistici contro edifici residenziali, che hanno provocato esplosioni e diversi incendi, con tre vittime e diversi feriti accertati, tra cui un bambino, e “decine di persone” che potrebbero trovarsi sotto le macerie. Nella stessa regione, la tensione resta alta anche intorno alla centrale nucleare piu’ grande d’Europa, che Putin ha inserito con un decreto tra gli asset della Federazione russa. Una mossa subito bollata come priva di valore da Kiev – come del resto le annessioni territoriali – e respinta anche dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), che ha ribadito di considerare l’impianto di Energodar proprieta’ ucraina. Il direttore generale dell’agenzia Onu, Rafael Grossi, ha incontrato Zelensky a Kiev prima di recarsi a Mosca per lavorare al progetto sempre piu’ complicato di una ‘safe zone’ nell’area della centrale, su cui comunque ha detto di vedere “progressi”. L’Aiea intanto continuera’ il monitoraggio della struttura, raddoppiando da due a quattro il numero degli ispettori permanenti. Nel frattempo, continua l’avanzata della controffensiva nel nord-est e anche a sud. Nella regione di Kherson, l’esercito di Kiev ha rivendicato la riconquista in meno di una settimana di 400 km quadrati e 29 insediamenti, anche se, ha precisato, “il nemico sta cercando di contrattaccare”. Le forze di Mosca appaiono sempre piu’ in difficolta’ e crescono anche le critiche interne. Dopo le dure critiche del leader ceceno Ramzan Kadyrov agli alti comandi, il numero due dell’amministrazione filorussa regionale, Kirill Stremousov, si e’ spinto ad attaccare direttamente il ministro della Difesa Serghei Shoigu. “Molte persone – ha affermato – dicono che, come ufficiale, potrebbe semplicemente spararsi per essere colui che ha lasciato che le cose arrivassero a questo punto”.

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Missili e caccia in volo, Kim sfida ancora Usa e Seul

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Kim Jong-un ha lanciato altri due missili a corto raggio e ha mobilitato 12 aerei militari nordcoreani, otto caccia e 4 bombardieri, tutti schierati in formazione per manovre di tiro sulla linea di confine della zona demilitarizzata (Dmz). Un’inconsueta contromossa alle recenti esercitazioni militari di Corea del Sud e Usa, in base all’interpretazione del Comando di stato maggiore congiunto di Seul che, a sua volta, ha replicato con una “risposta travolgente”. Circa 30 caccia sudcoreani sono stati immediatamente schierati nell’area, per un’iniziativa “mai vista nell’ultimo anno”, con l’obiettivo di seguire i jet nordcoreani che si spostavano a sud della Special reconnaissance line, la linea di sicurezza tracciata da Seul appena a nord del confine lungo il 38esimo parallelo. La tensione nell’area continua pericolosamente ad aumentare e Kim ha continuato per tutta la giornata a tenere sotto pressione Seul, Tokyo e Washington, a due giorni dal lancio del missile balistico intermedio – il primo dal 2017 – che martedi’ ha scosso la regione e dato al leader supremo diversi motivi di soddisfazione. Innanzitutto Kim e’ balzato con prepotenza sulla scena internazionale malgrado la guerra in Ucraina scatenata dalla Russia, seminando insicurezza – se non paura – nei Paesi vicini “ostili” con il suo Hwasong-12 che ha volato per oltre 4.500 chilometri sopra il Giappone prima di finire nel Pacifico. E ha avuto la conferma del pieno sostegno di Cina e Russia nella seduta di mercoledi’ del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, convocata d’urgenza sulle vicende nordcoreane e conclusasi con un nulla di fatto. Gli Usa hanno accusato Pechino e Mosca di favorirlo, proteggendolo dai tentativi di sanzioni piu’ aspre. “La Corea del Nord ha goduto della protezione totale di due membri di questo Consiglio”, ha tuonato l’ambasciatrice americana al Palazzo di Vetro Linda Thomas-Greenfield. Secca la risposta cinese: il Consiglio “deve svolgere un ruolo costruttivo invece di affidarsi esclusivamente alla retorica o alle pressioni”, ha replicato il numero due della rappresentanza Geng Shuang, puntando il dito contro Washington perche’ “i recenti lanci del Nord sono strettamente legati alla serie di esercitazioni militari nella regione”. Gli Usa devono “affrontare le ragionevoli preoccupazioni di Pyongyang” sulla sicurezza, ha aggiunto Geng. Mentre per la vice ambasciatrice russa Anna Evstigneeva, “l’introduzione di nuove sanzioni porta ad un vicolo cieco e a zero risultati”. Kim, inoltre, si e’ visto consegnare un regalo ben confezionato: il ritorno della portaerei Uss Ronald Reagan nei mari intorno alla Corea del Sud per nuove esercitazioni con Seul e Tokyo, a marcare l’unita’ degli alleati contro l’aggressivita’ del Nord. Se le esercitazioni “ostili” sono state la motivazione dei lanci di missili, la presenza della Reagan – definita “una grave minaccia alla stabilita’ della regione” da un funzionario del ministero degli Esteri nordcoreano – puo’ valere come giustificazione per il settimo test nucleare, se Kim decidesse di procedere. Una nota stonata, infine, e’ stata la telefonata odierna di 25 minuti tra il presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol e il premier nipponico Fumio Kishida, utile a superare gli ultimi anni di gelo diplomatico in favore di una difesa comune contro le minacce di Pyongyang. Per Kim si tratta di rischi accettabili di fronte ai suoi piani per strappare concessioni ai vicini ostili brandendo l’arma nucleare.

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Ucraina: Grossi, centrale Zaporizhzhia appartiene a Kiev

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L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica considera la centrale nucleare di Zaporizhzhia una struttura ucraina. Lo ha dichiarato ai cronisti a Kiev, riporta Reuters, il direttore generale dell’organismo Onu, Rafael Grossi, dopo che un decreto presidenziale russo ha affermato la sovranita’ di Mosca sul sito, che continua a essere gestito da personale ucraino. “Questa e’ una questione che ha a che fare con il diritto internazionale”, ha affermato Grossi, “vogliamo che la guerra finisca immediatamente, e ovviamente la posizione dell’Aiea e’ che questa struttura sia una struttura ucraina”.

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