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Cronache

Addio a Gabriella Fabbrocini, illustre dermatologa

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Aveva solo 58 anni, era una professionista eccellente è una donna molto bella e piena di vitalità. È stata stroncata da un male che non è stato possibile sconfiggere. Gabriella Fabbrocini, docente di dermatologia e direttore della scuola di specializzazione della Federico II, non c’è più. Mancheranno i suoi convegni di studio, le sue iniziative di prevenzione e cura nelle piazze e strade di Napoli contro i tumori della pelle. Da sempre impegnata nell’assistenza dei più fragili, dieci anni fa aveva creato un ambulatorio per la cura dermocosmetologica delle reazioni cutanee da chemioterapici.

Eminente dermatologa, direttore dell’Unità operativa clinica e della Scuola di specializzazione in Dermatovenereologia dell’Azienda ospedaliera universitaria della Federico II, molto nota e soprattutto amatissima per le sue innumerevoli iniziative e attività sociali. Nominata componente del Consiglio Superiore di Sanità, fino al 2018 ha ricoperto la carica di vicepresidente della Terza Sezione. È stata autrice di centinaia di pubblicazioni scientifiche sia nazionali che internazionali. Il cordoglio della redazione e del direttore di Juorno alla famiglia della professoressa Fabbrocini.

 

 

 

 

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Cronache

La Regione Lazio revoca il patrocinio al Roma Pride 2023

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Lo scontro sull’utero in affitto incendia anche il Roma Pride. La sfilata dell’orgoglio Lgbtqi+ in programma il 10 giugno per le vie della Capitale è segnata dalla decisione della Regione Lazio di revocare il patrocinio all’evento. L’amministrazione regionale capitanata da Francesco Rocca ribadendo in ogni caso “il proprio impegno sui diritti civili” non può “né potrà mai, essere utilizzata a sostegno di manifestazioni volte a promuovere comportamenti illegali, con specifico riferimento alla pratica del cosiddetto utero in affitto”.

La decisione sembrerebbe essere stata presa proprio contro la strumentalizzazione ideologica sulla gestazione per altri. A tuonare contro il patrocinio inizialmente dato alla manifestazione è stata l’associazione Pro Vita: “Ci chiediamo se il centrodestra non sia in preda ad una schizofrenia”, aveva affermato Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia Onlus. “Apprezziamo che la Regione abbia deciso di sottrarsi alla trappola dei pregiudizi ideologici, prendendo di fatto le distanze politiche da quanti in Parlamento in questi giorni vorrebbero rendere la nascita delle nostre figlie e dei nostri figli reato universale, perseguendo la gestazione per altri anche se realizzata all’estero”, aveva invece dichiarato Mario Colamarino, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli e portavoce del Roma Pride. E se ora Pro Vita plaude, il portavoce del Roma Pride attacca Rocca: “Siamo ormai alla farsa ‘Pro Vita ordina e la politica esegue'”, ha afferma Colamarino, annunciando però che non toglieranno il logo della Regione Lazio dal sito della manifestazione. La decisione di revocare il patrocinio per il Roma Pride in programma sabato prossimo “si è resa necessaria e inevitabile a seguito delle affermazioni, dei toni e dei propositi contenuti nel manifesto dell’evento intitolato ‘Queeresistenza’, consultabile pubblicamente sul sito della kermesse. Tali affermazioni violano le condizioni esplicitamente richieste per la concessione del patrocinio precedentemente accordato in buona fede da parte di Regione Lazio”.

Anche alla luce delle parole di Colamarino che per la regione ha sostanzialmente strumentalizzato il sostegno inizialmente dato. Immediata la condanna delle opposizioni alla scelta della Regione, Pd in testa. Con il sindaco Roberto Gualtieri che ha assicurato il patrocinio del Campidoglio e che sarò in piazza per il Pride, come previsto. La Regione Lazio che definisce il Pride una “manifestazione volta a promuovere comportamenti illegali” sancisce con questo “la propria uscita dal mondo civile”, ha attaccato Ivan Scalfarotto, senatore di Azione-Italia Viva. Della stessa linea il deputato del Pd Alessandro Zan, responsabile diritti della segreteria nazionale dem, definendo il ritiro del patrocinio da parte della Regione Lazio è una “schizofrenia di odio e discriminazione”.

Si schiera invece con la linea di Rocca il leader della Lega Matteo Salvini che twitta: “Sostegno alla propaganda dell’utero in affitto? No, grazie”. Sulla stessa linea il vice presidente della Camera, esponente di FdI, Fabio Rampelli: “Ha fatto bene il presidente Rocca”, ha detto Rampelli. Mentre, per Forza Italia Giovani la “revoca” del patrocinio è errata, ed è un “grande regalo alla sinistra”. Regione o non Regione, la marcia Lgbtqi+ ci sarà e si snoderà per le vie della Capitale il 10 giugno. E con ironia il portavoce del Roma Pride ringrazia “Pro vita per averci offerto un servizio di ufficio stampa gratuito. Grazie a loro siamo certi ci sarà una folla oceanica che crede nei diritti, nell’uguaglianza e nella laicità”.

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Incidenti stradali: morto calciatore del vivaio del Livorno

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È morto il calciatore appena 18enne delle giovanili del Livorno Anwar Megbli che era ricoverato all’ospedale Cisanello di Pisa da ieri mattina dopo un incidente stradale. Il giovane calciatore, definito una promessa dagli addetti ai lavori, intorno alle 5.30 del mattino di domenica era stato tamponato da un’auto mentre in sella al suo motorino insieme a un amico, anche lui ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Livorno, stavano percorrendo un tratto della variante Aurelia nelle vicinanze di Donoratico (Livorno).

I due ragazzi sono stati tamponati da un’auto alla cui guida c’era un 30enne, e in seguito al violento impatto sono stati sbalzati a terra. Cordoglio del Livorno Calcio per la scomparsa del 18enne, che giunge dopo la dichiarazione di decesso a conclusione della procedura per l’accertamento di morte cerebrale: “No, non si può morire a 18 anni – si legge in una nota -. Oggi, in seguito a un tragico incidente stradale tra San Vincenzo e Donoratico nella notte tra sabato e domenica, ha perso la vita Anwar Megbli, attaccante classe 2005 degli Juniores nazionali dell’Unione sportiva Livorno 1915, nella scorsa stagione aggregato alla prima squadra in diverse occasioni”. “Tutta la società – prosegue la nota – esprime le più sentite condoglianze alla famiglia in questo momento di profondo dolore. Ciao campione. Sarai sempre con noi”.

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Il legale di Impagnatiello, l’assassino confesso di Giulia, rinuncia al mandato

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Alessandro Impagnatiello, il barman che ha confessato di aver ucciso la sua fidanzata Giulia Tramontano, rimane senza avvocato. Sebastiano Sartori, il suo difensore, si è recato a San Vittore, dove Impagnatiello è detenuto, per comunicargli ufficialmente la sua rinuncia al mandato. “È stata una questione tra me e il mio assistito”, ha affermato Sartori, lasciando intendere che il rapporto di fiducia con il 30enne si è deteriorato, poiché quest’ultimo si trova in uno stato crescente di angoscia. Gli inquirenti stanno cercando di ottenere riscontri sulla confessione di Impagnatiello, analizzando le immagini delle telecamere raccolte tra Senago e Milano.

I video registrati mostrano il barman con un lenzuolo sotto il braccio, apparentemente poco dopo il delitto, e successivamente mentre carica due sacchi di plastica in macchina, uno dei quali sembra contenere indumenti sporchi di sangue. Secondo le ipotesi degli investigatori, l’uomo stava cercando di eliminare le prove del suo crimine e si era preparato per nascondere il corpo di Giulia, la quale per quattro giorni è stata oggetto di una finta scomparsa organizzata da Impagnatiello. Tuttavia, i genitori di Giulia non hanno mai creduto alla versione della scomparsa volontaria, poiché hanno notato la mancanza di risposte al telefono da parte della figlia e la vaghezza del convivente.

L’avvocato difensore ha sottolineato che i genitori di Giulia sono rimasti sospettosi fin dall’inizio e hanno temuto un epilogo tragico come quello che si è verificato. Giovanni Cacciapuoti, il legale della famiglia, ha descritto il gesto di Impagnatiello come imponderabile e ha affermato che se avessero avuto anche solo il sospetto di una simile evoluzione, sarebbero intervenuti immediatamente. La famiglia è attualmente in uno stato di prostrazione e desidera vivere il proprio dolore e lutto nel modo più sereno possibile.

Le indagini, condotte dai carabinieri e dalla polizia di Rho, coordinati dai pm Alessia Menegazzo e Letizia Mannella, sono state incentrate sulla raccolta di prove per confermare la ricostruzione fornita da Impagnatiello, concentrandosi principalmente sulle immagini delle telecamere di sorveglianza. Nei prossimi giorni, verranno effettuati rilievi scientifici nell’appartamento dove Giulia è stata assassinata e dove il suo corpo è stato successivamente nascosto tra le sterpaglie dopo due tentativi di bruciarlo. Durante questi accertamenti, verrà sequestrato il coltello (indicato da Impagnatiello come nascosto in un ceppo sopra il frigorifero) e saranno raccolti tutti gli elementi utili per ricostruire la cronologia degli eventi, compresa la fase di occultamento del cadavere, al fine di dimostrare la premeditazione.

Nell’ambito delle indagini, sono state interrogate diverse persone, tra cui il custode del palazzo in via Novella, che ha notato tracce di cenere sulle scale. Sono stati ascoltati anche la sorella e la madre di Giulia, al fine di ricostruire gli ultimi momenti di vita della giovane donna. Prima di essere uccisa, Giulia si era incontrata con una ragazza con cui Impagnatiello aveva una relazione parallela. La collega di lavoro, avendo intuito che qualcosa di terribile era accaduto, si è rifiutata di far entrare Impagnatiello a casa sua. Ha testimoniato di aver avuto paura e di non aver conosciuto fino a quel momento la vera natura dell’uomo.

L’autopsia sul corpo di Giulia è prevista per venerdì, mentre le indagini continuano a cercare prove concrete per stabilire la dinamica e i motivi che hanno portato a questo tragico evento. La famiglia di Giulia, intanto, si prepara a vivere un lungo periodo di sofferenza per elaborare il dolore e dare una degna sepoltura alla figlia e al suo bambino non ancora nato.

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