Collegati con noi

In Evidenza

Addio a Dennis Thomas, fondo’ la Kool & The Gang

Pubblicato

del

Ha fondato uno dei gruppi dell’R&B e del funk divenuti cult nell’era della disco music, la Kool & the Gang. Dennis “Dee Tee” Thomas e’ morto all’eta’ di 70 anni nella sua abitazione in New Jersey. L’annuncio dal profilo Facebook della storica band, ancora oggi in attivita’. “Thomas, amato marito, padre e co-fondatore di Kool & the Gang, e’ morto pacificamente nel sonno”, e’ scritto nel post. Si era appena esibito con il gruppo durante lo show di apertura dell’Hollywood Bowl di Los Angeles, il 4 luglio. Era un membro originale della Kool & the Gang: suonava il sassofono, ma anche flauto e percussioni. “Amato per i suoi vestiti e cappelli alla moda e il suo comportamento rilassato. Una personalita’ enorme”, ricordano i membri della band nel loro post social. Thomas ha inventato l’intro del successo del 1971, Who’s Gonna Take the Weight, e ha contribuito alla nascita e al successo di brani indimenticabili come Get Down On It e Celebration, che tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 hanno fatto ballare un’intera generazione. Nato il 9 febbraio 1951 a Orlando, in Florida, aveva co-fondato la Kool & the Gang nel 1964 insieme ai fratelli Ronald Bell e Robert “Kool” Bell e agli amici Spike Mickens, Ricky Westfield, George Brown e Charles Smith. Originariamente chiamata Jazziacs, la band fuse elementi di jazz, R&B, soul e funk per diventare Kool & the Gang nel 1969.

Da allora e’ iniziata una carriera leggendaria, suggellata da due Grammy e sette American Music Awards, oltre 70 milioni di album venduti in il mondo e 25 successi R&B nella Top 10. E’ in uscita a giorni il nuovo album, “Perfect Union”, il 25/o da studio. La musica della Kool & The Gang accompagna film cult come Rocky, Saturday Night Fever e Pulp Fiction. Nel 2014 il gruppo ha vinto il Soul Train Lifetime Achievement Award e l’anno successivo ha ricevuto una stella sulla Hollywood Walk of Fame. Nel 2020 se n’era andato un altro dei cofondatori della band, Ronald “Khalis” Bell, anch’egli sassofonista.

Advertisement
Continua a leggere

Esteri

Putin merita rispetto, bufera sul capo della Marina tedesca

Pubblicato

del

“Putin vuole solo rispetto, e lo merita”. Le parole del capo della Marina tedesca circolano sulla rete e imbarazzano Berlino. Un video girato in India, a Nuova Delhi, nel corso di uno scambio di opinioni organizzato da un Think tank, e poi finito su Twitter, ha provocato clamore in Germania dove il vice ammiraglio Achim Kay Schoenbach e’ stato chiamato a rapporto dall’ispettore generale dell’esercito tedesco Eberhard Zorn. Nei giorni in cui anche la Germania e’ alle prese con le delicatissime trattative internazionali con Mosca, per evitare il temuto attacco militare all’Ucraina, Schoenbach si e’ lasciato andare ad un’analisi da cui il governo tedesco ha preso le distanze: “Le sue esternazioni, nei contenuti come nella scelta delle parole, non corrispondono in alcun modo alla posizione del ministero della Difesa”, ha detto un portavoce in una nota. “Davvero Putin vuole incorporare una parte dell’Ucraina? – dice in inglese il capo della Marina nel video – Questo e’ un nonsenso. Probabilmente il Cremlino vuole esercitare un po’ di pressione, perche’ Putin sa di poterlo fare. Cosi’ puo’ dividere l’Europa. Quello che Putin vuole davvero e’ rispetto. E’ facile dargli il rispetto che vuole e che, probabilmente, merita anche”. Il viceammiraglio afferma fra l’altro che “la Russia ci serve, ci serve contro la Cina”. “Io sono un cattolico romano radicale. Io credo in Dio e nella cristianita’”, sillaba nella discussione, in cui argomenta che “la Russia e’ un paese cristiano”, la Cina no. Schoenbach fa delle valutazioni anche sull’invasione russa passata: “La Crimea e’ andata. Non tornera’ mai indietro. Questo e’ un fatto”, conclude sull’annessione della penisola, che non ha mai avuto il riconoscimento della comunita’ internazionale.

Continua a leggere

Cronache

Voto scambio politico-mafioso, assolto ex sindaco e l’ex comandante della municipale di Casavatore

Pubblicato

del

Il Tribunale di Napoli Nord ha assolto con la formula “perche’ il fatto non sussiste”, dall’accusa di collusione con la camorra, l’ex sindaco di Casavatore (Napoli) Lorenza Orefice, l’ex comandante della Polizia Municipale Antonio Piricelli (difeso dall’avvocato Girolamo Catena), il maresciallo Vincenzo Orefice ed altri dodici imputati, tra cui Salvatore Ferone, nipote del boss di camorra Ernesto Ferone. Le accuse contestate a vario titolo dalla Dda di Napoli (sostituto Ada Marra) erano di voto di scambio politico-mafioso e altri reati con l’aggravante mafiosa, ma il collegio presieduto da Eleonora Pacchiarini non ha condiviso l’impostazione della Procura anticamorra. Le indagini della Dda, affidate ai carabinieri, avevano portato allo scioglimento per infiltrazioni camorristiche del Comune di Casavatore nel 2017, mentre a guidarlo c’era il sindaco Lorenza Orefice, eletta nel 2015; dagli accertamenti dei carabinieri sono nati vari procedimenti penali. Il solo Piricelli, allora comandante della Municipale – oggi comanda la polizia locale nel comune casertano di San Marcellino – ha subito tre inchieste, ottenendo un’archiviazione e due assoluzioni piene, l’ultima oggi dalla grave accusa di collusione con la camorra.

Continua a leggere

Esteri

Pedofilia, dossier Monaco: verifiche della Procura su 42 casi

Pubblicato

del

La procura di Monaco di Baviera ha avviato delle verifiche, in relazione al rapporto indipendente presentato ieri sugli abusi sessuali nella locale arcidiocesi, su 42 casi di comportamenti inappropriati da parte di uomini di Chiesa, compresi i possibili errori nella gestione del fenomeno. E’ presto per dire se il dossier-choc sulla diocesi bavarese possa gia’ estendere i suoi effetti dal campo strettamente ecclesiale e canonico a quello giudiziario, e anche chi siano le persone interessate dagli accertamenti della magistratura. “All’inizio di agosto sono state trasmesse dallo studio legale Westpfahl Spilker Wastl 41 casi (e un nuovo caso nel novembre 2021) nei quali, secondo il rapporto di Monaco, ci sarebbe stato un comportamento errato da parte di responsabili ecclesiali. Questi casi sono parte della perizia, e si riferiscono esclusivamente a responsabili ecclesiali ancora in vita, e sono stati trasmessi in forma strettamente anonima”, ha risposto la procura di Monaco I. “Quali norme penali siano state violate e’ ancora oggetto della verifica”, ha aggiunto. Sta di fatto che il rapporto commissionato dall’arcidiocesi, oltre a censire in almeno 497 le vittime di abusi in un periodo di 74 anni (dal 1945 al 2019) e in 235 gli autori degli abusi, fra cui 173 preti e nove diaconi, ha evidenziato anche “comportamenti erronei” da parte dei vertici: in particolare quattro casi a carico dell’attuale Papa emerito Joseph Ratzinger, arcivescovo di Monaco dal 1977 al 1982, 21 a carico del successore, il cardinale Friedrich Wetter, e due a carico dell’attuale arcivescovo, card. Reinhard Marx. E proprio all’indomani della pubblicazione del rapporto che scuote e getta nell’imbarazzo non solo la Chiesa tedesca ma anche il Vaticano, papa Francesco, rivolgendosi alla plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede (lo stesso Dicastero di cui Ratzinger fu prefetto per quasi 24 anni) ha sentito oggi il bisogno di assicurare che “nella lotta contro gli abusi di ogni tipo” la Chiesa “sta portando avanti con ferma decisione l’impegno di rendere giustizia alle vittime degli abusi operati dai suoi membri, applicando con particolare attenzione e rigore la legislazione canonica prevista”. “In questa luce – ha ricordato il Pontefice – ho recentemente proceduto all’aggiornamento delle Norme sui delitti riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede, con il desiderio di rendere piu’ incisiva l’azione giudiziaria. Questa, da sola, non puo’ bastare per arginare il fenomeno, ma costituisce un passo necessario per ristabilire la giustizia, riparare lo scandalo, emendare il reo”. Intanto, il governo tedesco rivendica che la Chiesa “faccia chiarezza in modo completo e trasparente”, ha detto la portavoce del cancelliere Olaf Scholz, Christiane Hoffamnn. “Gli abusi e il modo in cui sono stati gestiti i casi lasciano senza parole”, ha affermato. “E’ chiaro che non si tratta di una questione interna della chiesa. Dove ci sono ancora oggi indizi di reati perseguibili, gli enti giudiziari devono naturalmente indagare e perseguire. Ed e’ noto che gli enti giudiziari abbiano gia’ intrapreso altri accertamenti”, ha chiarito a sua volta un portavoce del ministro della Giustizia tedesco Marco Buschmann. In Italia, messaggi di vicinanza e solidarieta’ verso il Papa emerito arrivano da Davide Prosperi, presidente della Fraternita’ di Comunione e Liberazione, secondo cui “la personalita’ e l’opera di Benedetto XVI smentiscono le accuse infamanti alla sua persona”. Cosi’ come da Maurizio Lupi, presidente di Noi con l’Italia, per il quale “l’attacco a Benedetto XVI per presunte coperture date a quattro sacerdoti pedofili negli anni in cui era arcivescovo di Monaco e’ evidentemente pretestuoso, senza prove e basato solo sul personale convincimento degli avvocati che hanno curato il dossier, i quali peraltro lanciano accuse molto vaghe”. “Ma tanto basta – aggiunge – per una campagna stampa diffamatoria nei confronti di Joseph Ratzinger, il cui operato contro la piaga della pedofilia e’ universalmente noto”. Un tema che resta aperto, comunque, e’ come mai – considerando i rapporti sulla pedofilia nella Chiesa che si susseguono da una nazione all’altra – indagini analoghe non si facciano anche in Italia. E su questo, il massimo esperto vaticano in materia, il padre gesuita tedesco e docente alla Gregoriana Hans Zollner, intervistato dalla Stampa, e’ piu’ che chiaro: “Queste indagini condotte in modo oggettivo e pubblicate servono assolutamente. E servirebbe anche in Italia, certo, cosi’ si guarderebbe in faccia la realta’ e non si continuerebbe a negare qualcosa che viene continuamente smentito, e cioe’ che in Italia non ci sono abusi sessuali nella Chiesa”.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto