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Esteri

Addio a Bouteflika, per 20 anni alla guida dell’Algeria

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L’Algeria abbassa le sue bandiere a mezz’asta e proclama tre giorni di lutto nazionale per l’ultimo saluto a Abdelaziz Bouteflika, l’ex presidente che ha guidato il Paese per un ventennio. Tra luci e ombre, resistendo anche alle Primavere arabe. Scomparso a 84 anni, era sparito da tempo dalla scena pubblica dopo essere stato colpito da un ictus nel 2013. Ma era rimasto al potere fino 2019 quando le proteste di piazza – con la decisiva spallata dei militari – non ne provocarono la caduta. Veterano della guerra di indipendenza dell’Algeria dalla Francia, a Bouteflika viene riconosciuto di aver contribuito a riconciliare il Paese piu’ vasto d’Africa e maggiore esportatore di gas del continente dopo essere diventato presidente nel 1999: c’era da far dimenticare il cosiddetto “decennio nero” dei circa 200 mila uccisi nella guerra civile tra islamisti e militari. Il suo governo pero’ fini’ nell’ignominia: gli algerini, stufi di decenni di corruzione e cattiva gestione economica, si ribellarono permettendo ai militari, la forza dominante nel Paese, di cacciarlo nell’aprile di due anni fa. Del resto era gia’ costretto su una sedia a rotelle dall’ictus mentre l’Algeria veniva gestita dal fratello Said e da una consorteria di affaristi in odore di corruzione. Insider del regime, Bouteflika era stato nominato ministro degli Esteri gia’ nel 1963, a 26 anni, restando in carica fino al 1978 e profilandosi come figura influente nel movimento dei Paesi non-allineati: accolse in Algeria Che Guevara e un giovane Nelson Mandela. Asceso al potere nel 1999, Bouteflika introdusse la legge sulla Concordia Civile che ha ridotto notevolmente l’insicurezza in Algeria portando il Fronte islamico di salvezza, il movimento armato piu’ importante del Paese, e altri gruppi, a sciogliersi a seguito di un’amnistia nel 2000. L’impennata dei prezzi del petrolio permise a Bouteflika di investire in progetti infrastrutturali su larga scala, alloggi, sovvenzioni varie e stipendi del settore pubblico. Ma l’economia algerina e’ rimasta fortemente dipendente dalle esportazioni di idrocarburi e la creazione di posti di lavoro non e’ riuscita a tenere il passo con le richieste di una popolazione assai giovane. Bouteflika resse alla ventata delle Primavere arabe del 2011, ma quando i prezzi del petrolio scesero nel 2014 l’umore popolare cambio’ nei confronti del presidente ‘invisibile’ e del suo entourage corrotto. Il leader trascorse gran parte dei suoi anni di governo a lottare per il potere dietro le quinte e una volta disse che non voleva essere la “decorazione sulla torta”, una facciata per le fazioni che si contendevano il controllo del Paese. Non era democratico e non nascose mai il suo disprezzo per gli organi eletti: il parlamento per lui era semplicemente un timbro e il sistema multipartitico poco piu’ che una vetrina, con le decisioni importanti prese dal presidente e dagli alti funzionari. Nonostante la disabilita’, Bouteflika ha coperto quattro mandati e la sua cacciata nel 2019 non ha cambiato le dinamiche del potere in Algeria: e’ stato soprattutto il coronavirus, e non le riforme, a far perdere slancio all’HIrak, il movimento di protesta che innesco’ la sua caduta spianando la strada all’attuale capo di Stato Abdelamadjid Tebboune.

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Cinema

Alec Baldwin uccide la direttrice della fotografia e ferisce il regista durante le riprese del film western “Rust”

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La donna rimasta uccisa è la 42enne direttrice della fotografia Halyna Hutchins. A rimanere ferito invece è stato il 48enne regista Joel Souza. La tragedia sul set di ‘Rust’, un film western con protagonista Alec Baldwin in lavorazione nel New Mexico, negli Stati Uniti.

Tragedia. La direttrice della fotografia Halyna Hutchins è rimasta uccisa, il regista Joel Souza è grave in ospedale

A sparare, accidentalmente, proprio l’attore Alec Baldwin. Quanto accaduto dipenderebbe, secondo quanto riferiscono fonti della polizia locale, dal malfunzionamento dell’arma di scena affidato al protagonista del western. Halyna Hutchins è stata evacuata immediatamente in elicottero in un vicino ospedale ma “è morta per le ferite riportate”.

Joel Souza è ricoverato in terapia intensiva. Secondo gli inquirenti, che hanno già effettuato le prime indagini, il dramma sembra essere legato a una pistola usata come accessorio sul set e che è stata attivata durante una scena del film. “Gli investigatori stanno cercando di scoprire che tipo di proiettile è stato sparato e in che modo”, si legge nel comunicato dello sceriffo. “Rust” è un western scritto e diretto da Joel Souza, con Alec Baldwin come co-produttore e nella parte del fuorilegge Harland Rust, che viene in aiuto del nipote di 13 anni condannato all’impiccagione per omicidio.

Al momento non è stata formalizzata nessuna accusa per l’accaduto. Hutchins e Souza “sono stati colpiti quando Baldwin ha scaricato una pistola usata nelle riprese del film”, ha detto lo sceriffo di Santa Fe spiegando che la direttrice della fotografia è in seguito deceduta per la gravita’ delle ferite riportate.

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Esteri

Notte in ospedale per la regina, poi torna al castello di Windsor

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 Sale di tono in Gran Bretagna l’ansia per la regina Elisabetta. La sovrana, 95 anni, ha infatti trascorso la notte scorsa in ospedale, secondo l’annuncio dato stasera a scoppio ritardato da Buckingham Palace, che ieri si era limitato a far sapere come ella avesse dovuto rinunciare a una visita in Irlanda del Nord su raccomandazione categorica dei suoi medici, i quali le avevano di fatto imposto di concedersi “qualche giorno” di riposo. L’annuncio odierno e’ stato dato in termini tranquillizzanti, dopo che Sua Maesta’ era gia’ tornata nel castello di Windsor. Ma il riferimento a imprecisati esami o controlli medici cui l’augusta paziente si sarebbe sottoposta in ospedale a scopo apparentemente precauzionale non puo’ non suscitare inquietudine nei sudditi: tanto piu’ sullo sfondo della nuova impennata nel Regno Unito di contagi da Covid – infezione contro cui la monarca e’ stata vaccinata – e della sensazione di un certo affaticamento riflesso di recente nelle immagini di alcuni dei molteplici impegni pubblici a cui e’ tornata a dedicarsi di buona lena dopo l’estate, con la consueta dedizione alla corona e al Regno, non senza essere costretta ad appoggiarsi per la prima volta in alcuni spostamenti a un bastone di sostegno. Ausilio del tutto inedito per lei, se si eccettua un breve periodo seguito a un infortunio al ginocchio risalente a una quindicina di anni orsono. “A seguito del consiglio medico di riposare per qualche giorno – recita la breve dichiarazione diffusa stasera da una portavoce del palazzo reale ai media – la Regina e’ entrata in ospedale mercoledi’ pomeriggio per sottoporsi a indagini (diagnostiche) preliminari. E’ tornata al Castello di Windsor oggi all’ora di pranzo e resta in buono spirito”. Secondo quanto appreso dall’agenzia britannica Pa, il breve ricovero sarebbe stato deciso in effetti per “ragioni pratiche”, in modo da consentire alla monarca di sottoporsi ai controlli o esami ritenuti necessari. Ed Elisabetta II – attesa da non pochi nuovi impegni gravosi nel prossimo futuro, fino ai preparativi del Giubileo di Platino per il suo 70esimo anniversario sul trono, che cade nel 2022 – avrebbe gia’ ripreso posto al suo tavolo da lavoro nel pomeriggio per dedicarsi persino a qualche “leggero” impegno istituzionale. Emergenza Covid a parte, gli ultimi mesi sono stati del resto particolarmente duri per la regina, provata soprattutto dalla perdita del principe consorte Filippo: suo compagno e pilastro di una vita, morto quasi centenario in primavera.

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Svolta nel caso Gabby Petito, i resti trovati sono del fidanzato

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Svolta nel giallo sulla morte della 22enne newyorchese Gabby Petito. I resti umani rinvenuti in Florida, in un parco naturale nella regione di Tampa, sono quelli del fidanzato Brian Laundrie, il 23enne fidanzato di Gabby sospettato di essere l’assassino della ragazza, trovata il mese scorso strangolata all’interno della Teton National Forest in Wyoming. L’identificazione dei resti e’ stata comunicata dall’Fbi. I due fidanzati erano in vacanza e stavano compiendo un viaggio on the road attraversando vari stati Usa. La scoperta di resti umani e’ stata fatta durante le ricerche di Laundrie in una zona della Carlton Reserve di North Port che fino a poco tempo fa era sommersa dall’acqua, un’area paludosa abitata da diverse specie di serpenti e alligatori. Da qui la difficolta’ incontrata dai medici legali per identificare la vittima. Fondamentale per il riconoscimento anche il contributo della famiglia del ragazzo, che ha partecipato attivamente alle ricerche. I resti giacevano vicino al luogo in cui erano stati trovati alcuni oggetti appartenenti a Laundrie, tra cui uno zainetto, un block notes e alcuni vestiti. Nelle vicinanze anche lo scheletro di un cane.

“Le probabilita’ che si tratti dei resti di Brian sono altissime”, aveva ammesso l’avvocato della famiglia Laundrie , Steven Bertolino. Finisce cosi’ la vera e propria caccia all’uomo iniziata dopo il ritrovamento di Gabby Petito. Resta da capire se il ragazzo si sia suicidato o se le cause della morte siano altre. La verita’ potrebbe essere contenuta nel block notes che, secondo quanto riportano i media, e’ fortemente deteriorato ma che potrebbe essere in parte recuperato. Gli investigatori fin dall’inizio hanno legato la morte di Petito ai rapporti divenuti molto tesi tra i due fidanzati, come emerge anche da alcuni video girati durante il viaggio, anche quello degli agenti che li avevano fermati. Una volta scomparsa Gabby, Brian era tornato dalla famiglia in Florida, rifiutandosi pero’ di parlare con gli investigatori e decidendo poi di darsi alla macchia. Di lui si erano perse le tracce dal 13 settembre. L’unica incriminazione che al momento gravava su di lui e’ quella di aver usato due carte di credito di Gabby dopo la morte della ragazza.

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