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Addio a Alfredo Cerruti, fondatore e voce degli Squallor e autore Tv

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È morto all’età di 78 anni il fondatore degli Squallor, Alfredo Cerruti. Produttore discografico e Tv, aveva collaborato con Arbore e negli anni ’70 e 80 col gruppo degli Squallor fece divertire l’Italia con le loro canzoni un po’ volgari e un senza senso ma piene di ironia. Cerruti è stato anche attore e autore tv. Aveva fondato gli Squallor nel 1971 con Bigazzi, Pace e Savio; in epoca di canzoni impegnate gli Squallor proponevano motivi decisamente trash. Cerruti era nato a Napoli il 28 giugno 1942. Aveva avuto anche una relazione con Mina,  a metà degli anni Settanta e aveva collaborato con molti personaggi noti tra cui Renzo Arbore. Come autore televisivo Cerruti collabora ai testi di Chi tiriamo in ballo, Indietro tutta!, Cocco e Stasera mi butto per Rai Due; Il caso Sanremo, Luna di miele, Fantastica italiana, I cervelloni e Faccia tosta per Rai Uno. Ha firmato insieme ad altri autori le edizioni 1998-1999 e 1999-2000 di Domenica in.

Nel 1987-1988 partecipa al varietà di Renzo Arbore Indietro tutta!, nel quale è la voce del Professor Pisapia e una delle due voci dello sketch Volante 1 a Volante 2, l’altra è di Arnaldo Santoro. Ancora con Santoro nel 1990 prende parte alla trasmissione Il caso Sanremo, condotta anch’essa da Renzo Arbore assieme a Lino Banfi, Michele Mirabella e Massimo Catalano, in cui Cerruti e Santoro interpretano i due giudici a latere.

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Esteri

L’Africa fantasma sparita dai radar dei media italiani

Angelo Turco

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Che fine ha fatto l’Africa? Posto che l’Africa esista davvero, si capisce, e non sia solo un’invenzione dei geografi. Non se ne parla più, avete notato? Come se fosse un Continente immaginario, buono solo per apparire sulle mappe, o sulle foto spaziali nell’azzurrità biancheggiante e nuvolosa del nostro pianeta. Ci vogliono le vittime del terrorismo, i 110 morti di Boko Haram in Nigeria per avere qualche riferimento sui media italiani, più sensazionalistico, peraltro, che incline all’analisi del perché è successo e di cosa può succedere ancora, in seguito a questa recrudescenza dell’estremismo “islamico” a sud del Sahara.

Certo la pandemia permette l’esistenza comunicativa di questa “Afrique fantôme”, evocata da M. Leiris, nella traversata terrestre dall’Atlantico all’Oceano Indiano quasi un secolo fa! Nei modi di funzionamento della fuzziness mediatica, la notiziabilità del coronarirus diventa più che dispotica, ossessiva. Rendendo “tutto il resto” men che secondario. Specie quando implica qualche nostra responsabilità “occidentale”, qualche colpa del neoliberismo globalitario, arrivando così a turbare le nostre coscienze. 

Eppure, l’Africa esiste e qualcuno degli ultimi dispacci, anche se non riguardano la pandemia, dà da pensare. Il Continente, intanto, sta per essere risucchiato in via sempre più allarmante nelle sabbie mobili del debito pubblico. E’ il Fondo Monetario Internazionale a dirci che il Sudan, il più vasto Paese africano, va verso il doppio del PIL. La piccola Eritrea, stretta nella morsa di una dittatura feroce e incapace ormai persino di pensare se stessa, si muove sugli altissimi livelli italiani. L’Angola sta raggiungendo l’equivalenza del PIL: eppure si tratta di uno del massimi produttori di petrolio del mondo, il secondo del Continente dopo la Nigeria. Nelle stesse condizioni si trovano l’Egitto e, tendenzialmente, il Congo, rispettivamente il terzo e il quarto Paese più popolati d’Africa.

Eppure, ecco un altro dispaccio, proveniente questa volta direttamente dalle Nazioni Unite (Unctad), l’Africa è un “creditore netto” nei confronti del mondo. Pensiamo che tra il 2000 e il 2015, ben 836 miliardi di dollari sono volati via, trasferiti illegalmente verso le accoglienti banche e istituzioni finanziarie occidentali. Se da una parte si parla delle “enormi ricchezze dell’Africa”, e quindi risorse energetiche dal petrolio all’uranio; mirerali preziosi, dall’oro ai diamanti e al platino; metalli rari per le industrie tecnologiche di punta del mondo industriale avanzato –Cina in prima fila, si capisce-; legnami pregiati con una deforestazione selvaggia che sta privando il pianeta dei suoi polmoni vegetali. Dall’altra parte non si parla che troppo poco della corruzione diffusa, del furti, del contrabbando, dei trasferimenti illeciti, appunto, alimentati dai partenariati commerciali conniventi con i Paesi ricchi, sempre pronti a chiudere un occhio e, spesso, tutti e due. Le ripercussioni non sfuggiranno certo: malaffare percolante, arricchimenti spropositati, devastazione degli antichi sistemi etici e solidali africani che tutelavano la resilienza dei villaggi, incapacità dei Governi di assicurare i servizi di base, dalla salute all’istruzione, perdita di fiducia nelle istituzioni africane che dovrebbero garantire lo sviluppo economico e la crescita democratica del Continente. 

Antoinette Sayeh. Fondo Monetario Internazionale

Già, perché la degradazione politica dell’Africa prosegue, in un’indifferenza generale che possiamo considerare ormai come una vera e propria complicità. In Guinea Equatoriale, altro ricco produttore di petrolio, il potere è nelle mani di un impresentabile Teodoro Obiang da 41 anni: tre in più di Paul Biya (Camerun), sette in più di Yoweri Museveni (Uganda), undici in più di Idriss Déby (Ciad), quattordici in più di Isaias Afwerki (Eritrea). Sono da vent’anni e più al potere personaggi come Denis Sassou-Nguesso (Congo), Ismail Omar Guellen (Gibuti), Paul Kagame (Ruanda). Ma non è finita: in Paesi come il Gabon e il Togo, si sono formate delle vere e proprie dinastie, con il potere che si trasmette da padre a figlio: Bongo, Gnassibé, regnano da oltre mezzo secolo….

Il Covid-19, a quanto pare, stenta a diffondersi in Africa e non fa i morti che ci vorrebbero per parlarne, si potrebbe dire cinicamente. Ma morde ferocemente le speranze d’avvenire: quest’anno la scuola africana è ferma, i bambini restano a casa o per strada, niente DAD per loro. Per la più gran parte di loro. Con accentuazione delle diseguaglianze presenti e delle povertà future.

Nel frattempo, ecco l’ultimo dispaccio, la fame nel mondo ricomincia a crescere. Nel 2019 si contano 60 milioni di persone denutrite in più di cinque anni prima. Quasi 150 milioni di bambini soffrono di arresto della crescita. Oltre 5 milioni sono morti prima di aver compiuto 5 anni: per malnutrizione, in tutto o in parte. L’Indice globale della fame, secondo l’ultimo Rapporto Welthungerhilfe e Concern Worldwide pone ben 11 Paesi a livelli “allarmanti”: 8 di questi sono africani, da Madagascar alla Somalia, dal Congo al Sud Sudan, dal Ciad alla Repubblica Centrafricana, per chiudere con le Comore e il Burundi. 

Anche per il fantasma dell’Africa il Natale sarà un problema? 

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Esteri

Rivelazione della Cnn, indagine su una presunta tangente a Trump in cambio della grazia

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Tangenti in cambio di una grazia presidenziale da parte di Donald Trump. E’ l’ipotesi su cui sta indagando il dipartimento di giustizia. Lo scrive la Cnn citando documenti giudiziari, da cui emerge che il giudice della corte distrettuale della capitale Beryl Howell ha autorizzato alcuni procuratori ad avere accesso ai documenti contenuti in apparecchiature informatiche sequestrate nei mesi scorsi in una indagine che ruota intorno a questa ipotesi.  Gli inquirenti ritengono che le apparecchiature (iPhone, iPad, laptop, pc) possano rivelare email su una presunta attivita’ criminale, compreso uno “schema segreto di lobbying” e una cospirazione corruttiva che offre “un contributo politico sostanziale in cambio di una grazia presidenziale o di una sospensione della pena” per un imputato condannato il cui nome e’ omesso. Nelle ultime settimane Donald Trump sta valutando una serie di provvedimenti di clemenza. Nella lista ci sono vari amici ed alleati, dall’ex capo della campagna elettorale Paul Manafort all’ex stratega della Casa Bianca Steve Bannon sino al suo avvocato personale Rudy Giuliani.

“L’indagine sulla grazia è una fake News!”: cosi’ su Twitter Donald Trump commenta le notizie di una inchiesta su possibili tangenti in cambio di una grazia presidenziale.

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Esteri

Terrore in Germania, auto sulla folla: due morti e numerosi feriti

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Un Range Rover color grigio metallizzato ha attraversato la zona pedonale nel centro di Treviri in Germania seminando il panico e uccidendo due persone, i feriti sono almeno una decina, L’auto viagiava nella zona che ogni anno di questi tempi era occupata dai mercatini di Natale ad almeno70-80 kmh, i testimoni raccontano che i pedoni volavano via come fantocci. A dare la notizia di quanto stava accadendo nella cittadina della Germania sud-occidentale fondata dai Romani , situata nella regione vinicola della Mosella vicino al confine con il Lussemburgo, è stata la polizia sul suo account Twitter.

Il sindaco di Treviri ha reso noto che tra i feriti ve ne sono alcuni in pericolo di vita. La dinamica dell’incidente non è chiara, fermato il conducente: sarebbe un cinquantenne, secondo qualcuno una donna. Rimane lo stato d’allerta.

 

 

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