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Ad Affari Tuoi la sfida di Andrea: perde i 300 mila euro ma porta a casa 50 mila euro
Serata di emozioni e colpi di scena ad Affari Tuoi, il game show dell’access prime time di Rai 1 che continua a regalare storie e suspense. Protagonista della puntata di oggi è stata Andrea, giovane concorrente di San Michele all’Adige, nata a Bolzano, accompagnata in studio dal compagno Andrea, papà della piccola Isabel.
Una coppia giovane, affiatata, prossima al matrimonio e con il sogno di costruire un futuro ancora più solido. Il palco di Affari Tuoi è diventato così il teatro di una partita intensa, fatta di scelte difficili e momenti di forte tensione che finisce con vincere 50 mila euro.
La partenza shock: via subito i 300mila euro
L’avvio non è stato dei più fortunati. Dopo pochi tiri, infatti, la neo-mamma Andrea ha eliminato uno dei premi più ambiti: i 300mila euro. Un colpo pesantissimo che ha subito cambiato l’inerzia della partita. In studio cala il silenzio, mentre il tabellone inizia a perdere pezzi importanti del montepremi.
Nonostante il duro colpo iniziale, la coppia ha scelto di andare avanti con determinazione, sostenuta dal calore del pubblico e dalla voglia di non arrendersi.
Un podio che svanisce lentamente
Col passare dei pacchi, la situazione si è complicata ulteriormente. Uno dopo l’altro, i premi più alti hanno lasciato il tabellone, facendo scendere drasticamente le possibilità di un colpo grosso.
Il “podio” dei premi più ricchi si è progressivamente assottigliato, trasformando la partita in una vera e propria montagna russa emotiva. Andrea e il suo compagno hanno provato a restare lucidi, ma ogni apertura aumentava la tensione.
Il dottore tenta il tutto per tutto con il cambio
Nel momento più delicato della serata, quando in gioco restavano soltanto il pacco nero e i 50mila euro, è arrivata la mossa del “Dottore”: la proposta di cambio.
Un’offerta studiata per mettere alla prova i nervi dei concorrenti. Cambiare o restare fedeli al proprio pacco? Una decisione tutt’altro che semplice, soprattutto con due sole possibilità rimaste e un bivio così netto tra il massimo rimasto e il premio simbolo della sconfitta.
La coppia, visibilmente emozionata, ha riflettuto a lungo, consapevole che quella scelta avrebbe scritto il finale della loro avventura.
Una partita di cuore
Al di là del risultato finale, la storia di Andrea e del suo compagno ha conquistato il pubblico: due giovani genitori, con un matrimonio alle porte e tanti sogni da realizzare.
Cinema
Addio a Fulvio Lucisano, il produttore che attraversò settant’anni di cinema italiano
È morto a 98 anni Fulvio Lucisano, uno degli uomini che più a lungo e più profondamente hanno accompagnato la storia del cinema italiano. Produttore, distributore, imprenditore capace di muoversi tra cinema d’autore e grande pubblico, lascia alle spalle oltre settant’anni di attività e una filmografia che racconta, quasi da sola, diverse stagioni dello spettacolo italiano.
Ad annunciarne la scomparsa è stata la figlia Paola, che insieme alla sorella Federica ne ha raccolto l’eredità professionale: «Riposa in pace Papà».
Nato a Roma nel 1928, Lucisano aveva cominciato alla fine degli anni Quaranta all’Istituto Luce, lavorando nella produzione documentaristica. Nel 1958 fondò la Italian International Film, destinata a diventare una delle società più longeve e importanti dell’industria cinematografica italiana.
Da Troisi a Sordi, un produttore capace di scegliere
Più che il numero dei film prodotti – oltre 130 – impressiona la varietà. Lucisano attraversò generi, mode e generazioni senza rinchiudersi in una formula. Lavorò con Luigi Comencini, Lina Wertmüller, Alberto Sordi, Luciano Salce, Mario Bava, Massimo Troisi, Francesca Archibugi e molti altri.
Nel suo catalogo convivono commedia, cinema popolare, opere d’autore e film diventati parte dell’immaginario collettivo.
Tra questi c’è soprattutto “Ricomincio da tre”, il film del 1981 che consacrò Massimo Troisi e segnò uno dei momenti più felici della commedia italiana. Ma ci sono anche Un ragazzo di Calabria, Il grande cocomero, Ninfa plebea, Fantozzi – Il ritorno, Notte prima degli esami, Ex e, in anni più recenti, Non ci resta che il crimine.
Una carriera capace di passare dagli anni d’oro del cinema nelle sale alla televisione e alle serie contemporanee. Dal 2004 il gruppo ha infatti sviluppato anche una consistente produzione televisiva, arrivando a titoli di grande successo come “Mina Settembre”.
Premi, Oscar e il riconoscimento di Venezia
Lucisano è stato anche presidente dell’Anica dal 1998 al 2001. Nel corso della sua carriera ha ricevuto cinque David di Donatello, quattro Nastri d’Argento e ha legato le sue produzioni a due candidature agli Oscar. Nel 2009 gli fu assegnato il David Speciale alla carriera.
La Mostra del Cinema di Venezia gli aveva dedicato nel 2005 un omaggio alla carriera, mentre nel 2007 era stato nominato Cavaliere del Lavoro.
A ricordarlo è stato il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che lo ha definito «uno dei grandi artefici del cinema italiano», sottolineandone la capacità di fare un cinema «fondato sulla passione, sull’intuito, sul coraggio e sulla capacità di riconoscere il valore».
Particolarmente affettuoso il saluto dei dipendenti del Gruppo Lucisano: «Ciao Fulvio. Buon viaggio, nostro condottiero». Parole che raccontano anche un’altra dimensione dell’uomo e dell’imprenditore: quella di chi ha costruito un’azienda destinata a sopravvivere al suo fondatore.
Lucisano apparteneva a una generazione di produttori per i quali produrre un film significava soprattutto scommettere su una storia, su un regista, su un attore e qualche volta su un’intuizione che nessun algoritmo avrebbe potuto suggerire.
Forse è questa la parte più importante della sua eredità. Non soltanto i film che portano il suo nome nei titoli di testa, ma un’idea del produttore come uomo di cinema: quello che rischia, sceglie, sbaglia, insiste e, quando riconosce un talento, gli offre la possibilità di diventare grande.
Esteri
Crollo nei sondaggi per Trump: gradimento al minimo storico del 33% per l’effetto Iran
Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos, il gradimento di Donald Trump è sceso al 33%, eguagliando il minimo storico del 2017. La flessione è legata alle tensioni con l’Iran, con l’80% degli americani convinto che il conflitto durerà a lungo.
Il sostegno popolare per Donald Trump tocca il punto più basso del suo mandato. Secondo l’ultimo sondaggio condotto da Reuters/Ipsos, il tasso di approvazione per l’operato del Presidente degli Stati Uniti è crollato al 33%, mentre una netta maggioranza del 64% esprime un parere contrario. Si tratta di un valore che eguaglia il record negativo registrato nel dicembre del 2017.
A pesare in modo decisivo sull’immagine del tycoon è la gestione delle tensioni internazionali, in particolare l’escalation del conflitto con l’Iran. Dopo essere tornato alla Casa Bianca forte del consenso di circa metà del Paese, l’impatto delle recenti mosse di politica estera in Medio Oriente ha provocato una marcata flessione nei consensi.
Dalla rilevazione emerge una diffusa preoccupazione tra l’opinione pubblica americana circa la durata dell’impegno militare: ben l’80% degli intervistati ritiene infatti che il coinvolgimento degli Stati Uniti nell’area sia destinato a protrarsi a lungo. Un timore trasversale che unisce l’elettorato, condiviso dall’87% dei simpatizzanti democratici e da un consistente 71% degli stessi elettori repubblicani.
Economia
Guerra su Warner Bros: Paramount chiede cauzione record da 1,9 miliardi alla California
Paramount Skydance ha richiesto una cauzione da 1,9 miliardi di dollari agli Stati che si oppongono all’acquisizione di Warner Bros. per 110 miliardi. La mossa punta a tutelare l’azienda da eventuali ritardi nell’operazione entro la scadenza di ottobre.
Scontro frontale sul futuro dell’industria dell’intrattenimento statunitense. Paramount Skydance ha chiesto ufficialmente alla California e agli altri undici Stati americani che hanno intentato causa per bloccare la mega-fusione con Warner Bros. di depositare una cauzione monstre da 1,9 miliardi di dollari. L’importo servirebbe a coprire i pesanti costi finanziari legati a un eventuale ritardo della chiusura dell’operazione.
L’operazione, guidata dall’amministratore delegato David Ellison, prevede un’offerta da ben 110 miliardi di dollari per rilevare asset strategici come Warner Bros. Pictures, la rete all-news CNN e la piattaforma streaming HBO Max. L’atto legale depositato dal colosso dei media stabilisce una penale giornaliera di 7 milioni di dollari nel caso in cui l’acquisizione non venga perfezionata entro il 1° ottobre.
A contrastare l’accordo sono diversi Procuratori generali e il sindacato degli sceneggiatori Writers Guild of America, convinti che l’operazione possa provocare un’ulteriore flessione dei posti di lavoro in un settore già in sofferenza, riducendo al contempo il numero di produzioni cinematografiche annuali. Forte preoccupazione viene espressa anche sul fronte dell’editoria, dove si teme una potenziale ingerenza sull’indipendenza giornalistica di una testata globale come la CNN.
La palla passa ora alla magistratura: se il giudice dovesse accogliere la richiesta di Paramount nell’udienza prevista nelle prossime ore, gli Stati promotori della causa e il sindacato saranno costretti a versare la cifra a garanzia nel caso in cui la loro azione legale dovesse rivelarsi infruttuosa. Tensione alle stelle anche sul piano politico e logistico, dopo che lo stesso Ellison ha minacciato di trasferire le sedi operative della compagnia al di fuori della California qualora il procuratore generale Rob Bonta rifiutasse di sedersi al tavolo delle trattative.


