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Cultura

Abbate: anche Treccani consacra l'”amichettismo”

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Un riconoscimento “per l’impegno che ho profuso contro questo genere”, contro un comportamento, un vizio, un fenomeno, una classificazione tassonomica che “riguarda solo e tipicamente la sinistra”. Lo scrittore Fulvio Abbate, inventore del lemma, accoglie con soddisfazione la scelta di Treccani di introdurre il sostantivo “amichettismo”, da lui inventato, nel Libro dell’Anno 2024 che registra le più interessanti novità linguistiche legate all’evoluzione sociale, dei costumi e delle mode. È una “vittoria e motivo di soddisfazione” sottolinea lo scrittore al telefono dopo aver ricordato che il suo neologismo, ampiamente diffuso dal nuovo governo Meloni e segnatamente dalla premier, e segnalato per la prima volta proprio in una delle casematte di sinistra come la trasmissione di Rai Radio 3 Fahrenheit, “ma senza che mi fosse stato attribuito!, adesso gli viene sbattuto in faccia dalla Treccani!”. E comunque “è stata la Meloni che l’ha rilanciato.

A lei era stato riportato da Pupi Avati, un amico, che ha sempre correttamente detto che si trattava di un termine che avevo coniato io” nel 2021, poi trasformato un vero e proprio pamphlet. Perché dopo tutte le notizie di cooptazione di amici e parenti tra la nuova classe politica di destra, l’amichettismo dovrebbe essere una caratteristica della sinistra? “A destra c’è una cosa diversa che è l’antico familismo, incancellabile, c’è clientelismo. Ma l’amichettismo è una cosa diversa, è una complicità che ha la pretesa di essere mossa da un sentimento etico superiore”. Non solo. “L’amichettismo è quella cosa che si accompagna alle emoticon con una semplificazione del linguaggio evidente e sconfortante e che nel caso di Elly Schlein deriva da un background dei giochi di ruolo fantasy”. Ma anche a Meloni piace esprimersi con le faccine, anche se in pubblico. “Meloni è convincente perché il suo pubblico è pop. Lei ammicca ed ha una forma di comunicazione tipicamente romana del ‘famo a capisse, daje’. Non risponde nel merito ed accusa la controparte di ‘rosicare’. Ha una retorica populista e precisa che dà i suoi frutti”. L’amichettismo nasce come “rivelazione semantica” dalla reazione protettiva a sinistra rispetto ad un caso di cronaca che durante la pandemia aveva riguardato un ristoratore e musicista noto per far parte della band di Propaganda Live, finito nella bufera per aver fatto lavorare al nero una rider. E ora?

“Lo abbiamo riavuto sotto gli occhi con la vicenda di Chiara Valerio e del filosofo Leonardo Caffo che si è svolta dento la ‘cattedrale’ dell’amichettismo, che è Più Libri Più Liberi. In questo clima l’intento è quello di occupare tutto ciò che c’è di occupabile: i giornali, la Repubblica, Radio 3 in un patto di clan. Il silenzio di Chiara Valerio e silenzio complice di chi le sta intorno è tipico di questo amichettismo”. E poi c’è la questione sollevata da Paolo Di Paolo sulla deriva dell’industria editoriale a cui lei ha risposto su Dagospia. “Del destino dell’industria editoriale poco mi importa, mi interessa di più il silenzio sul caso Valerio-Caffo nella convinzione che il silenzio porti a dimenticare l’accaduto affinché tutto possa continuare indisturbato all’insegna dell’amichettismo. Io chiedo le dimissioni di Valerio. Ma l’impressione è che a Di Paolo sia stato chiesto di mediare, di tentare una trattativa con i nuovi arrivati del governo Meloni”. Ma anche la nuova destra al potere ha i suoi circoli? “Ora la destra al governo ha un intento revanscista e lo abbiamo visto con le mostre su Tolkien, sul Futurismo. A me è stato chiesto di collaborare ad una iniziativa su Céline. Ma non accetterò”.

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Trionfo per Carmen al Teatro Verdi di Pisa: applausi a scena aperta per Beatrice Venezi

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Applausi scroscianti, prolungati per diversi minuti, e numerosi “brava” hanno accompagnato la rappresentazione di Carmen al Teatro Verdi di Pisa, con Beatrice Venezi sul podio a dirigere l’Orchestra da Camera Fiorentina, nell’allestimento firmato dal regista Filippo Tonon.

La serata si è aperta con una protesta simbolica: nel foyer, la Cgil di Pisa ha promosso l’iniziativa delle spille gialle in segno di solidarietà con gli orchestrali della Teatro La Fenice. Poi, con l’ingresso in sala della direttrice, accolta da un primo caloroso applauso, l’attenzione si è spostata interamente sul palcoscenico.

Lo spettacolo si è concluso a mezzanotte con un successo pieno, suggellato da un pubblico che ha continuato ad applaudire senza alzarsi. Emozionante l’abbraccio finale tra Venezi e l’interprete di Carmen, Laura Verrecchia, gesto che ha certificato il consenso unanime per il cast e per la direzione musicale.

Per Beatrice Venezi, originaria di Lucca, si è trattato di un ritorno molto atteso nei teatri italiani dopo una lunga parentesi sudamericana. Fiori, sorrisi e ringraziamenti hanno accompagnato il saluto al pubblico e all’orchestra, che l’ha seguita con precisione e partecipazione.

Con questa Carmen, Venezi archivia una fase complessa legata alle recenti vicende professionali e rompe il ghiaccio per un rientro da protagonista nei cartelloni lirici italiani, mentre il Teatro Verdi di Pisa incassa una serata di grande rilievo artistico e di forte partecipazione del pubblico.

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Miart 2026, Intesa Sanpaolo rilancia: l’arte come motore di ricchezza e sviluppo

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«Ci sono significative ragioni per guardare al patrimonio artistico e alla cultura del Paese come straordinario generatore di ricchezza». Con queste parole Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo e direttore generale delle Gallerie d’Italia, ha sintetizzato la visione del Gruppo alla presentazione di miart, di cui anche quest’anno la banca è main partner.

Un’affermazione che va oltre la dimensione culturale e si innesta in una strategia che considera l’arte non solo bene simbolico, ma asset capace di produrre valore economico, reputazionale e sociale.

Il progetto Agrati nella lounge Intesa

In occasione della 30ª edizione della fiera internazionale di arte moderna e contemporanea, in programma a Milano dal 17 al 19 aprile, Intesa Sanpaolo contribuirà con un progetto curatoriale firmato da Nicola Ricciardi, direttore artistico di miart.

Il focus sarà sulla valorizzazione di capolavori provenienti dalla Collezione Luigi e Peppino Agrati, parte integrante del patrimonio artistico del Gruppo. Le opere saranno ospitate nell’area lounge di Intesa Sanpaolo, trasformata in uno spazio di dialogo tra collezionismo, mercato e pubblico specializzato.

Wealth management e art advisory

Sempre nella lounge, Intesa Sanpaolo Private Banking presenterà le proprie soluzioni di wealth management, con una particolare attenzione al servizio di art advisory. Un ambito pensato per chi considera l’arte una leva di crescita e diversificazione del patrimonio, in un contesto in cui il mercato artistico assume un ruolo sempre più strutturato anche nelle strategie finanziarie avanzate.

Un modello europeo di collezionismo

«Intesa Sanpaolo, con le Gallerie d’Italia e la propria collezione, è tra i più importanti collezionisti privati in Europa», ha sottolineato Coppola. Un ruolo che, secondo il manager, consente al Gruppo di proporsi come modello di riferimento, capace di coniugare tutela del patrimonio, accessibilità culturale e visione economica di lungo periodo.

In questa prospettiva, la presenza a miart non è solo una partnership fieristica, ma l’affermazione di un’idea precisa: l’arte come infrastruttura culturale e, allo stesso tempo, come risorsa strategica per lo sviluppo del Paese.

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Trionfo al San Carlo per il Nabucco di Verdi: dieci minuti di applausi alla prima

Applausi interminabili al Teatro di San Carlo per Nabucco di Verdi: direzione di Riccardo Frizza, regia di Andreas Homoki e cast internazionale.

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Dieci minuti di applausi hanno salutato la prima di Nabucco di Giuseppe Verdi al Teatro di San Carlo. Un debutto di grande successo per la produzione dell’Opernhaus Zürich, che ha conquistato il pubblico napoletano con una lettura musicale e scenica di forte impatto. Quattro le repliche in cartellone, già prossime al sold-out.

Direzione musicale e regia

Sul podio Riccardo Frizza, protagonista di una direzione solida e teatrale, capace di valorizzare i grandi affreschi corali e le tensioni drammatiche della partitura verdiana. La regia porta la firma di Andreas Homoki, al debutto al Lirico di Napoli, con uno spettacolo che unisce rigore formale e chiarezza narrativa.

Il cast internazionale

Per la prima volta Ludovic Tézier e Marina Rebeka hanno interpretato i ruoli di Nabucco e Abigaille, offrendo prove vocali e sceniche di grande intensità. In scena anche Piero Pretti (Ismaele), Michele Pertusi (Zaccaria), Cassandre Berthon (Fenena) e Caterina Marchesini (Anna). Completano il cast Lorenzo Mazzucchelli nel ruolo del Gran Sacerdote e Francesco Domenico Doto, ex allievo dell’Accademia del San Carlo, come Abdallo.

Le repliche e il pubblico in sala

Le repliche sono in programma giovedì 22 gennaio alle 19, domenica 25 alle 17, mercoledì 28 alle 20 e sabato 31 gennaio alle 20. Alla prima ha assistito anche Maria Carolina di Borbone delle Due Sicilie, duchessa di Calabria e di Palermo, tra un pubblico numeroso e partecipe che ha tributato allo spettacolo un’accoglienza da grande evento.

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