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Esteri

A Strasburgo il lungo addio degli eurodeputati Gb

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Avrebbe dovuto essere la plenaria dell’addio, per gli eurodeputati britannici, e invece con ogni probabilità la settimana che si apre al Parlamento europeo di Strasburgo sarà soltanto un arrivederci. A luglio, alla ripresa dei lavori dopo le europee del mese prossimo, salvo colpi di scena ci saranno ancora i 73 parlamentari del Regno Unito, costretto a partecipare alle elezioni se conservatori e laburisti non troveranno una quadra entro il 22 maggio. E sempre che il governo di Theresa May voglia evitare una traumatica uscita ‘no deal’, che scatterebbe automaticamente il primo giugno se la Gran Bretagna nel frattempo non avrà organizzato le elezioni. Insomma se il Regno Unito non riesce a divincolarsi dall’Europa, il Vecchio Continente non riesce a liberarsi della Brexit, che pure in questa tornata parlamentare rischia di monopolizzare dibattito e attenzione mediatica, in un calendario parlamentare privo per il resto di grandi emozioni e in cui si cerca solo di chiudere il maggior numero di dossier possibile prima della fine della legislatura: martedi’ la plenaria affrontera’ dunque l’ennesima discussione sugli ultimi contorcimenti nel divorzio di Londra da Bruxelles. Previsti gli interventi dei presidenti di Commissione e Consiglio europeo Jean-Claude Juncker e Donald Tusk, in un appuntamento che si preannuncia come il solito agone tra europeisti e euroscettici.

Juncker e May. Brexit

Una nuova occasione per il prevedibile show in aula di Nigel Farage, convinto fino a non molto tempo fa di non dover piu’ mettere piede nella citta’ alsaziana e che invece rischia di vedere realizzata la sua profezia che e’ anche una minaccia: se Londra dovra’ votare saranno elette orde di nuovi deputati anti-Ue, magari tra le fila del suo nuovo di zecca ‘Brexit Party’. E che non mancheranno di tentare di mettere i bastoni tra le ruote ai lavori dell’Eurocamera. Ma secondo gli ultimi sondaggi, la partecipazione del Regno Unito alle europee rischia di avere altri effetti collaterali non trascurabili per gli equilibri futuri dell’Europa. Uno dei piu’ macroscopici e’ che la prevista affermazione elettorale dei laburisti, unita dall’altra parte al possibile addio dei deputati di Orban al Ppe, potrebbe dopo maggio ‘dopare’ i socialisti facendoli diventare il primo gruppo parlamentare, a scapito dei popolari. E addio allora alla pretesa di esprimere il prossimo presidente della Commissione, con tanti saluti alle ambizioni del tedesco Manfred Weber. Ma il voto britannico potrebbe avere anche riflessi imprevisti sulle strategie post-elettorali del leader leghista Matteo Salvini, che oggi tesse la sua tela, tra gli altri, con i polacchi del partito di governo Diritto e giustizia. Senza i britannici diventerebbero loro la forza trainante del gruppo Ecr dei conservatori ma con i Tory in gioco – oggi sono loro la maggioranza del gruppo – la partita potrebbe prendere direzioni imprevedibili.

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Cronache

Terremoto nelle Filippine, almeno 8 morti, decine di feriti: dai tetti degli alberghi cade l’acqua delle piscine

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La forte scossa di terremoto che ha colpito le Filippine, magnitudo 6.3, ha causato il crollo di acuti edifici. Sono almeno 8 i morti, decine i feriti: questo il bilancio, ancora provvisorio del sisma. Colpita in particolare Manila e le zone intorno alla capitale dove sono state evacuate dagli edifici migliaia di persone dagli edifici. Chiuso l’aeroporto, bloccate le linee ferroviarie: bisognerà controllare i percorsi per assicurarsi che non ci siano stati danni Su un grattacielo di Manila la scossa tellurica è talmente violenta da far cadere l’acqua della piscina che è sul tetto come se fosse un cascata .

Due uomini sono state sepolti dalle macerie di un palazzo alto quattro piani,  ma ci sono persone vive ancora intrappolate nel crollo di un palazzina: il lavoro dei soccorritori è difficile, si cerca di estrarre quante più persone vive ma il terremoto è arrivato di notte e non c’è nella zona corrente elettrica, si scava quindi al buio.

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Esteri

Bolivia, autobus in una scarpata dopo incidente: almeno 25 morti

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Un autobus per il trasporto di passeggeri e’ finito ieri sera in una scarpata in Bolivia dopo uno scontro frontale con un altro automezzo, causando la morte di almeno 25 persone ed il ferimento di altre 24. Lo riferisce oggi l’agenzia di stampa statale Abi. L’incidente e’ avvenuto lungo la statale La Paz-Yungas, quando l’autobus ha cercato di sorpassare un camion, scontrandosi pero’ frontalmente sulla corsia opposta con un furgone. Nell’impatto l’autista ha perso il controllo dell’autobus che e’ precipitato per 300 metri nella scarpata. Il comandante della polizia stradale boliviana, Angel Rojas, ha dichiarato ai giornalisti che il bilancio delle vittime potrebbe crescere perche’ i soccorritori stanno ancora perlustrando l’area dell’incidente dove i cadaveri dei passeggeri si sono dispersi nella natura.

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Esteri

Trump non nomina Cain, niente Fed per re della pizza

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Niente Fed per il ‘re della pizza’. Herman Cain chiede a Donald Trump di non nominarlo alla banca centrale americana, e il presidente si impegna a rispettare la sua volonta’. Ma nel farlo lo difende: “e’ veramente una brava persona”, un “grande americano che ama questo paese”. Il ritiro di Cain segue le polemiche sulle sue qualifiche per entrare alla Fed ma anche la secca opposizione dei repubblicani: almeno quattro hanno annunciato che avrebbero votato contro la sua nomina, facendo di fatto mancare la maggioranza per una conferma al Senato. A questo si aggiunge il passato controverso di Cain, ex candidato alla Casa Bianca nel 2012 poi ritiratosi in seguito alle accuse di molestie sessuali. Nel 2012 il #MeToo ancora non c’era e Cain e’ scivolato fuori dalla corsa presidenziale senza scossoni. Oggi una sua nomina sarebbe ritenuta un oltraggio, vista anche la bufera che si e’ scatenata su Brett Kavanaugh, nominato da Trump alla Corte Suprema. Ex amministratore delegato di Godfather’s Pizza, Cain e’ salito alle cronache durante la campagna elettorale per il suo piano fiscale ‘9-9-9’, con il quale puntava a sostituire l’intero sistema di aliquote americano con una flat tax del 9%. L’ipotesi di Trump di nominarlo alla Fed ha immediatamente creato un fiume di polemiche, con la scelta del presidente vista come un ‘commissariamento’ e una ‘politicizzazione’ della banca centrale.

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