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A “Mezz’ora in più” va in scena l’ennesima lite tra Mastella e Calenda

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Nuovo  scontro tra Carlo Calenda e Clemente Mastella. Il giorno dopo gli insulti tra i due per la telefonata rivelata su Twitter dal leader di Azione, nella quale il sindaco di Benevento gli avrebbe offerto l’ appoggio del Pd nella corsa al Campidoglio in cambio di un appoggio al governo Conte, Mastella è stato ospite di Lucia Annunziata a Mezz’ora in più , su Rai 3: “Io ho chiamato solo Calenda e mia moglie – ha spiegato l’ ex Guardasigilli a Lucia Annunziata”.

“Non ho detto a Calenda di votare Conte, gli ho chiesto cosa faceva e lui mi ha detto “Sono contro il Pd e contro Renzi”. Non abbiamo parlato della poltrona di Roma. Lui ha reso nota la telefonata in maniera spudorata: è un po’ burinotto, figlio di papà, pariolino”. A quel punto il leader di Azione ha telefonato in diretta per replicare, ma Mastella ha abbandonato la trasmissione: “Non ho nessuna voglia di confrontarmi con lui”. Calenda ha detto la sua: “Un signore a me sconosciuto mi ha chiamato per dirmi che se avessi votato la fiducia, il Pd mi avrebbe appoggiato a sindaco di Roma. Per me era un sensale impegnato in una pratica non dignitosa e l’ ho liquidato. Era giusto che gli italiani sapessero che un figuro del genere faceva queste cose. Mi piacerebbe sapere dal governo se Mastella era incaricato di fare queste promesse: dubito fortemente. Ha detto di aver chiamato solo me e la moglie? Non ci credo, la sua era la telefonata di un venditore…”.

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Zingaretti nel salotto di Barbara D’Urso parla del Pd che implode e degli snob della sinistra

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“C’è una cosa che mi ha dato fastidio in questi giorni: abbiamo voluto tutti il governo Conte, che ha riportato l’Italia in Europa. Lo abbiamo voluto tutti, io ci ho messo la faccia. Poi quando non è andato in porto, ci siamo girati e non c’ era più nessuno. E ci hanno accusato di avere detto “o Conte o morte”, cosa che io non ho mai detto”. Nicola Zingaretti va in tv e sceglie Barbara D’Urso e il suo programma Live su Canale 5 per spiegare le ragioni delle dimissioni. La scelta della D’Urso non è neutra. Nei giorni scorsi l’aveva protetta, ne aveva tessuto le lodi. Cosa che aveva indispettito molti snob della sinistra. “Il populismo si combatte con la politica popolare, non con la puzza sotto il naso. Mi è sembrato naturale fare i complimenti a una trasmissione che chiama i maggiori leader a confrontarsi. Ma si è scatenato il putiferio e questa è una cosa da snob. Se c’ è qualcuno che ama la politica dei salotti, si accomodi”.  “Quell’aggressione che abbiamo avuto era un segnale che qualcosa non andava, che qualcuno voleva criticare a prescindere. Sicuramente qualcosa di strano c’ era” spiega Zingaretti sul divano della D’Urso.
“Ho voluto dare una scossa quando ho percepito che il Pd rischiava di implodere nelle dinamiche interne. Il mio è stato un atto di amore”. Zingaretti attacca ancora: “Non credo che il pluralismo sia stare zitti nelle riunioni e poi attaccare in pubblico”. Per questo Zingaretti ha pensato che fosse “opportuno che tutti si prendessero le loro responsabilità: altrimenti si confonde il confronto di idee con la furbizia”.
La D’Urso  ha chiesto se le dimissioni potessero rientrare e Zingaretti ha risposto questa volta “sì, anche se non scompaio. Combatterò con le mie idee. Il Pd non è il partito di un leader, abbiamo tante energie. Spero che ora il gruppo dirigente sia più vicino alla vita degli italiani. Io penso che tutta la politica deve rinnovarsi ed essere più vicina alle persone. In particolare il Pd”. Altra domanda di Barbara D’Urso sull’ipotesi di una sua candidatura a sindaco di Roma. Zingareti  ha risposto secco: sono il presidente della regione Lazio, in questi mesi ho difeso la mia terra. Ho tantissime cosa da fare. Fare il sindaco di Roma sarà la cosa più bella che possa capitare nei prossimi mesi a chi ha passione politica, ma ci sono tante energie, non è questo il mio pensiero né il mio obiettivo”.
Infine una battuta rivolta a Matteo Salvini, che era l’ospite successivo della trasmissione: “È e rimane il mio avversario politico. Ma l’Italia dopo un anno di pandemia ha bisogno di unirsi per le riforme. Ci sarà tempo per andare a combattersi. La cosa che chiedo a Salvini è di evitare di fare troppe furbizie, di dire tutto e il contrario di tutto. Sono contento che abbia cambiato idea sull’Europa, ma io vorrei ora tasse più giuste”.

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Al via iter bipartisan per poteri speciali a Roma

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Roma come Parigi, Londra o Berlino, anche per cio’ che riguarda i poteri del sindaco? E’ la scommessa che un po’ tutti i partiti presenti in Parlamento fanno con l’incardinamento giovedi’ prossimo in Commissione affari costituzionali della Camera di una proposta di legge costituzionale che attribuisce a Roma Capitale gli stessi poteri di una Regione, e la partenza di alcune leggi ordinarie che intervengono sullo Statuto della Citta’ e sull’accesso alle risorse. Una scommessa che ha come primi nemici le eventuali polemiche durante la campagna elettorale per le amministrative di ottobre, e il tempo limitato prima della fine della legislatura. Il presidente della Commissione, Giuseppe Brescia (M5s) ha incardinato la proposta di legge costituzionale presentata da Fi (primo firmatario Paolo Barelli) che interviene sull’articolo 124 della Carta, trasformando la Citta’ metropolitana di Roma in una Regione. Ad essa sara’ abbinato un testo del Dem Roberto Morassut, dello stesso tenore, che interviene anche sulle due altri grandi aree urbane del Paese, Napoli e Milano, dando loro gli stessi strumenti. La relatrice della riforma costituzionale sara’ l'”azzurra” Anna Grazia Calabria. Parallelamente a una riforma costituzionale viaggeranno due proposte di legge ordinarie, una di Francesco Silvestri (M5s) ed un’altra di Stefano Fassina (Leu) e Roberto Magi (+Europa). La prima semplifica i meccanismi di accesso ai fondi nazionali ed europei da parte di Roma Capitale, la seconda interviene sullo Statuto di quest’ultima, facendola coincidere con l’Area Metropolitana. Questo significa che il Presidente dell’area metropolitana verrebbe eletto direttamente dai cittadini e che gli attuali municipi avrebbero lo statuto dei Comuni metropolitani, a cui il sindaco di Roma potrebbe delegare una serie piu’ o meno ampia di poteri e risorse. La relatrice della legge ordinaria sara’ Vittoria Baldino (M5s). La sindaca Virgina Raggi ha salutato con favore l’inizio del percorso istituzionale, sollecitato da un’ordine del giorno approvato all’unanimita’ dall’Assemblea capitolina il 24 febbraio. “E’ una vittoria di tutti – ha detto – al di la’ degli schieramenti politici”. E sara’ lei la prima ad essere ascoltata in Parlamento in un ciclo di audizioni preannunciato da Brescia.

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Scacchisti famosi, figlia contesa: indaga la polizia

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Ha lasciato l’Italia all’improvviso portando con se’ la figlia di sette anni senza il consenso del papa’. Un caso di “sottrazione di minore” su cui stanno indagando la polizia e la procura di Genova. Ma con un risvolto che aggroviglia ulteriormente una situazione gia’ difficile: la donna, 44 anni, originaria dell’Ecuador, fa parte del corpo consolare del suo Paese nella citta’ ligure, e la bimba, come lei, ha un passaporto diplomatico. E ora l’ex compagno, un italiano di 38 anni, protesta perche’ i suoi segnali di allarme sono caduti nel vuoto: “Gia’ altre due volte, nel 2019 e nel 2020, lei si era allontanata per un periodo di vacanza. Avevo dovuto presentare delle denunce. Ma soprattutto avevo chiesto che fosse tolto il documento alla bambina. Per evitare che succedesse ancora. E non mi hanno ascoltato”. In passato la donna era sempre tornata nel giro di una quindicina di giorni. Questa volta non ci sono notizie. Da piu’ di un mese. I due sono una coppia di successo nel mondo degli scacchi. Lei e’ una campionessa di classe internazionale, lui ha il titolo di grande maestro ed e’ uno dei giocatori italiani di maggior peso. Nell’ambiente sono conosciuti, stimati, apprezzati. Dopo molti anni di convivenza, e la nascita della bimba, si sono separati di comune accordo. Martedi’ 9 febbraio, a Genova, il papa’ e’ andato a prendere la figlia a scuola, nel rispetto delle disposizioni sull’affidamento condiviso, e si e’ sentito dire che mancava dal venerdi’ precedente. Cosi’ ha interpellato la polizia. La squadra degli investigatori, che si avvale del supporto dell’Interpol ed e’ coordinata dal sostituto procuratore Giovanni Arena, ha appurato che madre e figlia hanno preso un aereo da Milano-Malpensa. Una seconda traccia, molto labile, e’ un video, postato su internet intorno al 6 febbraio, in cui sembra riconoscibile una precisa localita’ dell’Ecuador. Poi, il nulla. L’avvocato del papa’, Maria Cristina Ciace, ha scritto all’ambasciatore del Paese sudamericano denunciando “l’increscioso incidente” e sottolineando che l’uomo aveva chiesto ripetutamente la revoca del documento alla bambina. Una strada da percorrere e’ l’attivazione della procedura di rimpatrio della minore prevista per gli Stati che aderiscono alla convenzione dell’Aja del 1980. Ma non e’ chiaro se la norma puo’ essere applicata ai rappresentanti diplomatici. Esiste anche la possibilita’ di una “visita consolare”: il console italiano in Ecuador ha il diritto di accertare dove si trova e in che condizioni e’ la bambina. Anche le istituzioni locali, opportunamente sollecitate dall’Italia, potrebbero collaborare con la giustizia. “Io – dice il padre – non voglio il male di nessuno. Se mi sono rivolto alle autorita’ e’ solo perche’ mi aiutino a risolvere la situazione. Il mio unico desiderio e’ riabbracciare mia figlia”.

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