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Politica

A FI il seggio della Camera conteso al M5s

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Si profila un piccolo assestamento negli equilibri fra maggioranza e opposizione alla Camera, col centrodestra in procinto di salire di un seggio a scapito dell’area progressista. La Giunta per le elezioni di Montecitorio ha infatti accolto il ricorso dell’esponente di FI, Andrea Gentile, che, in seguito a un riconteggio dei voti, è stato “ripescato”. Nel caso in cui l’Aula confermi la decisione della Giunta, Gentile entrerà quindi nelle file dei deputati, prendendo il posto di Elisa Scutellà, eletta col M5s, che dovrà lasciare il Parlamento. Il ricorso di Gentile si basava sulla valutazione delle schede nulle e bianche del collegio in Calabria dove si è presentato per le elezioni politiche del 2022, senza essere eletto.

La Giunta, presieduta da Federico Fornaro (Pd), gli ha dato ragione. Il M5s ha protestato per diversi aspetti della vicenda: “Abbiamo chiesto il riconteggio anche dei voti validi – ha ricordato Scutellà – Questa è la prima volta che viene negato l’ampliamento dell’istruttoria, con l’apertura delle schede valide”. Nel Movimento i dubbi riguardano anche le dinamiche calabresi. Il presidente Cinque Stelle, Giuseppe Conte, ha parlato di “una grandissima ingiustizia per la democrazia, per il rispetto del voto dei calabresi”, una “terra difficile, dove ci sono tantissime inchieste sullo scambio politico mafioso di voto, ci sono tantissime inchieste per quanto riguarda un sistema clientelare ben collaudato”.

Gentile entrerà in Parlamento al posto di Scutellà in seguito a un’articolata catena di conseguenze: il ricorso ha riguardato il collegio uninominale di Catanzaro dove Gentile è arrivato secondo a 482 voti dall’esponente del M5s Anna Laura Orrico. Col riconteggio, a Gentile sono stati assegnate 240 schede in più rispetto a Orrico, che quindi ha “perso” il seggio. La deputata M5s era stata però eletta anche nel collegio proporzionale, che aveva “ceduto” alla collega di partito Scutellà. Ora Orrico “si riprenderà” il seggio che aveva ceduto a Scutellà, mentre Scutellà dovrà lasciare Montecitorio. “Per l’ennesima volta – ha detto Scutellà – la maggioranza, con la forza dei numeri, ha sacrificato quello che è il principio di democrazia”. L’ultima parola non è stata però ancora detta: quella spetta all’Aula della Camera. Per gli avvocati di Gentile, Oreste Morcavallo e Gisella Leto, il giudizio della Giunta per le elezioni è “un importante risultato che riafferma i valori di giustizia e di libertà del nostro Paese e in particolare del popolo calabrese”.

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Politica

Francesca Albanese, Francia e Germania chiedono le dimissioni: anche l’Italia prende le distanze

Francia e Germania chiedono le dimissioni di Francesca Albanese dall’incarico Onu. Tajani prende le distanze. L’Onu replica: «Sta agli Stati membri dissentire».

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Dopo la Francia, anche la Germania chiede le dimissioni di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi, ritenendo «insostenibile» la sua posizione su Israele. Alla richiesta si è associata anche l’Italia, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha preso ufficialmente le distanze dalle sue dichiarazioni.

Le dichiarazioni contestate

Al centro delle polemiche le parole pronunciate da Albanese durante una conferenza organizzata da Al Jazeera a Doha, in cui si era riferita a Israele come «nemico comune dell’umanità». Una formulazione che ha suscitato la condanna del ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot e del suo omologo tedesco Johann Wadephul.

Wadephul ha affermato di rispettare il sistema dei relatori indipendenti delle Nazioni Unite, ma ha condannato quelle che ha definito «dichiarazioni inappropriate».

La posizione dell’Italia e dell’Unione europea

Tajani ha dichiarato che le posizioni di Albanese «non rispecchiano quelle del governo italiano» e che le sue affermazioni «non sono adeguate all’incarico ricoperto all’interno di un organismo di pace e garanzia come le Nazioni Unite».

Parallelamente, l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Elena Donazzan ha inviato una lettera all’Alta rappresentante per gli Affari esteri dell’Unione europea, Kaja Kallas, chiedendo un intervento formale della Commissione europea.

La replica di Albanese e dell’Onu

A distanza di due giorni dall’evento, Albanese ha diffuso l’intervento integrale sostenendo che il riferimento al «nemico comune» riguardasse «il sistema che ha permesso il genocidio in Palestina» e che l’accostamento diretto a Israele deriverebbe dal montaggio del video.

Interpellato sulla vicenda, il portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric ha precisato che l’Onu non condivide necessariamente tutte le dichiarazioni dei relatori indipendenti, ma che spetta agli Stati membri utilizzare i meccanismi previsti per esprimere dissenso.

Le ripercussioni in Italia

Il caso ha riacceso il dibattito anche in alcune città italiane dove erano state avanzate proposte di riconoscimenti istituzionali nei confronti della relatrice Onu. A Napoli e Firenze le iniziative sono state bloccate dai sindaci, mentre a Milano la mozione per la cittadinanza onoraria è in attesa di discussione. A Bari è stata chiesta la restituzione delle chiavi della città precedentemente consegnate.

La vicenda resta aperta sul piano politico e diplomatico, con un confronto che coinvolge governi europei, istituzioni locali e Nazioni Unite, in un contesto internazionale già fortemente polarizzato sul conflitto israelo-palestinese.

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In Evidenza

Vertice Ue ad Alden Biesen, Draghi e Letta spingono sull’urgenza competitività: decisioni attese a marzo

Al vertice informale Ue ad Alden Biesen Draghi e Letta sollecitano scelte rapide su mercato unico e investimenti. Decisioni operative attese già a marzo.

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Dal “ritiro” dei leader europei nel castello fiammingo di Alden Biesen emerge un messaggio politico netto: l’Unione avverte l’urgenza di reagire al deterioramento del contesto economico e alla crescente pressione geopolitica e intende tradurre già a marzo la riflessione sulla competitività in decisioni operative.

Il vertice, non decisionale, ha però segnato un cambio di passo. I Ventisette hanno condiviso un senso di urgenza e la volontà di accelerare su dossier rimasti a lungo in sospeso.

Draghi: mercato unico e strumenti finanziari comuni

Mario Draghi ha richiamato il peggioramento del quadro economico e la necessità di affrontare tutte le criticità già evidenziate nel suo rapporto. Tra le priorità indicate: riduzione delle barriere nel mercato unico, mobilitazione del risparmio europeo, integrazione dei mercati dei capitali, interventi sui costi energetici e possibilità di ricorrere, se necessario, a cooperazioni rafforzate.

Particolare attenzione è stata dedicata agli investimenti e agli strumenti finanziari comuni. Su questo fronte restano le aperture di Francia e Spagna, mentre la Germania mantiene una linea prudente.

Il cancelliere Friedrich Merz ha ribadito che non può approvare il ricorso agli eurobond, richiamando i vincoli costituzionali tedeschi e rinviando il tema al confronto sul prossimo bilancio Ue.

Letta: completare il mercato unico per rafforzare la sovranità

Enrico Letta ha insistito sulla necessità di completare il mercato unico come risposta strategica alle pressioni globali. Secondo quanto riferito, ha definito il mercato unico la migliore risposta europea alle sfide provenienti da Stati Uniti e Cina.

Letta ha proposto un “One Market Act” articolato su energia, connettività e mercati finanziari, con strumenti comuni orizzontali per convogliare il risparmio europeo verso investimenti produttivi. Senza integrazione finanziaria, ha avvertito, sarà difficile restare competitivi.

Von der Leyen e la roadmap di marzo

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha indicato giugno come prima scadenza per progressi concreti sull’integrazione dei mercati dei capitali. Pur preferendo procedere con tutti i 27, ha lasciato aperta la possibilità di cooperazioni rafforzate qualora non si registrassero avanzamenti.

La Commissione presenterà già a marzo una roadmap sul “One Market Act”.

Competitività come questione di sicurezza

Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha parlato di consenso unanime sulla necessità di spingere l’agenda della semplificazione.

La premier Giorgia Meloni ha sottolineato che non c’è più tempo da perdere e che l’Europa deve tornare a “pensare in grande”. Tra costi energetici, concorrenza globale e tensioni geopolitiche, la competitività è ormai considerata parte integrante della sicurezza europea.

Dal castello fiammingo arriva quindi un doppio segnale: consapevolezza delle debolezze interne e pressione esterna crescente, ma anche volontà di reagire con scelte rapide. Resta alto, tra i leader e nei corridoi diplomatici, il prestigio di Draghi, con ricorrenti ipotesi su un possibile ruolo europeo di primo piano nei dossier internazionali, a partire dall’Ucraina.

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Esteri

Vertice Ue, tensioni sul pre-summit Italia-Germania: protesta Sanchez

Al vertice Ue di Alden Biesen tensioni sul pre-summit Italia-Germania-Belgio. Protesta formale di Pedro Sanchez, irritazione tra i leader esclusi.

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Il vertice sulla competitività al castello di Alden Biesen si apre con una frattura politica inattesa. Al centro delle tensioni il pre-summit convocato da Italia, Germania e Belgio prima della riunione formale dei Ventisette, letto da alcuni come il primo passo di un’Europa a geometrie variabili.

La premier Giorgia Meloni è arrivata in Belgio forte di un ruolo crescente nello scenario europeo, ma l’iniziativa ha suscitato reazioni contrastanti.

L’asse Parigi-Berlino resta centrale

Subito dopo la riunione dei Paesi “like-minded”, il cancelliere Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macronsi sono presentati insieme davanti alla stampa, ribadendo la solidità dell’asse franco-tedesco.

Fonti francesi hanno sottolineato la normalità di incontri tra gruppi di Paesi prima dei Consigli europei, evitando di leggere l’iniziativa italo-tedesca in chiave conflittuale. Da Parigi non sono arrivate critiche a Meloni, anzi è stato ricordato il prossimo vertice intergovernativo nel quadro dei Trattati del Quirinale.

Meloni ha parlato di un “motore tedesco-italiano” sui temi della competitività, precisando che la cooperazione non è rivolta contro altri partner.

La protesta della Spagna

La reazione più netta è arrivata dalla Spagna. La Moncloa ha reso noto che il premier Pedro Sanchez ha sollevato formalmente la questione dell’esclusione dal pre-summit, sostenendo che simili iniziative rischiano di minare i principi fondamentali dell’Unione e di allontanare soluzioni condivise.

Palazzo Chigi ha fatto sapere che a margine dei lavori un confronto tra Meloni e Sanchez c’è stato, ma senza che fosse sollevata direttamente la questione del mancato invito.

Irritazione tra gli esclusi

Segnali di malumore sono filtrati anche da altre delegazioni. Dall’Irlanda è trapelato stupore per l’assenza dall’incontro preliminare. Il premier Michael Martin, parlando ai cronisti, ha accennato alla mancata partecipazione prima di correggersi.

Tra gli invitati figuravano, oltre ai Paesi organizzatori, anche i leader sovranisti Viktor Orban, Robert Fico e Andrej Babis, su posizioni affini a quelle del Partito Popolare Europeo in materia di competitività.

Le assenze di Spagna, Portogallo e Irlanda evidenziano differenze di approccio, in particolare su Green Deal, dimensione sociale della crescita e deregulation.

Verso un nuovo format?

Palazzo Chigi ha annunciato l’intenzione di replicare il formato prima del Consiglio europeo di marzo, con l’obiettivo di consolidare un gruppo stabile sui dossier economici, sul modello già sperimentato sul tema migratorio.

La partita è appena iniziata. L’idea di un’Europa più flessibile nelle alleanze prende forma, ma resta da capire se il nuovo equilibrio riuscirà a evitare fratture permanenti tra i Ventisette.

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