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Esteri

A Caracas migliaia di sostenitori di Maduro in piazza per chiederne la liberazione

A Caracas migliaia di sostenitori dell’ex presidente Nicolás Maduro hanno manifestato per chiederne la liberazione, in coincidenza con l’anniversario della caduta della dittatura militare del 1958. Le accuse restano da verificare nelle sedi competenti.

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Migliaia di sostenitori dell’ex presidente de facto Nicolás Maduro si sono radunati nei giorni scorsi a Caracas per chiedere la sua liberazione, in una manifestazione coincisa con l’anniversario della caduta della dittatura militare del 1958. La protesta si è concentrata in piazza O’Leary, nel centro della capitale, con partecipanti che hanno esibito striscioni e slogan in favore del ritorno del presidente e della sua famiglia, detenuti negli Stati Uniti d’America dopo la loro cattura il 3 gennaio scorso nell’ambito dell’Operazione Absolute Resolve.

Richieste e messaggi dei manifestanti

I partecipanti alla mobilitazione hanno definito “ingiusta e illegittima” la detenzione di Maduro e della moglie Cilia Flores, invocandone il rilascio e il ritorno al potere. Secondo filmati e immagini diffuse dalla protesta, gruppi di sostenitori hanno sfilato e scandito slogan di sostegno alla figura dell’ex presidente e alla sua leadership.

Ruolo delle autorità ad interim

La presidente ad interim di fatto, Delcy Rodríguez – già vicepresidente sotto Maduro – ha avviato un canale di dialogo con Washington nel tentativo di negoziare il rilascio dei leader arrestati. Nel corso della manifestazione il ministro dell’Interno, Diosdado Cabello, ha ribadito in un intervento televisivo trasmesso dalla rete statale VTV il sostegno dell’attuale governo alla richiesta di rientro di Maduro e della moglie.

Un quadro politico complesso

La protesta di Caracas segue un periodo di forte tensione politica in Venezuela, segnato dalla rimozione di Maduro dall’incarico e dalla presa di potere di Rodríguez su mandato del Tribunale supremo di giustizia, dopo un’operazione militare statunitense che ha catturato l’ex presidente e la sua consorte.

La situazione interna resta frammentata, con fazioni politiche e sociali che reagiscono in modi differenti al nuovo corso politico e allo spostamento dell’asse di potere. Manifestazioni di sostegno a Maduro e richieste di liberazione si intrecciano con altre mobilitazioni e iniziative pubbliche su temi nazionali, in un contesto segnato da divisioni e dalla continua evoluzione degli equilibri istituzionali.

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Esteri

Ucraina, Zakharova: “Ogni passo verso la soluzione del conflitto è importante”

La portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova afferma che ogni passo verso la risoluzione del conflitto ucraino è di grande importanza.

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Tutti gli sforzi che possano contribuire alla risoluzione del conflitto in Ucraina sono considerati di grande importanza da Mosca.

A dichiararlo è stata Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri della Federazione Russa, commentando i negoziati trilaterali in corso a Ginevra.

Il riferimento ai colloqui trilaterali

Zakharova, intervenendo alla radio Sputnik, ha affermato che qualsiasi passo capace di guidare il processo verso una soluzione della crisi rappresenta un elemento rilevante.

Le dichiarazioni arrivano nel contesto degli sforzi diplomatici internazionali volti a favorire un’intesa tra le parti coinvolte nel conflitto.

Non sono stati forniti ulteriori dettagli sulle posizioni negoziali o su eventuali sviluppi concreti dei colloqui.

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Esteri

Perù, destituito il presidente ad interim José Jerí: nuova crisi politica a pochi mesi dal voto

Il Parlamento del Perù destituisce il presidente ad interim José Jerí per presunto traffico di influenze. Nuova fase di instabilità politica a Lima.

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Il Parlamento del Perù ha destituito il presidente ad interim José Jerí al termine di un procedimento di impeachment per presunto traffico di influenze e presunte assunzioni irregolari.

La mozione di censura, presentata dall’opposizione, è stata approvata con 75 voti favorevoli, 24 contrari e tre astensioni. L’assemblea ha quindi dichiarato vacante l’incarico di Capo dello Stato in attesa dell’elezione di un nuovo presidente del Parlamento che assuma anche la guida della Repubblica.

Il meccanismo istituzionale e il ruolo del Parlamento

Jerí esercitava la presidenza ad interim in quanto presidente del Congresso, subentrato dopo la destituzione di Dina Boluarte nell’ottobre 2025.

Con l’approvazione della mozione, Jerí è stato rimosso dalla carica parlamentare, perdendo automaticamente la facoltà di esercitare la funzione presidenziale.

Poco prima del voto aveva respinto ogni accusa, minimizzando il cosiddetto “chifagate”, lo scandalo legato a presunti incontri riservati con imprenditori cinesi, definendolo un errore formale.

Verso un nuovo presidente ad interim

La votazione per eleggere il nuovo presidente del Parlamento è stata convocata per domani. L’attuale vicepresidente del Congresso, Fernando Rospigliosi, aveva già annunciato che non avrebbe assunto la presidenza in caso di approvazione della mozione.

Il Paese si trova così a vivere l’ennesima transizione politica, con otto presidenti succedutisi negli ultimi dieci anni.

Elezioni imminenti e clima di instabilità

La nuova guida ad interim sarà chiamata a traghettare il Perù fino a luglio 2026, quando entrerà in carica il presidente che verrà eletto nelle consultazioni generali previste ad aprile.

Nonostante la crisi istituzionale, diversi analisti locali ritengono improbabile una stagione di proteste violente come quella seguita alla destituzione di Pedro Castillo nel dicembre 2022, quando le manifestazioni furono represse con un bilancio di oltre 70 vittime.

La situazione resta tuttavia delicata, in un contesto segnato da instabilità politica ricorrente e forte polarizzazione interna.

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Uomo armato vicino al Campidoglio, arrestato 18enne con fucile carico

Un diciottenne armato di fucile è stato arrestato vicino al Campidoglio degli Stati Uniti. Crescono le minacce contro i membri del Congresso.

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Un diciottenne armato di fucile è stato arrestato a un isolato dal Campidoglio degli Stati Uniti dopo essere sceso dalla propria auto e aver iniziato a correre verso l’edificio.

Secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, il giovane è stato immediatamente affrontato dagli agenti della United States Capitol Police, che gli hanno intimato di gettare l’arma. Il sospettato avrebbe obbedito, si sarebbe sdraiato a terra ed è stato preso in custodia senza che venissero esplosi colpi.

Fucile carico e equipaggiamento tattico

Il capo della polizia del Capitol, Michael Sullivan, ha spiegato in conferenza stampa che il fucile era carico e che il giovane indossava un giubbotto tattico e guanti tattici. Aveva inoltre con sé ulteriori munizioni.

All’interno dell’auto sarebbero stati trovati un casco in kevlar e una maschera antigas. Le autorità non hanno reso nota l’identità del sospettato.

Minacce in aumento contro il Congresso

L’episodio si inserisce in un contesto di crescente allarme per la sicurezza dei membri del Congresso. Secondo i dati forniti dalla polizia del Capitol, lo scorso anno sono stati aperti quasi 15.000 casi di valutazione delle minacce, con un incremento di circa il 60% rispetto ai 9.474 casi registrati nel 2024.

Le indagini sono in corso per chiarire le intenzioni del giovane e verificare eventuali collegamenti o motivazioni.

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