Collegati con noi

Politica

A Bologna entra nel vivo il duello Conti-Lepore e Pd, è scontro tra Letta e Renzi

Pubblicato

del

Da una parte Enrico Letta, dall’altro Cesare Cremonini. Nell’ultima settimana di campagna elettorale per scegliere il candidato sindaco del centrosinistra che, a ottobre, cerchera’ di raccogliere il testimone di Virginio Merola, Matteo Lepore e Isabella Conti sono alla ricerca di endorsement che possono fare la differenza. Scontato e gia’ annunciato quello del segretario del Pd: “Io sono convintamente a supporto di Matteo Lepore”, ha detto Letta, a Bologna per una cena di autofinanziamento in suo sostegno. Letta sa bene pero’ che la candidatura di Isabella Conti, sindaca di San Lazzaro, iscritta a Italia Viva, e’ stata lanciata da Matteo Renzi e ha spaccato il Pd: con lei, infatti, ci sono molti esponenti locali del Pd, fra cui l’europarlamentare Elisabetta Gualmini, che fanno riferimento alla corrente Base riformista. Un suo successo lascerebbe, infatti, ferite nel partito che andrebbero ben oltre Bologna. Letta ha invitato a “non aver paura del confronto”: accettando la sfida a viso aperto e prendendo cosi’ anche un po’ le distanze dal clima avvelenato, fatto di accuse, ricorsi e carte bollate che hanno caratterizzato il clima delle ultime settimane. Isabella Conti, invece, ha incassato il sostegno pubblico di un amico di vecchia data come il cantante Cesare Cremonini, che ha pubblicato sui social una foto di un loro incontro in centro a Bologna. “Sono orgoglioso di te, della tua passione e del tuo grande coraggio, che e’ cosi’ raro oggi”, ha scritto Cremonini sui social. Lepore ha risposto pubblicando una foto di gruppo che rappresenta la “coalizione” che lo sostiene: la vicepresidente della Regione Elly Schlein, l’inventore delle Cucine popolari Roberto Morgantini, il leader delle Sardine Mattia Santori, l’ex socio di Rousseau e storico portabandiera del M5s in citta’ Max Bugani. Intanto, dopo il flop dell’affluenza delle primarie di Torino anche a Bologna si e’ cominciato a dar peso a una questione che fino a qualche giorno fa non preoccupava nessuno. Alle primarie di dieci anni fa, quelle che scelsero Merola, votarono in 28 mila. Domenica ci si accontenterebbe anche di meno: l’obiettivo e’ non scendere troppo al di sotto della soglia psicologica dei 20mila. Si e’ deciso anche di allungare l’orario del voto dalle 20 alle 21 per dare agli elettori di centrosinistra la possibilita’ di votare anche dopo aver visto la partita della Nazionale. Un calo dei votanti sarebbe spiegabile con la situazione post-Covid, un tracollo creerebbe qualche imbarazzo e qualche perplessita’ anche in vista della campagna elettorale delle comunali.

Advertisement

In Evidenza

Nasce Futuro Nazionale, lo statuto del partito di Roberto Vannacci

Depositato lo statuto di Futuro Nazionale, il partito guidato da Roberto Vannacci: 56 articoli, cinque fondatori, struttura organizzativa e battaglie identitarie.

Pubblicato

del

È uno statuto articolato, composto da 56 articoli e 4 disposizioni transitorie, quello di Roberto Vannacci, che dà forma giuridica a Futuro Nazionale. Il documento è stato firmato nei giorni scorsi davanti a un notaio in Toscana.

Secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, i cinque soci fondatori sono:

  • Roberto Vannacci, presidente nazionale con mandato triennale
  • Massimiliano Simoni, coordinatore nazionale, ex consigliere regionale leghista in Toscana
  • Edoardo Ziello, deputato ed ex Lega, responsabile organizzativo nazionale
  • Rossano Sasso, deputato ed ex Lega, con delega per il Sud Italia
  • Annamaria Frigo, responsabile nazionale del tesseramento

Tesseramento e struttura interna

Lo statuto prevede tre tipologie di tessera:

  • simpatizzanti, senza diritto di voto
  • soci ordinari
  • soci onorari
    Queste ultime due con pieno diritto di voto.

È inoltre stabilito che entro tre anni si dovrà tenere il primo congresso nazionale, seguito dall’avvio dei congressi regionali, provinciali e comunali.

Dal punto di vista organizzativo, il partito si dota, sia a livello nazionale che territoriale, di:

  • un esecutivo
  • un’assemblea
  • una direzione disciplinare
  • un responsabile della componente giovanile
  • un responsabile amministrativo

Simbolo e denominazione

Il simbolo di Futuro Nazionale prevede:

  • sfondo blu
  • in alto il nome del movimento
  • al centro un nastro tricolore (non una fiamma, precisano fonti parlamentari)
  • in basso il cognome Vannacci in giallo
  • La denominazione ufficiale del partito è “Futuro Nazionale con Roberto Vannacci”.

Linee politiche e obiettivi

Nel documento statutario trovano spazio le principali battaglie identitarie del movimento. Tra queste è esplicitamente citata la remigrazione, definita come “attuazione della difesa dei confini e dell’identità italiana”, qualificata come una politica che “scaturisce da un valore”.

Gli obiettivi dichiarati comprendono:

  • sicurezza interna ed esterna
  • difesa dei confini nazionali
  • tutela della famiglia naturale e della vita
  • promozione della partecipazione popolare alla vita politica
  • miglioramento della qualità del lavoro e dei salari
  • riduzione della pressione fiscale
  • sostegno all’attività d’impresa
  • miglioramento delle condizioni abitative
  • maggiore equità nei criteri dell’edilizia residenziale pubblica

Un nuovo soggetto nel panorama politico

Con il deposito dello statuto, Futuro Nazionale compie il primo passo formale come soggetto politico organizzato. Resta ora da verificare quale spazio saprà ritagliarsi nel centrodestra italiano e quale sarà la sua capacità di radicamento territoriale, a partire dalla fase congressuale prevista dallo stesso statuto.

Continua a leggere

Politica

Epstein files, Nicola Caputo respinge ogni accusa: “Non c’entro nulla, pronto a chiarire con l’ambasciata Usa”

Nicola Caputo smentisce ogni collegamento con gli Epstein files dopo la diffusione del suo nome sui media Usa. “Non sono io la persona indicata, pronto a chiarire con l’ambasciata”.

Pubblicato

del

“Non c’entro niente con questa storia. Il Nicola Caputo che cercate non sono io”. Con queste parole Nicola Caputo, ex eurodeputato del Pd ed ex assessore regionale campano, oggi passato a Forza Italia e consigliere per l’export del ministro degli Esteri Antonio Tajani, respinge con decisione qualsiasi collegamento con gli Epstein files.

Il nome “Nicola Caputo” è stato indicato da due deputati democratici statunitensi e dalla rivista The New Republic tra quelli presenti nei file desecretati relativi al caso Epstein, insieme ad altre cinque personalità di alto profilo.

“Nel 2009 ero consigliere regionale, nessun contatto con gli Usa”

Caputo chiarisce il contesto temporale: all’epoca dei fatti citati, nel 2009, “ero solo un consigliere regionale e non avevo contatti con gli Stati Uniti”. Una circostanza che, a suo dire, rende priva di fondamento qualsiasi associazione con la vicenda.

L’ex europarlamentare spiega di aver appreso la notizia dai social network e di essersi trovato improvvisamente al centro di un’ondata di attenzione e attacchi: “Ho già dovuto fermare un paio di haters sui miei profili. Poi hanno cominciato a chiamarmi tutti. Non posso credere a quello che mi sta succedendo”.

Richiesta di chiarimenti e denuncia del linciaggio mediatico

Caputo annuncia l’intenzione di muoversi in prima persona per chiarire l’equivoco: “Conto di chiamare al più presto l’ambasciata negli Stati Uniti per avere spiegazioni. Vorrei capire sulla scorta di quali informazioni sarei io il Nicola Caputo tirato in ballo”.

Netta anche la presa di posizione contro la diffusione indiscriminata di nomi: “Di certo non intendo accettare linciaggi mediatici”. Una dichiarazione che punta a ristabilire confini chiari tra indiscrezioni, responsabilità individuali e diritto alla tutela della reputazione, in attesa di eventuali riscontri ufficiali.

Continua a leggere

Politica

Antisemitismo, Pd ancora diviso: due pacchetti di emendamenti al Senato sul ddl

Il Partito Democratico resta diviso sul ddl antisemitismo: presentati due diversi pacchetti di emendamenti in Commissione Affari costituzionali al Senato.

Pubblicato

del

Non si ricuce lo strappo interno al Partito Democratico sul disegno di legge contro l’antisemitismo. Al momento del deposito degli emendamenti al testo base adottato dalla Commissione Affari costituzionali del Senato, sono infatti arrivati due distinti pacchetti di proposte firmate da senatori dem, che riflettono impostazioni politiche e giuridiche differenti.

Due linee politiche diverse

Da una parte gli emendamenti riconducibili all’area riformista e al ddl presentato da Graziano Delrio, dall’altra quelli legati al testo cosiddetto “ufficiale” a prima firma di Andrea Giorgis. Una divisione che conferma le distanze emerse già nelle scorse settimane, quando il Pd aveva depositato due diversi disegni di legge sul tema.

Delrio ha chiarito la differenza di fondo tra le due impostazioni: secondo la sua linea, servono misure specifiche contro l’antisemitismo, mentre il ddl Giorgis si muove in una cornice più ampia di contrasto al discorso d’odio in generale.

Il precedente del ddl Zan

Nel motivare la scelta di mantenere un’impostazione distinta, Delrio ha richiamato il precedente del ddl Zan contro l’omofobia, ricordando che anche in quel caso si affrontava una fattispecie specifica. Una valutazione condivisa anche dalla relatrice del provvedimento, Daisy Pirovano della Lega, che ha sottolineato la necessità di norme mirate per contrastare l’antisemitismo.

L’unico punto di convergenza

L’unica convergenza tra le due anime del Pd riguarda un emendamento comune che chiede di espungere dal testo base l’articolo che vieta le manifestazioni in cui potrebbero essere esposti simboli antisemiti. Su questo punto anche la relatrice Pirovano ha manifestato apertura al confronto.

Il percorso parlamentare

La Commissione Affari costituzionali ha concluso la discussione generale sul provvedimento, scegliendo come testo base il ddl presentato da Massimiliano Romeo. Oltre agli emendamenti del Pd, sono attese proposte di modifica anche da Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Nei prossimi giorni gli emendamenti verranno discussi e votati in Commissione, con l’obiettivo di portare il testo in Aula all’inizio di marzo. La partita parlamentare sul ddl antisemitismo resta quindi aperta, così come il confronto interno al Pd su linea politica e strumenti normativi da adottare.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto