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L’Arma dei Carabinieri compie 207 anni, la riconoscenza di Mattarella: in prima linea contro il Covid

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Per il secondo anno, dato il perdurare della pandemia sebbene in fase calante, i festeggiamenti per l’anniversario della fondazione dell’ Arma dei carabinieri – che a causa del Covid ha contato 30 caduti e 12mila contagiati, ciononostante riuscendo a tenere aperte e operative le 5.500 stazioni presenti nelle varie regioni – si sono tenuti senza la solennita’ del passato e per i 207 anni dalla ‘nascita’ avvenuta nel 1814 si e’ preferito una cerimonia simbolica. Forte e’ stato il riconoscimento espresso dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha ricordato come “con professionalita’ e abnegazione l’Arma dei Carabinieri si e’ adoperata, attraverso tutte le sue articolazioni, per contrastare l’emergenza sanitaria che ha condizionato cosi’ significativamente la vita del Paese negli ultimi 15 mesi”. I carabinieri – ha scritto Mattarella nel suo messaggio al comandante generale dell’Arma, generale Teo Luzi – sono stati “in prima linea” nell’assistenza delle fasce piu’ fragili della popolazione, “dalla consegna di tablet agli studenti per la frequenza delle lezioni a distanza, alla creazione di centri per i tamponi e per la somministrazione dei vaccini, ai numerosi servizi finalizzati alla distribuzione dei sieri e dei dispositivi di protezione”, per limitarsi a qualche esempio. “Preziose sono risultate le specifiche competenze del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute e di grande rilievo – ha aggiunto Mattarella – e’ stato anche l’operato del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro che ha contribuito al rispetto delle misure precauzionali anti Covid-19, favorendo la ripresa delle attivita’ produttive in un’adeguata cornice di sicurezza per la salute dei lavoratori”. Nel corso della celebrazione svoltasi nella caserma De Tommaso sede della Legione Allievi Carabinieri, il premier Mario Draghi ha consegnato alla Bandiera dell’Arma dei Carabinieri la Medaglia d’Oro al Merito Civile in quanto “fedele custode dei diritti garantiti dalla Costituzione, l’Arma dei Carabinieri, attraverso il Comando per la Tutela del Lavoro, con eccezionale senso di abnegazione, offriva prova di straordinario impegno e ammirevole dedizione nel garantire il rispetto delle norme poste a salvaguardia dei rapporti d’impiego, delle prestazioni d’opera e della sicurezza sui luoghi di lavoro”. Il Reparto ha conseguito “risultati di assoluto rilievo nel contrasto allo sfruttamento illecito delle maestranze e all’odioso fenomeno della tratta degli esseri umani”, ha aggiunto Draghi. Il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha sottolineato che “anche nella fase di uscita dalla crisi economica e sociale, l’Arma costituira’ sicuro punto di riferimento quale Istituzione a presidio della legalita’” cosi’ “confermando la tradizione di coraggio, dedizione e sacrificio che ha caratterizzato la sua storia al servizio del Paese”. Il Comandante dell’Arma, generale Luzi, ha voluto rivolgere l’attenzione al futuro. “C’e’ una sicurezza da migliorare attraverso la tecnologia e una sicurezza da preservare nonostante la tecnologia” ha detto, e “l’impegno dell’Arma sara’ sempre piu’ rivolto allo spazio virtuale, per imprimere efficienza a tutti i servizi, a vantaggio dei cittadini, ma anche per contrastare l’uso ostile della rete da parte della criminalita’, enormemente cresciuto durante la pandemia” i Carabinieri, ha poi concluso il generale Luzi “sono – per struttura e per capacita’ – determinati a svolgere un ruolo decisivo a tutela dello sviluppo sostenibile, anche per iniziative internazionali di ‘diplomazia ambientale’, mettendo a disposizione di altri Paesi le competenze, davvero uniche, del comparto forestale”. Un ricordo particolare e’ stato rivolto dal Vertice dell’Arma al Carabiniere Vittorio Iacovacci, proditoriamente ucciso in Congo insieme all’Ambasciatore Luca Attanasio, e la vedova del vice brigadiere Mario Cerciello Rega ha ricevuto dal Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese la Medaglia d’Oro al Valor Civile, tributata alla memoria del militare, assassinato a Roma il 26 luglio 2019.

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Cassazione, obbligo iscrizione a Inpgi per attività giornalistica

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La Cassazione ha confermato definitivamente che, in presenza di svolgimento di attività giornalistica, l’iscrizione all’ Inpgi (l’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani) e’ obbligatoria, a prescindere dalla natura pubblica e privata del datore di lavoro e dal contratto collettivo applicabile al rapporto. Lo riferisce lo stesso ente previdenziale, che spiega: “la Suprema Corte ha depositato nella giornata di oggi la sentenza n.21764/21, intervenuta sul ricorso proposta da una Asl che aveva contestato il verbale ispettivo dell’Inpgi con il quale erano stati richiesti contributi previdenziali per due giornalisti dipendenti dell’azienda sanitaria, denunciati ad altro ente. La Corte, dopo aver ricostruito la storia dell’assicurazione previdenziale Inpgi sotto il profilo normativo, e’ giunta alla conclusione che l’attività svolta dagli iscritti all’Albo presso gli Uffici Stampa non puo’ che essere giornalistica”.

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Morte De Donno, procura indaga per istigazione al suicidio

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La procura di Mantova indaga per il reato di istigazione a suicidio in merito alla morte di Giuseppe De Donno, l’ex primario di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma e padre della terapia anti Covid con il plasma iperimmune. Tra gli atti disposti dal pm c’e’ anche l’autopsia sul corpo del medico, che sara’ effettuata domattina alle camere mortuarie dell’ospedale di Mantova. In pratica, l’obiettivo degli inquirenti e’ comprendere se qualcuno possa aver indotto l’ex primario, che il 5 luglio scorso aveva iniziato le sua nuova attivita’ di medico di base dopo essersi dimesso dall’ospedale, a togliersi la vita, senza lasciare alcun messaggio. Ma tutto lascia al momento propendere per il gesto volontario. De Donno si sarebbe suicidato impiccandosi ed e’ stato trovato martedi’ scorso dai familiari nella sua casa di Eremo di Curtatone. Gia’ ieri sera i carabinieri e il magistrato hanno sentito i familiari, la moglie e i due figli, mentre sono stati posti sotto sequestro i cellulari e il computer del medico. I funerali non si terranno prima della prossima settimana. De Donno, nei mesi caldi della pandemia dello scorso anno, era diventato il simbolo della lotta al virus condotta con il plasma prelevato dagli infettati e guariti e poi trasfuso nei malati. La sua battaglia per imporre la terapia aveva suscitato molte polemiche, dividendo sui social l’opinione pubblica tra favorevoli e contrari. De Donno era un assiduo frequentatore, fino a qualche mese fa, di Facebook, dove anche con falsi profili discuteva con se se stesso dell’efficacia del plasma iperimmune. Qualche tempo fa ne era pero’ uscito quando si era accorto che tanti dei suoi seguaci erano no vax. Sui social la sua morte, oltre a suscitare cordoglio e commozione, ha anche scatenato una ridda di teorie complottistiche. Soprattutto, sulla sua decisione, improvvisa, di dimettersi da primario ospedaliero per intraprendere la carriera del medico di famiglia. De Donno, pubblicamente, non l’aveva mai messa in relazione alla delusione per la terapia del plasma iperimmune giudicata inefficace; quello stop, invece, in lui aveva fatto riaffiorare i fantasmi di un vecchio disagio psicologico fin li’ tenuto sotto controllo. Paradossalmente, l’emergenza Covid con la necessita’ di rimanere in reparto anche 18 ore accanto ai pazienti aveva avuto un effetto positivo su De Donno, svanito via via che l’emergenza in ospedale si affievoliva.

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Non fu morte naturale ma omicidio per questioni eriditarie, il magistrato riapre l’inchiesta

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Archiviato come morte naturale, tre anni dopo la Procura di Siracusa riapre il caso, ritenendo che un settantenne sia stato ucciso da qualcuno che avrebbe cosi’ ereditato i beni della vittima. Che si sia trattato di omicidio e’ convinto il sostituto procuratore Gaetano Bono che, assieme alla collega Francesca Eva, coordina le indagini dei carabinieri. Sull’inchiesta il procuratore capo Sabrina Gambino ha alzato un muro impenetrabile di riservatezza imposto dal segreto istruttorio e dal momento delicato per gli accertamenti in corso, ma i magistrati starebbero valutando l’ipotesi di passare da fascicolo aperto contro ignoti all’iscrizione di un indagato nel registro reati. Questa la storia, che parte nel dicembre del 2018: Luigi Montagno, allevatore di bestiame, settantenne, celibe e senza figli, viene trovato morto nel suo letto a Francofonte, nel Siracusano. I sanitari del 118 avevano constatato il decesso per arresto cardiocircolatorio e la vicenda sembrava definitivamente chiusa.

L’uomo, che aveva dedicato la sua vita al lavoro, era proprietario di terreni ed allevatore di bestiame. Nel corso degli anni era riuscito a mettere da parte un’ingente patrimonio, tra liquidita’ e beni immobili. I carabinieri non si sbilanciano, ma e’ nel denaro e negli interessi economici che si potrebbe nasconde il movente dell’omicidio, troppo frettolosamente passato per morte naturale. A far riaprire le indagini del ‘Cold case’ siracusano sono state le denunce presentate da alcuni parenti della vittima, che hanno fornito a militari dell’Arma e alla Procura di Siracusa una serie di elementi da approfondire per fare luce sulla vicenda. I carabinieri del reparto operativo di Siracusa e del nucleo operativo di Augusta hanno posto l’attenzione, in particolare, sull’incasso di due assegni, per un totale di 41mila euro, dal conto di Montagno, operazione avvenuta poco dopo la morte dell’allevatore. Ma l’elemento che ha maggiormente insospettito investigatori e magistrati e’ stato “la pubblicazione di un testamento olografo, di cui si sospetta fortemente l’autenticita’, che consentirebbe all’unico erede nominato nel documento di acquisire l’intero patrimonio della vittima”. La Procura ha quindi disposto l’estumulazione della salma per far eseguire l’autopsia “che – spiega la procuratrice Gambino – ha consentito di escludere inequivocabilmente la morte per cause naturali”. Sembra che l’esame autoptico abbia chiaramente evidenziato la presenza di segni di violenza sul corpo del settantenne. L’inchiesta prosegue e non si esclude possa sfociare in un prossimo provvedimento giudiziario.

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