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Cinema

Zalone frantuma ogni record al botteghino, “Tolo Tolo” in un giorno incassa quasi 9 milioni di euro in sala

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Checco Zalone batte se stesso. Tolo Tolo, quinto film dell’attore, prodotto dalla Taodue, distribuito da Medusa e diretto per la prima volta dallo stesso Zalone, al primo giorno in sala sfiora gli 8,7 milioni di euro, diventando il film con il maggior incasso di sempre nella storia del cinema italiano nelle prime 24 ore di programmazione e battendo il precedente record di Quo Vado (7,3 milioni).

L’incasso di Tolo Tolo e’ stato di 8.680.232 euro, con oltre 1.175.000 presenze; quattro anni fa Quo Vado aveva rastrellato 7.341.414 euro. “Checco Zalone ha riunito gli italiani dentro le sale cinematografiche” commenta con soddisfazione Pietro Valsecchi, produttore del film: “Un risultato incredibile che mi rende ancora piu’ felice perche’ premia l’opera prima di Checco come regista, una scommessa vinta non solo per gli incassi ma anche per la riuscita del film, che ha saputo divertire ed emozionare grandi e piccoli al di la’ di ogni divisione ideologica.

Il nuovo decennio inizia bene per il cinema italiano grazie a questa iniezione di fiducia e di incassi che ricadono su tutto il sistema cinematografico”.

Cinema, torna Zalone con Tolo Tolo: è lui il re Mida al box office con 173 milioni di incassi

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Cinema

Barack Obama, dopo il Nobel per la pace anche un premio Oscar

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Dopo il premio Nobel per la pace, per Barack Obama anche un premio Oscar: “American Factory” (in italiano Made in Usa – Una fabbrica in Ohio) di Steven Bognar, Julia Reichert e Jeff Reichert. E’ il primo documentario di Higher Ground, la societa’ di produzione dell’ex presidente e di Michelle. Obama ha subito twittato: “congratulazioni a Julia e Steven, i registi dietro American Factory, per aver raccontato una storia cosi’ complessa e commovente sulle conseguenze molto umane del difficile cambiamento economico. Sono felice di vedere due persone assolutamente perbene e talentuose portare a casa l’Oscar per la prima produzione di Higher Ground”.

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Cinema

La notte degli Oscar: Joaquin Phoenix miglior attore protagonista per Joker, Parasite il miglior film

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Il miglior film è “Parasite” e porta  casa 4 statuette, tutte pesanti. Oltre a miglior film anche miglior regìa, miglior sceneggiatura e miglior film internazionale, è infatti coreano.

Oscar per il miglior attore protagonista a Joaquin Phoenix: il premio per la magistrale interpretazione del cattivo nel film Joker di Todd Phillips era atteso, secondo le previsioni. Sul palco ha ricordato il fratello morto giovane tragicamente: “Abbiamo avuto paura di cambiare, ha detto nel ricevere la statuetta, sono stato un collega difficile, non ero una bella persona ma mi hanno dato la possibilità di cambiare”.

“Joker” ha vinto anche per la migliore colonna sonora originale Statuetta a Hilder Guonadottir.

Il miglior film è “Parasite” e porta  casa 4 statuette, tutte pesanti. Oltre a miglior film anche miglior regìa, miglior sceneggiatura e miglior film internazionale. Ilpremio per la miglior regia va al sudcoreano Bong Joon Ho che ha omaggiato tutti gli altri registi in nomination: “Mi piacerebbe avere una motosegna per dividere il premio con voi”, ha detto.  Bong Joon-Ho li ha ringraziati a partire da Martin Scorsese che ha ricevuto una standing ovation ed ha spiegato di aver studiato i suoi fil. Rivolgendosi a Tarantino ha poi detto: “Quentin ha sempre messo i miei film nella lista dei preferiti anche quando non mi conosceva nessuno negli Usa. Todd (Phillips) Sam (Mendes) vi ammiro”.

Oscar per la miglior attrice protagonista a Renee Zellweger per la magistrale interpretazione di Judy: lei ha dedicato l’importantepremio ai genitori arrivati negli Stati Uniti da immigrati.

È Brad Pitt il miglior attore non protagonista. Nel ricevere la statuetta, dedicata ai suoi bambini (“Tutto perde”) ha rivolto un ringraziamento a  Quentin Tarantino:”Il cinema sarebbe triste senza di te, ha detto l’attore, sei originale, davvero unico”. Brad Pitt  ha ricevuto l’Oscar per C’era una volta a…Hollywood, è  la seconda statuetta in carriera.

Pitt dal palco ha anche accusato il Senato a maggioranza repubblicana di aver bloccato la testimonianza di Bolton, ex Consigliere per la sicurezza nazionale, nel corso del processo per l’impeachment del presidente Donald Trump.

Oscar per la migliore attrice non protagonista va a Laura Dern per Storia di un matrimonio di Noah Baumbach.”È  un onore essere qui”, ha detto Laura Dern ringraziando l’Academy e  regista e attori del film, distribuito da Netflix, ma in particolare ha voluto rendere omaggio ai genitori, definiti i suoi “supereroi”. Questo Oscar e’ “il miglior regalo di compleanno che si possa ricevere”, ha detto la Dern, nata proprio il 10 febbraio del 1967.

Omaggio a Kobe Bryant sul red carpet degli Oscar su Hollywood Boulevard a Los Angeles: protagonista Spike Lee, che indossava uno smoking color viola e oro con il numero 24 applicato sulla giacca. Lee, un fan del basket, nel 2009 ha diretto il documentario “Kobe: Doin’ Work” sulla celebre etica del lavoro della star dei Lakers morto tragicamente due settimane fa in un incidente di elicottero. “Ci manca a tutti” ha detto il regista.

L’Oscar per la miglior canzone originale va a Elton John e Bernie Taupin per (I’m Gonna) Love me Again del film Rocketman. Per Elton John è

il secondo Oscar dopo quello vinto nel 1995 per Il Re Leone.

 

 

La statuetta per i migliori effetti speciali va a Guillaume Rochereon, Greg Butler e Dominic Tuohy per 1917 di Sam Mendes.1917 vince per la migliore fotografia Statuetta a Roger Deakins. L’Oscar per il miglior sonoro va a Mark Taylor e Stuart Wilson per 1917 di Sam Mendes.

L’Oscar per la migliore scenografia va Barbara Ling (production design) e Nancy Haigh (set decoration) per C’era una volta a…Hollywood di Quentin Tarantino. Quello per il miglior trucco e acconciatura va a Kazu Hiro, Anne Morgan e Vivian Baker per Bombshell – La voce dello scandalo di Jay Roach.

Oscar per i migliori costumi a Jacqueline Durran per Piccole Donne di Greta Gerwig. Per la costumista si tratta della seconda statuetta dopo quella vinta nel 2013 per Anna Karenina.

The Neighbors’ Window, regia di Marshall Curry, vince l’Oscar per il miglior cortometraggio.

L’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale va a Taika Waititi per Jojo Rabbit.

American Factory si aggiudica l’Oscar per il miglior documentario. Il film di Steven Bognar, Julia Reichert e Jeff Reichert, distribuito da Netflix, è sui diritti dei lavoratori.

Toy Story 4 di Josh Cooley ha vinto l’Oscar come miglior film d’animazione.

l’Oscar come miglior corto d’animazione va a Hair Love, regia di Bruce W. Smith, Matthew Cherry e Everett Downing Jr.

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Cinema

Addio a Kirk Douglas, indimenticabile Spartacus di Hollywood

È morto all’età di 103 anni Kirk Douglas, icona di Hollywood e star di film cult come “Spartacus”. Lo riferiscono i media americani. Kirk Douglas, che aveva festeggiato il suo 103esimo compleanno lo scorso 9 dicembre, era il più longevo detentore di un premio Oscar.

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E’ stato probabilmente l’ultimo dei ”duri’ della Hollywood degli anni d’oro e la leggenda vuole che si sia spaventato una volta sola quando e’ stato colpito da un ictus all’inizio del 1996 e arrivo’ in ospedale ”letteralmente terrorizzato” come si affrettarono a raccontare i medici ai cronisti. Ma poi e’ arrivato alla meravigliosa eta’ di 103 anni, ictus a parte Issur Danielovitch, vero nome di Kirk Douglas unico maschio di sette figli emigrati ebrei russi, che ha interpretato nella vita vita piu’ o meno gli stessi personaggi nei circa 80 film che lo hanno visto protagonista in oltre 50 anni di carriera. Fisico roccioso, carattere spigoloso come ben sanno i registi che lo hanno diretto, Douglas ha affrontato con orgogliosa caparbieta’ la difficolta’ che la vita gli ha posto davanti: dalla cronica poverta’ dell’infanzia ai rapporti difficile con il il padre che pure lo incoraggio’ nella sua carriera, alla non facile gestione dei quattro figli maschi Michael, Joel, Peter ed Eric dei quali fu padre-padrone egocentrico ed invadente. Ma il ruolo di ‘macho’ non e’ stato l’unico che amava ricordare in una lunga ed articolata carriera.

Nato ad Amsterdam nello stato di New York il 9 dicembre 1916 da una famiglia di russi analfabeti (il padre, come ricordera’ nella sua autobiografia era un ”venditore di stracci”) si mantenne agli studi facendo il cameriere, poi il lottatore, poi finalmente il direttore dell’Accademia d’arte drammatica lo ammise gratuitamente per merito. Il suo esordio nel cinema dopo l’apprendistato a Broadway si deve a Lauren Bacall. Fu infatti la moglie di Bogart a segnalarlo al produttore de ”Lo strano amore di Marta Ivers”, che segno’ l’inizio della sua carriera nel 1946. Proprio ai suoi primi film faceva riferimento per parlare della versatilita’ della sua carriera, accanto alla Stanwyck era stato infatti un procuratore alcolizzato in ”Lettera a tre mogli’, poi nel 1949 sara’ nel film che gli dara’ la popolarita’ e una candidatura all’Oscar (”Il grande campione’), nei panni di un pugile egoista. Intanto due anni prima sul set de ‘Le vie della citta”’ aveva incontrato Burt Lancaster, l’amico di una vita con cui girera’ altri sedici film fino a ”Due tipi incorreggibili”.

Tutti film nei quali incarnava il classico duro. Protagonista di film iconici come ‘Spartacus’, ‘Orizzonti di Gloria’, ‘Il bello e il brutto’. Il giorno del suo compleanno da anni lo festeggiava donando agli altri: “Dare in beneficenza e’ un atto egoistico – diceva – perche’ mi fa stare bene”. Nel 2015 insieme alla moglie Anne Buydens – anche lei centenaria -, con la quale aveva condiviso la vita per oltre 60 anni, ha donato 15 milioni di dollari ad una clinica di Los Angeles per ex attori e lavoratori di Hollywood colpiti dal morbo di Alzheimer.

Nominato all’Oscar tre volte, Douglas ha ricevuto l’onorificenza piu’ prestigiosa dell’Academy: l’Oscar alla carriera nel 1996. Dopo la morte del figlio Eric per overdose, altre tragedie colpirono l’attore negli anni Novanta: nel 1991 Douglas sopravvisse per miracolo ad un incidente di elicottero dove due dei suoi compagni di volo persero la vita. Nel 1996 un ictus gli tolse la parola. Ma tenace come sempre, con ore ed ore di terapie riabilitative, Kirk riprese almeno un po’ la capacita’ di comunicare fino a conquistare l’oscar e superare il secolo. Di lui, tra gli ultimi rappresentanti della Hollywood degli anni d’oro, rimane il fisico atletico, lo sguardo azzurrissimo e un inconfondibile fossetta in mezzo al mento. La notizia della morte della leggenda del cinema e’ stata data da suo figlio, l’attore Michael Douglas, con un post su facebook: “E’ con grandissima tristezza che io ed i miei fratelli annunciamo che Kirk Douglas ci ha lasciati, all’eta’ di 103 anni. Per il mondo era una leggenda, un attore dell’epoca d’oro del cinema che ha vissuto a lungo nei suoi anni d’argento, un attivista umanitario la cui dedizione alla giustizia ha indicato uno standard al quale tutti noi possiamo aspirare. Ma per noi era solo un papa’”.

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