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Cronache

‘Willy un esempio”, il ricordo del Presidente Mattarella

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“Siamo sconvolti per la morte di Willy, pestato a morte per aver difeso un amico contro la violenza. Il suo volto sorridente restera’ come un’icona di amicizia e di solidarieta’, che richiama i compiti educativi e formativi della scuola e dell’intera nostra comunita’”. Cosi’ il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato il giovane ammazzato di botte una settimana fa parlando a Vo in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico. “La scuola, la cultura, il confronto continuo – ha aggiunto – sono anche antidoti al virus della violenza e dell’intolleranza, che puo’ infettare anch’esso la comunita’ se viene ridotta l’attenzione”. Per questo “occorre spiegare il massimo impegno per contrastare chi pratica una violenza vile e brutale che piu’ volte si e’ manifestata anche nei giorni scorsi. Chi la predica o la eccita nei social”. Accelera intanto l’indagine della Procura di Velletri. Gli inquirenti continuano ad ascoltare testimoni, molti dei quali presentatisi spontaneamente, con l’obiettivo di individuare altre persone coinvolte nella rissa poi sfociata nel tragico pestaggio del 21enne di origini capoverdiane. In questo ambito chi indaga punta a circoscrivere le posizioni e al momento il lavoro si starebbe concentrando su almeno 3 tre persone che avrebbero avuto un ruolo “attivo”. Al setaccio chat e telefonate, in particolare le due che i fratelli Gabriele e Marco Bianchi, accusati di omicidio volontario assieme a Mario Pincarelli e Francesco Belleggia, hanno ricevuto da un loro amico che li allertava della lite in corso e del fatto che la situazione nella zona della movida si stava “surriscaldando”. Alla luce delle verifiche incrociate su una serie di testimonianze, gli inquirenti potrebbero procedere alla formale iscrizione nel registro di altri indagati ai quali potrebbe essere contestato il favoreggiamento o, addirittura, il concorso. Parallelamente a questa attivita’, i pm di Velletri hanno disposto una serie di accertamenti tecnici scientifici. I magistrati hanno delegato una attivita’ istruttoria anche per l’auto, un suv Audi, a bordo della quale la notte tra il 5 e il 6 ottobre era presenti i fratelli Bianchi. I carabinieri svolgeranno verifiche sull’auto posta sotto sequestro nelle ore immediatamente successive ai fatti. L’obiettivo degli inquirenti e’ individuare all’interno del suv la presenza di tracce ematiche riconducibili alla vittima ma anche biologiche legate al fatto che i Bianchi, parlando con il gip, hanno affermato che si trovavano nella “zona del cimitero” per consumare un rapporto sessuale con delle ragazze di cui pero’ non hanno fornito il nome. Forse gia’ domani, infine, il difensore dei due “gemelli” Bianchi formalizzera’ l’istanza al tribunale del Riesame che potrebbe fissare l’udienza nei prossimi giorni. Oggi l’avvocato Massimiliano Pica si e’ recato in carcere, a Rebibbia, per incontrare i suoi assistiti. “Sono provati”, si e’ limitato ad affermare il penalista. I due, assieme a Pincarelli, hanno chiesto di potere essere trasferiti nel reparto “protetto” del penitenziario romano per paura di eventuali ritorsioni da parte di altri detenuti.

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Ucciso a Capodanno, il killer è nullatenente e le spese di giustizia le accollano alla vittima: parla Valentina Sarpa

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Rimase vittima, a soli 24 anni, di un colpo di pistola esploso a Capodanno dalla figlia di un boss dei Quartieri Spagnoli di Napoli. L’assassina, nullatenente, non ha così liquidato le spese processuali e così la Giustizia ha pensato bene di accollarle, le spese processuali, alla famiglia della vittima. Parliamo di una cifra di quasi 18mila euro. A rendere nota la storia è l’avvocato Angelo Pisani, presidente di NoiConsumatori. La cartella esattoriale, con richiesta perentoria di 18.600,89 euro, è stata addebitata oggi alla famiglia Sarpa.

La colpa di questa famiglia, pesantemente colpita negli affetti con l’assassinio del loro giovane figlio a 24 anni, spiegano gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, è stata quella di “essersi costituita parte civile nel processo contro Emanuela Terracciano, all’epoca 22enne, figlia del defunto boss Salvatore detto “‘o niron” . La donna è stata condannata nel procedimento penale in via definitiva a 8 anni di reclusione e al risarcimento in sede civile di oltre 626mila euro e al pagamento delle spese processuali. “Ma siccome è nullatenente – fa sapere Angelo Pisani – a rispondere in solido ora è la famiglia”. Pisani spera in un intervento del Presidente della Repubblica e in una revisione della normativa anche fiscale che, sottolinea, “si sta rivelando una beffa per le vittime della criminalità”.

(nella foto in evidenza Angelo e Sergio Pisani, fratelli e avvocati che tutelano gli interessi della famiglia Sarpa)

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Suarez cittadino italiano grazie ad un esame truffa: test e punteggi concordati per il campione del Barcellona

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La Guardia di Finanza sta procedendo all’acquisizione di documenti negli uffici dell’Università per stranieri di Perugia in relazione a presunte irregolarità nella prova di certificazione della lingua italiana, svolta il 17 settembre scorso, dal calciatore uruguaiano Luis Alberto Suárez Diaz, necessaria all’ottenimento della cittadinanza italiana. Le indagini, coordinate dalla procura di Perugia e condotte dal nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Perugia, sono scattate a febbraio 2020 per fatti diversi e maturati nel contesto dell’Università per stranieri. “Dalle attività investigative – sottolinea in una nota della Procura firmata da Raffaele Cantone – è risultato che gli argomenti oggetto della prova d’esame sono stati preventivamente concordati con il candidato e che il relativo punteggio è stato attribuito prima ancora dello svolgimento della stessa, nonostante sia stata riscontrata, nel corso delle lezioni a distanza svolte da docenti dell’ateneo, una conoscenza elementare della lingua italiana”.

Raffaele Cantone. Procuratore di Perugia

“Non dovrebbe, deve, passerà, perché con 10 milioni a stagione di stipendio non glieli puoi far saltare perché non ha il B1”. E’ una delle intercettazioni contenute nel decreto di sequestro probatorio emesso dalla procura di Perugia in relazione alle presunte irregolarità nell’esame di italiano per la cittadinanza del calciatore Luis Suárez.

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Torna in carcere dopo qualche mese di “permesso premio covid” il boss Pasquale Zagaria

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Torna in carcere Pasquale Zagaria, ergastolano e fratello del capoclan dei Casalesi Michele. Il boss è da questa mattina nel carcere di Opera a Milano, la struttura individuata dal Dap come luogo idoneo per la detenzione. Il signore Pasquale Zagaria, così, potrà stare vicino casa e potrà ricevere facilmente visite familiari in carcere a Milano. Pasquale Zagaria, per chi non lo sapesse, era stato scarcerato ad aprile, in piena emergenza Covid, dal giudice di sorveglianza di Sassari, e mandato a casa a Pontevico, nella Bresciana. È lì che il camorrista viveva assieme alla sua signora. Il boss Zagaria, che è malato da tempo, ha goduto di affetto, vitto e alloggio familiare grazie  all’emergenza Coronavirus. L’ospedale di Sassari dove seguiva le terapie per una patologia, non era  in grado di prestargli le cure necessarie. Il tribunale di sorveglianza di Sassari aveva  disposto un termine di cinque mesi alla misura dei domiciliari. Permesso scaduto ieri. Il tribunale di Brescia, al quale i colleghi sardi avevano girato il fascicolo per competenza, hanno dunque ritenuto cessate le esigenze e riportato il boss in carcere. Ma non è tornato a Sassari, bensì a Opera, Milano, vicino casa. Forse a Sassari, nello stesso carcere dove è stato ristretto fino ad aprile Pasquale Zagaria, sarà presto trasferito, Michele Zagaria, il capo dei capi del clan dei Casalesi.

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