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Economia

Virus infame doppiamente, arricchisce i Paperoni e impoverisce i poveri: Zuckerberg terzo riccone al mondo

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  La pandemia del coronavirus travolge le economie mondiali spingendole sull’orlo della recessione ma fa bene ai Paperoni americani. Dalla meta’ di marzo, quando sono scattati i lockdown, alla meta’ di maggio i 600 piu’ ricchi d’America hanno guadagnato 434 miliardi di dollari. E Mark Zuckerberg e’ uno di quelli che ha guadagnato di piu’, tanto da aver scavalcato nell’indice dei miliardari di Bloomberg il re del lusso Bernard Arnault, strappandogli la terza posizione. Sui gradini piu’ alti restano Jeff Bezos e Bill Gates. Il numero uno di Facebook diventa dunque il terzo uomo piu’ ricco al mondo: vale 87,8 miliardi di dollari, ovvero ha guadagnato 30 miliardi dal 17 marzo, il giorno dopo che l’area di San Francisco e’ entrata in lockdown. Prima della chiusura Zuckerberg valeva infatti 57,5 miliardi ed era relegato alla quinta posizione in classifica. Facebook, secondo i risultati del primo trimestre, sta navigando la pandemia meglio delle attese adeguandosi anche alle nuove esigenze di mercato, ampliando la sua presenza nello shopping online di fatto sfidando Amazon e i suoi servizi di video chat anche per il business. L’ascesa di Zuckerberg si inserisce nella corsa dei Paperoni americani. Secondo uno studio dell’American for Tax Fairness e dell’Institute for Policy Studies Program for Inequality sulla base dei dati di Forbes, i 600 uomini piu’ ricchi d’America hanno visto crescere del 15% la loro ricchezza negli ultimi due mesi, portando la loro fortuna complessiva a 3.380 miliardi di dollari. Una volata che arriva mentre 38,6 milioni di americani hanno presentato richiesta per ottenere i sussidi alla disoccupazione nelle ultime nove settimane, e che mostra le due facce dell’America in cui le disuguaglianze con il coronavirus sembrano essersi accentuate invece che ridotte come molti speravano.

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Economia

Spadafora pensa alla salute dei tifosi e vuole diretta gol come in Germania, ma in Italia Sky pensa solo ai soldi

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“Se serve, sono disponibile come ministro e come governo a mettere nello stesso provvedimento che firmeremo per la riapertura del campionato le norme che serviranno per avere anche in Italia la diretta gol, come succede in Germania” ha detto il ministro per le Politiche giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora, al Tg3. “In Germania – ha spiegato il ministro -, Sky ha trovato un accordo per la diretta gol, nel rispetto dei diritti di chi ha l’abbonamento per le partite del campionato. Penso – ha aggiunto Spadafora – che dovremo pensarci anche in Italia. Eviterebbe, qualora riprendesse la stagione, assembramenti in luoghi pubblici, in bar, visto che le persone non possono andare allo stadio e potrebbero invece vedere i gol direttamente da casa, in sicurezza”. Sky fa molta resistenza in Italia. Perchè pensa ai soldi. Da mesi prende soldi dagli abbonati al calcio senza aver dato il servizio e su quel versante ci saranno sicuramente centinaia di migliaia di vertenze di abbonati a Sky per il mancato rispetto del contratto di abbonamento da parte dell’azienda. Aziende che nel mentre prendeva soldi dagli abbonati, ha poi pensato bene di non versare ai club l’ultima rata da 220 milioni di euro per i diritti tv. Insomma, una bella gatta da pelare. Per fortuna il ministro dello Sport Spadafora ha dimostrato di aver la schiena dritta e di pensare ai consumatori.

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Economia

Fase 2: Cgia: perse 11 mila aziende, a fine anno saranno 100 mila

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In tre mesi in Italia sono state perse quasi 11 mila aziende artigiane e senza aiuti potrebbero diventare 100 mila a fine 2020. A sostenerlo e’ la Cgia di Mestre, per cui si tratta di un dato negativo, ma in linea con quanto registrato nello stesso arco temporale dei tre anni precedenti. Secondo l’associazione che rappresenta artigiani e piccole imprese, il peggio dovrebbe arrivare nei prossimi mesi, quando l’effetto economico negativo del Covid si fara’ sentire con maggiore intensita’. “In questi due mesi e mezzo di lockdown, molti artigiani senza alcun sostegno al reddito sono andati in difficolta’ – dice Paolo Zabeo della Cgia – e non sono stati pochi coloro che hanno ipotizzato di gettare la spugna e chiudere definitivamente. Dopo una settimana dalla riapertura totale, invece, lo stato d’animo e’ cambiato. C’e’ voglia di lottare, di resistere, di risollevare le sorti economiche della propria attivita’. Purtroppo, non tutti ce la faranno a sopravvivere con una perdita di almeno 300 mila posti di lavoro a fine anno”.   L’entita’ della contrazione dipendera’ dalle misure di sostegno che verranno introdotte dal Governo nei prossimi 2-3 mesi – rileva la Cgia – tenendo conto che negli ultimi 11 anni lo stock delle imprese artigiane e’ crollato di quasi 200mila unita’, al 31 marzo 2020 le aziende artigiane attive in Italia ammontavano a 1.275.970. Per evitare che entro la fine del 2020 si registri una ulteriore moria di tantissime botteghe artigiane, la Cgia rileva la necessita’ di erogare a queste attivita’ importanti contributi a fondo perduto e di azzerare per l’anno in corso le imposte erariali: come l’Irpef, l’Ires e l’Imu sui capannoni. “L’artigianato – afferma il segretario degli Artigiani di Mestre Renato Mason – ha bisogno di sostegno perche’ e’ l’ elemento di coesione sociale del nostro sistema produttivo. Se spariscono le micro imprese, rischiamo di abbassare notevolmente la qualita’ del nostro made in Italy. E’ vero che con il decreto Rilancio sono state introdotte diverse misure tra cui l’azzeramento del saldo e dell’acconto Irap in scadenza a giugno, la riproposizione dei 600 euro per il mese di aprile e la detrazione del 60% degli affitti, ma tutto questo e’ ancora insufficiente a colmare la rovinosa caduta del fatturato registrata in questi ultimi mesi da tantissime piccole realta’”. Troppi provvedimenti che rischiano di disperdere in tanti rivoli le risorse messe a disposizione – conclude – che, invece, dovrebbero essere convogliate solo su tre voci: famiglie, indennizzi diretti alle imprese e taglio delle tasse”.

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Expo, Sala: società in liquidazione con 40 milioni di utile

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“La societa’ Expo 2015 in liquidazione presenta dei conti che riassumono dieci anni di percorso con un avanzo, quindi un utile di 40 milioni”: il sindaco di Milano Giuseppe Sala lo ha annunciato nel suo quotidiano video sui social, convinto che a questo punto sia arrivata la fine del “tormentone sul presunto buco della societa’, con i titoli dei giornali che parlavano di 200 milioni di buco” o di “400 milioni di buco”, al momento della sua candidatura pochi mesi dopo la fine dell’esposizione. “Questa storia finisce ieri per me”, ha concluso.

“Vi dico queste cose al di la’ del fatto che per me e’ una grande soddisfazione, anche perche’ penso che in momenti difficili come questi bisogna poter dire e poter pensare che pur in un Paese difficile come il nostro, pur in momenti storici a volte anche cattivi come questo, si puo’ fare – ha aggiunto Sala – Si puo’ fare se si ha competenza, onesta’ e dedizione, le caratteristiche di chi ha lavorato con me”. “Molti pensieri affollano la mia mente da ieri in particolare mi ricordo le mie parole il primo maggio 2015, quando dissi: ‘Tutto cio’ che voi vedete non e’ frutto di un miracolo ma dell’enorme dedizione e del lavoro di tante persone'”, ha concluso il sindaco.

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