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Vilipendio a Napolitano, a processo il sottosegretario agli Interni Carlo Sibilia

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Il sottosegretario dell’Interno Carlo Sibilia e’ stato rinviato a giudizio dal gup di Roma per l’accusa di vilipendio all’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. I fatti risalgono all’ottobre del 2014 quando Sibilia, all’epoca deputato degli M5S, pubblico’ un tweet riferendosi alla testimonianza che il presidente Napolitano avrebbe dovuto rendere nel processo sulla presunta trattativa Stato-Mafia affermando: “Perche’ secondo voi impediscono agli scagnozzi #Riina e #Bagarella di ‘vedere’ il boss? #trattativastato mafia”. Il processo e’ stato fissato al prossimo 16 dicembre davanti al giudice monocratico.

“Si tratta di un fatto risalente al 2014. Parliamo della denuncia di un privato cittadino che verra’ dibattuta nelle sedi opportune. Dal canto mio, per opportunita’ e correttezza, dico solo che ho fiducia nella magistratura”. Cosi’ il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia con riferimento alla notizia del rinvio a giudizio per vilipendio. “Da sempre sono a difesa delle istituzioni. Il mio era un giudizio politico e nulla aveva a che fare con il ruolo e l’onorabilita’ della carica del Presidente della Repubblica”, conclude.

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M5s, Crimi: Stati generali online e rinviati al 14 e 15 novembre

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Vito Crimi. Capo politico del M5S

“Gli Stati Generali del MoVimento 5 Stelle sono un momento di confronto ormai non rinviabile, ma in ottemperanza alle disposizioni assunte del Governo, l’incontro nazionale non potrà che essere svolto a distanza. Per poter predisporre la modalità telematica che consenta ai tavoli di lavoro di potersi confrontare approfonditamente, la due giorni di chiusura dovrà essere rinviata di una settimana e pertanto si svolgera’ nelle date del 14 e 15 novembre”. Questa è l’ultima comunicazione fatta dal capo politico provvisorio del M5S Vito Crimi in un post sul blog delle Stelle.

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Miccichè è il nuovo sindaco di Agrigento: ha sconfitto al ballottaggio Firetto

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Francesco Miccichè è il nuovo sindaco di Agrigento: ha sconfitto al ballottaggio il primo cittadino uscente   Lillo Firetto. Miccichè è appoggiato da una parte del centrodestra e da alcune liste civiche: quando manca una manciata di sezioni da scrutinare è in vantaggio con oltre il 60 per cento dei voti.

 

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Calenda si candida per Roma, auspico un appoggio largo

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Carlo Calenda si candida a Sindaco di Roma, confermando le indiscrezioni di una sua discesa in campo per la guida del Campidoglio. Il leader di Azione lo annuncia in diretta tv, collegato con la trasmissione di Rai 3 “Che tempo che fa”. Definisce la sua scelta “un dovere e una grande avventura”. Consapevole dei dubbi della maggioranza giallorossa sul suo nome, l’ex ministro dello Sviluppo Economico non elude lo scoglio principale della sua candidatura, cioe’ l’assenso dei dem. “Ovviamente non posso parlare a nome del Pd. Esiste un tavolo, poi certamente auspico un appoggio largo sulla mia persona non solo dei partiti ma anche delle associazioni e le organizzazioni sul territorio”. Fabio Fazio lo incalza sul punto dolente. “Perche’ – chiede il conduttore – i dem dovrebbero sostenerla? “Il Pd – risponde – dovrebbe appoggiare la mia candidatura se pensano sia la persona adatta a governare Roma. Dicevano mai con i Cinque Stelle e poi hanno cambiato idea, io sono ancora la’”. Detto questo, Calenda sa bene che ha di fronte un sentiero molto stretto. E l’unico modo che ha per arrivare sino in fondo, come candidato unitario, e’ ovviamente distinguere la vicenda del governo nazionale, di cui lui resta un fiero oppositore, da quella cittadina. Non a caso ribadisce i limiti, a suo giudizio evidenti, dell’amministrazione Raggi, punto su cui c’e’ ampia convergenza con Nicola Zingaretti. “I mali di Roma – spiega – vengono da lontano, ma con M5s e Raggi e’ peggiorato tutto. Io e il Pd pensiamo entrambi che la gestione dei M5s sia stata disastrosa”.

Sulla strada della scelta del candidato del centrosinistra, secondo Calenda non possono esserci le primarie di coalizione, come proposto da piu’ parti dell’alleanza: “Io ho fatto anche lo scrutatore alle primarie del Pd, ma credo che dobbiamo cercare di allargare il campo il piu’ possibile. E poi c’e’ un piccolo dettaglio, c’e’ un’emergenza sanitaria. Come pensiamo che la gente esca di casa…Insomma, farle adesso sarebbe complicato, farle piu’ avanti significherebbe parlarci addosso per mesi. Poi – ricorda – dalle primarie uscirono sconfitti Sassoli e Gentiloni, che ora il Pd vorrebbe candidati”. Silente il Pd, a favore delle primarie si esprime invece Paolo Cento di Sinistra Italiana. Sul fronte opposto, quello del centodestra, Matteo Salvini, in vista del vertice dei leader di martedi’, conferma che il loro candidato unitario non sara’ “un politico” ma un esponente della societa’ civile : “Di Roma ne parleremo questa settimana, come per gli altri capoluoghi che vanno al voto. Non cisaranno candidati di partito – assicura da Genova – ma candidati sostenuti dalla coalizione che arrivano dal mondo del lavoro, del volontariato, delle professioni”.

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