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Venezuela, arrivano i primi aiuti per l’emergenza ospedali a Caracas

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Un aereo da trasporto proveniente da Panama ha scaricato a Caracas tonnellate di materiali e medicine appartenenti alla Federazione internazionale della Croce Rossa e Mezza luna rossa (Ifrc) che saranno in una prima fase distribuiti per affrontare le emergenze esistenti negli ospedali e nelle cliniche del settore pubblico del Venezuela. L’arrivo del contingente di aiuti umanitari e’ stato confermato via Twitter dalla Croce rossa del Venezuela che sara’ incaricata di distribuirli in tutto il Paese.

All’aeroporto internazionale di Maiquetia, il presidente della Croce rossa del Venezuela, Mario Villaroel, ha precisato che “si tratta di materiale medico, generatori elettrici e farmaci che saranno distribuiti in diversi ospedali del Paese, cosi’ come aveva preannunciato il 29 marzo scorso il presidente della nostra Federazione internazionale, Francesco Rocca. Dopo aver ringraziato “tutte le istituzioni pubbliche e private che hanno reso possibile l’ingresso di questi aiuti”, Villaroel ha riaffermato che “saranno distribuiti in adesione ai principi fondamentali del nostro movimento, soprattutto quelli di neutralita’, imparzialita’ ed indipendenza”. Chiediamo a tutti “senza eccezione – ha concluso – di non permettere la politicizzazione di questo grande risultato”.

Preannunciando l’operazione, Rocca aveva chiarito che essa era simile a quella avviata in Siria, e che si proponeva di “raggiungere nel tempo 650.000 persone bisognose di assistenza”. L’emergenza umanitaria e’ stato uno dei grandi temi di dibattito e polemiche in Venezuelam denunciata con forza dall’opposizione, guidata Juan Guaido, presidente dell’Assemblea nazionale (An) autoproclamatosi presidente ad interim. Il 23 febbraio lo stesso Guaido ha tentato di far entrare sul territorio venezuelano aiuti per la popolazione in sofferenza, forniti da Stati Uniti e Colombia. L’operazione, che doveva essere realizzata in simultanea dal confine colombiano, da quello brasiliano e dall’isola di Curacao, e’ pero’ naufragata per la decisa opposizione del governo e dell’esercito venezuelani. Giorni fa il presidente Nicolas Maduro, dopo aver incontrato Peter Maurer, presidente del Comitato internazionale della Croce rossa (Icrc), ha dichiarato che “Abbiamo raggiunto un accordo per lavorare, insieme agli organismi delle Nazioni Unite (Onu), per portare in Venezuela tutto il sostegno, tutti gli aiuti umanitari che possono essere portati”.

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Assembramenti, chiuso uno stabilimento balneare vicino Roma

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Nel corso dei servizi straordinari di controllo del territorio, il Commissariato di Polizia di Fiumicino ha proceduto alla chiusura immediata e per 5 giorni di uno stabilimento balneare sul lungomare di Maccarese, per “palese violazione delle misure sul distanziamento sociale”. Il provvedimento si e’ reso necessario perche’ l’elevato numero di persone, che “stipate ai tavoli consumavano alimenti e bevande ed ascoltavano musica, non ha permesso, rispetto allo spazio disponibile, di ripristinare le idonee distanze. Inoltre, gli avventori, mentre per la ressa si spostavano a fatica all’interno del locale, non utilizzavano sistemi di protezione”. Lo stesso esercizio commerciale, per analoghi motivi, era stato gia’ chiuso nei giorni scorsi dalla Polizia Municipale di Fiumicino.

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Giornalisti Espresso aggrediti:condannati 2 militanti estrema destra

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Due condanne per l’aggressione ad un giornalista e fotografo del settimanale Espresso avvenuta il 7 gennaio del 2019 al Verano mentre era in corso una commemorazione da parte di militanti di estrema destra per i morti di Acca Larenzia. I giudici hanno inflitto 5 anni e 6 mesi di carcere per Giuliano Castellino, leader di Forza Nuova, e per Vincenzo Nardulli di Avanguardia Nazionale. Nei confronti dei due il pm Eugenio Albamonte contesta i reati di lesioni e rapina aggravata. Lasciando l’aula Castellino ha urlato: “siete una manica di buffoni”.

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Operata al ginocchio muore dopo 48 ore, aperta un’inchiesta

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Era un supplizio camminare con quel dolore indicibile al ginocchio sinistro. Alla fine si è dovuto operare. Un intervento di protesi. Una operazione quasi di routine, niente di particolarmente difficile. Filomena, questo era il suo nome, non c’è più. È morta. Il suo intervento chirurgico è slittato per più di tre mesi perchè in costanza di coronavirus la sanità campana (e quella italiana in genere) assicurava solo prestazioni contro il covid 19. Le altre malattie? Dimenticate. Da un lato le autorità sanitarie non avevano attenzioni se non per il coronavirus, dall’altra la campagna mediatica martellante sull’epidemia virale ha terrorizzato pazienti anche con gravi patologie che nel frattempo sono diventati sempre più difficili da ciurlare. Due mesi fa la donna è poi entrata in sala operatoria dove le è stata sistemata la rotula con una placca metallica. Due giorni dopo l’intervento Filomena è morta.
I familiari hanno presentato una denuncia. Loro ritengono sia un caso di malasanità. La Procura della Repubblica di Napoli ha aperto un’inchiesta.
La famiglia di Filomena D’Aponte ha presentato  un esposto denuncia per il tramite di un legale, l’avvocato Benito De Siero. La signora, è spiegato nella denuncia, godeva di ottima salute. Il quadro clinico della donna prima dell’intervento, secondo quanto emerge dalle analisi di routine fatte a Villa Betania, l’ospedale, erano ottime.  Insomma la donna non aveva acciacchi o altre malattie in atto. Doveva solo risolvere chirurgicamente quel piccolo problema alla cartilagine del ginocchio sinistro.

Che cosa è successo? Difficile capirlo. L’operazione va bene. Riesce perfettamente. Quando Filomena è pronta per uscire, con il beneplacito dei medici, succedono alcune cose su cui occorrerò fare chiarella. Il fratello della donna la mattina delle dimissioni corre in ospedale perchè gli comunicano che la donna ha avuto un malore. In realtà, secondo quanto denunciato, alle 11 Filomena è già morta. Causa  probabile del decesso una embolia polmonare.
È il dramma. I figli della donna deceduta si rivolgono alla polizia. La magistratura impone l’autopsia. Le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore Mario Canale. Occorre capire perchè e come Filomena è morta. L’inchiesta non è un modo per criminalizzare la sanità o per gettare fango sui medici ma solo un modo per assicurare giustizia ai congiunti di questa donna morta dopo un interventi di artoprotesi. Nulla di eccezionale ma comunque sempre un intervento chirurgico con sedazione locale. Il direttore sanitario di Villa Betania, Antonio Sciambra, parla di “fatalità che non trova spiegazioni nel decorso pre e post operatorio”.  Sciambra spiega che “la signora ha fatto tutte le profilassi previste dalle procedure e linee guida: gli antibiotici, l’eparina come anticoagulante, tutte le valutazioni pre e post intervento erano nella norma. Non abbiamo neppure saputo l’esito dell’autopsia per capire cosa fosse accaduto. Ma in questi casi può essere un evento cardiaco acuto, un’embolia”. La situazione è in mano al magistrato che andrà avanti con l’inchiesta se gli accertamenti tecnici (autopsia e indagini della polizia) dovessero evidenziare delle possibili responsabilità.

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