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Usa, coalizione internazionale per difendere navigazione in acque davanti coste di Iran e Yemen

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Gli Stati Uniti vogliono creare una coalizione militare internazionale per proteggere le acque antistanti l’Iran e lo Yemen dopo i recenti attacchi contro due petroliere: lo ha detto il generale della Marina Joseph Dunford, secondo quanto riporta la bbc online. L’iniziativa e’ volta ad “assicurare la liberta’ di navigazione” nella regione, ha detto Dunford, sottolineando che vi sono colloqui in corso fra gli Usa e un certo numero di Paesi che hanno la “volontà politica” di appoggiare il piano.

Il mese scorso Washington ha accusato l’Iran di avere attaccato le due petroliere davanti allo Stretto di Hormuz, un’accusa che l’Iran ha respinto. Secondo il piano, gli Usa fornirebbero le navi per il controllo e comando delle attivita’, mentre gli altri Paesi fornirebbero le navi destinate ai pattugliamenti. Le zone piu’ a rischio sono appunto lo Stretto di Hormuz e lo Stretto di Bab el-Mandeb, che congiunge il Mar Rosso con il Golfo di Aden e quindi con l’Oceano Indiano.

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Segnali di guerra nello stretto di Hormuz, l’Iran sequestra un cargo britannico: Londra e gli Usa pronti a reagire

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Schizza alle stelle la tensione nel Golfo. I Pasdaran, le guardie della Rivoluzione iraniana, hanno sequestrato una petroliera britannica con 23 persone a bordo nello Stretto di Hormuz. Ed hanno fermato per dei “controlli di sicurezza” un altro cargo, anch’esso di proprieta’ di un armatore britannico ma battente bandiera della Liberia, che poi e’ stato lasciato libero di riprendere la navigazione. Londra ha protestato con forza, minacciando “conseguenze” se l’imbarcazione ancora sotto sequestro non sara’ rilasciata. E gli Stati Uniti hanno rafforzato i pattugliamenti aerei nel Golfo. La doppia azione iraniana e’ arrivata all’indomani dell’annuncio, sempre dei Pasdaran, del sequestro dell’emiratina Riah, accusata di contrabbando di petrolio, e in risposta al fermo da parte britannica a Gibilterra dell’iraniana Grace 1, avvenuto due settimane fa per presunte violazioni delle sanzioni Ue alla Siria ed esteso giusto oggi per altri 30 giorni. Nel caso della Stena Impero, i Pasdaran hanno affermato di aver confiscato la petroliera perche’ “non ha rispettato le leggi internazionali della navigazione”. In particolare, secondo fonti militari iraniane, il cargo sarebbe andato “fuori rotta”.

Quindi, apparentemente, una violazione di lieve entita’. A Londra, dopo l’incidente, si e’ riunito il comitato di emergenza Cobra, ed il ministro degli Esteri Jeremy Hunt ha denunciato le azioni di Teheran come “inaccettabili” ed “estremamente preoccupanti”. Intimando agli iraniani di liberare la Stena Impero, a meno di non volerne pagare le “conseguenze”. Dall’altra sponda dell’oceano, il consiglio di sicurezza nazionale americano ha parlato di “escalation della violenza”, mentre il presidente Donald Trump ha annunciato di essersi messo in contatto con gli alleati britannici – con la premier dimissionaria Theresa May, ma anche con il probabile successore Boris Johnson, elogiato ancora una volta pubblicamente per le sue posizioni pro Brexit – per decidere insieme il da farsi. La ‘guerra delle petroliere’ rischia di precipitare pericolosamente in un conflitto piu’ esteso, con Trump che in queste ore ha parlato di Iran al telefono pure col francese Emmanuel Macron e che ha avvertito Teheran di non fare “nulla di stupido”, altrimenti “paghera’ un prezzo che nessun altro ha mai pagato”.

Intanto, gli Stati Uniti hanno intensificato i pattugliamenti aerei nello Stretto di Hormuz, e le navi da guerra sono in contatto con le imbarcazioni americane che navigano nella zona per garantire la loro sicurezza. Mentre un contingente si prepara a sbarcare in Arabia Saudita, per unire gli sforzi in funzione anti-Iran. Il monito dell’inquilino della Casa Bianca segue tra l’altro il botta e risposta sul presunto drone iraniano abbattuto, asserito dagli americani e smentito da Teheran. “Nonostante le affermazioni deliranti e senza fondamento di Trump, tutti i droni nel Golfo Persico e nello stretto di Hormuz, compreso quello a cui fa riferimento il presidente americano, sono rientrati in sicurezza alle loro basi”, ha affermato il generale di brigata Abolfazl Shekarchi, portavoce delle forze armate di Teheran, mentre le Guardie della rivoluzione hanno pubblicato le immagini del drone prima e dopo il momento del presunto abbattimento, in modo da smentirlo una volta per tutte. Per il Parlamento iraniano, Trump sta solo cercando di “creare tensioni”. Una guerra psicologica che non conosce sosta. Nel frattempo, gli Usa hanno emesso nuove sanzioni contro 12 tra entita’ e individui basati in Iran, Belgio e Cina legati alle attivita’ di proliferazione nucleare della societa’ iraniana Tesa. Tra queste tensioni le quotazioni del petrolio sono tornate a salire e quelle dell’oro hanno toccato i massimi da sei anni. Anche la diplomazia nel frattempo continua a lavorare. Prima di concludere la sua missione all’Onu, il ministro degli Esteri della Repubblica islamica Mohammad Javad Zarif ha incontrato il segretario generale Antonio Guterres. La proposta del capo della diplomazia di Teheran e architetto dell’accordo del 2015 e’ il rafforzamento dei controlli sul programma nucleare in cambio del ritiro delle sanzioni americane. Un’idea subito apprezzata dalla Cina. Le spinte a una mediazione continuano anche dall’Europa, sempre stretta tra due fuochi. Mentre la cancelliera tedesca Angela Merkel ha elogiato gli sforzi di Emmanuel Macron, il suo ministro degli Esteri Heiko Maas ha avvertito “che c’e’ un forte pericolo di escalation”. Dall’Italia il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi ha insistito sull’importanza di abbassare le tensioni: “Perche’ e’ un’area a noi estremamente vicina che tocca direttamente interessi non solo di tipo politico e strategico, ma interessi anche economici e commerciali”.

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Angela Merkel rassicura tutti sulle sue condizioni di salute: “Sto bene, avanti fino al 2021”

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Angela Merkel sta bene. Intende lasciare la politica nel 2021, alla scadenza naturale del mandato da cancelliera, e si ritiene perfettamente in grado di poter assolvere ai propri compiti di governo anche dal punto di vista della salute, malgrado gli stranissimi tremori che l’hanno colpita nell’ultimo mese durante alcune cerimonie ufficiali. Quei tremori hanno fatto temere non poco per la salute di una delle donne piu’ potenti del mondo. Che però oggi, a 65 anni appena compiuti, ha risposto rilassata e serena per due ore di fila alle domande della stampa internazionale. E anche se da questa sera e’ ufficialmente in vacanza per tre settimane, la cancelliera ha assicurato di essere “sempre in servizio”. “Anche dal punto di vista personale ho un grande interesse nello stare in buona salute”, ha ribadito Merkel ai cronisti che all’inizio della conferenza stampa d’estate le hanno chiesto lumi sulle sue condizioni di salute. “Capisco le vostre domande, ma sto bene”, ha tagliato corto. Sperando che dal 2021 in poi, quando avra’ lasciato la politica, la sua vita “continui, e in buona salute”. Ma la sua salute e’ stata solo uno dei tantissimi temi toccati da Merkel, che e’ apparsa durissima nei confronti di Donald Trump. Alla cancelliera non sono proprio andati giu’ gli attacchi razzisti del presidente Usa nei confronti delle quattro deputate democratiche, da cui Frau Angela ha “preso formalmente le distanze”, visto che “vanno contro cio’ che rende grande l’America”. Ed ha espresso “la solidarieta’ nei confronti delle donne attaccate”, aggiungendo che “la forza dell’America sta nel fatto che persone di diverse origini hanno contribuito a rendere grande quel Paese”. Detto questo, la cancelliera ha tenuto a sottolineare che i valori comuni transatlantici non sono in dubbio. Quindi i migranti. Il salvataggio in mare e’ “un imperativo umanitario”, ha detto scandendo bene le parole, sottolineando che “non si puo’ continuare con soluzioni ad hoc per ciascuna imbarcazione di profughi”. Parole rivolte a Bruxelles ed a tutti gli Stati membri dell’Unione, piu’ volte chiamati dalla Germania alla necessita’ di individuare una soluzione unica europea in materia di rifugiati. Ma anche all’Italia. E, richiesta di un parere sulla vicenda dei presunti finanziamenti russi alla Lega che anima la politica italiana, la cancelliera ha puntualizzato: “Un chiarimento tocca all’Italia. Penso che il Parlamento italiano o altri chiederanno chiarezza sulla vicenda”. Quello dell’influenza russa sulla politica europea e’, del resto, sicuramente un nervo scoperto. E’ per questo che Merkel non ha nascosto la propria “preoccupazione” per i legami tra Mosca e i partiti populisti in Europa. L’attenzione si e’ rivolta poi sulla Germania e sul suo governo composto dai cristiano democratici e dai socialdemocratici che, si e’ detta sicura la cancelliera, puo’ continuare a lavorare “insieme per realizzare le tante cose che abbiamo da fare”. Infine da Merkel e’ arrivato un inedito endorsement per il movimento ‘Fridays for future’ e per Greta Thunberg, che per una coincidenza proprio oggi manifestava a Berlino. “La serieta’ con cui Greta e molti, molti giovani ci hanno detto che si tratta della loro vita ci ha portati ad occuparci” della crisi climatica “in modo piu’ deciso”, ha ammesso la cancelliera, sostenendo che il suo governo ha aumentato gli impegni e gli obiettivi per affrontare l’emergenza dopo la mobilitazione dei ragazzi organizzata dalla studentessa svedese.

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Stop agli F-35 Usa alla Turchia, l’ira di Ankara

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“Un danno irreparabile alle nostre relazioni strategiche”. E’ scontro frontale tra Turchia e Stati Uniti dopo l’esclusione di Ankara dal programma dei cacciabombardieri americani F-35 per aver acquistato il sistema missilistico russo di difesa antiaerea S-400. La prevedibilita’ della mossa della Casa Bianca, che da mesi avverte l’alleato Nato dell’incompatibilita’ tra i missili di Mosca e i suoi equipaggiamenti militari, non attenua l’ira del governo di Recep Tayyip Erdogan. “Invitiamo gli Stati Uniti a correggere questo errore, che e’ destinato a infliggere un danno irreparabile alle nostre relazioni strategiche”, scrive in una nota il ministero degli Esteri turco. “Il passo unilaterale degli Stati Uniti contraddice lo spirito della nostra partnership e non si basa su alcuna giustificazione legittima”, e’ l’accusa, accompagnata a un appello a Donald Trump a fare un passo indietro e “restare fedele” ai presunti impegni presi nel faccia a faccia con Erdogan al G20 di Osaka. Ma il tycoon, che pure aveva puntato il dito contro l’amministrazione di Barack Obama per aver negato ad Ankara i missili Patriot americani, spingendola a suo dire tra le braccia di Vladimir Putin, non sembra aver avuto scelta. Per il Pentagono, Mosca potrebbe rubare i segreti militari degli Usa e della Nato. E mentre si consuma una delle piu’ gravi rotture tra il primo e il secondo esercito dell’Alleanza, la Russia gongola e si dice pronta anche a fornire i suoi jet Su-35 per colmare il vuoto lasciato dagli F-35. Il capo dell’industria turca della Difesa, Ismail Demir, ha spiegato che si sta lavorando ad “alternative”, accelerando anche la produzione di cacciabombardieri indigeni.

Erdogan. Il leader turco 

Del resto, lo stesso Erdogan aveva detto di mirare alla produzione congiunta con Mosca dei missili di prossima generazione S-500. “L’operazione riguardante gli S-400 e’ piu’ che una rivoluzione”, ha commentato intanto la Nezavisimaia Gazeta, prevedendo che lo scontro portera’ a una svolta geopolitica nella collocazione storica della Turchia, allontanandola dalla sfera d’influenza americana. Intanto, ad Ankara si fanno anche i primi conti dei danni economici, oltre che militari. Le stime parlano di 9 miliardi in fumo per il settore della Difesa con l’esclusione dalla produzione congiunta con gli Usa. E altre pesantissime conseguenze potrebbero arrivare con le sanzioni Caatsa per la cooperazione strategica con la Russia, che darebbero un duro colpo alla traballante economia locale. Nel frattempo, gli aerei che trasportano le componenti degli S-400 continueranno ad atterrare senza sosta alla base aerea Murted di Ankara. Le consegne, iniziate venerdi’ scorso, proseguiranno fino a martedi’. Finora sono stati inviati principalmente batterie di lancio ed equipaggiamenti elettronici per i sistemi radar. I missili veri e propri arriveranno invece via mare “alla fine dell’estate”, mentre la piena operativita’ degli S-400 e’ prevista entro aprile. Per la diplomazia, gli ultimi sprazzi di speranza.

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