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Corona Virus

Università chiuse in Veneto e in Lombardia

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Il coronavirus chiude per una settimana le universita’ in Veneto, per decisione del presidente Luca Zaia, e in Lombardia ad iniziativa della conferenza regionale dei rettori. Chiude anche l’universita’ di Ferrara, mentre si attendono le linee guida dal ministero della salute per una gestione uniforme in tutto il paese. E intanto vengono messe in dubbio anche le gite scolastiche, per la preoccupazione di ridurre al minimo tutti i possibili focolai di contagio: un invito a sospenderle e’ stato rivolto in Campania dal presidente Vincenzo De Luca ai dirigenti scolastici. Ma anche in questo caso si e’ in attesa di indicazioni per una gestione uniforme. E cosi’ l’Anp, l’associazione nazionale dei presidi, chiede lumi al ministero della Salute perche’ fornisca “precise indicazioni in relazione allo svolgimento dei viaggi di istruzione”. La decisione di tenere chiuse le universita’ in Veneto e’ stata presa da Zaia dopo essersi consultato con i rettori dei vari atenei della regione: “Abbiamo deciso di tenerle chiuse dalla prossima settimana” ha spiegato. Rimandando invece alle linee guida che saranno diramate dal ministro della Sanita’, Roberto Speranza, eventuali provvedimenti per manifestazioni come il Carnevale di Venezia. “Perche’ – ha spiegato – le iniziative devono essere uniformi in tutto il Paese”. In Lombardia, l’iniziativa di chiudere gli atenei e’ venuta direttamente dalla conferenza dei rettori. “In assenza di diverse indicazioni da parte delle autorita’, tutte le attivita’ potranno riprendere lunedi’ 2 marzo”, ha precisato in una nota il presidente della conferenza, il rettore di Bergamo Remo Morzenti Pellegrini. Non aspetteranno le linee guida del ministro Speranza a Crema (Cremona), dove su decisione del Comune e’ stata revocata la tradizionale sfilata di Carnevale in programma domani, e fino a martedi’ rimarranno chiuse tutte le scuole dell’infanzia e materne. Annullate tutte le manifestazioni pubbliche e private all’aperto ed in spazi chiusi, e chiusi anche la piscina comunale e tutti gli impianti sportivi sede di manifestazioni, allenamenti e competizioni amatoriali e dilettantistiche. La decisione “in via prudenziale” e’ stata presa vista la vicinanza con le aree in cui sono diffusi i contagi di coronavirus. Proprio nel Cremasco, a Madignano, ha giocato sabato scorso la squadra di calcio del 38enne di Codogno che ha contratto il virus. Oggi scuole chiuse a Cremona. E stesso provvedimento a Piacenza e provincia dove scuole, impianti sportivi pubblici e privati, rimarranno chiusi fino a martedi’ 25 febbraio.

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I dati del contagio in Campania: 164 nuovi positivi, 2231 in totale, 135 i morti

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L’Unità di crisi della Regione Campania comunica che sono pervenuti i seguenti dati:
 

Oggi in Campania ci sono 164 nuovi positivi e sono stati fatti 1566 tamponi

 
 
Totale complessivo positivi Campania: 2231
Totale complessivo tamponi Campania: 15.728
Questi i dati riguardanti i tamponi effettuati:
 
– Ospedale Cotugno di Napoli: sono stati esaminati 298 tamponi di cui 16 positivi;
– Ospedale Ruggi di Salerno:  sono stati esaminati 198 tamponi di cui 17 positivi;
– Ospedale Sant’Anna: sono stati esaminati 48 tamponi di cui 5 positivi;
​- Asl Caserta presidi ospedalieri di Aversa e Marcianise: sono stati esaminati 104 tamponi di cui 15 positivi;
– Ospedale Moscati di Avellino: sono stati esaminati 114 tamponi di cui 9 positivi;
– Azienda Universitaria Federico II: sono stati esaminati 57 tamponi di cui 9 positivi;
– Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno: sono stati esaminati 700 tamponi di cui 84 positivi;
– Ospedale Santa Maria Della Pietà di Nola: sono stati esaminati 17 tamponi di cui 6 positivi;
– Ospedale San Pio di Benevento sono stati esaminati 30 tamponi di cui 3 positivi.
 

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Lamorgese contro De Luca, ministro e presidente di Regione si sfidano a colpi di circolari e ordinanze: i cittadini allibiti

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Questa è la Circolare del Ministero dell’Interno che consente spostamenti vicino casa ad un genitore col figlio. È “da intendersi consentito, ad un solo genitore, camminare con i propri figli minori in quanto tale attività può essere ricondotta alle attività motorie all’aperto, purchè in prossimità della propria abitazione”. E “l’attività motoria generalmente consentita”, precisa il testo, “non va intesa come equivalente all’attività sportiva (jogging)”. Possibile invece camminare “in prossimità della propria abitazione”. Tutto chiaro? Si può scendere di casa e portare il bimbo a passeggio come si fa col cane? La circolare del Viminale, secondo quello che sostiene Vincenzo De Luca, è praticamente inutile. Nel senso che lui, il presidente della Giunta regionale della Campania, vieta passeggiate e/o jogging. Non solo, De Luca sui social ha spiegato di considerare “gravissimo il messaggio proveniente dal Ministero dell’Interno, relativo alla possibilità di fare jogging e di passeggiare sotto casa”.

Perchè, sostiene De Luca “si trasmette irresponsabilmente l’idea che l’epidemia è ormai alle nostre spalle. Si ignora tra l’altro, che vi sono realtà del Paese dove sta arrivando solo ora l’ondata più forte di contagio. Si rischia, per una settimana di rilassamento anticipato, di provocare una impennata del contagio” dice De Luca attaccando duramente il ministero dell’Interno. Diciamo, accusando il minsitro responsabile, Luciana Lamorgese, di favorire il rilassamento della gente e dunque il contagio. Ecco perchè, tuona De Luca “ribadisco che in Campania rimane in vigore l’ordinanza regionale, derivata da motivi di tutela sanitaria, di competenza  esclusivamente regionale. Si ribadisce che è assolutamente vietato uscire a passeggio o andare a fare jogging”. Chi ha ragione tra il ministero dell’Interno e la Ragione Campania. Vale di più una ordinanza del presidente della Giunta Regionale o una circolare del Ministro? Beh, diciamo che dubbio non c’è. Vale quel che dice De Luca in questa materia. Certo è imbarazzante il livello di cooperazione istituzionale tra un ministro e un presidente di Regione. Se solo si mettessero nei panni dei cittadini…

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In dieci giorni nella Fiera di Milano hanno oganizzato un ospedale con 200 posti di terapia intensiva

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Qualcosa che nessuno avrebbe mai pensato di dover realizzare, prima che il coronavirus aggredisse la Lombardia portando allo stremo la capacita’ dei reparti di rianimazione. Ora la “piu’ grande terapia intensiva d’Italia”, come l’ha definita Ezio Belleri, dg del Policlinico che gestira’ la struttura, è là. Pronta all’interno dei padiglioni della fiera di Milano e si prepara ad accogliere i primi pazienti, probabilmente da lunedi’. E nella drammaticita’ della crisi segna dei record: costruita in 10 giorni, a breve potra’ ospitare oltre 200 malati, “potenzialmente” anche 350, come ha annunciato l’assessore al Welfare Giulio Gallera.

“Abbiamo fatto una promessa e l’abbiamo mantenuta”, ha scritto Guido Bertolaso, nei giorni scorsi colpito anche lui da Covid-19 e ricoverato al San Raffaele, in un messaggio letto durante la presentazione del nuovo ospedale. Lui che e’ stato chiamato, per realizzare l’impresa, dal presidente lombardo Attilio Fontana, che un paio di settimane fa inizio’ a lavorare sull’idea di una struttura a Fieramilanocity per dare fiato alle terapie intensive, scontrandosi anche con la Protezione civile. “Sara’ il simbolo della battaglia vinta contro il coronavirus e il simbolo della ripresa della nostra regione”, ha detto il governatore che, tra l’altro, ha attaccato la “burocrazia terribile che non demorde: noi abbiamo un’azienda che potrebbe realizzare 900 mila mascherine al giorno – ha spiegato – Nonostante cio’, l’Istituto superiore della sanita’ ha chiesto tempo per poter rilasciare la certificazione che ci permette la distribuzione”. L’Istituto, poi, ha fatto sapere che “appena abbiamo i risultati sulle prove tecniche di capacita’ di filtraggio delle mascherine, possiamo renderle immediatamente autorizzate”.

Intanto, alla Fiera, come ha scritto Bertolaso, c’e’ un centro “specialistico” che potra’ essere “replicato a livello nazionale e internazionale”. In dieci giorni e’ stato fatto, come ha raccontato il presidente della Fondazione Fiera Enrico Pazzali, “cio’ che in maniera ordinaria si fa in qualche anno”. Ci hanno lavorato 500 persone su 3 turni, per 24 ore al giorno, e quasi 100 imprese, facendo fruttare anche quei 21 milioni di euro arrivati da 1200 donatori, “la signora che ha dato 100 euro – ha aggiunto Pazzali – e chi ne ha dato 10 milioni”. All’esterno ha “una centrale da 15 metri per l’ossigeno, non ce ne sono altre cosi'”, hanno raccontato orgogliosi progettisti e tecnici che hanno accompagnato i cronisti in una visita ai primi otto moduli per i degenti (53 letti in tutto, si partira’ occupandone fino a 24), collocati in circa 10mila metri quadri, tra aree segnate col rosso e col verde, per delimitare le zone in cui il virus e’ presente. E poi ancora una sala per la formazione del personale sanitario, un laboratorio analisi, tac, aree filtro dove togliere le tute protettive. Al livello inferiore altri 14mila metri quadri dove si stanno realizzando altri moduli, fino a oltre 200 letti. Potranno lavorarci 200 medici, 500 infermieri e altre 200 figure professionali. E’ “un gioiello di tecnologia e efficienza”, ha spiegato il governatore, nato per un’emergenza ma che sembra destinato a restare.

“Ho parlato con il ministro della Salute – ha aggiunto – e mi ha detto che la sua intenzione e’ di poterlo lasciare e utilizzare e di creare tre hub sulla rianimazione. Uno sarebbe questo, uno al centro Italia e uno al Sud in modo da, se si dovessero ripetere situazioni analoghe, avere un punto di riferimento per tutte le Regioni”. Per ora, ha chiarito Gallera, “servira’ per nuovi bisogni, poi eventualmente quando si ridurranno, per riportare coloro che sono andati all’estero e nelle altre regioni”.

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