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Un Dna sintetico per proteggere le opere d’arte

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Si chiama DNArt la tecnologia anticontraffazione a Dna sintetico sviluppata da Aries, lo spin-off dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, per proteggere le opere d’arte con un’impronta genetica unica e invisibile, indecifrabile da terzi e impossibile da replicare. La tecnologia e’ stata presentata in anteprima mondiale oggi alla fiera ArtePadova 2019, con una dimostrazione live di applicazione su un’opera: una tela dello street artist Alessio-B, il primo artista che vedra’ la sua intera produzione marcata con l’innovativo sistema. DNArt si presta – e’ stato spiegato – ad essere utilizzata per rendere inequivocabilmente riconoscibili opere antiche e moderne, su tela, carta e legno. Sono invece in fase di sviluppo tecniche per rendere il sistema pienamente performante anche su altri materiali, tra cui vetro, ceramica, metallo e plastica. “DNArt e’ il frutto di anni di ricerche e vuole rappresentare un’evoluzione del concetto di sistema anticontraffazione. La nostra tecnologia e’ utilissima per catalogare e rendere riconoscibile univocamente l’immenso patrimonio artistico del nostro Paese. Puo’ anche essere associata ai sistemi di tracciamento gia’ presenti sul mercato”, spiega Alessandro De Toni, ceo di Aries. Nel solo 2018, secondo i dati diffusi dal Rapporto sull’Attivita’ Operativa del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, sono stati sequestrati 1.232 falsi per un valore stimato di oltre 422 milioni e si e’ registrato un lieve aumento di furti di beni culturali rispetto all’anno precedente (da 419 a 474), mentre e’ aumentato il recupero di beni antiquariali, archivistici e librari (da 7.606 a 12.096).

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Un libro ed un progetto fotografico promossi dall UICI per la giornata internazionale delle persone con disabilità

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E’ nella   Giornata Internazionale delle persone con disabilità,  il prossimo 3 Dicembre, giornata indetta dall’O.N.U. nel 1992, che verrà proiettato il video realizzato nell’ambito del progetto “bambini fotografi” organizzato grazie ai proventi derivanti dal primo libro di Amedeo Bagnasco, che ha consentito a 10 bambini con disabilità visiva, di età compresa tra i 7 e i 14 anni di svolgere negli scorsi mesi estivi dei laboratori che hanno avuto come filo conduttore, la fotografia. Il laboratorio, curato dalla giovane fotografa Marzia Bertelli è parte di un progetto che ha come obbiettivo il raggiungimento del: “Nessuno resti indietro”, slogan dell’Agenda 2030, grande meta per l’inclusione e la piena integrazione del miliardo di persone con disabilità, cittadini a pieno diritto del nostro mondo. L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Napoli ritiene che il modo migliore per celebrare, senza retorica, la Giornata dei Disabili, sia quello di diffondere e leggere un buon libro. A tale scopo ha organizzato la presentazione del secondo volume dello scrittore anacaprese Amedeo Bagnasco: “Sfiora Capri ad occhi chiusi”. Dopo il grande successo de “La scatola dei Segreti Anacapri nei tuoi occhi”, libro giunto alla quarta edizione italiana ed una in inglese, vincitore di numerosi riconoscimenti nazionali  tra cui il prestigioso Premio Speciale Braille 2018, il giovane scrittore ed ottico di Anacapri: Amedeo Bagnasco, continua il racconto del fotografo non vedente, che guarda Capri con gli occhi del cuore. Il nuovo libro, pubblicato dalla editrice “Promediacom” diretta da  Luigi (Louis) Molino, così come il primo volume, sosterrà le iniziative ed i progetti dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli  Ipovedenti. L’AUTORE – Amedeo Bagnasco, è un giovane ottico  e scrittore anacaprese che da meno di due anni ha creato un marchio di occhiali, “Cimmino Lab – Anacapri Eyewear”, ispirato ai luoghi più suggestivi di Anacapri.

L’evento di presentazione libro, accompagnato dal video si svolgerà  presso l’ UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI DI NAPOLI

Martedi’ 3 Dicembre 2019 – ore 17,00 presso

Salune UICI, in via San Giuseppe dei Nudi 80 . NAPOLI

Interverranno: Vincenzo Massa – Presidente regionale Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, Mario Mirabile – Presidente sezione Napoli Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, Luigi Molino – Editore,  Marzia Bertelli –  Fotografa, Amedeo Bagnasco – scrittore,modererà la presentazione Giuseppe Biasco direttore I.Ri.Fo.R. Napoli.

 

 

 

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Cultura

Sergio Castellano il fotografo gentile che amava viaggiare per conoscere i popoli del mondo

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Il fotografo gentile, amato da tutti e amante dei viaggi. Un viaggiatore nato, il mondo si apriva davanti a lui e lui per conoscerlo organizzava viaggi non comodi, viaggi che gli facessero capire i territori che stava scoprendo. Sergio Castellano già dalla nascita dichiara la sua voglia di cercare itinerari di conoscenza geografica, culturale e personale. Nato a Stoccolma ad un mese di vita si trasferisce con la famiglia in Germania ad Haus Quinke, nei pressi di Kassel, dove vivranno per due anni. A trent’anni dalla prematura scomparsa, le sorelle, la nipote Benedetta, coadiuvate da Stefano Fittipaldi, hanno organizzato una mostra “Lo sguardo di Sergio Castellano” (1989-2019) con gli scatti della sua intensa attività professionale presso   l’ Archivio Parisio in piazza del Plebiscito a Napoli che sarà inaugurata sabato 30 novembre alle ore 17

Nel 1954 la famiglia al completo torna a vivere a Napoli al Parco Grifeo. Lì studia prima al liceo scientifico e poi si iscrive alla facoltà di Scienze Biologiche. Nel corso degli studi scopre l’interesse per la fotografia che prende sempre più spazio nelle sue giornate, fino a diventare il lavoro della sua vita. Inizia il lavoro di fotografo in uno studio associato con i fotografi Alfredo Carrino ed Alessio Buccafusca a Napoli al Parco Grifeo. Il primo periodo è dedicato ai ritratti di modelle, amici, bambini, ma fotografa anche gli interventi del padre, che poi costituiranno un lavoro presentato a Capri nel 1975 nell’ambito del simposio luso-spagnolo-italiano di neurochirugia. Lì presenterà anche una mostra sullo stato di abbandono degli scavi di Pompei. Ha tanti interessi Sergio e molte sono le fotografie della natura, piante, animali, paesaggi, mare e tramonti, ma la passione più grande è quella dei viaggi. Nel 1978 parte per l’America Latina attraversandola dal tropico del Capricorno fino all’Equatore, un viaggio che abbraccia 4 paesi: Perù, Ecuador, Bolivia e Brasile. Nel 1979 parte per la Tunisia, attraversando poi il Marocco fino al Sahara, a Tanmarasset, sulle orme di Charles de Foucauld e dei tuareg del deserto. Un importante lavoro sono le foto aeree commissionate dalla Regione Campania sulla ricostruzione post terremoto del 1980 e poi un secondo per la campagna sul turismo dal titolo: “Campania andiamoci in vacanza!”.

Crediamo sia giusto lasciare la parola al più caro amico di Sergio, Alessio Buccafusca, che ce lo fa conoscere  in questo suo accorato ricordo dove lo definisce l’Indiana Jones dei fotoreporter degli anni 70: “Circa 30 ore di volo per arrivare a Lima (Perù), da dove viaggiando con i pullman locali su strade impervie, unico straniero tra i viaggiatori, è arrivato a Rio de Janeiro, dopo 2 mesi di viaggio con mille difficoltà. Indiana ha attraversato anche gran parte del Sahara ed ora le sue fotografie sono testimonianza storica di quei momenti, unici ed irripetibili.

Ricordi, ricordi ancora vivi di quando  siamo cresciuti insieme da piccoli, Sergio abitava al quinto piano ed io al quarto: fu subito amicizia.  Quando Sergio andò in collegio a Bologna a 17 anni, io lo raggiunsi, perchè il nostro legame si andava sempre più rafforzato.

Come non citare il primo viaggio con la sua 127 rossa da Napoli ad Amsterdam insieme a Gianfranco Consalvo ed Alberto Bennicelli. Un anno decidemmo di andare a festeggiare il capodanno a Villar, in Svizzera con mio fratello Roberto, Ciro Paudice, Gennaro Ricci ed altri amici. Avevamo fittato un mega chalet e fu subito festa. A capodanno da buoni napoletano sparammo i fuochi eravamo circa 40 amici, perchè gli svizzeri si erano uniti alla comitiva e tra questi anche un poliziotto svizzero che ci salvò dalla Polizia locale intervenuta immediatamente …così tutto finì a tarallucci e vino.

Sergio  quando intraprese per conto della Regione Campania un lavoro di fotografia aerea per l’urbanizzazione e lo sviluppo di Napoli, mi fece il regalo più bello della vita. Aveva convinto il capitano a portare anche me a bordo dell’aereo, se si può definire aereo, era un bi elica tutto aperto, le fotografie erano a mano libera cogliendo la migliore luce, diapositive colore. Fu un’ emozione fantastica, perchè il pilota arrivò su Capri e sul Vesuvio.

Sergio mi regalò la prima Nikon 50 mm, che mi avrebbe lanciato nella fotografia del mondo della danza. Il primo rullino che sviluppammo nel bagno di casa sua con mille difficoltà, quindi passammo alla stampa, avevamo creato in uno ripostiglio una mini camera oscura ma l’emozione della prima foto stampata: fu bellissima! Sono tanti i ricordi ma mi fermo qui.

Sergio era un uomo umile e modesto, con il suo modo di fare che affascinava tutti, il suo parlare era qualcosa di  irripetibile come le sue fotografie. L’unico difetto è che era sempre in ritardo, ma solo per gli amici, mentre per il lavoro spaccava il minuto . . Sergio mi ha regalato la passione per la fotografia, ma in particolar una foto straordinaria del 1982 con Rudolf Nureyev a cena mentre il nostro sguardo si incrocia, perchè Rudolf mi stava chiedendo qualcosa di molto privato, che per la prima volta rendo pubblico, la richiesta di Rudolf :”Alessio per favore dopo mi fai fare un giro per Napoli, perche voglio vedere i travestiti”.

 

 

 

 

 

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Napoli

Visite al complesso monumentale Donnaregina per aiutare i minori a Napoli e in Africa

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“Certi napoletani hanno il vizio di portare i soldi all’estero” e guardando le foto di questa Fondazione ci si accorge che esistono ancora gesti veramente solidali, loro lo fanno in modo silenzioso e sempre con il sorriso sulle labbra, specie quando gli euro raccolti servono a salvare bimbi nati malati, malformati e soprattutto orfani e soli nel continente africano. Alberto Corbino, presidente dell’omonima Fondazione tesse da più di tre anni un filo che corre sulla cooperazione privata e a volte sponsorizzata ma concreta tra Napoli e le periferie degradate dellla Repubblica Democratica del Congo. In una delle aree di crisi più gravi del pianeta, la Fondazione ha quasi completato un orfanotrofio – centro di Comunità che attualmente ospita 75 minori, tutti adottabili anche a distanza in età che va da pochi mesi fino a 15 anni, e che costituisce una piccola oasi di pace in un territorio devastato. La Fondazione è inoltre attiva in Pakistan, con un progetto di mensa scolastica e in Uganda, dove supporta un progetto imprenditoriale per mamme e bimbi albini, esclusi dalla comunità per credenze ancestrali legate alla religione di quei villaggi. Mani tese anche a supportare associazioni di volontariato per i ragazzi con zero possibilità di praticare sport e attività ludiche che vivono nei Quartieri della città. La Festa per Silvana, giunta alla sua terza edizione, è nata per ricordare la generosità di Silvana Cariello, offrendo ai napoletani occasioni di bellezza e di musica prodotta dai ragazzi dei quartieri partenopei e al contempo aiutando i minori di Napoli e dell’Africa. “Gocce in un mare troppo vasto, forse – ci sottolinea il presidente della Fondazione Alberto Cariello Corbino – ma pur sempre gocce necessarie a ricordarci la nostra umanità più profonda”. Negli anni scorsi le due edizioni furono al teatro Augusteo, un successo di sostenitori e genitori anche dei ragazzi dell’Orchestra dei Quartieri Spagnoli che suonava per la fondazione, “la generosità è un fatto circolare dicevano, una lezione antica che Napoli ricorda bene”. Quest’anno la festa si terrà domenica 1 dicembre, con la visita allo straordinario Complesso Monumentale di Donnaregina e dopo il tour alle 11.30 ascoltando il concerto “Immersi nella bellezza” dell’orchestra “Discantus Ensemble” e del “Coro Polifonico di Napoli” diretti dal maestro Luigi Grima. Un’occasione unica per essere immersi nell’incanto che questa città riesce ad offrire in un circuito di energie positive con la donazione simbolica per sostenere i minori meno fortunati. I ragazzi del Ronin Club dei Quartieri Spagnoli sono stati di recente incoronati a Tokio Campioni del Mondo a squadre di Chanbara, un’arte marziale a spada giapponese, “anche se nessuno ne parla – dice Corbino”. L’associazione napoletana di volontariato interculturale è guidata da Karen Torre, attiva da 6 anni è situata presso la Chiesa di San Matteo ai Quartieri Spagnoli accoglie circa 90 atleti tra napoletani, filippini e di altre comunità e ha formato decine di campioni italiani, europei e mondiali, perimetrando un fazzoletto di vicoli come un luogo riconoscibile di sport e di sana aggregazione per tanti ragazzi che resterebbero altrimenti alla disponibilità della subcultura della strada.

nella gallery momenti di importanti eventi nel complesso monumentale di Donnaregina

 

 

 

 

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