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Ugo Grassi lascia il M5S e passa alla Lega, sono stati 86 i cambi di casacca da inizio Legislatura

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Il senatore Ugo Grassi ha scritto una lettera in cui ha chiarito la sua decisione di lasciare il M5s e aderire alla Lega. “Il punto è che il mio dissenso non nasce da un mio cambiamento di opinioni – si legge in un passaggio della lettera diffusa dallo staff della Lega – bensì dalla determinazione dei vertici del Movimento di guidare il Paese con la granitica convinzione di essere i depositari del vero e di poter assumere ogni decisione in totale solitudine. Gli effetti di questo modo di procedere sono così gravi ed evidenti (a chi vuol vedere), da non dover neppure essere esposti. Basti l’esempio della gestione dell’ex Ilva per dar conto dell’assenza di una programmazione nella gestione delle crisi”. Il senatore parla inoltre dei mesi del governo Conte 1, quando ha avuto “modo di comprendere che molti dei miei obiettivi politici erano condivisi dal partito partner di governo”. E ancora: “Oggi, forte di una reciproca stima costruita nei mesi appena trascorsi, la Lega mi offre, a fronte di un evidente fallimento della mia iniziale esperienza, una seconda opportunità per raggiungere quegli obiettivi”. Quello che offre la Lega a Grassi non sembra essere così esplicito, ma per capirci, Grassi sarà ricandidato dalla Lega in caso di elezioni prossime ventura o alla fine di questa legislatura. Questo potrebbe essere il patto. Anche se Luigi Di Maio parla di listino prezzi per cambiare casacca.

Ma quanti sono stati i cambi di casacca e di gruppo parlamentare finora? Da inizio settembre (insediamento del governo) a fine novembre i cambi di casacca sono stati ben 56, più di 18 al mese. Con Grassi sono diventati 57. La maggior parte degli spostamenti sono stati causati dalla nascita di Italia Viva, un evento che ha coinvolto quasi tutti i principali schieramenti politici in Parlamento. Sono entrati a far parte del neo nato movimento di Matteo Renzi eletti del Partito democratico, di Forza Italia, di Liberi e uguali, e anche del Movimento 5 stelle. Proprio quest’ultimo e’ stato il gruppo che ha subito più perdite negli ultimi mesi.

Nel mese di novembre Elena Fattori, senatrice Cinquestelle eletta nel Lazio,  ha lasciato il gruppo parlamentare di Palazzo Madama per aderire al gruppo Misto. La parlamentare negli ultimi mesi era stata varie volte segnalata dai media per le molte posizioni critiche nei confronti del Movimento, e con questa decisione la tendenza viene di fatto confermata. Con Grassi il totale dei cambi di casacca nella legislatura e’ cosi’ salito a 86, di cui oltre il 65% da settembre ad oggi. Questo – spiega il report di Openpolis – sottolinea come gli equilibri politici siano molto meno stabili rispetto alla precedente fase politica, contraddistinta dall’alleanza M5s-Lega. “Da inizio legislatura i cambi di gruppo sono stati 4,47 al mese, un dato che comunque continua ad essere ampiamente sotto a quello della scorsa legislatura, in cui il fenomeno era fuori controllo, e i cambi di casacca erano oltre 9 ogni 30 giorni. Tutti questi elementi incidono ovviamente sulla stabilita’ della maggioranza. Ogni cambio di gruppo in uscita per il governo dovrebbe rappresentare un elemento di preoccupazione, specialmente al Senato, com’e’ avvenuto a novembre”. Come noto, l’esecutivo Conte II nasce con un margine sulla soglia di maggioranza molto esile. Un margine poco rassicurante, a maggior ragione considerando il clima non sereno tra i due principali partiti alleati, Movimento 5 stelle e Partito democratico. Proprio per questo motivo, spiega Openpolis, anche il passaggio di vari parlamentari di Pd e M5s in Italia Viva non e’ da ignorare. “Il partito di Matteo Renzi, per quanto un alleato di governo, rappresentato anche con alcuni membri dell’esecutivo, non ha mai nascosto un tono piu’ critico rispetto a quello del Partito democratico verso determinate decisioni. L’andamento dei cambi di gruppi sara’ quindi un termometro per misurare lo stato di salute della maggioranza, e permettera’ in primis di capire quanto e come durera’ l’attuale esecutivo, e poi se saranno possibili maggioranze parlamentari alternative”.

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Gentiloni, con Green deal entra in conti variabile verde

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Il Green Deal non e’ soltanto un nuovo piano di investimenti. E’ un cambio di prospettiva, che costringera’ l’Ue a guardare con un’altra ottica gli sforzi che i Paesi metteranno in campo per raggiungere l’obiettivo della neutralita’ climatica entro il 2050, come prevede la proposta della Commissione Ue. L’obiettivo e’ facilitare gli investimenti verdi in ogni modo, anche rivedendo le regole del Patto di stabilita’. Ma e’ presto per dire che la spesa verde sara’ scomputata dal calcolo del deficit: quella, spiega il commissario Paolo Gentiloni, per ora e’ soltanto una delle possibilita’. Con il Green Deal Ue “per la prima volta avremo nel percorso di sorveglianza economica della Commissione una variabile verde molto importante”, ovvero “quando analizziamo i bilanci non dobbiamo guardare solo a spese o a investimenti ma anche a ritmo e risultati della transizione ambientale se vogliamo prendere sul serio l’impegno alla neutralita’ dal carbone al 2050”, ha spiegato Gentiloni entrando alla riunione dell’Eurogruppo.

“Per un Paese come l’Italia e’ molto importante, ma e’ anche importante il cambio di prospettiva nell’insieme dell’Ue”, ha aggiunto. Certo, non e’ detto che questo si traduca automaticamente nell’atteso scomputo delle spese verdi dal calcolo del deficit. Questa, ha spiegato il commissario, e’ solo “una delle alternative” allo studio nell’ambito della revisione del Patto di stabilita’ che sara’ avviata a febbraio. Le decisioni poi arriveranno d’estate. Sempre guardando all’Italia, il commissario invita a guardare alle “grandi opportunita’ di finanziamento” che verranno dal “mix di investimenti” piuttosto che concentrarsi solo sulla quota di fondi europei. La quota italiana del Just Transition Fund ha gia’ fatto polemica per la sua scarsita’, ma il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri spiega come si tratti di “un fondo prevalentemente destinato ai Paesi che stanno indietro dal punto di vista della transizione ecologica dell’economia, e l’Italia e’ tra quelli che stanno piu’ avanti”. E’ vero, spiega il ministro, che “si puo’ fare di piu'”, ma la vera battaglia sara’ nella cornice del bilancio Ue, tutta da ancora da avviare. Per adesso, chiarisce, l’importante e’ che l’Italia abbia accesso alle risorse per quei progetti complessi come “il piano di rilancio di un’Ilva piu’ verde”.

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Ruotolo candidato: Pd spaccato, De Luca avvelenato e renziani perplessi

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Chi ha incassato il colpo, ha taciuto e si è conservato il diritto di poter dire la sua sulla candidatura di Sandro Ruotolo sotto le insegne del Pd è Vincenzo De Luca. Non è esattamente un quivis de populo. Diciamo che il presidente della Giunta regionale della Campania è in termini di consenso e di potere il dominus del Pd in Campania. Eppure, nonostante questo ruolo de facto e di diritto, nessuno gli ha chiesto se avesse un parere su questa scelta partorita a Roma e sponsorizzata a Napoli dal sindaco della città Luigi de Magistris.

Il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. Ha ingoiato senza fiatare il rospo della candidatura di Sandro Ruotolo

Per inciso De Luca e de Magistris diciamo che non si amano, per usare un eufemismo. I grandi elettori di De Luca, i suoi principali consiglieri hanno già fatto sentire la loro voce. Nulla di personale contro Ruotolo, ma non hanno condiviso le modalità di scelta, non gradiscono il cappello messo dal sindaco Luigi de Magistris sulla candidatura. E volendo forzare un po’ la mano, molti di loro sostengono che Sandro Ruotolo è più un candidato di DemA che dei Dem. Sono questi, riassumendoli, i commenti dei principali collaboratori di De Luca. In effetti da anni Ruotolo collabora con de Magistris ad ogni livello nella difficile attività di governo di una metropoli complessa come Napoli. La nipote di Sandro Ruotolo, Alessandra Clemente, è da due consiliature assessore di de Magistris ed è una delle promesse del Movimento Arancione Napoletano. Qualcuno sostiene, a giusta ragione, che potrebbe essere la prossima candidata sindaco per DemA.  Ma vediamo che cosa pensano alcuni dei big del Pd napoletano riguardo la candidatura che dovrebbe aprire un campo largo, una coalizione ampia del centrosinistra capace di battersi ad armi apri con il M5S e il Centrodestra sia alle Suppletive che alle prossime scadenze elettorali: comunali di Napoli e regionali.

Armida Filippelli. Vice segretaria regionale del Pd in Campania

La vice segretaria regionale del Pd campano Armida Filippelli parla di “tempo delle scelte” e sostiene che con la candidatura di Ruotolo “il PD si apre ad alleanze larghe, di centro-sinistra”, anzi, sostiene sempre la dirigente del Pd che il partito di Zingaretti “diventa un incubatore politico perché le forze democratiche possano battere la destra. Il Pd – argomenta – si avvia a una fase costituente nuova, si assume nuove responsabilità per rilanciare il Paese, consolida campi d’azione con forze liberali, cattoliche e di sinistra, con associazioni e sindacati democratici. La scelta di Sandro Ruotolo – scrive la Filippelli sul suo profilo Fb-, candidato del centro sinistra per le suppletive al Senato a Napoli va verso questa direzione. Ruotolo ha una caratura personale di indiscusso valore, è un giornalista coraggioso che ha sempre combattuto le ingiustizie e la criminalità organizzata. La sua candidatura è autorevole e rappresentativa per la città di Napoli e rafforza il Governo!”.

Marco Sarracino. Leader napoletano del Pd

Uno dei fautori della scelta di Ruotolo, Marco Sarracino, leader napoletano del Pd, parla poco, si occupa di questioni organizzative e burocratiche ma fondamentali come ad esempio organizzare gazebo nelle piazze e nei circoli per raccogliere le firme per candidare Sandro Ruotolo al Senato!”.

Antonio Marciano, consigliere regionale del Pd, esprime dubbi, rilievi critici e preoccupazioni per la candidatura di Sandro Ruotolo. Marciano non è un politico che arzigogola, va dritto al cuore delle questioni. E allora fa subito la premessa che “se Ruotolo è il candidato indicato dal Nazareno, va sostenuto. Punto”. Ciò detto però, “consentitemi alcuni rilievi critici e qualche preoccupazione”.Rilievi che sono essenzialmente prima di forma e cioè l’imposizione di un candidato senza un minimo di discussione, consultazioni, argomentazioni a supporto di una candidatura così importante. E questo, sostiene Marciano “è segno di una sciatteria irresponsabile che porta il partito regionale, ormai lontano anche dalle attenzioni mediatiche, all’irrilevanza politica”.

Antonio Marciano. Consigliere regionale del Pd

 Poi però Marciano ci va giù pesante sulla scelta di “un’alleanza, in particolare con Dema”, e sul fatto che “si è deciso di rinunciare al simbolo del PD e delle altre forze che sosterranno Ruotolo”. Sono scelte che Marciano definisce pesanti. “Ad oggi è proprio il rapporto con De Magistris che mi fa riflettere. Sento già la più banale delle risposte: bisogna stare assieme per fermare le destre e battere Salvini. Certo. Che dubbio c’è. Ma Salvini lo combatti anche costruendo alleanze che sappiano raccontare di esperienze di buon governo e di buona politica. E qui si apre un mondo”. E piovono giù una pioggia di critiche feroci alla esperienza politica ed amministrativa di de Magistris al comune di Napoli. Un’altra durissima presa di posizione sulla candidatura di Ruotolo a sinistra è quella espressa in una intervista al Corriere del Mezzogiorno dall’ex senatrice, europarlamentare e dirigente di primissimo piano del Pd nazionale Graziella Pagano, che ha scelto di seguire Matteo Renzi nella esperienza di Italia Viva. Anche per la Pagano nulla di personale contro Ruotolo definito “giornalista straordinario, ma con un profilo politico evidentemente di sinistra-sinistra”. La verità, spiega con onestà intellettuale la Pagano, è che “appare tutto molto evidente: ci aspettavamo un asse di governo rinforzato, con una intesa Pd-5 stelle, e invece ci ritroviamo un’intesa elettorale Pd-Dema, vale a dire il partito di opposizione al sindaco di Napoli che rianima il peggior sindaco di Napoli. Un risultato davvero da considerare, non c’è che dire”.
https://www.juorno.it/sandro-ruotolo-candidato-per-umberto-de-gregorio-va-bene-e-non-va-bene/

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Napoli

Sandro Ruotolo candidato? Per Umberto De Gregorio “va bene e non va bene…”

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Chi è e che cosa rappresenta Sandro Ruotolo? Un uomo che si è opposto alla criminalità organizzata rischiando in prima persona? Rispettabilissimo da questo punto di vista. Un giornalista pungente? Sicuramente. Ma è questo il simbolo del “nuovo” partito democratico che ha in mente Zingaretti? No perché se è cosi, perdonatemi, di “nuovo” non c’è assolutamente niente. Sono oramai almeno vent’anni che magistrati e giornalisti ( o parenti di) vittime di mafia e camorra rappresentano il simbolo della sinistra.

Ritorniamo a casa nostra. Ruotolo è colui che insieme a Santoro ha inventato il personaggio pubblico De Magistris. Un PM d’assalto che vedeva e vede ancora complotti e mafia un po’ ovunque nello Stato ed anche nella magistratura. Il puro che lotta contro gli impuri. E chi erano gli impuri a Napoli ed in Campania? Bassolino e Iervolino, ed oggi De Luca. Sostiene di aver cacciato la camorra da Palazzo San Giacomo e Ruotolo, suo alleato, lo ha aiutato (pare) in questa impresa. Il PD non ha mai accettato questa tesi. Chi erano i camorristi a Palazzo San Giacomo? Che si facciano nomi e cognomi, hanno sempre tuonato la Valente e Oddati. Ed ora? Si sceglie come simbolo della sinistra unita proprio Ruotolo, che ha inventato De Magistris, che è stato contro il PD in alleanza con Ingroia e contro Zingaretti nel Lazio?

Vero che la politica di oggi è fatta di capriole. Ma troppe capriole rischiano di far perdere l’equilibrio alle persone normali.

Ora se l’obiettivo è mantenere un seggio al Senato, va bene Ruotolo se si ottiene il risultato. Lo capisco. Ma può essere questa la linea con la quale contrastare davvero Salvini?
Cioè davvero si pensa che la sinistra vince Salvini continuando ad avere come simboli magistrati e giornalisti anticamorra?

O forse è il momento di capire che la retorica sul bene produce il male, che il male si combatte facendo il bene e non predicandolo?

E chi devono diventare allora i “nuovi” simboli della lotta alla camorra ed alla mafia? Chi si sporca le mani, chi si impegna nella pubblica amministrazione e nelle imprese, che crea lavoro e sviluppo, chi si assume responsabilità in un paese fatto da mille trappole di leggi e leggine e controlli dove praticamente è quasi impossibile non sbagliare e non finire sotto inchiesta.

Quindi oggi abbiamo da un lato il PD a trazione giustizialista, che dice si al processo eterno con l’abolizione dei termini di prescrizione e dall’altro Salvini che gongola perché parla alla pancia della gente che non ne può più di tasse e regole e multe e prediche.

Insomma, il tema non è Ruotolo, persona perbene che si può benissimo votare. Ma cosa rappresenta Ruotolo, cosa c’è dopo Ruotolo, cosa ha in mente il PD, se riesce ad andare oltre il giustizialismo dei 5 stelle e De Magistris/Ruotolo, che su questo punto sono perfettamente allineati.

Umberto De Gregorio*

* (È attualmente presidente ed amministratore delegato di Eav, la holding dei Trasporti della Regione Campania / È politicamente una persona di area Pd, ritenuto evidentemente vicino alle posizioni del Presidente della Giunta regionale della Campania Vincenzo De Luca)

 

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