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Turbata gara su mascherine, arrestato l’imprenditore Antonello Ieffi di Cassino: aveva già “truffato” la Consip

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 “Proviamoci, tanto è una emergenza”. Una intercettazione racconta e descrive il progetto illecito di Antonello Ieffi, imprenditore nato a Cassino, 42 anni, che forse passera’ alla storia con un triste primato: il primo arrestato per reati contro la pubblica amministrazione per l’emergenza Coronavirus. Nei sui confronti la Procura di Roma contesta il tentativo di turbativa d’asta e l’inadempimento di contratti di pubbliche forniture nell’indagine avviata dopo una denuncia di Consip e relativa alla fornitura di 24 milioni di mascherine chirurgiche. Una torta da quasi 15 milioni di euro su cui l’imprenditore, con un passato anche da rotocalchi rosa per flirt da copertina come quello con l’attrice Manuela Arcuri, voleva a tutti i costi mettere le mani anche senza avere alcun tipo di credenziali, cosi’ come accertato in tempi record dalla Guardia di Finanza e dal Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma. “Io importo da anni il fotovoltaico dalla Cina…quando c’e’ stata l’emergenza, ho chiamato le ditte giù per dire, ma avete le mascherine, sta roba…mi sono messo in mezzo a questa cosa qua…perche’ intanto fai del bene… e’ una emergenza”, affermava al telefono nei primi giorni di marzo. Da quel momento Ieffi ha messo in campo tutti i mezzi possibili per arrivare ad accaparrarsi una “fetta” di quella gara d’appalto. La denuncia recapitata a piazzale Clodio da Consip faceva riferimento ad una serie di anomalie riscontrate nell’ambito della procedura di una gara, del valore complessivo di oltre 253 milioni di euro, bandita d’urgenza per garantire l’approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale e apparecchiature elettromedicali. In particolare, il lotto n. 6 della gara, dell’importo di circa 15,8 milioni di euro, relativo alla fornitura di mascherine chirurgiche, e che era stata vinta da Biocrea Societa’ Agricola a Responsabilita’ Limitata. La societa’ , con la sottoscrizione di apposito Accordo Quadro con Consip, si era impegnata, tra l’altro, alla consegna dei primi 3 milioni di mascherine entro 3 giorni dall’ordine. Da subito, pero’, qualcosa non tornava alla stazione appaltante. Ieffi interloquiva per conto dell’impresa sebbene non risultasse nella compagine societaria lamentandosi per problematiche organizzative relative al volo di trasferimento della merce, che lui assicurava essere gia’ disponibile in un punto di stoccaggio in Cina. Alle richieste di Consip, Ieffi rassicurava che si stava adoperando per risolvere la situazione affermando, tra le altre cose, di avere inviato il 16 marzo “una comunicazione all’onorevole Luigi Di Maio con la quale chiedeva un aiuto per la soluzione di una non meglio precisata problematica legata all’importazione di queste mascherine”.

A questo proposito, la Farnesina ha precisato che non vi sono mai stati contatti di alcun tipo, men che meno via mail, tra il signor Ieffi e il ministro degli Esteri. Alla data di scadenza prevista nel contratto per la prima consegna di mascherine e’ stata effettuata all’aeroporto cinese di Guangzhou Baiyun un’ispezione, che ha accertato l’inesistenza del carico dichiarato. Nessuna mascherina in direzione Italia. Le indagini hanno fatto emergere che la società aveva “pregresse posizioni debitorie per violazioni tributarie, per oltre 150 mila euro nei confronti dell’Erario e non dichiarate in sede di procedura dalla societa’. Questa situazione ha comportato l’esclusione di Biocrea dalla procedura e l’annullamento in autotutela da parte di Consip. Per il gip Valerio Savio siamo in presenza di una vera e propria “puntata d’azzardo giocata sulla salute pubblica e su quella individuale di chi attendeva, e attende, le mascherine, che bene rende la capacita’ a delinquere del soggetto”. Secondo quanto ricostruito dalla Gdf, l’imprenditore essendo gravato da precedenti sia giudiziari (seppure non ancora definitivi) che di polizia ha cercato di dissimulare la riconducibilita’ a se’ della societa’, pur rimanendone l’esclusivo dominus, nominando come amministratore, in concomitanza con la pubblicazione del bando, un “prestanome”. Tutto cio’, scrive il gip, evidenzia una “capacita’ a delinquere” nell’avere “perseguito il profitto con una azione tanto ‘veloce’ e ‘pronta’ a cogliere l’occasione quanto spregiudicata e temeraria”. Sebbene il tentativo non sia andato a buon fine, l’imprenditore non si e’ dato per vinto e si e’ “immediatamente” riorganizzato con una nuova societa’ per provare ad aggiudicarsi un altro appalto pubblico ma anche in questo caso Consip ha rilevato l’incompatibilita’ con i requisiti di partecipazione richiesti.

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Fucile ad aria compressa e balestra detenuti illegalmente, una denuncia nel Casertano

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Nel corso della notte, in Santa Maria A Vico (Ce), i carabinieri della locale stazione  hanno deferito in stato di libertà un 55enne del posto ritenuto responsabile di detenzione abusiva di armi. I militari dell’Arma, a seguito di perquisizione domiciliare, hanno rinvenuto e sequestrato un fucile ad aria compressa, marca  “ liber ” , calibro 4,5, privo di punzonatura e munito di ottica di precisione e relativi piombini. Presso la stessa abitazione i carabinieri hanno poi rinvenuto e sequestrato anche una balestra ad arco con impugnatura a pistola  priva di punzonatura.

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I 206 anni dell’Arma dei carabinieri, il generale Nistri: da sempre siamo accanto ai cittadini

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Fin dall’inizio “l’Arma tutta, dai minori livelli ordinativi in su e ovunque sul territorio nazionale, ha rappresentato la piu’ immediata espressione della prossimita’ dello Stato ai cittadini, dimostrandosi ancora una volta concreta interprete di quel ruolo di rassicurazione, solidarieta’ e protezione che e’ patrimonio unanimemente riconosciuto della Sua storia”.

E’ un passaggio del messaggio rivolto a tutti i carabinieri dal comandante generale, Giovanni Nistri, in occasione del 206/o annuale di fondazione dell’Arma. Un anniversario che quest’anno coincide con il centenario della concessione della prima Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Bandiera di Guerra dell’Istituzione, per il valore dimostrato e il sangue versato durante il primo conflitto mondiale. Era il 5 giugno 1920 e da allora in questa data si celebra la Festa dell’Arma, nata come “Corpo dei Carabinieri reali” il 13 luglio del 1814.

Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, il capo di Stato maggiore della Difesa, Enzo Vecciarelli, il generale Nistri e i Presidenti dell’Associazione Nazionale Carabinieri e dell’Opera Nazionale di Assistenza per Orfani dei Militari dell’Arma hanno celebrato la ricorrenza rendendo omaggio stamani ai Caduti, con la deposizione di una corona d’alloro al Sacrario del Museo Storico dell’Arma. Le misure anti-Covid non hanno consentito lo svolgimento della tradizionale cerimonia militare, ma come ha ricordato il Comandante Generale nel suo messaggio, “la solennita’ ideale della ricorrenza e’ interamente riposta nella confermata adesione di tutti ai valori fondanti dell’Istituzione”.

“Tali principi – prosegue il generale Nistri – sono emblematicamente sottesi nella concessione, esattamente cento anni fa da oggi, della prima Medaglia d’Oro al Valor Militare alla nostra gloriosa Bandiera e hanno ricevuto rinnovata attestazione nelle attivita’ condotte durante l’emergenza sanitaria”. Un’azione importante, quella dei Carabinieri, in questo difficile contesto, cosi’ come quella svolta nell’ordinario contrasto alla criminalita’, un impegno “reso con abnegazione silenziosa, spesso mettendo a rischio la propria incolumita’”.

Un pericolo reale, testimoniato dai tanti Caduti di ogni tempo: basti ricordare l’eroismo del Vice Brigadiere Salvo d’Acquisto, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria, di cui il prossimo 17 ottobre ricorre il centenario della nascita; “l’esempio del Maresciallo Maggiore Vincenzo Carlo Di Gennaro”, ai cui familiari ieri il generale Nistri ha consegnato la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria, e ultimi in ordine di tempo, l’Appuntato Scelto Emanuele Anzini e Vice Brigadiere Mario Cerciello Rega.

“Fin dalla sua nascita l’Arma dei Carabinieri – sottolinea il Comando generale – e’ al fianco degli italiani per garantire loro sicurezza e prossimita’ attraverso la capillare diffusione sul territorio delle oltre 4.500 Stazioni e Tenenze territoriali, alle quali si aggiungono le circa 1.000 Stazioni forestali, e contribuisce alla tutela di interessi collettivi attraverso l’impegno dei reparti specializzati. Per far cio’, ha spesso adeguato la propria struttura organizzativa, mantenendosi saldamente ancorata ai propri valori”.

“La professionalita’ degli uomini e delle donne dell’Arma presenti in numerose aree del mondo, inquadrati in contingenti multinazionali e interforze a fianco dei colleghi di Esercito, Marina e Aeronautica” e’ stata sottolineata dal capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Vecciarelli, che ha inoltre evidenziato “lo straordinario impegno per favorire la pacifica convivenza tra i popoli e dare sostegno e migliori prospettive di vita in luoghi e terre remote”.

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Rientrano in cella 50 boss scarcerati dalla gestione Basentini, ma Zagaria è ancora a casa sua: anzi è in ospedale

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Sono 53 i boss che sono tornati o in carcere o nei centri clinici penitenziari. Questo accade grazie al decreto “anti scarcerazioni” voluto dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che provò a mettere una toppa al disastro carceri delle scellerata gestione di Francesco Basentini. Che, per inciso, è il collaboratore numero 1 di Bonafede. Anzi, il ministro a capo del Dal preferì lui al pm Nino Di Matteo. Giovedì scorso Vincenzino Iannazzo, boss al 41-bis è tornato in cella. L’ha deciso la Corte d’ Appello di Catanzaro alla luce del decreto che ha chiesto ai giudici competenti di riesaminare le scarcerazioni. Iannazzo, capo cosca di ‘ndrangheta di Lamezia Terme deve scontare una pena in appello a 14 anni e mezzo di carcere. Ora è nell’ospedale Belcolle di Viterbo, centro clinico penitenziario.

Carceri aperte. L’ex capo del Dap Basentini (nella foto col ministro) costretto alla dimissione dopo le scarcerazioni

La revisione della decisione è stata chiesta dal vice capo del Dap, Roberto Tartaglia, che ha la delega ai detenuti 41-bis e alta sicurezza. Proprio il decreto del 9 maggio ha attribuito al Dap il potere di indicare ai giudici competenti soluzioni sanitarie adeguate, alternative ai domiciliari, che concilino il diritto alla salute dei detenuti con il dritto alla sicurezza dei cittadini. E all’occorrenza andranno bene reparti di medicina protetta dell’ospedale di Viterbo o il Pertini di Roma o i nuovi padiglioni di Parma, Trani, Lecce.
Iannazzo era ai primi posti dell’elenco di 40 detenuti compilato da Tartaglia subito dopo il decreto. Si tratta di una lista “prioritaria” in base alla pericolosità sociale dei 396 detenuti finiti ai domiciliari. E si vedono già dei risultati. Prima che a Iannazzo sono stati revocati i domiciliari ad altri boss. Come Francesco Bonura, al 41-bis, legato a Bernardo Provenzano, Cataldo Franco, all’ergastolo per concorso nel rapimento del piccolo Giuseppe Di Matteo, Antonio Sacco, boss di Brancaccio, a Palermo; Pietro Pollichino, boss corleonese; Antonino Sudato, altro boss siciliano; Carmine Alvaro, capo della omonima ‘ndrina di Sinopoli; Antonio Mandaglio, “capo società” di ‘ndrangheta nel Lecchese; Vincenzo Lucio, camorrista del clan Birra di Ercolano; Vincenzo Guida, accusato a Milano di aver creato una sorta di “banca della camorra”; Francesco Barivelo, del clan Perelli di Taranto, condannato all’ ergastolo per l’ omicidio, nel 1994, dell’agente della polizia penitenziaria Carmelo Magli.

Roberto Tartaglia. È il nuovo vice capo del Dap che ha già riportato in cella 53 boss che erano tornati a casa

Dei tre detenuti al 41-bis scarcerati tra marzo e aprile, resta ancora ai domiciliari soltanto Pasquale Zagaria, il boss del clan dei Casalesi oggi a casa della moglie, a Pontevico, nel Bresciano, in piena zona rossa Covid, su decisione del Tribunale di Sorveglianza di Sassari.

Pasquale Zagaria. Detenuto al 41 bis scarcerato

Sulla revoca o meno dei domiciliari non c’ è ancora una decisione del Tribunale di Sorveglianza perché ha prima dovuto rinviare di una settimana l’udienza, per un difetto di notifica alla difesa e poi, giovedì si è riservato sia sulla revoca o meno del provvedimento sia sulla richiesta degli avvocati di rivolgersi alla Corte costituzionale, come ha fatto il Tribunale di Spoleto, perché il decreto Bonafede violerebbe il diritto di difesa. Nel frattempo, Zagaria è in un ospedale lombardo per le complicazioni di un esame.

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