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Esteri

Trump appoggia la decisione di Israele di nega l’ingresso a due parlamentari Usa

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Il governo israeliano ha deciso di vietare l’ingresso nel Paese a due parlamentari democratiche americane che sostengono il movimento di boicottaggio internazionale di Israele. Lo ha reso noto il vice ministro degli esteri Tzipi Hotovely, affermando in una intervista a Israel Radio che “Israele ha deciso di non consentire” alle deputate Rashida e Tlaib Omar di compiere la visita prevista per la settimana prossima. La decisione, ha detto Hotovely, e’ in linea con la politica di negare l’ingresso a chi sostiene il boicottaggio di Israele. Le parole del vice ministro giungono dopo che il presidente Donald Trump aveva twittato che Israele avrebbe mostrato “una grande debolezza” se avesse consentito l’ingresso nel Paese alle due parlamentari.

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A Tokyo la governatrice Yuriko Koike rieletta trionfalmente

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Poco piu’ di una passeggiata per la governatrice di Tokyo, Yuriko Koike, che ottiene la conferma di un secondo mandato elettorale e assicura ai cittadini che continuera’ con fermezza la battaglia per contenere l’espansione del coronavirus nella capitale, garantendo la cooperazione con il comitato olimpico internazionale (Cio) per l’organizzazione delle Olimpiadi nell’estate del 2021, dopo il rinvio di quest’anno. “Sono estremamente contenta del risultato, ma al tempo stesso sento la responsabilita’ del mio compito nei quattro anni a venire”, ha detto la 67enne Koike, gia’ nel 2016 la prima donna alla guida del governo comunale di una delle metropoli piu’ estese e popolose al mondo.

I quasi 11 milioni e mezzo di residenti hanno premiato la sua determinazione negli ultimi mesi nella gestione dell’emergenza sanitaria nella capitale. Una fermezza che ha portato a veri e propri scontri ideologici sul tema della salute dei cittadini con il premier Shinzo Abe, che spingeva per una linea piu’ accomodante per favorire le attivita’ commerciali, senza penalizzare eccessivamente l’economia. L’eccessiva frammentazione politica con la presenza di 21 candidati, alcuni dei quali senza alcuna esperienza amministrativa alle spalle, hanno favorito l’immagine di Koike, unica figura politica femminile di rilievo nel panorama prevalentemente maschilista che compone il quadro governativo e delle istituzioni nel Paese del Sol Levante. Nonostante si sia presentata come candidato indipendente, la governatrice ha goduto del supporto dei principali schieramenti politici in Parlamento, e la stessa coalizione di governo, formata dai liberal-democratici e il New Komeito, ha deciso di non schierare un candidato.

La credibilita’ e la popolarita’ di Koike agli occhi dei cittadini le hanno consentito di condurre una campagna elettorale quasi esclusivamente online, tramite i social media, complici le restrizioni sugli assembramenti di persone. Una strategia rivelatasi ancora una volta vincente e che adesso si concentrera’ sulle direttive sanitarie per impedire una seconda ondata dell’agente patogeno. Dalla revoca dello stato di emergenza a fine maggio, Tokyo ha visto una impennata dei casi di coronavirus, sebbene con valori piu’ contenuti rispetto a concentrazioni urbane di simili densita’ e dimensioni, con 6.700 infezioni, quasi un terzo del totale a livello nazionale.

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Epstein, scandalo nel Regno Unito per le foto di Ghislaine sul trono della regina

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Fa tremare la casa reale britannica una foto pubblicata ieri sul Telegraph che ritrae Ghislaine Maxwell, l”anima gemella’ del finanziere Jeffrey Epstein morto in carcere con l’accusa di gravi reati sessuali, seduta sul trono della regina Elisabetta II a Buckingham Palace, insieme con l’attore Kevin Spacey. Lo scatto trovato dal Telegraph e’ del 2002 e coglie un momento di un tour privato a Palazzo avvenuto su invito dal Duca di York. Visita che, alla luce dei fatti emersi attorno al caso Epstein, che hanno chiamato in causa anche il principe Andrea, e del recente arresto di Ghilslaine Maxwell, rischia di rappresentare un nuovo grave imbarazzo per la famiglia reale.

E’ sempre il Telegraph, ripreso anche se con discrezione dal resto della stampa britannica, ad evocare nuovamente un coinvolgimento dell’ex presidente egli Stati Uniti Bill Clinton, che avrebbe partecipato al tour, sebbene non presente nella foto. Un’altra immagine ripubblicata anche dal Sun lo ritrae in cima alla scaletta dell’ aereo privato di Epstein ‘Lolita express’ accanto a Ghislaine. Che l’ex presidente degli Stati Uniti conoscesse Epstein e Ghislaine Maxwell e’ noto, ma il Telegraph riferisce di una sua partecipazione alla visita a Buckingham Palace con i due, che sarebbe avvenuta durante una sua tappa a Londra prima di proseguire per Blackpool, dove era atteso per un intervento al congresso del Labour Party.

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Kanye West si candida, il marito di Kim Kardashian sogna la Casa Bianca

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Kanye West sfida l’amico Donald Trump. Il rapper marito di Kim Kardashian si candida alla Casa Bianca per il 2020. Dopo aver caldeggiato l’idea per anni e paventato nei mesi scorsi una sua possibile discesa in campo nel 2024, West scopre le carte cogliendo molti di sorpresa. Lo fa con un tweet ai suoi 29,4 milioni di follower nel giorno dell’Indipendenza: “dobbiamo realizzare la promessa dell’America fidandoci di Dio, unificando la nostra visione e costruendo il nostro futuro. Corro per la presidenza degli Stati Uniti. #2020VISION”. Il cinguettio diventa subito virale con piu’ di 100.000 ritweet in meno di un’ora. Fra i primi a sostenerlo c’e’ ovviamente la popolare moglie Kim, da poco divenuta ufficialmente miliardaria: posta sui social una bandiera americana insieme al tweet del marito. Poco prima la star dei reality aveva pubblicato una foto con il suo nuovo look: capelli rosso Ferrari intonati con un abbigliamento rosso fuoco e scarpe argentate. A esprimere immediatamente il proprio sostegno a West e’ anche Elon Musk, il miliardario visionario alla guida di Tesla. Anche il proprietario dei Dallas Mavericks e popolare volto tv Mark Cuban e’ con West: fra Trump e il rapper “preferisco Kanye West”. Mentre Kim Kardashian e la sua grande e famosa famiglia ‘sognano’ la Casa Bianca, molti si chiedono se la candidatura di West sia reale o solo una mossa pubblicitaria. O ancora una ‘distrazione’ per aiutare Trump nella battaglia contro Joe Biden: il rapper potrebbe infatti sottrarre i voti degli afroamericani al candidato democratico, facilitando di fatto l’avanzata di Trump. West e il presidente negli ultimi anni hanno collaborato e il rapper ha sposato la causa del tycoon fin dall’inizio, come mostrano le numerose foto che vedono West indossare il cappello da baseball rosso con la scritta-slogan del presidente: ‘Make America Great Again’. Se le sue intenzioni sono serie, la sua e’ un corsa a ostacoli quasi insormontabili per la maggior parte dei candidati. Fra le prime difficolta’ c’e’ quella di allestire una campagna elettorale quando mancano quattro mesi al voto del 3 novembre. West deve poi qualificarsi per l’accesso alle urne: le scadenze per presentarsi come candidato indipendente sono gia’ scadute in diversi stati, e sono in scadenza in altri. Disponibili con gli stati restanti ci sarebbero 375 voti elettorali, rendendo la corsa molto difficile visto che ne servono 270 per vincere la presidenza. Al momento non e’ chiaro se West abbia presentato tutte le carte necessarie alla Federal Election Commission: nel database della commissione per ora l’unico candidato per la presidenza alle elezioni del 2020 chiamato Kanye West e’ un candidato dei Verdi, ‘Kanye Deez Nutz West’. Se fosse seriamente intenzionato a candidarsi, West potrebbe essere un candidato ‘write-in’, ovvero il cui nome puo’ essere scritto manualmente sulla scheda. Per tradizione i candidati write-in hanno poche chance di vincere e la procedura e’ di solito usata dopo esclusioni legali e procedurali dalla corsa elettorale. In passato il write-in e’ stato usato nelle primarie presidenziali: lo hanno fatto John Fitzgerald Kennedy e Richard Nixon in Massachusetts ma anche Franklin Delano Roosevelt in New Jersey. Precedenti illustri ma di un’altra era politica e, soprattutto, per le primarie in un singolo stato. I repubblicani guardano a distanza. Forse fra i vari rivali di Trump che immaginavano, il rapper non era in cima alla loro lista.

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