Collegati con noi

Cronache

Torna l’incubo del vino adulterato, 11 arresti, 41 indagati e 4 aziende agricole sequestrate: spacciavono fetenzia per vino Doc o Igt

Avatar

Pubblicato

del

Undici arresti e sei aziende agricole poste sotto sequestro preventivo per vino adulterato. E’ il bilancio dell’operazione ‘Ghost Wine’, scattata oggi con oltre 200 militari del Gruppo Carabinieri per la Tutela della Salute di Napoli, di unita’ dell’Arma territoriale e circa 90 appartenenti all’Unita’ Centrale Investigativa dell’Icqrf (Ispettorato centrale repressione frodi). L’operazione, condotta dal Nas di Lecce e dall’Icqrf è coordinata dalla Procura. Oltre alle misure cautelari e ai sequestri i militari hanno anche eseguito 62 perquisizioni locali e domiciliari nei confronti di imprenditori, operatori del settore vitivinicolo e aziende operanti nelle Regioni Puglia, Campania, Lazio e Abruzzo. 

L’attività di indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Lecce, ha avuto quale risultato il palesamento di un sistema commerciale illecito, gestito con continuità già da tempo, da tre associazioni, per alcuni versi complementari fra loro, insistenti nella provincia di Lecce.

Il sistema commerciale posto in essere permetteva di ottenere prodotto vinoso a basso costo successivamente commercializzato come prodotto di qualità o addirittura biologico, DOC o IGT. In particolare, si evidenziava la sempre attuale pratica della fermentazione alcolica di miscele di sostanze zuccherine ottenute dalla canna da zucchero e dalla barbabietola, commercializzate illecitamente in favore di note ed importanti imprese italiane operanti sia sull’intero territorio nazionale che estero.

Un metodo illecito di produzione gravemente lesivo della libera concorrenza, inevitabilmente falsata dall’esubero di produzione ottenuta mediante procedimenti fraudolenti di ingentissime quantità di vini appartenenti a marchi di qualità DOP (denominazione origine protetta), IGP (indicazione geografica protetta), DOC (denominazione origine controllata) ai quali l’Unione Europea ha riconosciuto l’origine geografica, condizionando la qualità e la peculiarità, alle tecniche di produzione tradizionali di un vino.

Nell’ambito dell’attività investigativa si è avuto modo di portare alla luce un altro fenomeno già conosciuto, quello della nazionalizzazione di prodotti UE venduti poi come italiani e addirittura attribuendogli denominazioni d’origine. In particolare, si è avuta contezza di vino di origine spagnola poi divenuto vino DOC o IGT italiano e nel caso di specie, pugliese. Nell’alveo dell’indagine emergeva altresì la falsa dichiarazione di produzione di uve atte a produrre vino DOC e IGT commessa per il tramite di aziende agricole di proprietà di alcuni degli indagati. 

L’operazione di P.G. ha pertanto permesso di stroncare tre associazioni per delinquere le cui illecite attività erano divenute insostenibili e depressive del mercato vitivinicolo in quanto immettevano in commercio prodotti biologici, DOC o IGT a prezzi molto bassi, ponendo fuori mercato le aziende concorrenti che lo ottenevano con le lecite e normali pratiche enologiche. 

Le associazioni a delinquere, come scoperto dalle indagini, potevano contare sulla essenziale collaborazione di un infedele funzionario dell’ICQRF di Lecce, a carico del quale gli stessi Ispettori dell’ICQRF hanno eseguito le indagini, rappresentato l’illecita condotta all’Autorità giudiziaria ed hanno partecipato all’arresto effettuato dai Carabinieri del NAS.

LE PERSONE INDAGATE

Sono indagate 41 persone, sei sono state quelle attinte dalla misura cautelare personale degli arresti in carcere: B. A. D. di anni 56 residente Lecce, funzionario ICQRF di Lecce; C. A. di anni 64 residente in Copertino, vitivinicolo; C. G. di anni 58, residente in San Donaci (BR), imprenditore vitivinicolo; L. V. di anni 38 residente in Mesagne, imprenditore vitivinicolo; R. L. di anni 55, residente a San Ferdinando di Puglia (BT), imprenditore vitivinicolo; C. R. A di anni 65, residente in Lequile, imprenditore vitivinicolo. 

Cinque sono state quelle attinte dalla misura cautelare personale degli arresti domiciliari: C. P. di anni 26, residente in Copertino, impiegato; C. G. L. di anni 50, residente in Lecce, impiegato; C. C. di anni 55, residente in Copertino, impiegato; C. S. di anni 23, residente in San Donaci, impiegato; D. A. I.  di anni 50, residente in Galatina, imprenditore e autotrasportatore

Ulteriori 30 persone sono state raggiunte da avviso di garanzia poiché indagate a vario titolo. 

I FATTI CONTESTATI

L’analitica e completa disamina degli elementi raccolti ha evidenziato la sussistenza di vari reati di natura associativa e non, finalizzati al commercio di prodotti vinosi sofisticati, quali la  falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico ed in registri informatizzati, la frode nell’esercizio del commercio, la vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine, la contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari, il riciclaggio e auto riciclaggio, l’attività di gestione rifiuti non autorizzata, fatti di reato commessi, in tutta la Puglia e in diverse località italiane.

In particolare, nel corso delle attività, si aveva modo di acquisire vere e proprie “ricette” per l’utilizzo dello zucchero che unitamente ad altre sostanze, per il tramite di pratiche enologiche illegali, rendevano nuovamente idoneo vino acescente e/o di cattiva qualità per mezzo di una nuova fermentazione, oppure per la produzione di vino, mosto e mosto concentrato rettificato, utilizzati anche nella produzione di aceto balsamico di Modena, con il solo utilizzo di zucchero miscelato ad altre sostanze chimiche in particolare il Fosfato Monopotassico e il Solfato Potassico, generalmente utilizzati come concime, che si presume siano stati utilizzati per intervenire nella salinità del vino. 

LA QUALIFICAZIONE GIURIDICA DEI FATTI

Le indagini sono state svolte dai Carabinieri del NAS di Lecce e da personale dell’ICQRF di Roma che hanno utilizzato vari strumenti investigativi, come:

  • intercettazioni telefoniche e riprese video;
  • servizi di osservazione, controllo e pedinamento con rilievi fotografici degli incontri più significativi fra le persone di interesse investigativo;
  • sequestri di sostanze di prodotti sofisticati e di prodotti atti idonei a sofisticare;
  • acquisizione ed esame di documentazione relativa a documenti di trasporto del vino.

Nel corso delle indagini è stato già arrestato in flagranza uno degli indagati per una sofisticazione in flagranza, nonché effettuati d’iniziativa molteplici sequestri di prodotti vinosi e strutture, per un valore stimato di circa 70 milioni di euro.

Advertisement

Cronache

Colpito da un vaso mentre giocava in cortile, bimbo morto in ospedale

Avatar

Pubblicato

del

È morto il bambino di tre anni di Caramagna Piemonte travolto da un vaso mentre giocava nel cortile di casa. Il piccolo era stato ricoverato in gravi condizioni ieri pomeriggio. Era stato anche operato d’urgenza ma era rimasto in condizioni critiche nel corso della notte. Le gravi lesioni riportate dal piccolo a livello di torace e addome non hanno consentito allo staff di chirurghi e cardiochirurghi dell’ospedale Regina Margherita di salvargli la vita.

Continua a leggere

Cronache

Arrestato perchè tenta di sgozzare la compagna, lavorava fuori dal carcere da due anni

Avatar

Pubblicato

del

Mohamed Safi, il tunisino di 36 anni arrestato perchè la scorsa notte ha tentato di sgozzare in strada la compagna, da due anni è uscito da carcere delle Vallette e svolge un lavoro esterno. Mohamed Safi doveva scontare una condanna a 12 anni per avere ucciso nel 2008 a Bergamo la fidanzata 21enne, Alessandra Mainolfi. L’uomo, in stato confusionale, si trova ora nel repartino detenuti dell’ospedale Molinette, dove è stato portato dalla polizia che lo ha arrestato. L’uomo lavorava nel bistrot di una cooperativa sociale di Grugliasco, Comune alle porte di Torino. Doveva rientrare in carcere alle 2, un’ora dopo il tentato omicidio.

Continua a leggere

Cronache

I Manager di Autostrade intercettati dopo il disastro di Genova parlano della strage di Avellino e delle verità nascoste ai magistrati irpini

Avatar

Pubblicato

del

“Quello (si riferiscono ad Amedeo Gagliardi, direttore legale e nuovo membro del cda di Autostrade, ndr) meritava una botta. Meritava che mi alzassi una mattina e andassi ad Avellino a dire la verità. Così proprio lui lo ammazzavo credimi, era l’
unica soddisfazione che avevo”.
È il 14 gennaio del 2019.  Siamo a cinque mesi dal crollo del ponte Morandi,  dalla morte di 43 persone persone inermi. Ma soprattutto sono passati tre giorni dalla sentenza dei giudici sulla strage del bus di Avellino nella quale morirono altre quaranta persone. Il Tribunale di Avellino, in primo grado, aveva appena inflitto cinque anni e mezzo di carcere al dirigente di Autostrade, Paolo Berti. All’epoca dei fatti di Avellino Berti era direttore delle operazioni. Contestualmente alla condanna di Berti, vengono assolti tutti i componenti di  vertice di società Autostrade per l’Italia. Tra gli assolti c’era anche  l’allora potentisismo amministratore delegato Giovanni Castellucci.

Viadotto dell’Acqualonga. Il luogo dove il bus precipitò e fece strage

A parlare nell’intercettazione è Berti, indagato anche per il crollo del Morandi.
Dal tono Berti appare molto nervoso, arrabbiato. Berti l telefono si sfoga al telefono con l’altro super manager di Aspi, Michele Donferri Militelli (entrambi sono sospesi), che all’epoca dei fatti era direttore delle manutenzioni, anche lui coinvolto nell’inchiesta sul crollo del Ponte Morandi. La telefonata viene intercettata dalla Guardia di finanza e coinvolge anche Amedeo Gagliardi. Gagliardi era ed è ancora il direttore legale dell’azienda. Nel contesto specifico Gagliardi è il punto di riferimento per ogni problema legale in azienda.
Oggi Gagliardi è nel nuovo consiglio di amministrazione di Aspi. Alla testa del Cda c’è Roberto Tomasi. Parliamo della nuova dirigenza, quella che deve cambiare l’immagine della società, il racconto dell’azienda pesantemente colpita dopo l’indagine sui falsi rapporti. Dalla carte finite in Procura Berti lancia durissime accuse al nuovo dirigente. “Gagliardi non mi ha chiamato ma io quello lo aspetto al varco – dice il manager appena condannato – ma tanto per lui c’è una giustizia. Quello lo devo ammazzare definitivamente cazzo”. E poi il riferimento alle verità nascoste da Berti ai magistrati di Avellino. False dichiarazioni sui cui la Procura irpina ha aperto una nuova inchiesta alla luce degli atti trasmessi dai colleghi genovesi.

Strage del viadotto dell’Acqualonga. Furono 40 i morti estratti dal bus precipitato dal cavalcavia

Da Autostrade, interpellata dal Secolo XIX sulla vicenda delle accuse lanciate dall’ ex direttore delle operazioni Paolo Berti nei confronti del nuovo membro del consiglio di amministrazione di Aspi e direttore legale Amedeo Gagliardi non viene rilasciato nessun commento ufficiale.
Ma da fonti legali dell’ azienda si fa notare che Amedeo Gagliardi nulla aveva a che vedere con le posizioni dei singoli imputati, non essendo la società Autostrade per l’ Italia coinvolta nel procedimento di Avellino, se non come responsabile civile.
La stessa Aspi peraltro ricorda che tutti gli imputati nel procedimento per la morte di 40 persone a bordo di un autobus in Campania sono stati assistiti e consigliati da avvocati esterni alla società e hanno esercitato tutti i diritti concessi alla difesa.
un approccio neutrale nella gestione della vicenda.
Citando direttamente Giulio Andreotti: «Devi stare tranquillo perché comportandoti così (la verità nascosta ad Avellino da Berti, ndr) hai la possibilità di trovare un accordo con questa gente. Che tacciano pure (riferito alla mancata telefonata di Gagliardi dopo la condanna) ma (un accordo) devi trovarlo. Su questo devi riflettere… voglio dire, Andreotti insegna». E ancora: «Se non puoi ammazzare il nemico, te lo fai amico», aggiunge iro nico Michele Donferri. Ma Berti è offeso. Secondo gli inquirenti la rabbia è motivata dalla mancata solidarietà ricevuta dopo la sua condanna dai suoi superiori per i quali aveva mentito. E attacca: «La cosa che mi dà fastidio è che mi trattano come se non fossi mai esistito: tu sei al pari di zero. Hai capito?».
La conversazione prosegue e abbraccia i possibili provvedimenti che l’azienda potrebbe prendere nei confronti dei suoi dirigenti, sia alla luce della sentenza di Avellino che per il crollo del viadotto Morandi. Donferri lo invita alla calma spiegandogli che conviene nascondere la verità per un tornaconto lavorativo: «Qui trombano tutti (nel senso che rimuovono dalle cariche, ndr). Tu hai ragione ma non è che se metti in galera anche un altro o lo accusi di qualcosa, per la situazione cambia.
Quindi a questo punto tu la gente la devi aspettare al varco. Aspettali al varco e pensa solo a stringere un accordo con il capo, punto e basta».

Continua a leggere

In rilievo