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Torna Montalbano e accanto a Luca Zingaretti ci sarà Luigi Tuccillo, star nascente del cinema italiano

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C’è anche un pezzo di Napoli ne La rete di protezione, uno dei due episodi inediti del Commissario Montalbano, che saranno trasmessi su Rai 1 il 9 e il 16 marzo. Nel cast figurano infatti due giovani attori napoletani, i fratelli Luigi e Peppe Tuccillo. Due episodi speciali e dal sapore dolceamaro. Sulla trama nulla si può e si deve dire. La scorsa estate, mentre le puntate erano in lavorazione, venivano infatti a mancare, a distanza di poche settimane, prima il padre di Montalbano, il maestro Andrea Camilleri, poi Alberto Sironi, storico regista della serie televisiva.

 

Luigi Tuccillo (per lui e per il fratello Peppe anche una parentesi al Grande Fratello, edizione del 2015) si forma come attore fra Roma e Los Angeles. Dopo le scuole di recitazione, il corso di alta specializzazione in regia con Marco Bellocchio, Tuccillo è protagonista di un cortometraggio, Rapsodia in Blue. In Italia non fu selezionato per i concorsi – racconta lattore -; fu invece selezionato per il LadyFilmMakers Festival di Beverly Hills, dove vinse come miglior cortometraggio, e io ricevetti la nomination come miglior attore protagonista. Così sono finito a Los Angeles: è stato linizio di tutto. In California Tuccillo si diploma alla Lee Strasberg, prestigiosa scuola di recitazione. Intanto arrivano gli esordi al cinema e in televisione, rispettivamente con Troppa graziadi Gianni Zanasi, e Aldo Moro il professore.

Appena sono rientrato da Los Angeles – spiega Tuccillo – vengo contattato dalla mia agenzia. Alberto Sironi aveva convocato me e mio fratello Peppe; gli servivano due fratelli per il nuovo episodio di Montalbano. Ho letto il romanzo La rete di protezionee mi sono subito innamorato dello scritto e dei personaggi.

Quando iniziano le riprese, però, Sironi, regista di sempre della fiction, viene a mancare. La regia passa allora nelle mani di Luca Zingaretti, storico volto di Montalbano. Ho apprezzato tantissimo il lavoro di Zingaretti. Quando siamo arrivati, abbiamo chiesto di poterci recare sul set per dare uno sguardo. Stava girando laltro episodio,Salvo Amato, Livia mia. Eriuscito ad incastrare negli stessi giorni le riprese delle due puntate, con storie e attori diversi. Un esempio di grande professionalità. Il tutto avveniva poi in una situazione molto critica, perché Sironi era in ospedale. Lui ha preso in mano la situazione con tranquillità. Estato molto bravo, era padrone della materia, un eccellente professionista non solo un grande attore, racconta Tuccillo.

Del set e dellatmosfera dei paesini siciliani Tuccillo non ha che ricordi positivi. La troupe era super organizzata, i costumisti molto bravi. Si respirava una bella atmosfera, i paesini pieni di gente che aspettava per assistere alle riprese e salutare gli attori. Sono fiero di esser stato protagonista di un progetto del genere, perché quando un progetto è scritto bene, con profondità delle battute e delle azioni, è un piacere prendervi parte.

Ne La rete di protezione, il commissario Montalbano si trova davanti ad un enigma molto particolare. Lingegner Sabatello gli porta alcuni filmati, girati anni prima dal padre, ormai defunto (interpretato da Luigi Tuccillo). I filmati hanno una sola inquadratura fissa, un muro. Montalbano intuisce che dietro quelle pellicole c’è qualcosaltro, e inizia ad indagare. Poi il racconto si ferma perché spoilerare è riprovevole, ancor più per una serie così attesa.

Ma cosa c’è nel presente e nel futuro di Tuccillo? Nel 2019 ho girato negli USA prima Audio, un film che sarà presto presentato al Festival di  Venezia; poi Across Sagittarius Street, un episodio pilota di una serie tv scritta da me. Adesso faccio la spola fra Roma e Los Angeles; oggi sono attore a tempo pieno e mi piacerebbe tanto poter fare qualcosa di importante qui in Italia. Ebbene Montalbano è la migliore vetrina che Luigi Tuccillo potesse conquistarsi per farsi apprezzare in Italia già che ogni episodio del commissario più amato d’Italia lo guardano sugli schermi di Mamma Rai, se tutto va male, almeno 10 milioni di persone.

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Kirk Douglas snobba Michael, la sua fortuna va in beneficenza

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Kirk Douglas ha donato tutta la sua fortuna in beneficenza. Lo scrive il New York secondo cui l’attore, morto lo scorso cinque febbraio a 103 anni, ha lasciato quasi tutto il suo patrimonio da circa 80 milioni di dollari alla fondazione che porta il suo nome lasciando quindi a secco il figlio Michael. La Douglas Foundation e’ stata creata nel 1964 da Douglas e la moglie Anne Beydens Douglas ed e’ impegnata in particolar modo con ospedali pediatrici. Non e’ chiaro se anche gli altri figli siano stati lasciati fuori dal testamento. Oltre a Michael ci sono Joel, un produttore cinematografico, Peter, un produttore televisivo e Eric, scomparso tuttavia nel 2004 a causa di una overdose.

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E ora sbarca il personaggio gay nei cartoon Disney, è la prima volta

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Per la prima volta un personaggio gay entra nell’universo animato della Disney: nel nuovo cartone “Onward”, prodotto da Disney-Pixar e ambientato in un mondo suburbano di fantasia, appare brevemente una poliziotta da un occhio solo, “Officer Specter”, che, parlando con altri personaggi, fa sapere di avere una compagna. Non e’ specificato se Specter sia lesbica o bisex, ma la sua presenza nel cartone animato, che uscira’ nelle sale Usa il 6 marzo, e’ una prima scelta di campo: “Abbiamo voluto aprire di un pizzico il nostro mondo e farlo piu’ rappresentativo della societa’ intorno a noi”, ha detto il produttore Kori Rae a Yahoo Entertainment, auspicando, dopo la prima uscita, la realizzazione di uno spin off. Non e’ la prima volta che un personaggio LGBTQ entra nell’universo cinematografico della Disney – c’e’ stato un “momento esclusivamente gay” nella versione ‘live’ di “Bella e la Bestia” e l’anno scorso un bacio gay tra due personaggi di minori di “The Rise of Skywalker” – ma e’ la prima volta che un gay fa la sua comparsa in uno dei suoi cartoni. A dare la voce a Specter e’ l’attrice apertamente lesbica Lena Waithe della serie Netflix “Master of None”. Negli ultimi anni, d’altra parte, la Disney ha fatto sforzi per rivisitare i suoi grandi successi all’insegna dell’inclusivita’: ha cambiato ad esempio il cast del “Re Leone” portando a bordo le voci di attori di colore e di “Mulan” con veri asiatici, mentre ha chiamato donne nere a dirigere film della scuderia Marvel. Era stata, pero’, piu’ lenta a cambiare il proprio approccio sull’orientamento sessuale. L’outing della Disney, salutato da proteste della destra religiosa secondo cui “i nostri figli non dovrebbero essere soggetti a cartoni animati di indottrinamento gay”, dura comunque lo spazio di una battuta: Specter e la sua partner sul lavoro (la voce e’ di Ali Wong) fermano un conducente che afferma di essersi distratto perche’ i figli della sua ragazza si comportavano male in macchina. La poliziotta gli da’ ragione: “La figlia della mia ragazza mi fa strappare i capelli”.

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Da Prada e Fendi, il femminile è femminista

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Niente è più femminista del femminile. Ne sono convinte Miuccia Prada e Silvia Venturini Fendi, che oggi a Milano hanno portato in passerella donne libere di giocare con i cliche’ del femminile, di riconoscere la loro forza nella delicatezza e nella leggerezza, di spogliarsi delle imposizioni e delle censure. “Questa e’ una collezione fatta d’istinto, con la volonta’ di fare qualcosa di utile, che avesse un senso” premette Miuccia Prada, che vede nell’allestimento della sala della sfilata una metafora della condizione femminile: al centro una scultura di Atlante che regge il mondo sulle spalle, sulle pareti la leggerezza dei fiori. “Volevo rappresentare la forza delle donne: leggerezza, delicatezza, glamour, queste caratteristiche femminili – spiega la stilista – sono la vera forza delle donne”. E se il potere si puo’ trovare nel piacere, il glamour – con il suo ottimismo – diventa qualcosa di utile, per trasformare il quotidiano da pratico a estetico. Ed eccoli i cliche’ del femminile, le frange, i ricami, gli spacchi, le trasparenze, i tacchi, i trucchi, le pellicce, che si abbinano e ai tailleur austeri, alle camicie con cravatta, ai cappotti dalle spalle grandi, ai giubbini di nylon stretti in vita da onnipresenti cinture che disegnano linee a clessidra. E’ in questo contrasto che la delicatezza diventa forza: cosi’ la gonna con le pieghe destrutturate e aperte si accompagna al blazer dalla linea over, la sottana trasparente con la camicia con la cravatta, la tunica di rete sportiva con le decollete’ in vernice. E nello stesso capo convivono linee e tessuti maschili e dettagli iperfemminili, come nel cappotto nero tutto ricoperto di frange, che tornano sull’abito in lana grigio con le pieghe o nei maglioni di lana grossa lavorata a trecce.

Per rallegrare una giornata di pioggia, gli stivaloni rosa o celeste, da mettere con il giubbino di nylon e la gonna glam. Al polso, astucci portarossetto, al collo medaglioni per un ritocco veloce al trucco, in mano borse gioiello decorate di passamanerie. Per Silvia Venturini Fendi, il fatto e’ che oggi, “essendo tutte donne forti, possiamo riappropriarci dei codici e dei luoghi comuni del guardaroba femminile, non abbiamo piu’ bisogno dei codici maschili per essere ascoltate”. Anzi, aggiunge la stilista, “oggi e’ sovversivo recuperare i codici femminili: femminile e femminista sono concetti che insieme si rafforzano”. Sognando il giorno in cui “le donne di potere saranno vestite in chiffon rosa e non in grisaglia”, Silvia porta in passerella la sua rivoluzione, per donne di ogni eta’ e taglia, perche’ anche da qui passa la riaffermazione dell’identita’ femminile. Ed ecco questi cliche’ di cui riappropriarsi con fierezza, “cosi’ come oggi ci sono giovani donne che fanno una questione politica dell’avere qualche chilo in piu'”. E allora via libera al rosa e al pizzo, alle giarrettiere e alle calze velate, ai gioielli e alle trasparenze, tutto ovviamente filtrato e abbinato a contrasto con tessuti ruvidi e linee scultoree. Cosi’ la giarrettiera diventa il cinturino della decollete’, il maculato da panterona si ingentilisce nel paisley del visone rasato e ricamato in velluto, i gioielli (creati in collaborazione con Chaos) sono ipertecnologici, dall’orecchino-penna alla custodia per lo smartphone. L’abito rosa boudoir ha le maniche scultoree, la sottoveste di pizzo ha una banda nera sul seno come la censura di Instagram, la camicia-camice ha il collo a sciarpa foderato di pizzo, le scollature ricordano il buco di una serratura, persino la giacca di flanella ha impunture che segnano il seno e stecche che sottolineano il punto vita.

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