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Terza e quarta giornata di gare alle Universiadi estive 2019

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Si chiude la settimana con la terza e quarta giornata di gare. Oggi con l’inizio della nuova settimana, scende in campo la regina degli sport, sua Maestà l’Atletica leggera.

A domani con le foto del Pool Fotografi Universiadi 2019 della

prima giornata di gare della Regina dallo stadio  SanPaolo

Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

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Universiadi 2019, le foto del Pool dei 40 Fotografi campani che documenteranno l’evento

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Aperte ufficialmente le 30° Universiadi Estive, apriamo anche noi una rubrica quasi quotidiana realizzata con le foto che sceglieremo, con piacere, stima  e  ad insindacabile giudizio, tra quelle realizzate dal POOL FOTOGRAFICO UNIVERSIADI 2019 formato da 40 fotografi campani  che stanno lavorando per la documentazione del maggior evento sportivo universitario internazionale.

Ovviamente firmeremo le foto con il nome dell’autore, oltre che con la firma del pool, ma altre volte non riusciremo a farlo, perchè le foto che sono a disposizione sul sito Universiadi 2019, sono firmate soltanto come POOL FOTOGRAFI 2019, quindi ci sforzeremo con piacere di risalire al nome autore e giustamente segnalarlo.

Oggi vi proponiamo alcune foto della inaugurazione e cominciamo con le prime foto d’azione  con i tuffi e lo shooting

 

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Cultura

Domenica si cullano i Gigli, aspettando il primo suono del sassofono per perdersi nella festa dei folli

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Stamattina mi ha telefonato una mia amica di Napoli, vorrebbe venire a Nola, questa domenica, per vedere per la prima volta la ballata dei Gigli e mi ha chiesto qualche informazione. Mi ha spiazzata. Amo profondamente questa festa, sono Nolana, ma ogni volta che qualcuno mi chiede di spiegargliela vado in difficoltà. Se inizio a raccontargli del perché esistono otto gigli e una barca portati a spalla in processione, della storia di San Paolino che salva una donna con il proprio figlio in Africa, torna su una barca, appunto – divenuta poi il simbolo religioso di questa festa – e viene accolto dai Nolani, divisi in corporazioni lavorative, con dei gigli tra le mani, mi sembra un discorso incompleto, una favoletta senza tutti i protagonisti. Se racconto solo il lato laico – essendo una festa di origine pagana, di ringraziamento alla terra madre per l’abbondanza del raccolto e della fertilità poi inglobata nel Seicento, con gli Orsini, dalla Chiesa, come gran parte delle feste patronali – mi sembra di fare un torto a San Paolino, al quale tutti noi Nolani, credenti o non credenti, siamo affezionati.

E così ho deciso di soffermarmi sulla comunità, sulle persone, sulla macchina da festa di venticinque metri, straordinaria e affascinante, in movimento. Su cosa succede nella nostra pancia quando arrivano gli ultimi dieci giorni di giugno. Su quanto la Festa dei Gigli riesca ad abbattere tutte le diversità sociali, culturali, politiche. Siamo tutti uguali quel giorno, stretti attorno a circa centoventi uomini capeggiati da un capoparanza, che portano sulle spalle una meravigliosa struttura in legno rivestita da un po’ (oramai) di cartapesta e tanto polistirolo. Racconto questa cosa con profonda tristezza perché stiamo perdendo una tradizione, quella della cartapesta, che ha sempre contraddistinto questa festa. Purtroppo però le cose cambiano, non sempre in bene, e la festa diventa lo specchio di questo cambiamento. Nel corso del Novecento tante sono state le evoluzioni, che non mettono d’accordo le vecchie generazioni con quelle nuove; però il fascino è anche questo: è una festa mai uguale a se stessa perché cambia insieme alla società, all’uomo. E viviamo tempi bui, molto bui, ultimamente.

Il fatto straordinario è che anche queste riflessioni domenica mattina si perderanno, perché al primo suono di sassofono della fanfara sul giglio che lo accompagna lungo il tragitto, io sarò già in strada, richiamata dal legno in movimento, dalla adrenalina sotto pelle, da quella malinconia sottesa che ti ricorda che un altro anno è passato e alcune persone non ci sono più, da quell’istinto primordiale che fa parte di noi e che quel giorno libereremo dalla gabbia dei doveri e della razionalità. La festa dei Gigli è uno sfogo collettivo, una festa umana e a tratti disumana che ci ricorda di quanto possa essere bello fare qualcosa tutti insieme, spalla a spalla, senza pregiudizi, qualcosa che trecentosessantaquattro giorni l’anno non riusciamo a fare in questo modo. Domenica si mescolano tutte le carte, si vive di amnesie. Le incomprensioni, le brutture e le critiche vengono procrastinate ad altri giorni.

Domenica guarderó il giglio dal basso verso l’alto, mi mescoleró al sudore e al passo dei cullatori, agli occhi increduli e felici dei bambini, alla commozione degli anziani, all’ansia di chi non sa muoversi tra la folla, tutti uniti dal sacro fuoco di questa bellissima festa dei folli.

 

 

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Cultura

L’incerta iconografia di San Gaudioso, altri santi, i migranti e l’opera di Massimo Pastore

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Ci fu una guerra, ci fu un’invasione, fu arrestato, forse fu torturato per estorcergli una abiura della sua fede, fu messo su di una barca senza remi e senza vele insieme ad altri come lui e mandato a morte certa alla deriva per il Mar Mediterraneo, dalle sponde del nord Africa, quelle che sono di fronte all’Italia.

Questa storia, identica a tante dei nostri giorni è avvenuta intorno al 438 dopo Cristo, è una storia di migrazione una storia di migranti, che cacciati o scappati da guerre e dittature sono scagliati alla mercé del mare che è amico, ma tante volte la sua forza si rivela fatale per chi lo attraversa.

Per San Gaudioso a quel tempo Vescovo di Abitinia, nella Tunisia oramai occupata dai Vandali, che insieme ad altri prelati attraversò il mare senza vele e senza remi, la traversata terminò sulle sponde di Napoli, dove visse e professò la fede cristiana fino alla sua morte datata 455.

A Napoli il Santo si stabilì presso Capodimonte e quindi alle soglie di quello che poi divenne il quartiere Sanità, da dove, insieme ai fedeli, praticavano la loro fede nascosti in quelle che poi sarebbero diventate le Catacombe di San Gaudioso situate nel cuore del quartiere Sanità e limitrofe a quelle di San Gennaro.

Non esistono, se non forse una, immagini del Santo, non c’è una iconografia precisa e certificata, San Gaudioso è cosi la summa del migrante senza faccia e senza identità, in una sorta di metafora che potrebbe essere traslata ai nostri tempi. La fuga o l’esilio, la traversata, l’arrivo, l’accoglienza, l’integrazione, di una persona senza viso, uguale a tanti altri, ma non per questo senza nome e senza identità, che mai chi fugge, o è costretto ad abbandonare i propri luoghi, dimentica.

A San Gaudioso, Massimo Pastore, artista che usa il linguaggio fotografico, ha dato un volto, nel suo progetto Santi Migranti, non è stata impresa facile, proprio per l’assenza di iconografia certa e pregressa, ma forse proprio per questo è stato molto interessante lavorarci e cercare una modalità che potesse avvicinarsi alle fattezze del Santo, che come tutti gli altri del progetto indossa una pianeta che altro non è che la  coperta termica che le ONG e i soccorritori istituzionali porgono ai migranti che salvano dalla furia del mare. L’artista è arrivato al volto che raffigura il Santo chiedendo ai fedeli, ai ragazzi dell’Associazione La Paranza, a Padre Loffredo, alle donne del quartiere, e ai cittadini, come immaginassero il loro patrono, come pensassero fosse il Santo protettore del loro quartiere. Questa sorta di identikit ha indirizzato l’artista nella scelta del modello che interpretasse e desse volto al Santo.

Santi Migranti è un logo/manifesto che si innesta sull’azione collettiva #quiriposa ovvero la collocazione su selciati e muri di diverse località italiane e non solo di manifesti formato A3 che riproducono le lapidi dei migranti, spesso non identificati, presenti al cimitero di Lampedusa e le vicende legate ai grandi naufragi degli ultimi anni, come quello del 3 ottobre 2013 in cui, a poco più di un miglio dalla costa di Lampedusa, persero la vita 368 persone.

Massimo Pastore ci tiene a precisare che ” Tutte le icone, di Santi e non, da me realizzate e che realizzerò per Santi Migranti, sono state ispirate proprio dal loro essere stati Migranti, in vita come nel caso di Santa Brigida, San Gaudioso e altri, in morte come nel caso di San Marco Evangelista le cui spoglie trafugate da due mercanti veneziani migrarono da Alessandria d’Egitto a Venezia, di cui fu poi proclamato Patrono”. L’opera ha avuto la sua giusta collocazione all’interno della Basilica Santa maria della Sanità ed è stata inaugurata oggi appena terminata la messa delle 18 celebrata da Padre Antonio Loffredo in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato.

Una gigantografia fotografica dove San Gaudioso ha uno sguardo enigmatico che trasmette la gratitudine per l’accoglienza e gli omaggi tributatigli, la speranza che siano tutti accolti come lo fu lui e la severità per chi tali messaggi non vuole leggerli e nemmeno vederli.

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