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Terrorismo, traffico di migranti e sigarette di contrabbando, estradato un tunisino considerato legato all’Isis

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Nella mattinata odierna, presso l’Aeroporto Internazionale di Roma Fiumicino, personale del Raggruppamento Operativo Speciale e della Polaria ha tratto in arresto Aymen Fathali in forza del Mandato di arresto europeo emesso il 28.01.2019 dal G.I.P. presso il Tribunale di Palermo.

Il FATHALI, localizzato in Germania sulla scorta delle informazioni fornite dal R.O.S., ed oggi estradato, era ricercato dall’inizio del 2019, poiché si era sottratto all’esecuzione di un Fermo di Indiziato di Delitto emesso dalla Procura Distrettuale di Palermo nei suoi confronti e di altri nr. 14 indagati, ritenuti a vario titolo responsabili di istigazione a commettere più delitti in materia di terrorismo, associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e al contrabbando di T.L.E, plurimi episodi di ingresso illegale di migranti clandestini nel T.N. ed esercizio abusivo di attività di intermediazione finanziaria.

L’indagine denominata “ABIAD” aveva permesso di individuare un sodalizio criminale transnazionale prevalentemente formato da cittadini tunisini e particolarmente dinamico nell’organizzazione, in cambio di ingenti corrispettivi di denaro contante, di traversate di ristretti gruppi di cittadini tunisini dalle coste maghrebine a quelle trapanesi, attraverso trasporti marittimi con natanti off-shore, capaci di garantire trasferimenti rapidi e tendenzialmente in grado di eludere gli ordinari dispositivi di controllo.

L’associazione, stabilmente operante in territorio italiano e tunisino attraverso una rete logistica alimentata con gli ingenti proventi delle attività delittuose perpetrate, curava anche l’espatrio dalla Tunisia di soggetti ricercati dalle locali Autorità e Forze di Polizia e incrementava i propri illeciti guadagni implementando la descritta condotta delittuosa con costanti attività di contrabbando di tabacchi lavorati esteri, distribuiti nel territorio palermitano attraverso la preziosa mediazione esperita dagli associati italiani.

Gli ingenti guadagni ricavati dalla struttura associativa, dopo essere confluiti nella “cassa comune” del sodalizio custodita da partecipi precipuamente incaricati allo scopo dai vertici dell’organizzazione, venivano in parte riutilizzati per il rifinanziamento della struttura operativa e logistica – tra l’altro per l’acquisizione di nuovi natanti in caso di fuori uso e/o sequestro dovuto alle attività repressive delle FF.PP. ovvero per il pagamento delle spese legali dei membri sottoposti a processo – e in altra considerevole parte per alimentare e gestire l’attività d’intermediazione finanziaria esercitata abusivamente nei confronti dei connazionali tunisini.

In tale quadro, le investigazioni svolte avevano consentito di acquisire diretto riscontro delle attività delittuose perpetrate, in particolare permettendo di rintracciare, fermare e identificare alcuni gruppi di clandestini trasportati via mare in territorio trapanese.

La gestione di tali illeciti servizi di trasporto da parte dell’organizzazione indagata (connotati da innovative e peculiari modalità di realizzazione, quali rapidità di trasferimento, selezione ed esiguità dei gruppi trasportati), oltre ad alimentare i gruppi di clandestini presenti sul territorio nazionale, aveva rappresentato una più grave minaccia alla sicurezza dello Stato in ragione delle posizioni radicali pro “DAESH” rilevate in capo a un esponente di vertice del sodalizio.

Infatti, le attività d’indagine, effettuate anche attraverso un mirato monitoraggio di alcuni profili social, avevano permesso di verificare che uno degli indagati, oltre a svolgere mansioni direttive del sodalizio e a custodirne la “cassa comune”, gestiva, mediante lo strumento informatico, una intensa attività d’istigazione e di apologia del terrorismo di matrice islamista, inserendosi nel network globale della propaganda e promuovendo gli efferati messaggi dell’organizzazione terroristica “DAESH”.

Detto indagato, operando in perfetta coerenza con le attuali caratteristiche della cosiddetta “Jihad 2.0” – che vede nell’operatività dei “mujaheddin virtuali” un formidabile strumento di radicalizzazione delle masse e propaganda dei dettami del terrore di matrice islamista – si adoperava per la diffusione e condivisione tramite social network di documenti e di materiale video-fotografico volti al proselitismo e alla promozione dello Stato Islamico “DAESH”.

L’uomo, risultato in grado di sollecitare i fruitori dei messaggi alla condivisione dei macabri ideali promossi dalla rete globale del terrorismo, ha perpetrato detta condotta apologetica ed istigatrice tramite una pluralità di fittizie identità virtuali, al fine di tentare di sfuggire ai consueti strumenti di controllo.

Attraverso i vari profili riconducibili all’indagato, oltre alla diffusione dei descritti efferati messaggi, erano chiaramente esaltate le più crudeli attività terroristiche condotte in Tunisia, Iraq, Siria, Medioriente, Europa e Stati Uniti, così come erano curati i contatti con altri profili di altri utenti impegnati nella promozione delle medesime attività terroristiche.

In tale contesto, la pericolosità del sodalizio investigato era altresì esponenzialmente amplificata in ragione del fatto che i proventi custoditi nella “cassa comune” dell’organizzazione potevano anche essere utilizzati per fini diversi rispetto a quelli strettamente connessi alle attività delittuose perpetrate dalla associazione criminale transnazionale.

Le risorse economiche in parola venivano infatti in parte occultate in proprietà immobiliari e in altra parte depositate in banche tunisine su conti fittiziamente intestati a soggetti residenti in Tunisia, circostanza questa che, per quanto emerso grazie alle intercettazioni svolte, avrebbe suscitato l’attenzione del Battaglione Anti-Terrorismo Tunisino il quale starebbe svolgendo delle investigazioni volte ad accertare la finalità di sospette operazioni finanziarie che vedrebbero coinvolto uno degli odierni fermati.

Dalle investigazioni svolte è altresì emerso che il sodalizio criminale, dopo alcuni interventi repressivi subiti sia in Tunisia che in Italia, si è sempre dimostrato in grado di rigenerare la propria struttura logistica attraverso l’acquisizione di nuovi recapiti cellulari fittiziamente intestati a terzi e da destinare alle comunicazioni riservate tra gli associati, il reperimento/acquisto di nuovi potenti natanti off-shore da utilizzare per gli illeciti servizi di trasporto e il ripristino dei canali di commercializzazione dei tabacchi contrabbandati dalla Tunisia, attività questa ultima operata con la preziosa collaborazione di fedeli sodali palermitani.

L’operazione ABIAD, volta alla disarticolazione della descritta organizzazione criminale dimostratasi potenzialmente capace – nel corso delle indagini – di trasferire dalla Tunisia all’Italia e viceversa individui e risorse economiche eludendo i consueti strumenti di controllo, ha costituito un significativo contributo al contrasto delle attuali minacce alla Sicurezza Nazionale e ciò anche in considerazione della posizione radicale pro “DAESH” rilevata in capo a un esponente di vertice del sodalizio disarticolato.

 

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Scontro filobus e camion a Milano, donna in coma

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Uno scontro tra un filobus e un camion dell’azienda municipale dei rifiuti spezza l’idillio della Milano vestita a festa per la prima della Scala. Una donna di 49 anni e’ in coma a causa dell’incidente avvenuto alle otto del mattino nella festa di Sant’Ambrogio, con ogni probabilita’ per un ‘rosso’ bruciato da uno dei due mezzi in via Ergisto Bezzi, all’angolo con via Marostica, sulla circonvallazione ovest. Da una prima ricostruzione della Polizia Municipale, sembrava che fosse una passante investita dal mezzo pubblico, poi pero’ il marito ha raccontato agli inquirenti che prendeva abitualmente la linea 91, una delle piu’ affollate della citta’. E’ stata quindi avanzata l’ipotesi, tutta ancora da verificare, che la donna, in condizioni sempre piu’ disperate col passare delle ore, possa essere stata sbalzata fuori dal filobus e poi investita dalla vettura dell’Atm, l’azienda pubblica dei trasporti gia’ coinvolta ieri nell’episodio di una brusca frenata del metro’ a San Babila, con diversi contusi. A testimoniare la violenza dello scontro, il fatto che uno dei pali dei semafori sia stato sbalzato venti metri piu’ in la’ rispetto alla sede originaria. Il bilancio finale e’ di 18 persone coinvolte. Ricoverati anche l’autista del bus, che era rimasto incastrato nell’abitacolo e ha riportato un lieve trauma alla testa, e tre dipendenti a bordo del camion verde, uscito semidistrutto dall’impatto. Uno ha riportato una sospetta frattura al femore, gli altri due lievi contusioni. Otto passeggeri sono stati trasportati in ospedale per ferite non preoccupanti, altre sei hanno subito medicazioni sul posto. Gli inquirenti stanno ascoltando diversi testimoni, tra cui anche i due autisti e, attraverso eventuali telecamere presenti nella zona, saranno in possesso di tutti i dati per ipotizzare le responsabilita’ di quanto avvenuto solo nelle prossime ore. Con una nota, Amsa ha garantito “massima disponibilita’” per contribuire ad accertare i fatti. “Oggi non e’ stata una giornata bellissima – ha detto il sindaco Giuseppe Scala prima che iniziasse la Tosca, facendo riferimento all’incidente – sono cose su cui a volte mi sento anche un po’ impotente, ma non riesco a togliermelo dalla testa”.

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Il tributo della Scala a Mattarella, applauso a Segre

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E’ stata una vera e propria ovazione quella che ha accolto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al suo ingresso nel palco reale della Scala per la prima di Tosca, che inaugura la stagione lirica del teatro milanese. Un tributo – con un applauso caloroso lungo quasi quattro minuti – e tutto il pubblico in platea, nei palchi e nel loggione in piedi, come gia’ era successo l’anno scorso alla prima di Attila. E, una volta iniziato l’inno di Mameli, dietro il sipario i coristi si sono messi spontaneamente a cantare le parole.

“Se lo merita tutta e sempre il nostro presidente” ha commentato il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora. “Sappiamo che la Prima della Scala rappresenta tutto il nostro Paese, non solo la citta’ di Milano” ha aggiunto l’ex ministro Maria Elena Boschi, esponente di ItaliaViva. A salutare il presidente e’ stata anche Liliana Segre, diventata senatrice a vita per il suo impegno nel mostrare l’importanza della memoria, a partire da quella dell’Olocausto, a cui lei e’ sopravvissuta. E anche lei al suo arrivo in platea (discretamente accompagnata dalla scorta di carabinieri che le e’ stata affidata dopo le minacce di morte) e’ stata accolta da applausi. “Sono abbonata da 30 anni, sono sempre alla Scala, mi manca di venire qui a fare le pulizie. La Tosca mi piace per la passione, non ho avuto sempre 90 anni, ho avuto anche io una passione” ha scherzato aggiungendo che “la cultura aiuta, in tutto. Come dice Primo Levi ‘conoscere e’ necessario in assoluto”.

E il tema di Tosca – molestata dal malvagio Scarpia che la costringe a cedergli per salvare la vita al suo amato Cavaradossi – e’ tema a dir poco attuale in tempo di #metoo. “Un affresco” della realta’ con “temi come l’emarginazione, la violenza sulle donne, le diseguaglianze sociali che sono temi tornati di attualita’” ha sottolineato il presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati. E mentre Patti Smith ha liquidato la questione spiegando che Tosca “e’ arte”, Boschi ha ricordato che “tutto quello che porta a parlare dei rischi che le donne subiscono anche semplicemente andando al lavoro e’ positivo. Veniamo da secoli in cui non se ne parlava: e’ caduto il muro dell’omerta’”. “La situazione e’ ancora estremamente grave nel Paese e nel mondo” ha detto il sindaco Giuseppe Sala, sottolineando il bisogno della “prevenzione perche’ non si finisca come Tosca”. Da oggi – con gli ambrogini d’opera e l’apertura della Scala – fino al 12 con la commemorazione dai 50 anni dalla strage di piazza Fontana, passando per la manifestazione dei sindaci ‘L’odio non ha futuro’ – per Sala iniziano “le cinque giornate di Milano”. Il presidente Mattarella ha apprezzato lo spettacolo e lo ha detto anche agli artisti e alle maestranze, che lo hanno applaudito al suo arrivo per un saluto nei camerini durante il secondo intervallo. “Era il minimo, la sua presenza si sente” ha commentato il violinista Francesco Tagliavini.

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Pochi asili, genitori si dimettono per stare con i figli

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Con pochi asili nido, o quanto meno con pochi asili a costi accessibili, senza il sostegno di altri parenti e con baby sitter il cui stipendio pesa inevitabilmente sul bilancio familiare, molti genitori decidono sempre piu’ spesso di lasciare il lavoro per prendersi cura dei figli in prima persona. Secondo l’Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, i dati dell’Ispettorato del lavoro dimostrano come un genitore su tre tra quelli che si licenziano lo fa proprio per motivi familiari legati ai bambini. I ritmi quotidiani, gli impegni, la mancanza di tempo extra lavorativo e l’incertezza sul futuro stanno allargando l’area dei bisogni delle famiglie, spiega Uecoop, con oltre 49mila papa’ e mamme che nel 2018 hanno deciso di dare le dimissioni in primo luogo per l’assenza di parenti di supporto (27%), ma anche per l’elevata incidenza dei costi di assistenza al neonato fra asilo e baby sitter (7%) se non proprio per il mancato accoglimento dei figli al nido (2%). Negli asili nido italiani, insiste l’associazione, c’e’ posto solo per 1 bambino su 4, il 24% di quelli fino a tre anni d’eta’, contro il parametro del 33% fissato dalla Ue come minimo per poter conciliare vita familiare e professionale. Non a caso, come ricordato dalla sottosegretaria al Lavoro, Francesca Puglisi, la legge di bilancio in discussione in Parlamento ha fatto degli asili gratis per le fasce piu’ basse della popolazione uno dei suoi punti cardine, abbassando fino ad azzerarle a seconda del reddito a partire da gennaio 2020, le rette per l’accoglienza dei piu’ piccoli e stanziando risorse pari a 100 milioni di euro per la costruzione e ristrutturazione di edifici da adibire proprio ad asili. Nel frattempo pero’ l’assenza di sostegni personali o pubblici ha sempre piu’ spesso portato il welfare privato ad integrare quello pubblico, non solo con strutture a pagamento destinate alle famiglie che se le possono permettere, ma anche con accordi aziendali, visto che al primo posto tra i servizi piu’ richiesti dai lavoratori ci sono proprio quelli che riguardano la scuola e l’istruzione dei figli (79%). Nei posti di lavoro sono cosi’ sempre piu’ diffusi asili aziendali per i figli dei dipendenti, oppure iniziative di mini nido con “tate” che seguono piccoli gruppi di bambini in grandi appartamenti attrezzati. Servizi che, sia nel pubblico che nel privato, sottolinea ancora Uecoop, “sono spesso realizzati insieme a cooperative in grado di offrire personale gia’ formato e locali adatti”. Una soluzione evidentemente meno pesante per i bilanci familiari degli asili veri e propri. Secondo uno studio della Uil, la frequenza a tempo pieno (con un turno di 8 ore pari a quello di un lavoratore dipendente) nelle strutture comunali incide sulle tasche delle famiglie italiane, mediamente, 270 euro al mese, pari a 2.700 euro l’anno. Dal Nord al Sud dell’Italia, i costi variano sensibilmente da citta’ a citta’ e su tutte spiccano Brescia e Cuneo, dove frequentare un asilo nido, per una famiglia campione (con un reddito di 44 mila euro, 37.600 netti l’anno, pari ad un reddito Isee di 17.812 euro), costa mediamente 445 euro mensili. Le rette piu’ basse sono invece quelle di Trapani, dove si paga un quarto rispetto alle due citta’ del Nord, ovvero 111 euro al mese. Prendendo in considerazione le grandi citta’, in testa si piazza Firenze dove la retta costa mediamente 338 euro; in coda Roma, con una media di 174 euro al mese.

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