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Tentata estorsione ad anziano a Sava, il procuratore Capristo: anziano usato come ‘bancomat’

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“È durato anni. Queste piccole cifre che venivano estorte in occasione della pensione, erano diventate quasi come un bancomat per questi ragazzi” spiega  il procuratore capo della Repubblica di Taranto, Carlo Maria Capristo, nella conferenza stampa al comando provinciale Carabinieri di Taranto dove ha illustrato i particolari dell’operazione “Bad Boys” con venti misure cautelari di vario tipo. Coinvolti tutti giovanissimi, anche minorenni. A Sava, in provincia di Taranto, c’e’ infatti stato un caso simile a quello di Antonio Stano, il pensionato di Manduria, poi deceduto, vittima dei continui assalti di una baby gang. A Sava, centro vicino a Manduria, un uomo 61enne, anch’egli pensionato, afflitto da problemi psichici, e’ stato vessato da continue richieste estorsive. Venti le misure cautelari eseguite all’alba dai Carabinieri con l’operazione “Bad Boys”.

Per il procuratore capo Capristo, che era insieme al capo della Procura dei minori, Pina Montanaro, “in alcuni casi si parla addirittura dell’utilizzo di una pistola. Quindi, capacita’ criminale sicuramente appurata come e’ stato ribadito nel provvedimento custodiale del gip di Taranto. Mi preme ancora una volta segnalare, puo’ sembrare una piaggieria ma non e’ cosi’, la perfetta sintonia con cui abbiamo portato avanti questa indagine. Noi della Procura ordinaria e la Procura dei minori. I due sostituti Ciardo della Procura ordinaria e Festa della Procura minori hanno lavorato in piena armonia tra loro. E ancora una volta – ha aggiunto il procuratore capo Capristo – questo mi conforta perche’ significa che c’e’ un gioco di squadra nei nostri uffici giudiziari. E il gioco di squadra fa la differenza con quello che accade in altre sedi”. “Unica considerazione che faccio, il prefetto di Taranto a luglio convoco un comitato ordine e sicurezza pubblica per l’esame di queste situazioni – ha rammentato Capristo – e gia’ da allora, con la partecipazione di tutta una serie di componenti, la scuola, le assistenti sociali, la Curia, e qui convenimmo tutti, sulla base dei tre casi di Manduria, quello di Stano ed altri, che questa e’ una piaga sociale in continua espansione”. Il procuratore di Taranto lo ha detto due volte: “E’ una piaga sociale in continua espansione. Continuero ad urlarlo. E tutti abbiamo convenuto che fosse necessario promuovere un tavolo con tutte queste componenti perche’ si dovessero e si potessero monitorare queste situazioni border line che pure ci sono in Taranto e provincia. Anzi, addirittura noi abbiamo cercato, e il prefetto si e’ reso parte diligente, di creare un tavolo nazionale, un osservatorio nazionale su questo fenomeno.

Questo – ha aggiunto Capristo – non e’ un voler a tutti i costi proporsi, no, e’ una esigenza visto che questi episodi sono ormai all’ordine del giorno e accadono in tutta Italia. Quindi ci vorrebbe un tavolo di coordinamento con tutte le componenti sociali anche perche’ bisognerebbe studiare delle misure apposite per venire incontro al disagio di questi giovani. Non ci dimentichiamo, ancora una volta, che una mamma di questi ragazzi, nella precedente indagine – ha aggiunto il procuratore riferendosi al caso Stano di Manduria -, disse, interrogata in proposito di quello che facevano: ma questi ragazzi non hanno niente da fare! Allora, la lezione va data anche ai genitori e perche’ ci sia questo, un osservatorio nazionale, secondo me, potrebbe produrre degli effetti propositivi il futuro e sicuramente migliorativi per la condizione di questi ragazzi”. Nello specifico, con l’operazione “Bad Boys” i Carabinieri di Taranto, Sava e Manduria, hanno dato esecuzione a 20 misure cautelari personali a carico di altrettante persone, tutte di Sava, ritenute responsabili, a vario titolo, di estorsione continuata in concorso, furto aggravato, rapina, detenzione e porto illegale di arma da sparo, atti persecutori. I provvedimenti – di cui 12 spiccati a carico di maggiorenni (5 in carcere, 5 agli arresti domiciliari, 2 destinatari di divieto di avvicinamento alla persona offesa) ed 8 nei confronti di minorenni (3 associati presso Istituti di Pena Minorile e 5 collocati in Comunita’ di recupero) – sono stati emessi dai gip del Tribunale ordinario di Taranto e del Tribunale dei minori di Taranto su richiesta delle rispettive Procure. L’indagine dei Carabinieri ha messo in luce una situazione di emarginazione, la cui vittima, un 61enne pensionato ed affetto da disagi psichici, veniva fatto oggetto di continue richieste estorsive da parte di giovani colpiti oggi dai provvedimenti giudiziari. Sull’indagine, Capristo ha rivelato che “mentre si stavano facendo accertamenti su un incendio”, si e’ riusciti a cogliere da alcune dichiarazioni di questa parte offesa dei segnali che hanno portato l’interesse degli investigatori ad approfondire una tematica completamente diversa da quella dell’incendio. E di li poi poi vi e’ stata tutta una attivita’ di ricognizione della parte offesa e di individuazione dei soggetti responsabili”.

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Il Soccorso Alpino compie 65 anni: tratte in salvo più di 150 mila persone

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Compie 65 anni il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS): era infatti il 12 dicembre 1954  quando il Consiglio Centrale del Club Alpino Italiano decideva la sua costituzione. Per la prima nasceva volta un’organizzazione strutturata a livello nazionale per istituzionalizzare le forme di aiuto e solidarietà da sempre presenti nelle comunità di montagna. Certo si trattava di un’organizzazione pionieristica che via via è diventata il punto di riferimento a livello nazionale per il soccorso in montagna o comunque in ambiente impervio.

Oggi il Soccorso Alpino e Speleologico è una realtà presente su tutto il territorio nazionale: conta quasi 7mila tecnici, donne e uomini che dedicano il loro tempo, dopo una complessa formazione, per essere sempre pronti a intervenire, giorno e notte, 365 giorni all’anno.
Con questo impegno severo che si è sviluppato di anno in anno, sino ad oggi, il CNSAS dalla fondazione ha alla fine 169.836 missioni di soccorso traendo in salvo o recuperando 186.564 persone, di cui 58.820 illesi che si trovavano in imminente pericolo di vita o in forte difficoltà tecnica, 109.891 feriti con vari codici di gravità, 15.711 persone decedute e ricercando 2.051 persone disperse, questo fino al 31 dicembre 2018.

Agli operatori del Soccorso Alpino gli auguri più sentiti della redazione di Juorno.it

 

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Assenteista all’Azienda sanitaria provinciale, arrestato il sindaco di Scalea Gennaro Licursi

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Si assentava arbitrariamente dal suo posto di lavoro all’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, attestando anche falsamente di essere in missione. E’ l’accusa con la quale la Guardia di finanza ha arrestato, con l’accusa di truffa aggravata, il sindaco di Scalea, Gennaro Licursi, e sospeso tre dipendenti dell’Asp che sarebbero stati complici delle presunte condotte illecite del primo cittadino, coprendolo per le sue assenze. L’inchiesta che ha portato all’arresto di Licursi, denominata “Ghost work”, e’ stata condotta dalla Procura della Repubblica di Paola, diretta da Pierpaolo Bruni. L’arresto e’ stato fatto in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Paola su richiesta dello stesso procuratore Bruni e del sostituto procuratore Maurizio De Franchis. Il sindaco di Scalea, responsabile delle Guardie mediche nel distretto del Tirreno, secondo l’accusa, attestava falsamente di essere in servizio ma in realta’ trascorreva ore al bar insieme ad amici e conoscenti. Licursi, con le sue condotte illecite, ha accumulato 650 ore di assenze ingiustificate dal posto di lavoro. Il procuratore Bruni, in conferenza stampa, ha parlato di “quadro indiziario particolarmente grave” a carico del sindaco e delle persone che ne coprivano le assenze arbitrarie dal servizio. Licursi, dopo avere timbrato il “cartellino”, lasciava l’ufficio e si dedicava allo svolgimento di attivita’ quotidiane di natura personale.

Gennaro Licursi. Sindaco di Scalea

Il sindaco, sempre secondo l’accusa, attestava falsamente di essersi recato in “missione” per conto dell’ufficio, occupandosi, anche in questo caso, di questioni non attinenti al servizio. “Attraverso pedinamenti, osservazioni e riprese fotografiche ha detto Bruni – abbiamo accertato che Licursi, anziche’ trattenersi in ufficio o recarsi in missione, si occupava di sue faccende personali”. Le presunte condotte illecite di Licursi sono state accertate attraverso le immagini riprese con telecamere nascoste e con il sequestro di una corposa documentazione amministrativa. Il quadro che ne e’ emerso ha fatto rilevare, secondo l’accusa, la “marcata disinvoltura con la quale gli indagati hanno agito e reso necessaria l’emanazione del provvedimento cautelare eseguito oggi”. Nell’ambito della stessa inchiesta il Gip, sempre su richiesta della Procura di Paola, ha disposto il sequestro per equivalente di beni riconducibili agli indagati per un valore di 12 mila euro.

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Strage di Piazza Fontana, Mattarella: cinici depistaggi di Stato

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Cinquant’anni di storia, di dolore, di processi e depistaggi – da quel 12 dicembre del ’69 in cui una bomba di matrice neofascista causo’ 17 morti e oltre 80 feriti in piazza Fontana – sono risuonati negli interventi nella sala del Consiglio comunale di Milano durante la commemorazione del 50/o anniversario dell’eccidio, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il capo dello Stato ha voluto esserci perche’ “l’identita’ della Repubblica e’ segnata dai morti e dai feriti della Banca Nazionale dell’Agricoltura”. Per Mattarella, infatti, quell’ordigno fu “uno strappo lacerante; recato alla pacifica vita di una comunita’ e di una Nazione, orgogliose di essersi lasciate alle spalle le mostruosita’ della guerra, gli orrori del regime fascista, prolungatisi fino alla repubblica di Salo’, le difficolta’ della ricostruzione morale e materiale del Paese”. E, avverte il presidente, “il trascorrere del tempo non colloca tra gli eventi vecchi e da rimuovere l’attacco alla democrazia portato in quegli anni: non commetteremo l’errore di pensare che siano questioni relegate a un passato piu’ o meno remoto”. Sono stati anni durante i quali “l’attivita’ depistatoria di una parte di strutture dello Stato” e’ stata “doppiamente colpevole”. Si tratto’ di “un cinico disegno, nutrito di collegamenti internazionali a reti eversive” che “venne sconfitto”, in quanto “la Repubblica e’ stata piu’ forte degli attacchi contro il popolo italiano”.

Mattarella associa alla memoria delle vittime della strage l’anarchico Giuseppe Pinelli, morto precipitando dalla questura alcuni giorni dopo, e il commissario Luigi Calabresi a cui una campagna di stampa attribui’ la morte del ferroviere libertario e che fu ucciso nel ’72, secondo sentenza definitiva, da un gruppo di Lotta Continua. Prima aveva incontrato le vedove di Pinelli, Licia (“oggi siamo a una svolta”, ha commentato), e quella di Calabresi, Gemma, sulla scia di quanto fece il suo predecessore, Giorgio Napolitano, davanti al quale si incontrarono per la prima volta nel 2009. “Nel momento in cui facciamo memoria delle vittime di piazza Fontana, e, con loro di Giuseppe Pinelli, del commissario Luigi Calabresi, sappiamo di dover chiamare le espressioni politiche e sociali del Paese, gli uomini di cultura, l’intera societa’ civile, a un impegno comune: scongiurare che si possano rinnovare in Italia le fratture terribili in cui si inserirono criminalmente quei fatti”. Attenzione, e’ il monito del presidente, a “disinvolte manipolazioni strumentali del passato, persistenti riscritture di avvenimenti, tentazioni revisioniste alimentano interpretazioni oscure entro le quali si pretende di attingere versioni a uso settario, nel tentativo di convalidare, a posteriori, scelte di schieramento, opinioni di ieri”. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala fa eco al presidente quando annovera Pinelli, Pietro Valpreda, il ballerino anarchico arrestato per la strage e scagionato dopo anni di carcere, e Calabresi tra le vittime di quella scia di sangue scaturita da Piazza Fontana. “Penso che chi come me rappresenta la comunita’ milanese, debba scusarsi con Pietro Valpreda e Giuseppe Pinelli, per la loro persecuzione.

Un sentimento di grata memoria che vale anche per il commissario Luigi Calabresi, un servitore dello Stato che fu ucciso dopo una campagna d’odio aggressiva”. I nomi di Pinelli e Valpreda anche a conclusione del corteo davanti alla Banca Nazionale dell’Agricoltura (le luminarie natalizie sono rimaste spente in segno di rispetto). Li ha citati la presidente dell’Anpi, Carla Nespolo. “Quando giunse la notizia di Pinelli, non credemmo al suicidio”, ha detto nel suo discorso e subito dalla piazza si e’ levato un applauso, che si e’ ripetuto quando Nespolo ha ricordato ancora “gli innocenti Pinelli e Pietro Valpreda”.

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