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Economia

Superbonus, l’Agenzia delle Entrate: ok anche a familiari e conviventi

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Anche i familiari e i conviventi del possessore o detentore dell’immobile che sostengono la spesa per i lavori effettuati sugli immobili a loro disposizione possono accedere al Superbonus per le ristrutturazioni al 110%. Cosi’ come imprenditori e autonomi sulle unita’ immobiliari all’interno di condomini per i lavori sulle parti comuni. Rientrano inoltre nel plafond agevolabile i costi per i materiali, la progettazione e le spese professionali connesse (perizie e sopralluoghi, spese preliminari di progettazione e ispezione e prospezione). Sono solo alcuni dei chiarimenti interpretativi contenuti nella circolare dell’Agenzia delle Entrate sull’incentivo introdotto con il dl Rilancio. Al Superbonus del 110% possono accedere dunque anche i familiari e i conviventi di fatto del possessore o del detentore dell’immobile, sempre che siano loro a sostenere le spese per i lavori. La circolare specifica che tali soggetti possono usufruirne se sono conviventi alla data di inizio dei lavori o, se antecedente, al momento del sostenimento delle spese. L’incentivo vale anche per gli interventi su un immobile diverso da quello destinato ad abitazione principale, nel quale puo’ svolgersi la convivenza, mentre non spetta al familiare su immobili locati o concessi in comodato. Ha diritto alla detrazione, specifica l’Agenzia, anche il promissario acquirente dell’immobile oggetto di intervento immesso nel possesso, a condizione che sia stato stipulato un contratto preliminare di vendita dell’immobile regolarmente registrato. Per quanto riguarda le partite Iva e i condomini, via libera anche per le persone che svolgono attivita’ di impresa o arti e professioni per i lavori sulle parti comuni degli edifici deliberate dalle assemblee condominiali. Se i lavori invece interessano singole unita’ immobiliari, allora il bonus e’ riconosciuto limitatamente agli immobili estranei all’attivita’ esercitata, appartenenti quindi solo alla sfera “privata” della vita dei contribuenti. La detrazione del 110% si allarga fino a comprendere anche alcune spese accessorie agli interventi che beneficiano delSuperbonus, purche’ effettivamente realizzati. Si tratta, ad esempio, dei costi per i materiali, la progettazione e le altre spese professionali connesse (perizie e sopralluoghi, spese preliminari di progettazione e ispezione e prospezione).

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Pisani, NoiConsumatori: gli abbonati Sky devono essere risarciti per le pratiche commerciali scorrette, vi spiego come aderire alla class action

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Dalla stagione 2018-19 (e per il triennio 2018-21) Sky Italia trasmette solo sette partite di Serie A; al gruppo Perform, sulla piattaforma Dazn, le restanti tre del campionato di serie A. I vecchi abbonati però si sono visti rinnovare automaticamente l’abbonamento allo stesso prezzo, nonostante un’offerta ridimensionata (veniva meno anche l’intero campionato di Serie B, passato a Dazn). A quel punto potevano mantenere l’abbonamento, oppure disdirlo, pagando delle penali e scontrandosi con gli ostacoli posti dall’azienda per il recesso. E i nuovi abbonati? Sky non avrebbe fornito informazioni chiare ed immediate sul contenuto del pacchetto, lasciando intendere, a chi l’ha sottoscritto, di poter usufruire di tutte le partite del campionato. Per queste ragioni, nel febbraio 2019 l’Antitrust ha inflitto a Sky una multa di 7 milioni di euro per due violazioni del Codice del Consumo, poi confermata, lo scorso 15 settembre, dal Tar del Lazio a cui l’emittente televisiva aveva fatto ricorso. E adesso parte la class action: diverse associazioni dei consumatori sono scese in campo per chiedere il risarcimento dei consumatori danneggiati. Fra queste, c’è anche Noiconsumatori, l’associazione presieduta dall’avvocato Angelo Pisani, fra i primi a prendere posizione e a denunciare la condotta scorretta di Sky Italia.

Angelo Pisani. L’avvocato che sta rappresentando centinaia di abbonati Sky per i rimborsi 

Avvocato Pisani, quali categorie di consumatori sono state danneggiate dalla condotta di Sky?
Intanto i vecchi clienti, i cui abbonamenti si rinnovano tacitamente ogni anno. Uno pensa di avere lo stesso prodotto dell’anno precedente e invece si trova, dal 2018, con una decurtazione di partite allo stesso prezzo di prima, ed è costretto a spendere altri soldi con un altro operatore per poter vedere le rimanenti partite del campionato. Non è stata fornita nessuna spiegazione al consumatore, né è stato applicato uno sconto sull’abbonamento. Un fatto eclatante che noi abbiamo denunciato da subito. Nonostante la palese violazione, Sky ha continuato a perseverare nella sua politica, perché sui grandi numeri gli conviene sempre, pure se mille o duemila consumatori gli fanno causa.

Nel febbraio 2019 l’Antitrust infligge a Sky una multa da 7 milioni di euro per due violazioni del Codice del Consumo. Nei giorni scorsi il Tar del Lazio ha respinto il ricorso promosso da Sky. Come commenta questa sentenza?
Noi ci siamo mossi da subito e siamo stati tra i primi a denunciare quello che stava accadendo. Abbiamo fatto tanti esposti che sono poi confluiti all’Antitrust. Adesso, la sentenza del Tar rappresenta un’ulteriore conferma della fondatezza delle denunce degli utenti. Sarà un altro documento che va a suffragare le richieste risarcitorie o di rimborso. Per le multinazionali le sanzioni dell’Antitrust sono un rischio calcolato, che manager e commercialisti mettono a bilancio: il guadagno derivante dalla condotta scorretta è per loro sempre superiore al danno economico provocato dalle sentenze di condanna.

Come funziona l’istituto della class action?
Purtroppo la nostra legislazione in materia è alquanto carente e farraginosa, e non consente ai cittadini di difendersi con una vera e propria class action all’americana, in cui basta che ad un cittadino venga riconosciuto di aver subito una violazione, perché quella sentenza valga automaticamente nei confronti di tutti i danneggiati. In Italia invece, fanno parte della classe solo quelli che vi aderiscono volontariamente. È dunque possibile una maxi-azione in cui tutti i cittadini coinvolti danno mandato al legale di denunciare le violazioni subite e richiedere un rimborso o un risarcimento danni. Nonostante le difficoltà burocratiche, sono tantissimi gli utenti che hanno sottoscritto (e ancora possono farlo) l’azione di rimborso. Ad oggi, Sky ha fatto solo una brutta figura e avrà di certo un notevole danno d’immagine.

Quanto sono importanti queste azioni collettive per contrastare le pratiche commerciali scorrette delle multinazionali?
Sono fondamentali. I consumatori devono sapere che possono ottenere giustizia nei confronti delle multinazionali solo se si attivano in prima persona, con l’arma della denuncia o con la richiesta di rimborso o risarcimento danni. Sono i cittadini le vere sentinelle della legalità contro questi poteri forti. Per fortuna si sono mosse tante associazioni dei consumatori, possiamo creare una maxi squadra della legalità per difendere e tutelare i diritti dei clienti.

Quante domande di rimborso sono state presentate?
Al momento è difficile dirlo con certezza. Lo stabiliranno i vari giudici di pace chiamati a pronunciarsi; i giudizi di rimborso non sono ancora finiti. Spetterà ai giudici di pace stabilire il danno subito da ogni cittadini e il rimborso che gli spetta. Ricordo che c’è ancora tempo per partecipare, basta compilare il modulo di adesione già pubblicato su Juorno e mandarcelo allegando una copia del contratto. Presenteremo a Sky la domanda di contestazione e di rimborso, prima in mediazione, in fase extragiudiziale, poi, se Sky non risponde e non aderisce alla richiesta dell’abbonato, si va davanti al giudice di pace.

C’è poi anche la questione della fatturazione ogni 28 giorni, che ha consentito a Sky e alle compagnie telefoniche di riscuotere 13 mensilità in un anno…
Quella del pagamento a 28 giorni è un’altra pratica scorretta che sin da subito denunciammo su Juorno. Anche in quel caso l’Antitrust ha recepito le nostre denunce imponendo alle multinazionali di cessare quel tipo di sistema. Come dicevo prima, purtroppo, loro ci hanno guadagnato talmente tanto che quei pochi milioni che dovranno pagare come risarcimento li hanno già messi a bilancio.

Modulo per il rimborso

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Produttori di vino italiani guardano al grande mercato della Cina dove la Francia è padrona

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I produttori di vino italiani stanno compiendo sforzi notevoli per aumentare la loro presenza in Cina mentre la maggior parte dell’economia mondiale fatica a riprendersi dai profondi impatti della pandemia di coronavirus. L’Italia si contende con la Francia il titolo per il principale produttore di vino al mondo in termini di volume, ma i dati raccolti nel 2019 dall’ISWR – un gruppo che raccoglie i dati delle bevande alcoliche sul mercato globale – dimostrano che nel mercato cinese in forte espansione, l’Italia è quarta classificata, non solo dietro alla Francia ma anche ad Australia e Cile. Cinque anni fa, l’Italia era classificata settima. I rappresentanti del settore vitivinicolo hanno dichiarato all’agenzia cinese Xinhua di voler proseguire la scalata in classifica. Vinitaly, il principale salone del vino in Italia, quest’anno ha portato la sua fiera in Cina, partecipando a degli eventi in tre citta’ cinesi: Xiamen, Chengdu e Shanghai. Shanghai ha ospitato l’ultimo e il principale dei tre eventi, che si concludera’ oggi. L’Italia e’ stata rappresentata da 65 produttori e distributori di vino, un numero record.

In Italia intanto, i gruppi industriali stanno tenendo una serie di incontri strategici per individuare il miglior percorso di crescita nel mercato cinese. Nonostante le difficolta’ di un’estate calda e asciutta nella maggior parte d’Italia e una carenza di manodopera causata delle restrizioni di viaggio per il coronavirus, per quanto riguarda la qualita’ il 2020 si prospetta come un buon anno per il vino italiano. Liv-ex, un gruppo di monitoraggio del settore vino, ha riportato che a fine agosto di quest’anno il commercio del vino italiano aveva gia’ superato il valore complessivo del 2019. Gli analisti e gli osservatori sostengono che una delle sfide principali adesso e’ trasferire quella domanda sul mercato cinese. “Il mercato cinese ha un tale potenziale da non poter essere ignorato,” ha dichiarato Simone Incontro, direttore dell’ufficio di Verona Fiere (societa’ madre di Vinitaly) a Shanghai. Incontro sostiene che la Cina diverra’ una destinazione sempre piu’ importante per le esportazioni di vino italiano nei prossimi cinque o dieci anni.

Francesco Zaganelli, export manager per Lungarotti, uno dei principali produttori di vino nella regione centrale italiana dell’Umbria, concorda con Incontro che nonostante le difficolta’ economiche questo periodo potrebbe rappresentare un punto di svolta per i produttori di vino italiani. Tra i produttori italiani, Lungarotti e’ stato un pioniere del mercato del vino cinese, esportando direttamente in Cina per 15 anni. Zaganelli ha detto che a fare la differenza e’ stata una combinazione di fattori, incluso un maggiore riconoscimento dei vini italiani in Cina e il passaggio a un distributore di nicchia specializzato nel mercato cinese, sottolineando che adesso la Cina e’ il settimo mercato principale tra i 47 in cui esporta Lungarotti.

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Multa di 5 milioni di Agcom a Poste, NoiConsumatori difende l’operato dell’Authority

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L’Antitrust è dura con PosteItaliane: 5 milioni la sanzione che chiude una istruttoria sulla “mancata consegna” di raccomandate lasciando un avviso di giacenza “nella cassetta postale anche quando sarebbe stato possibile consegnarla nelle mani del destinatario”. E per “l’estrema gravità e frequenza della pratica ed i notevolissimi danni arrecati ai consumatori – sottolinea l’Authority – la sanzione e’ stata irrogata nella misura massima”. E’ altrettanto dura la replica di Poste che ritiene “inaccettabili” alcune osservazioni dell’Antitrust e, in particolare, giudica “sconcertante il riferimento a gravi danni al sistema Giustizia del Paese”. Per l’azienda guidata dall’a.d. Matteo Del Fante e’ poi difficile da digerire, dopo l’esperienza degli ultimi mesi, un accenno dell’Antitrust a disagi per i clienti durante il lockdown: il lavoro nell’emergenza Covid-19 “in ogni zona del Paese ed in ogni condizione senza mai interrompere attivita’ essenziali” e’ un impegno che Poste “rivendica con orgoglio”. Quanto agli avvisi di giacenza l’azienda calcola che nel 2019 i reclami sono stati pari allo 0,00008% su 120 milioni di raccomandate: mille reclami, una incidenza considerata “del tutto fisiologica”. Sullo sfondo c’e’ anche il tema dei confini di competenza con l’Authority di settore: per Poste l’assenza “di condotte anomale nel servizio di recapito delle raccomandate” e’ stata “ripetutamente e formalmente” confermata anche dall’Autorita’ per le Comunicazioni. In sintesi l”Antitrust contesta che la “mancata consegna di raccomandate” smentisce “tempistica e certezza enfatizzate nei messaggi pubblicitari”, una “promozione risultata ingannevole”: e’ il presupposto per una sanzione per pratica commerciale scorretta che, probabilmente, l’Authority avrebbe voluto ben piu’ salata; sottolinea infatti che una multa da 5 milioni, il massimo, “non risulta deterrente” per una azienda con un fatturato che nel 2019 ha sfiorato i 3,5 miliardi.

Noi Consumatori. L’avvocato Angelo Pisani

I “danni” contestati a Postevanno ben oltre “l’inammissibile onere a carico dei consumatori costretti a lunghe perdite di tempo e di denaro per poter ritirare le raccomandate non diligentemente consegnate”, per l’Antitrust vanno considerati anche i “gravi danni al sistema giustizia del Paese per i ritardi dovuti ad errate notifiche nell’espletamento dei processi, soprattutto quelli penali, con conseguente prescrizione di numerosi reati”. Non e’ una accusa leggera: per l’azienda “lascia esterrefatti”; Le notifiche, ribatte, “mai sono state oggetto” dell’istruttoria”, “come dovrebbe essere noto” e’ “un servizio del tutto differente dalle raccomandate”. Da Poste e’ in arrivo un ricorso al Tar. In soccorso all’Agcom, anzi a rincarare la dose, arriva l’avvocato Angelo Pisani di NoiConsumatori.it. “L’antitrust Italiana ha sanzionato in ritardo Poste Italiane per condotta scorretta nei confronti della clientela. Purtroppo – spiega Pisani – ritardi e mancate consegne di raccomandate anche quando era possibile farlo non è affatto fisiologico come sostengono a Poste ma qualcosa di odioso che capita spessissimo, e sempre più spesso ne sono testimone. Proprio in queste ore ad Ischia un mio cliente s’è visto recapitare a casa un avviso di giacenza nella sia cassetta postale pur essendo a casa. Capita spesso così e non sempre gli utenti di Poste denunciano questo comportamento scorretto. Senza dubbio tutti gli utenti e vittime di disservizi di Poste – continua Pisani – hanno anche diritto a chieder il ricarcimento dei danni subiti. E questa volta saremo noi a recapitare tantissime lettere a tutela degli utenti vessati e questa volta vedremo se arriveranno puntuali le risposte”.

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