Collegati con noi

Cultura

Successo per ‘Elena in Egitto’ di Strauss alla Scala di Milano

Avatar

Pubblicato

del

Pieno successo ieri sera alla Scala per ‘Die Aegyptische Helena’, l’opera di Richard Strauss su libretto di Hoffmannsthal mai data prima d’ora nella sala del Piermarini, che ha visto sul podio Franz Welser-Moest e la regia di Sven-Eric Bechtolf. Un’opera concepita nel 1923 e raramente rappresentata specie per la complessita’ del canto, costantemente su un registro molto alto. Difficolta’ che hanno pero’ esaltato le doti del protagonista principale Andreas Schager (Menelao), apprezzato dal pubblico con calorosi applausi e grida di “bravo!”.

Successo personale anche per il Maestro Moest e apprezzamenti per Ricarda Merbeth (Elena) e per tutta la compagnia di canto. L’opera narra del ritorno a Sparta di Menelao che, dopo la distruzione di Troia, considera la moglie Elena (che fuggendo con Paride e’ stata causa del conflitto) come preda di guerra, che dovra’ morire sacrificata agli dei. Ma un naufragio fa approdare i due nell’isola della maga Aithra, che si impietosisce quando vede Menelao alzare la spada sulla moglie e chiedendo aiuto a una conchiglia magica, da lei consultata come un oracolo, interrompe l’azione del re greco.

La regia di Bechtolf fa di questa conchiglia l’impianto scenico dello spettacolo, intrecciando il mito esotico e la realta’ a cui Strauss e Hoffmansthal si ispirarono evocando un altro conflitto lungo e sanguinoso: la prima guerra mondiale. Cosi’ la conchiglia prende l’aspetto di una radio d’epoca e le sue dimensioni di quasi l’intero boccascena, con l’altoparlante centrale dalla forma simile a una capasanta. Su di essa, nei momenti piu’ drammatici appaiono immagini del conflitto 14-18, con assalti alla baionetta e lanci di granate, fra trincee e cavalli di frisia. La radio ‘racconta’? Si apre e appaiono quinte e scene, come un teatro nel teatro.

Qui Aithra offre ai due ospiti pozioni magiche che rendono Elena giovane come ai tempi del matrimonio felice e a Menelao viene fatto credere che lei mai lo avrebbe tradito perche’ mentre a Troia andava solo una sua immagine, la vera Elena sarebbe stata portata dagli dei in Egitto. Menelao si convince e passa una notte d’amore con la moglie ritrovata, ma l’indomani torna la realta’, l’orgoglio ferito, il risentimento.

Anche la gelosia quando entrano in scena altri personaggi, nomadi guerrieri, tanto che sembra si possa ripetere il dramma appena conclusosi a Troia. Ma prevale l’amore, il sentimento di pace, la fiducia nella famiglia e nel matrimonio. La guerra e’ definitivamente sconfitta.

Advertisement

Cultura

Harmony, la danza a Napoli: la storia di Marcello Angelini che ha fatto “volare” il Tulsa Ballet

Eugenia Avena

Pubblicato

del

“Un ballerino danza, perché il suo sangue danza nelle vene”. Lo disse Anna Pavlova, la più famosa ballerina russa del XX secolo, colei che diffuse la cultura della danza nel mondo.  E dalla scuola Harmony, da Napoli, Marcello Angelini nel mondo è andato per far conoscere il talento partenopeo. È a lui che Juorno.it dedica la 3. puntata sulle storie dei protagonisti della scuola napoletana.

MARCELLO ANGELINI, ballerino, direttore artistico del Tulsa Ballet, USA e di altri due teatri americani. Nato a Napoli, figlio d’arte, allievo “di papà”, cioè di Arnaldo Angelini, il fondatore della Harmony, si diploma nella Scuola di danza napoletana nel 1979. Il suo percorso professionale parte dal Maggio Musicale Fiorentino sotto la guida di Yevgeny Polyakov, “un uomo eccezionale, ha sempre detto Marcello Angelini, che ha formato non solo la nostra tecnica ma anche la nostra mentalità artistica, professionale  ella nostra qualità come danzatori”. Dopo Firenze Angelini riceve una borsa di studio ministeriale per un anno di perfezionamento nell’istituto coreografico di stato di Kiev, e poi viene ingaggiato come solista alla Deutsche Oper Berlin. Da lì ha inizio  la sua carriera di primo ballerino che lo vede, in questo ruolo, al Northern Ballet Theater, Scottish Ballet e English National Ballet, al Les Grands Ballets Canadienes, Cincinnati Ballet e Ballet West,Teatro dell’Opera di Roma e Teatro San Carlo di Napoli. Danzando spesso insieme alla moglie Daniela Buson, altra grande ballerina.

“Tornare a scuola di danza Harmony è come tornare nel grembo della propria madre. Ogni anno, quando assisto alle lezioni del Maestro/Papà rivivo l’esperienza di crescere in una scuola dove la qualità tecnica e l’integrità artistica sono le stelle che hanno guidato generazioni di danzatori professionisti, dice Marcello Angelini, e amanti della nostra arte, verso gli ideali della vita e della danza. I ragazzi in sala ballo sono cambiati, ma l’energia e l’impegno degli allievi, e degli insegnanti, sono rimasti immutati. Alla fine di ogni visita alla Harmony, ho un mio rituale che consiste nel lanciare un’ultima occhiata alla pedana in sala ballo. In silenzio le dico: se tu potessi parlare… Quanti giovani talentuosi ed entusiasti hai visto, quanto sudore ha bagnato la tua pelle, quante lacrime hai segretamente intravisto e di quanti successi sei stato testimone. Noi tutti abbiamo un pezzo di te nel cuore”.

Harmony, where dreams become reality!, dice Angelini

 

Nel 1995 Marcello Angelini diventa direttore artistico del Tulsa Ballet negli Stati Uniti, compagnia ritenuta dalla critica nazionale e internazionale tra le prime e più importanti del Nord America, con un repertorio di lavori con coreografi come Kylian, Forsythe, Wheeldon, McGregor, Van Manen, Balanchine, Robbins e Duato. Quando è arrivato in Oklahoma Marcello Angelini si ritrovò una realtà regionale con 24 elementi che oggi è una compagni con quasi 40 danzatori e un bilancio che è quattro volte tanto. Dal 2013 -quando ha assunto anche il ruolo di CEO-  ha annetsso al Tulsa Ballet due scuole e due Teatri, entità che lo stesso Angelini gestisce attualmente. Il Tulsa Ballet è una realtà importantissima nel mondo della danza con audizioni in tutto il mondo: basta pensare che le domande d’ingresso collegato a uno dei suoi ultimi tour internazionale sono state più di 1300. In un mondo, quello americano, dove la danza è indipendente, produce reddito grezzi ad una cultura imprenditoriale che è vincente. “Nel passato l’Italia mi ha dato il senso dell’estetica e dell’arte e grazie a questo nel resto del mondo ho trovato opportunità che purtroppo nel nostro Paese nel mondo della danza non esistono”.

Puntata n.3 – Continua

 

Harmony, l’amore per la danza e i talenti scoperti a Napoli: la storia della scuola e del suo fondatore Arnaldo Angelini

Harmony, Eugenia Avena: un pilastro della scuola per i ballerini napoletani che hanno raccolto successi nel mondo

Continua a leggere

Cultura

Adelante Gianni Mattera espone alla Galleria d’arte “Le Quattro Pareti”, ed è un successo di pubblico e critica

Avatar

Pubblicato

del

Nuovi orizzonti e nuove sfide per Gianni Adelante Mattera. L’artista ischitano espone a Napoli, nei suggestivi spazi della Galleria d’Arte “Le Quattro Pareti”. Siamo in via Fiorelli, un pezzo della bella Napoli borghese ed elegante sospeso collina e Chiaia che si protende verso il mare del Golfo.  Per Mattera la mostra di Napoli è solo uno dei tanti momenti in cui offre le sue opere al giudizio di chi sa apprezzarle. Nel 2019 ha già esposto a Cannes, Parigi, Padova e Parma.

Mancava Napoli ed ora c’è anche la capitale culturale del Mediterraneo nel carnet dell’artista che vive di relazioni con importanti artisti e si ispira a miti come Jackson Pollock o contemporanei come il maestro De Angelis che sempre a Ischia, nel borgo di Ponte, scolpisce nel marmo regalandogli la saggezza di un’arte matura. Adelante arriva a Napoli direttamente dal Carousel di Louvre a Parigi, partendo dal Castello Aragonese di Ischia per “Juicio”, the #opening. Una bel momento in cui si celebra arte giovane. Ed è successo di critica e pubblico nella galleria napoletana. Assiema  Mattera espongono altri due artisti, Raffaele Pisano, architetto, con i suoi tributi all’architettura mediterranea rivisitata dal disegno tecnico del tecnigrafo che utilizza il cad, passa dalla pittura a olio a sculture di terracotta. E c’è Marco Luongo, con il suo percorso di scrittura e arti visive. Lui rivede boschi e foreste dell’alveo di madre terra, per perdersi in silenzi, fruscii e inebrianti odori, cogliendo i riflessi cangianti d’oro e d’argento sulle foglie, sui tronchi e sulle pietre.

Continua a leggere

Cultura

Dall’archeoboat alle favole digitali, tutti i progetti di valorizzazione dei tesori dei Campi Flegrei

Avatar

Pubblicato

del

Si è concluso il Parco delle Idee, la prima maratona partecipata per i progetti di valorizzazione dei Campi Flegrei. Per tre giorni, da venerdì a domenica, la fortezza aragonese, il Castello che domina Baia e che ospita il museo archeologico si è trasformata in un laboratorio nel corso del quale 80 delle idee proposte, da altrettanti 139 candidati, sono state trasformate in otto progetti di valorizzazione presentati alla direzione del concorso.

Alcuni di questi progetti troveranno spazio nel Piano strategico del Parco che sarà pubblicato nei prossimi mesi. Un modello culturale di partecipazione che si candida a diventare per la straordinaria potenzialità del territorio best practice in ambito nazionale, nella valorizzazione del patrimonio culturale.

Archeoboat, archeobus e car sharing. Sentieri per il trekking e percorsi in bici. Visite esperienziali con rievocazioni storiche. E poi laboratori scolastici, forum letterari, mostre e opere d’arte site specific, convegni. Sono la selezione più creativa dei numerosi progetti di valorizzazione elaborati nel corso del laboratorio partecipato #il Parco delle Idee, organizzato dal Parco archeologico dei Campi Flegrei, dal Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università di Napoli Federico II e BAM! Strategie Culturali. “Il Parco delle Idee – dichiara Fabio Pagano direttore del Parco Archeologico – è stata una meravigliosa esperienza. Nel corso di tre giorni abbiamo lavorato su tavoli di confronto per rendere queste idee ancora più forti e rappresentative di tante realtà, ammirando lo spirito dialogante tra l’innovazione rappresentata delle nuove generazioni e l’esperienza di chi ha già offerto il proprio contributo al territorio dei Campi Flegrei. Queste proposte verranno ora – ha concluso – accompagnate dal Parco con nuove iniziative che possano dare concretezza alle idee favorendo la nascita di nuove imprese culturali”. Alla maratona hanno preso parte per lo più giovani tra i 20 e i 25 anni, provenienti quasi tutti del territorio, ma ci sono stati anche partecipanti da Jesolo, Pistoia, Ustica.

Nelle prossime settimane – dichiara Stefano Consiglio, direttore del Dipartimento di Scienze Sociali della Federico II – il Parco Archeologico dei Campi Flegrei insieme al Laboratorio dell’impresa culturale dell’Università Federico II di Napoli promuoverà ulteriori incontri con tutti quelli che hanno partecipato e sono interessati ad implementare le idee presentate”.

Gli otto progetti presentati al direttore Pagano riguardano accessibilità e trasporti, narrazione e visibilità dei luoghi, fruibilità dei siti. E tra le azioni proposte i servizi di archeobus e archeoboat con imbarcazioni acquavision dal fondo trasparente, a viaggi esperienziali a bordo di vagoni della Cumana trasformati, grazie alla tecnica del pelliculage, in Antro della Sibilla, Grotta di Cocceio o altri siti del Parco. Qualcuno ha perfino immaginato – difficile da realizzare, almeno per il momento – una cupola sottomarina per l’accesso pedonale da Punta Epitaffio all’area archeologica sottomarina. Altri partecipanti hanno invece progettato laboratori scolastici per la realizzazione di fiabe digitali di ispirazione mitologica, focus sul romanzo storico, mostre d’arte, gare sportive appuntamenti annuali come il PaFest, il festival dei Campi Flegrei e le Giornate internazionali di Archeologia Subacquea. Non sono mancati gli itinerari enogastronomici e quelli per il trekking e il cicloturismo.

 

Continua a leggere

In rilievo