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Strappo Lega-M5s, Autonomia differenziata in stallo e duello sul decreto sicurezza bis

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Lo strappo al tavolo sull’Autonomia, l’attacco di Matteo Salvini a Roberto Fico sul decreto sicurezza bis. Il giorno dopo l’esplosione del caso Savoini, le tensioni tra Lega e M5s deflagrano ai tavoli del governo. Il leader leghista da’ fuoco alle polveri: accusa il M5s di “sabotare” le regioni del Nord e il presidente della Camera di andare contro la polizia-. Arriva a evocare la crisi di governo. Ma i Cinque stelle gli tengono testa: il voto a settembre suona come una minaccia spuntata, la grande paura va svanendo. E il premier Giuseppe Conte placa gli ardori del ministro dell’Interno: l’autonomia si fara’, assicura, ma sarebbe “inaccettabile slabbrare l’Italia”. Sono le nove del mattino quando il premier apre un affollato vertice a Palazzo Chigi sull’Autonomia. Ci sono Salvini e Luigi Di Maio, con sei ministri, tre sottosegretari e uno stuolo di tecnici. La pattuglia M5s – che frena la corsa del provvedimento leghista – parte subito all’attacco, sul tema della scuola. “Fatemi capire: volete le gabbie salariali? Non se ne parla di abbassare gli stipendi ai professori del Centro-Sud”, avverte il leader M5s. Conte interviene a mediare, ma nella convinzione che la scuola sia un “pilastro nazionale” e quindi che anche sugli stipendi si possa andare incontro a “sensibilita’ locali” ma non oltre. E invece Erika Stefani chiede di dare a Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna la possibilita’ di pagare di piu’ un insegnante di Milano, dove la vita e’ piu’ cara. La discussione si avvita, al tavolo si litiga. Salvini chiede la parola: “Qualcuno qui vuole sabotare l’Autonomia? Se e’ cosi’ ci regoliamo di conseguenza”. Nessun sabotaggio, spiega in serata Conte al governatore lombardo Attilio Fontana aveva definito la frenata “offensiva”. “Su alcuni paletti – dichiara il premier – non transigo. Non si possono dare tutte le competenze alle Regioni e privarne lo Stato. Io sono garante della Costituzione”. Il vertice viene sospeso e non riprende piu’, sara’ forse riconvocato a inizio prossima settimana: la Lega accusa M5s di voler “andare indietro” e “condannare il Sud all’arretratezza”.

Salvini attacca anche via web: il M5s vuol frenare “come il Pd”. Si puo’ andare avanti cosi’? “Vediamo”, risponde. Ma non spaventa il M5s. Salvini apre fronti nel governo per deviare l’attenzione dal caso Savoini, dice piu’ di un parlamentare Cinque stelle, ma con questa spada di Damocle sulla testa per ora non puo’ permettersi di andare al voto. La macchia rischia di allargarsi, ammette anche qualche leghista: andare al voto a settembre e’ troppo rischioso. Tra i Cinque stelle c’e’ chi ribalta il discorso, evocando elezioni politiche da abbinare al referendum sul taglio dei parlamentari. Per il 2020 si vedra’, ribattono in casa Lega: adesso si va avanti cosi’, a rilento, di strappo in strappo. Salvini porta quindi sul tavolo la “questione politica molto seria” del decreto sicurezza bis. Cosa succede? Lo spiega lui stesso: “Fico blocca otto nostri emendamenti, gia’ finanziati, per i pasti e i vestiti dei poliziotti e gli straordinari vigili del fuoco: spero sia distrazione, confusione. Parte del M5s tifa per l’anti-polizia”. Dalla presidenza della Camera fanno sapere che la competenza non e’ di Fico, ma delle commissioni: “Salvini fa confusione”. Vengono riammessi due emendamenti e la Lega chiede di sospendere la commissione: “C’e’ un problema politico”. Protesta anche il Dem Emanuele Fiano. Ma il M5s Carlo Sibilia subito tende una mano: “Siamo pronti a una soluzione per superare il problema dell’emendamento per portare i buoni pasto della polizia a 7 euro”. E Fico in serata dichiara che “esaminera’ i ricorsi” sulle proposte ritenute inammissibili. “Spero che la maggioranza trovi un accordo”, auspica anche il capo della Polizia Franco Gabrielli. Il M5s assicura di volerlo trovare. Ma non ha fretta: ora e’ “scontato” che slitti l’approdo del decreto in Aula, che era previsto il 15 luglio. Il 20 si chiude ufficialmente la finestra per il voto a settembre. Dopo, la voce pentastellata promette di farsi piu’ forte.

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Non c’è pace nel Pd, ora scoppia il caso Faraone: non è più il segretario regionale

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Come se non bastassero le tensioni sulla mozione di sfiducia a Matteo Salvini, un nuovo caso agita i rapporti tra area ‘renziana’ e Nazareno: l’annullamento dell’elezione di Davide Faraone, renziano della prima ora, a segretario regionale del Pd in Sicilia. Un voto a maggioranza nella commissione nazionale di garanzia. Ma perché si è arrivati all’annullamento? Alla commissione di garanzia erano arrivati diversi ricorsi dalla mozione Zingaretti che, in Sicilia al congresso regionale, aveva candidato l’ex-deputata Teresa Piccione. La candidata zingarettiana, però, aveva ritirato la candidatura a pochi giorni dal voto denunciando irregolarità nelle procedure del congresso e nella presentazione delle liste. Ieri sera, dunque, la decisione della commissione su quei ricorsi. Siccome Davide Faraone aveva vinta senza un competitor, la decisione é stata quella di annullare tutto. Da qui la reazione rabbiosa dei renziani.

La reazione del deputato renziano é stata durissima. E rimane agli atti con un post su Facebook di Faraone.

“La vicenda siciliana del Pd non puo’ essere chiusa con l’autosospensione di Davide Faraone. Venerdi’ in direzione il segretario Zingaretti dovra’ spiegare per bene cosa ha spinto la commissione di garanzia ad assumere una decisione cosi’ pesante a maggioranza. Il segretario predica l’unita’ e il superamento delle correnti, ma troppo spesso e’ condizionato dalla sua”. Lo afferma il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci.  “Faraone deve tornare a fare il segretario regionale – continua Marcucci – le regole devono tornare a essere rispettate. Sappia il segretario che la ferita che si e’ prodotta non puo’ essere derubricata a questione locale”.

 

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Autonomia, il premier Conte: si farà quando ci saranno tutte le condizioni previste dalla Costituzione. E Zaia si innervosisce e lo offende

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“Nei prossimi giorni sarò prima a Foggia in Puglia e poi a Campobasso o Isernia per sottoscrivere due contratti istituzionali di sviluppo. Poi andrò in Basilicata e Calabria. Io sto lavorando e non vivacchiando: potete stare tranquilli” dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in conferenza stampa a Palazzo Chigi, sottolineando di star lavorando al progetto sull’Autonomia e ad “un’ampia riforma fiscale, che non è solo un problema di aliquote – dice – ma molto più complesso”.

“Il disegno dell’Autonomia differenziata si sta realizzando con le garanzie che ho sempre richiesto, di realizzare un progetto previsto dalla Costituzione ma senza che questo possa recare danno ad altre Regioni. Non vogliamo un’Italia frammentata nelle opportunità” spiega Conte. “Il modello della scuola è fondamentale, non puo’ essere frammentato” perché su questo modello “si radica la formazione dei bambini, la nostra identita’. E’ chiaro che non possiamo pensare che l’autonomia significhi frammentare questo modello” argomenta il premier. “Sara’ anche per inclinazione caratteriale ma sono assolutamente concentrato sul lavoro. Oggi ho fatto compiere al governo un passo avanti notevole sull’Autonomia. C’e’ addirittura la prospettiva di portarla al prossimo Consiglio dei ministri” risponde il presidente  a chi gli domanda della possibilità di una crisi di governo. Chi sembra essersi innervosito degli approfondimenti pretesi dal premier è Luca Zaia, presidente del Veneto.”Resto basito davanti all’ennesimo rinvio. Pensavo che il Presidente del Consiglio fosse così autorevole da chiudere la partita, ma non ho ancora ben capito se l’autorevolezza serva a chiudere o invece a prolungare indefinitamente l’approvazione dell’intesa sull’Autonomia differenziata”.

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Camera dei Deputati, da è completamente sarà platic free

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Entra in vigore oggi venerdì 19 luglio la decisione, adottata dal Collegio dei Questori in attuazione di un ordine del giorno presentato durante l’esame in Assemblea del bilancio interno 2018, che prevede l’eliminazione dei contenitori di plastica monouso per l’acqua da tutte le aree di ristoro dei palazzi della Camera. Da oggi, presso i ristoranti, i bar e la buvette di Montecitorio si potrà consumare acqua solo in bottiglie di vetro o proveniente dalla rete idrica pubblica. Analogamente si provvederà per tutte le altre esigenze, comprese le riunioni degli organi collegiali della Camera.

E’ stato così tradotto in atto anche l’intendimento di rendere plastic free la Camera dei deputati, manifestato sin dall’inizio della legislatura dal Presidente Roberto Fico.Per  incentivare   gli   utenti   all’utilizzo dell’acqua proveniente dalla rete pubblica è stato rinnovato e reso più funzionale l’impianto di spillatura che eroga acqua presso il self service di Palazzo Montecitorio, è stato installato un analogo impianto al quinto piano di Palazzo del Seminario e ne saranno installati, entro il mese di luglio, altri due al piano ammezzato semicircolare dell’Aula   in   sostituzione   degli   attuali erogatori, che dispensano acqua contenuta in recipienti in plastica.

E per la Camera plastic free, il presidente Roberto Fico, ha scritto un post su Fb in cui ha parlato di “una bella notizia, un esempio che Montecitorio si era impegnato a dare. Dopo un lavoro portato avanti in questi mesi possiamo annunciare che la Camera dei deputati sarà finalmente plastic free. Da oggi eliminiamo tutti i contenitori monouso di plastica per acqua e bevande nei bar e nelle mense ma anche per le riunioni di commissioni e organi collegiali. Si potrà consumare quindi acqua solo in bottiglie di vetro o proveniente dalla rete idrica pubblica. Un piccolo passo per la Camera ma un segnale importante, che risponde anche all’appello lanciato dal ministro dell’Ambiente Costa qualche mese fa. Dimostriamo con questo gesto – conclude Fico – che le istituzioni sono in prima fila per la tutela dell’ambiente”.

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