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Strage sfiorata in Metropolitana di Napoli, scontro tra treni in entrata ed uscita dalla stazione di Piscinola: una decina di feriti

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L’incidente è avvenuto intorno alle 7. Lo scontro, le cui conseguenze sono ancora tutte da capire, è tra tra tre treni della linea 1 della metropolitana di Napoli appena fuori dalla stazione Piscinola. Secondo una prima ricostruzione, che però sarà oggetto di inchiesta, lo scontro è avvenuto tra un treno che dal deposito si stava immettendo sul binario 1 e un secondo treno che viaggiava sullo stesso binario e che si apprestava a entrare in stazione. L’incidente ha coinvolto un treno con molti passeggeri a bordo che era appena partito dal binario 2 della stazione di Piscinola. L’urto avrebbe fatto saltare tre porte del convoglio. I due macchinisti del treno partito dal binario 2, coinvolto nell’incidente tra due treni che transitavano sul binario 1, sono stati portati sotto choc all’ospedale Cardarelli di Napoli con un’ambulanza.

Lamentavano dolori oltre che choc dovuto alla paura per quanto accaduto. Ma, quello che sembra essere certo, è che le condizioni di salute dei macchinisti e quelle di altre 12 persone, tutti passeggeri, tutti trasportati al pronto soccorso del Cardarelli e del Cto, non sarebbero gravi. Tutti quanti sono però in attesa di visite approfondite dei sanitari. Secondo quanto riferito dalle autorità sanitarie, sono due le persone che hanno riportato ferite più serie: uno dei due macchinisti, ovviamente, che ha riportato un trauma toracico; e poi una passeggera con un trauma lombo-sacrale (che si trova invece al Centro Traumatologico Ortopedico). Tutti gli altri coinvolti sono feriti lievi.  Saranno quasi certamente dimessi in breve dal pronto soccorso, senza passare per reparti di degenza. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, i vigili del fuoco e il 118. Secondo una prima ricostruzione dell’accaduto sembrerebbe che non sia stato rispettato il segnale di stop dal treno che dal deposito si stava immettendo sul binario 1 e che si è scontrato con il convoglio che stava viaggiando sullo stesso binario per entrare nella stazione di Piscinola. Per fortuna i due treni, quello che entrava in stazione e quello che usciva dal deposito, andavano a velocità ridotta. È stato questo treno, quello che entrava in stazione,  che è stato spinto sull’altro in transito ed  con numerosi passeggeri a bordo partito poco prima dal binario 2 della stessa stazione. La circolazione della linea 1 della metropolitana è  sospesa a causa dell’incidente e non riprenderà senza che ci sia il via libera degli inquirenti che indagano e del gestore della infrastruttura per comprendere se è tutto ok. Da quel che si comprende si tratterebbe di errore umano. Per fortuna il bilancio non è drammatico.

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“Qui c’è un ebreo”, la scritta antisemita su un porta di una deportata

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“Juden Hier”, “Ebrei qui”: e’ la scritta choc, accompagnata dalla stella di Davide, comparsa a Mondovi’, citta’ Medaglia di Bronzo al Valor Militare nella Guerra di Liberazione della provincia di Cuneo. Dalla scorsa notte la scritta marchia la porta della casa in cui ha vissuto Lidia Beccaria Rolfi, nella via che prende il nome della staffetta partigiana morta nel 1996, amica di Primo Levi, grande voce dell’orrore dei lager. A scoprirla il figlio Aldo, che dalla madre ha raccolto il testimone, e che nei giorni scorsi aveva firmato un articolo sul settimanale locale Provincia Granda contro “l’emergenza odio”. Alla vigilia del Giorno della Memoria, 75esimo anniversario della liberazione di Auschwitz, la mente torna alle notti buie e vergognose della nostra Storia recente. Quelle che Lidia Rolfi, deportata a Ravensbruck nel 1944, racconta in ‘Le donne di Ravensbruck’, prima opera in italiano sulla deportazione femminile nei campi di concentramento della Germania nazista. E in ‘Il futuro spezzato’, saggio sull’infanzia durante la dittatura. “Non ho idee particolari su chi possa aver compiuto questo gesto – dice il figlio Aldo – ma e’ qualcuno che conosce la storia solo marginalmente”. Parla di “ignoranza dell’ignoranza” Aldo Rolfi, ricordando che la madre “non era ebrea”. “Il grande problema di tante persone – sottolinea – e’ anche la non conoscenza dei fatti”. Le forze dell’ordine hanno prelevato un campione della vernice nera con cui e’ stata realizzata la scritta, poi coperta, e stanno esaminando le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona per individuare i responsabili di quello che il sindaco Paolo Adriano definisce “un atto gravissimo, un fatto vergognoso che offende e indigna la citta’”. Un “segnale gravissimo di intolleranza e provocazione proprio nei giorni in cui ricordiamo la Shoah”, afferma Milena Santerini, coordinatrice nazionale per la lotta contro l’antisemitismo. La condanna del mondo della politica e’ unanime. “Indignato” il governatore Alberto Cirio, per il quale si tratta di un gesto “ignobile, che il Piemonte condanna con la sua storia e i suoi sacrifici”. “Quelle scritte antisemite sono una vergogna e un’offesa a tutti piemontesi”, rincara la dose il presidente del Consiglio regionale Stefano Allasia, leghista. “Oggi piu’ che mai bisogna non dimenticare cosa accadde e non stancarsi di spiegare”, osserva la vicepresidente del Senato Anna Rossomando. “Ecco dove porta la cultura dell’odio”, riflette il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ricordando che la scritta e’ la stessa che i nazisti utilizzavano durante i rastrellamenti per deportare gli ebrei. “Sostituiamo l’intolleranza, l’odio,la violenza, l’arroganza con la fiducia, il rispetto, la speranza, la passione. Cosi si costruisce il futuro migliore per tutte e tutti”, e’ il suo appello. “Sono ebrea anch’io”, si legge sull’adesivo incollato nel pomeriggio sulla buca delle lettere di casa Rolfi, un fiore sulla scalinata d’ingresso lasciato da qualche monregalese. Lunedi’ sera Mondovi’ sfilera’ in corteo contro l’antisemitismo e il razzismo. Una fiaccolata dal Municipio fino a casa Rolfi. “La comunita’ tutta si metta in cammino e, unita, testimoni la ferma condanna del gesto ed esprima solidarieta’ alla Comunita’ Ebraica, al nostro concittadino Aldo e a alla sua famiglia”, e’ l’invito dell’amministrazione comunale, che vuole cosi’ “affermare con forza la nostra appartenenza ad una societa’ civile e democratica e condannare pericolosi rigurgiti di antisemitismo”.

 

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Maestra d’asilo trovata morta in casa con ferite alla testa, è giallo

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E’ avvolta nel mistero la morte di Ambra Pregnolato, maestra d’asilo di 41 anni uccisa nella sua abitazione di Valenza. A trovarla nel soggiorno di casa, la testa fracassata con colpi inferti con violenza, e’ stato il marito al rientro dal lavoro. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che si trovano ancora all’interno dell’appartamento per i rilievi del caso. La tragedia al civico 5 di via Carlo Alberto Dalla Chiesa. I carabinieri del Comando provinciale di Alessandria, agli ordini del colonnello Michele Angelo Lorusso, stanno ricostruendo la vita della donna, una figlia di 12 anni che era a scuola. I militari stanno ascoltando il marito, sotto choc, e nelle prossime ore raccoglieranno anche le testimonianze dei vicini di casa, dei famigliari e degli amici, chiunque possa contribuire a far luce sul delitto. Esclusa la rapina, nessuna altra ipotesi viene al momento scartata dagli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore Alessio Rinaldi. “Mai paura N.A.” e’ la scritta che aveva sul braccio la donna, la passione per i tatuaggi e per il suo cane, Bruce. Un omaggio al Nonno Antonio, come lei stessa racconta nel suo profilo Facebook, i post dedicati alla preoccupazione per il lavoro, per la famiglia, per la vita di tutti i giorni. “Nonnino mio…. In questi giorni manchi troppo…. Maledetto quel giorno che si avvicina… Si fa sempre sentire. Sempre forte. Il dolore si sente nel petto, nello stomaco, nel cuore – e’ uno dei suoi ultimi messaggi social -. Ovunque. Ringrazio Dio ogni giorno per essere tua nipote. Per aver ereditato la tua forza e la tua enorme, incredibile generosita’. Non cambiero’ mai. Un giorno ci rivedremo, nonno. E sara’ bellissimo. Fatti sentire se puoi…”. Erano le 22.06 del 17 gennaio, la scorsa settimana, e nessuno, probabilmente nemmeno lei, avrebbe immaginato che quel giorno sarebbe arrivato cosi’ presto.

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Il virus arriva nei paesi Ue, 2 casi in Francia. In Cina città da milioni di abitanti in quarantena

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Milioni di persone isolate, stop al turismo, blocchi dei trasporti pubblici. La Cina sta rispondendo con misure senza precedenti all’emergenza coronavirus, che intanto e’ arrivato in Europa con due casi confermati in Francia: uno a Bordeaux e l’altro a Parigi, i primi nel continente. Il paziente di Bordeaux ha 48 anni, ha fatto sapere in serata la ministra della Salute francese Agnes Buzyn, ed e’ appena rientrato dalla Cina, dove e’ passato da Wuhan. Da ieri e’ ricoverato in una camera isolata. E’ stato in contatto con una decina di persone dopo il suo arrivo in Francia. L’uomo e’ di “origini cinesi”, ma residente in Gironda, la regione di Bordeaux. Si sa poco invece del paziente ricoverato a Parigi, a parte il fatto che anche lui e’ rientrato dalla Cina. Intanto, nel giorno del Capodanno lunare, Pechino ha disposto la chiusura anche di alcuni tratti della Grande Muraglia, mentre l’Esercito popolare di liberazione ha inviato 150 medici militari in piena notte a Wuhan, citta’ focolaio del virus, su un aereo da trasporto truppe, in esecuzione di una specifica indicazione del presidente Xi Jinping. In Cina i casi accertati di contagio del nCOV-2019 sono saliti a 897 e i morti si sono attestati a quota 26, secondo l’ultimo bollettino diffuso dal governo. E mentre continuano a diffondersi segnalazioni in tutto il mondo, la mappa della Cina, tra le quasi 40 province, regioni e municipalita’ speciali che la compongono, ha soltanto il Tibet che resiste al contagio, a fronte dell’Hubei, la provincia di cui Wuhan e’ capoluogo, che raccoglie la meta’ circa dei contagiati e la quasi totalita’ dei decessi. Proprio a Wuhan si sta costruendo un ospedale ad hoc per il coronavirus in tempi record e le autorita’ sanitarie hanno ammesso la necessita’ di aumentare le forniture di medicinali, inclusi i kit dei test per individuare l’infezione e le mascherine protettive, ormai sparite in molte citta’. E malgrado la quarantena, i capi provinciali del Partito comunista hanno annunciato indagini per accertare come sia stata possibile la fuga di alcuni residenti da Wuhan, malgrado il divieto “di lasciare la citta’ se non per cause adeguatamente motivate”. A Pechino, oltre alla Grande Muraglia, da domani saranno chiusi i templi piu’ noti e la Citta’ Proibita, nonche’ il Museo nazionale e la Biblioteca nazionale. A Shanghai, il piu’ grande hub commerciale cinese, chiuderanno i battenti numerosi musei e tutto il parco di Shanghai Disneyland, che e’ tradizionalmente preso d’assalto durante le festivita’. Nella citta’ hanno alzato l’allerta in risposta alle emergenze sanitarie al grado massimo, il livello 1. Sui social network in mandarino si sono moltiplicati anche i commenti su “una situazione irreale, quasi da fine del mondo”, in risposta a una quarantena di scala biblica, mai tentata prima nella storia. Le autorita’ cinesi hanno infatti esteso a 13 citta’ il blocco dei trasporti pubblici, tra Xianning, Xiaogan, Enshi e Zhijiang, ampliando il cordone sanitario a 41 milioni di abitanti. Disposta la chiusura di luoghi aperti al pubblico come teatri e la cancellazione di eventi di massa. Sempre da domani, sia al Capital sia al Daxing, i due grandi aeroporti internazionali di Pechino, saranno operative le attrezzature per la scansione della temperatura corporea su tutti i passeggeri in arrivo. La Cina ha inoltre ordinato a tutte le agenzie di viaggio di interrompere la vendita di tour interni e internazionali, con lo stop alla vendita di biglietti per i pacchetti turistici a partire da oggi. La diffusione del coronavirus e’ andata avanti anche sul fronte estero. Oltre alla Francia, un secondo caso verificato e’ stato annunciato negli Usa (dove sono state rafforzate le misure sulla sicurezza sanitaria), e segnalazioni si sono avute in Giappone, Corea del Sud, Messico e Nepal.

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