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Stop agli F-35 Usa alla Turchia, l’ira di Ankara

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“Un danno irreparabile alle nostre relazioni strategiche”. E’ scontro frontale tra Turchia e Stati Uniti dopo l’esclusione di Ankara dal programma dei cacciabombardieri americani F-35 per aver acquistato il sistema missilistico russo di difesa antiaerea S-400. La prevedibilita’ della mossa della Casa Bianca, che da mesi avverte l’alleato Nato dell’incompatibilita’ tra i missili di Mosca e i suoi equipaggiamenti militari, non attenua l’ira del governo di Recep Tayyip Erdogan. “Invitiamo gli Stati Uniti a correggere questo errore, che e’ destinato a infliggere un danno irreparabile alle nostre relazioni strategiche”, scrive in una nota il ministero degli Esteri turco. “Il passo unilaterale degli Stati Uniti contraddice lo spirito della nostra partnership e non si basa su alcuna giustificazione legittima”, e’ l’accusa, accompagnata a un appello a Donald Trump a fare un passo indietro e “restare fedele” ai presunti impegni presi nel faccia a faccia con Erdogan al G20 di Osaka. Ma il tycoon, che pure aveva puntato il dito contro l’amministrazione di Barack Obama per aver negato ad Ankara i missili Patriot americani, spingendola a suo dire tra le braccia di Vladimir Putin, non sembra aver avuto scelta. Per il Pentagono, Mosca potrebbe rubare i segreti militari degli Usa e della Nato. E mentre si consuma una delle piu’ gravi rotture tra il primo e il secondo esercito dell’Alleanza, la Russia gongola e si dice pronta anche a fornire i suoi jet Su-35 per colmare il vuoto lasciato dagli F-35. Il capo dell’industria turca della Difesa, Ismail Demir, ha spiegato che si sta lavorando ad “alternative”, accelerando anche la produzione di cacciabombardieri indigeni.

Erdogan. Il leader turco 

Del resto, lo stesso Erdogan aveva detto di mirare alla produzione congiunta con Mosca dei missili di prossima generazione S-500. “L’operazione riguardante gli S-400 e’ piu’ che una rivoluzione”, ha commentato intanto la Nezavisimaia Gazeta, prevedendo che lo scontro portera’ a una svolta geopolitica nella collocazione storica della Turchia, allontanandola dalla sfera d’influenza americana. Intanto, ad Ankara si fanno anche i primi conti dei danni economici, oltre che militari. Le stime parlano di 9 miliardi in fumo per il settore della Difesa con l’esclusione dalla produzione congiunta con gli Usa. E altre pesantissime conseguenze potrebbero arrivare con le sanzioni Caatsa per la cooperazione strategica con la Russia, che darebbero un duro colpo alla traballante economia locale. Nel frattempo, gli aerei che trasportano le componenti degli S-400 continueranno ad atterrare senza sosta alla base aerea Murted di Ankara. Le consegne, iniziate venerdi’ scorso, proseguiranno fino a martedi’. Finora sono stati inviati principalmente batterie di lancio ed equipaggiamenti elettronici per i sistemi radar. I missili veri e propri arriveranno invece via mare “alla fine dell’estate”, mentre la piena operativita’ degli S-400 e’ prevista entro aprile. Per la diplomazia, gli ultimi sprazzi di speranza.

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Trump racconta attacco mortale a Soleimani: “Conto alla rovescia e poi boom”

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Il conto alla rovescia poi il “boom”. Donald Trump racconta, in un incontro a porte chiuse con alcuni finanziatori repubblicani a Mar-a-Lago, la notte dell’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani. In un audio ottenuto dal Washington Post, si sente Trump descrivere Soleimani come il “padre delle bombe di strada”, il responsabile “di tutti quegli uomini e quelle donne che vedete camminare senza gambe o senza braccia”. Trump non fa riferimento a nessun attacco imminente contro gli Stati Uniti da parte di Soleimani, limitandosi a dire che “diceva cose brutte del nostro paese”. Il tycoon entra invece nel dettaglio degli ultimi minuti prima dell’attacco, quando stava ascoltando e guardando cosa accadeva dalla Situation Room. “Hanno due minuti e 11 secondi di vita. Sono nelle loro auto. Hanno un minuto di vita. 10, 9, 8… e poi il boom” racconta Trump riferendo delle parole usate dall’ufficiale americano che era in collegamento con lui.

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Harry e Meghan rinunciano al titolo di altezze reali

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Il prezzo della libertà, punto per punto, nell’accordo raggiunto fra i duchi di Sussex e Buckingham Palace. Harry e Meghan non saranno piu’ ‘membri attivi’ della famiglia reale e per questo dovranno rinunciare all’utilizzo del titolo di altezze reali, nonche’ a ricevere fondi pubblici. E si impegnano anche a restituire quei 2,4 milioni di sterline di denaro dei contribuenti utilizzati per ristrutturare Frogmore Cottage, che restera’ comunque la loro residenza nel Regno Unito. Una questione di giorni e non settimane, si era detto, per trovare la quadra dopo che Harry e Meghan avevano manifestato il desiderio di fare un passo indietro rispetto ai loro impegni nell’ambito della famiglia reale. E cosi’ e’ stato: a pochi giorni dal ‘summit su Sandringham’ in cui la regina Elisabetta II aveva acconsentito a rispettare la volonta’ del nipote, la sovrana scrive un’altra pagina di storia del suo lungo regno e detta le regole del ‘passo indietro’ senza precedenti voluto dal piu’ piccolo dei figli di Carlo e Diana. Dopo “molti mesi di conversazioni e discussioni piu’ recenti” la regina si e’ detta “lieta di aver trovato insieme una via costruttiva e di sostegno per mio nipote e la sua famiglia” recita un comunicato diffuso da Buckingham Palace che di fatto illustra la nuova vita dei duchi di Sussex, cosi’ come emerge adesso dopo il certosino lavoro affidato ad esperti e consiglieri di corte. Quindi per ordine: la coppia “non utlizzera’ piu’ il titolo di altezze reali in quanto non sono piu’ membri attivi della famiglia reale”, si legge, ma resteranno i Duchi di Sussex. “Non riceveranno piu’ fondi pubblici per impegni reali” e “non rappresenteranno piu’ formalmente la regina”. Sono i punti principali del ‘nuovo corso’ in vigore a partire dalla prossima primavera. Ma nel comunicato c’e’ anche – e di nuovo – quel tocco personale che Elisabetta II sembra aver voluto riservare a questa vicenda e, forse, a un nipote per cui ha da sempre avuto un debole. “Harry, Meghan e Archie saranno sempre amati membri della mia famiglia – si legge – Riconosco le difficolta’ cui hanno dovuto far fronte a causa della pressione negli ultimi due anni e sostengo il loro desiderio per una vita piu’ indipendente”. Poi un pensiero anche per Meghan: “Voglio ringraziarli per tutto il loro lavoro zelante nel Paese, nel Commmonwealth e oltre. Sono particolarmente orgogliosa di come Meghan sia diventata cosi’ velocemente parte della famiglia”. Quindi l’augurio per il futuro: “E’ nelle speranze di tutta la mia famiglia che l’accordo di oggi consenta loro di costruire una felice e pacifica nuova vita”.

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Nicola Morra negli Usa: contro le mafie serve azione concertata

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Contro le mafie è necessario “affinare le competenze dei nostri pool investigativi promuovendo un’azione concertata e di squadra, perche’ qualunque azione circoscritta ad ambiti nazionali e’ destinata al successo parziale e al fallimento sistemico”. Cosi’ il presidente della commissione parlamentare Antimafia, Nicola Morra, al termine della missione negli Stati Uniti dove, fra Washington e New York, ha avuto modo di incontrare e confrontarsi sul tema dell’evoluzione delle mafie. Un confronto serrato, approfondito e di aggiornamento reciproco, frutto di un coordinamento fra i due paesi. Un coordinamento che, secondo Morra, dovrebbe spingersi al di la’ delle richieste di estrazione. “Vorremmo che si passasse alla condivisione in tempo reale dell’informazioni magari acquisite attraverso intercettazioni telefoniche o ambientali, magari acquisite attraverso segnalazioni di operazioni finanziarie sospette. Le autorita’ finanziarie sia italiane sia statunitensi hanno fatto qualcosa ma possono fare tanto altro” spiega Morra. “Le mafie sono realta’ straordinariamente intelligenti, molto piu’ di quanto non si possa credere” spiega Morra nel corso di un evento organizzato dal console Francesco Genuardi presso il consolato italiano di New York. “Dobbiamo metterci in testa, anche se non e’ facile da accettare, che questi signori non devono piu’ essere rappresentati come espressione di una cultura arcaica e retrograda, questi signori sono diventati campioni nell’ambito dei reati cosiddetti ‘white crimes’, colletti bianchi. Sono – spiega Morra – padroni nella gestione di strumenti finanziari particolarmente raffinati”. Oltre alle criptovalute e al Bitcoin, tanta parte del crimine organizzato di stampo mafioso usa internet, il deep web per occultare i traffici criminali. Da qui la necessita’ di affinare la cooperazione internazionale perche’ a fronte di mafie transnazionali e veloci, la giustizia e le indagini devono essere ancora piu’ transazionali e veloci.

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