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Spiragli sul nuovo contratto della Pa, da taglio cuneo beneficio

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Qualche spiraglio si apre sulla trattativa che dovrebbe portare nuovi aumenti nelle buste paga dei dipendenti pubblici. Il Governo si dice pronto a valutare le richieste dei sindacati, che puntano a una dote complessiva di 5 miliardi a fronte di uno stanziamento che oggi arriva a 3,4. Per ora non e’ un si’ ma nemmeno un no. Certo e’ difficile che la rivendicazione sia soddisfatta in pieno ma un ulteriore sforzo potrebbe essere fatto. Intanto il ministero della P.a stima in 62 euro il beneficio medio del taglio del cuneo per il pubblico impiego. Dopo gli incontri al ministero con 15 sigle sindacali la titolare della P.a, Fabiana Dadone, si ritiene “cautamente ottimista” anche su “una possibile, ulteriore riflessione nel prossimo Def sulle gia’ ingenti risorse disponibili per i rinnovi”. Visto che si tratta di mettere mano ai cordoni della borsa al tavolo era presente anche il Mef, con la viceministro Laura Castelli e il sottosegretario Pier Paola Baretta. La prima garantisce che l’esecutivo lavora “al giusto riconoscimento”, mentre il secondo assicura: “Approfondiremo tutte le tematiche, compresa la materia delle risorse”. Materia intricata perche’ c’e’ ancora da accordarsi su cosa mettere dentro al finanziamento e cosa invece lasciare fuori. Al lordo di tutte le poste l’Aran, l’Agenzia per la contrattazione, ha calcolato in 100 euro l’aumento medio mensile lordo. I sindacati pero’ ne vogliono 125-130 se si tiene conto anche del fondi per l’accessorio e per il cosiddetto elemento perequativo, che fissa un minimo sui redditi piu’ bassi. Considerando tutte le voci mancherebbero all’appello 1,5 miliardi. Se pero’ ci si concentra solo sulla dote per le fasce piu’ povere e il salario accessorio allora l’ammontare potrebbe aggirarsi intorno ai 500 mila euro. “Registriamo un’apertura del ministro Dadone all’avvio di un confronto tecnico sul lavoro pubblico” ma “non puo’ essere la stagione degli auspici”, dicono Cgil, Cisl e Uil. Nel corso dell’incontro le tre sigle hanno lamentato un blocco delle carriere, denunciando il mancato pagamento delle progressioni orizzontali in 1.600 enti. Discorso a parte per la scuola, per cui viene confermato lo sciopero dei precari del 6 marzo. Massimo Battaglia della Confsal fa sapere che la ministra, replicando alle richieste del sindacato, “ha parlato di un tavolo ad hoc con la collega per l’Istruzione”. Il sindacato dei dirigenti pubblici propone invece l’abolizione del tetto retributivo dei 240 mila euro e la possibilita’ anche per i vertici delle amministrazioni centrali di andare in pensione a 70 anni. Per la segretaria generale di Unadis, Barbara Casagrande, il limite agli stipendi va eliminato almeno per “le figure apicali”. La ministra avverte che sicuramente sulla valutazione delle performance le regole cambieranno ma senza per questo ricorre a un intervento di legge. “L’obiettivo – dice – e’ valorizzare il personale che merita”.

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Conte usa un “bazooka” da 750 miliardi di euro per aiutare subito le imprese: 400 miliardi per garanzie prestiti e export

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Un “bazooka” da 750 miliardi in totale per le imprese: 200 miliardi di garanzie sui prestiti e 200 miliardi per l’export si sommano ai 350 gia’ previsti, con l’arrivo di una copertura fino al 100% per prestiti fino a 800mila euro. Il rinvio delle scadenze fiscali per le aziende danneggiate dalla crisi. Il rafforzamento del golden power, lo scudo per tutelare le aziende italiane da scalate ostili. Il rinvio all’autunno di elezioni regionali e comunali. La chiusura dei tribunali fino al 3 maggio. Ecco le misure che compongono il nuovo “decretone” varato oggi dal governo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. “Con il decreto appena approvato diamo liquidita’ immediata per 400 miliardi di euro alle nostre imprese, 200 per il mercato interno, altri 200 per potenziare il mercato dell’export. E’ una potenza di fuoco”, assicura in serata il premier Giuseppe Conte assicurando gli italiani che “quando tutto sara’ finito ci sara’ una nuova primavera e che presto raccoglieremo i frutti di questi sacrifici”. Conte, dopo un Consiglio dei ministri fiume, spiega poi, insieme al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e al titolare del Mise, Stefano Patuanelli, i nuovi interventi per dare credito alle societa’ in affanno: e’ l’atto primo di una settimana cruciale per costruire la “fase 2” di convivenza col virus e la graduale ripresa delle attivita’.

Un provvedimento “poderoso” accompagnato da un altro decreto – molto atteso dagli italiani – per salvare l’anno scolastico nel caso, non remoto, che le scuole restino chiuse anche dopo il 18 maggio: niente esame di terza media, maturita’ telematica solo orale, nelle altre classi tutti promossi. E’ assai travagliato il varo delle nuove misure che dura quasi 12 ore, in un susseguirsi di riunioni, liti e mediazioni. Sono le 9 quando Conte convoca i capi delegazione con il ministro Gualtieri e il sottosegretario Riccardo Fraccaro. Due nodi, su tutti, dividono la maggioranza e riguardano entrambi il tema della liquidita’ alle imprese. Sulle garanzie Italia viva, senza arrivare a porre veti, mantiene costante il suo pressing perche’ siano per tutti al 100% – ma la normativa Ue lo consente fino agli 800mila euro – in modo da velocizzare le pratiche in banca. Ma la tensione si alza e la discussione si attorciglia soprattutto sul ruolo che avra’ Sace nel prestare quelle garanzie. Gualtieri vorrebbe dare al ministero dell’Economia il potere di indirizzo su Sace, anche se la societa’ continuera’ a far capo a Cassa depositi e prestiti. Il M5s si oppone e Luigi Di Maio pretende che alla Farnesina resti una competenza sul ruolo che Sace esercitera’ nel sostegno all’export e alla internazionalizzazione delle imprese. Il Consiglio dei ministri inizia intorno alle 12 e, non senza discussioni, approva il decreto sulla scuola, che si accompagna all’assunzione di 4500 professori per sostituire quelli andati in pensione su quota 100. Ma visto che sul decreto per la liquidita’ alle imprese un’intesa non c’e’, il Cdm viene sospeso e per riprendere alle 19. Solo nel pomeriggio, dopo un altro vertice, viene annunciata un’intesa: la Farnesina conserva un ruolo e per il 2020 dovrebbero arrivare 50 miliardi di garanzie per l’export, piu’ 200 miliardi nel 2021 per nuovi investimenti. Quanto ai 200 miliardi di garanzie per permettere alle imprese di ottenere prestiti in banca, saranno vincolati agli obblighi di non licenziare e non trasferire la produzione all’estero. Le garanzie saranno al 90% per le grandi imprese, al 100% per gli autonomi e le piccole imprese che chiedano fino a 25mila euro, al 100% (ma con 90% di garanzia dello Stato e 10% di Confidi) fino a 800.000 euro, del 90% fino a 5 milioni.

Arrivano fondi anche per il commissario Domenico Arcuri, per reperire mascherine e altri strumenti sanitari. E il ‘decretone’ prevede una serie di nuove misure, dal rinvio delle scadenze fiscali per le aziende danneggiate dalla crisi, agli sgravi al 50% per l’acquisto di mascherine. Dopo Pasqua arrivera’ poi un nuovo decreto da oltre 35 miliardi a sostegno a lavoratori e famiglie. Ma intanto, a partire dall’iniezione di liquidita’, si ragiona di come far ripartire il motore economico del Paese. Conte martedi’ pomeriggio vedra’ il comitato tecnico scientifico per iniziare a ragionare di graduali e parziali riaperture di attivita’ fin dal 14 aprile. Potrebbe nei prossimi giorni prendere forma la “cabina di regia” con enti locali e parti sociali tanto caldeggiata dal Pd, anche se poco gradita al M5s. In quella cabina di regia, mentre proseguono le tensioni tra Conte e il lombardo Attilio Fontana, potrebbe entrare il governatore del Veneto Luca Zaia. E’ il tentativo, secondo alcuni, di parlare alla parte piu’ moderata del centrodestra. Un tentativo per ora fallito al tavolo sulle misure economiche con i partiti: Lega, Fi e Fdi lamentano scarso ascolto del governo, andranno avanti coi loro emendamenti al decreto Cura Italia. C’e’ tempo anche per una conferma: a Pasqua gli italiani devono rimanere tutti a casa: “sarebbe irresponsabile andare in giro e allentare la fiducia e la responsabilita’. Pasqua significa passaggio dalla schiavitu’ e anche riscatto: speriamo che possa portarci questa liberta’. Io vivo questa festivita’ con fede, come redenzione. Speriamo che in una versione piu’ laica sia un passaggio verso un definitivo riscatto”, si augura il premier.

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Tim, analisti: da crisi possibile impatto strutturale positivo

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Tim che come tutte le tlc “non e’ immune alla crisi ma tra i piu’ resilienti” potrebbe addirittura ottenere dalla crisi Covid-19 “potenziali impatti strutturali positivi” con una “accelerazione nei processi di digitalizzazione delle imprese”. E’ la conclusione degli analisti di Equita dopo un incontro con il ceo di Tim, Luigi Gubitosi. Secondo gli analisti, Tim e’ “in grado di proseguire il deleverage sia organico (gia’ nelle stime) che inorganico” mentre un rischio “da monitorare” sono “le pressioni competitive su fisso, mobile e wholesale”.  La crisi impatta sulla vendita di prodotti per il minor traffico nei negozi e sui ricavi da nuove attivazioni. Impatto negativo anche da minor roaming internazionale e da rischio sui crediti, almeno in parte compensati da nuove efficienze, sottolinea Equita. Le migrazioni sono diminuite, un trend gia’ in atto nei mesi scorsi, soprattutto nel mobile, “dovuto a elementi legati all’emergenza ma anche piu’ strutturali (nuovi contenuti come Disney+, spinta sulla convergenza con Tim Unica, allargamento dell’offerta ultra-broadband a nuove aree, nuova offerta Fixed Wireless Access, smart working attuale e, molto probabilmente, prospettico” precisano gli analisti. I possibili impatti che la crisi puo’ avere sul circolante (ritardi nei pagamenti) sono “compensabili da minori investimenti che inevitabilmente emergeranno per tutti se il lockdown si protrarra’”. Ma Tim, continuano gli analisti, prosegue anche con i suoi piani di valorizzazione degli asset e di deleverage inorganico. E’ attesa infatti la riduzione della quota in Inwit, con la cessione a un fondo completabile post dividendo non appena la volatilita’ si sara’ ridotta mentre prosegue la negoziazione per l’ingresso di KKR nella rete secondaria che dovrebbe chiudersi per l’estate. Per i data center e’ atteso uno spin off parziale, e poi un Ipo con l’ingresso di un fondo in minoranza tra la fine dell’anno e l’inizio del 2021.

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Fondo garanzia per le piccolo e medie imprese con 7 miliardi, prestiti in pochi giorni  

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 Prestiti garantiti al 100% e senza istruttoria e senza costi fino a 25.000 euro per le piccole e medie imprese. E poi garanzia totale fino a 800mila euro mentre per le concessioni maggiori la garanzia scendera’ al 90% ma moduli semplificati di valutazione economico finanziaria. Passera’ per il fondo di garanzia delle Pmi una parte della liquidita’ che arrivera’ alle imprese italiane, quelle medio piccole che rappresentano il tessuto economico piu’ diffuso in Italia. Il fondo sara’ rifinanziato con 7 miliardi garantendo liquidita’ per 100 miliardi. “E’ uno strumento che le banche conoscono bene – ha detto il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli – e tutto sara’ piu’ rapido: tempo qualche giorno e le persone potranno recarsi presso gli istituti i credito”. A valutare le grandi imprese, invece, sara’ chiamata la Sace. Sono queste le ultime novita’ del decreto Imprese che approda domani al Cdm che, oltre al capitolo liquidita’, conterra’ anche le norme per il rinvio delle scadenze fiscali e lo scudo del Golden Power per evitare scorrerie pirata sulle aziende italiane di settori strategici.

LIQUIDITA’, PRESTITI E GARANZIE: Una delle parole chiave e’ liquidita’. Le attivita’ imprenditoriali in lock down non hanno incassi ma devono ancora fronteggiare pagamenti certi. Finanziarle sarebbe dare ossigeno all’economia. E’ qui che entra in campo il Fondo di Garanzia per le Pmi che agira’ su tre filoni principali: garanzia al 100% per i prestiti fino a 25.000 euro, senza alcuna valutazione del merito di credito; garanzia al 100% per i prestiti fino a 800.000 euro, con la valutazione del merito di credito; garanzia al 90% per i prestiti fino a 5 milioni di euro, potendo arrivare al 100% con la controgaranzia dei Confidi Prestiti piu’ facili anche per le partite Iva. Sulla soglia del 90% c’e’ stata un confronto su chi da una parte riteneva che questo potessi bloccare molti prestiti verso imprese che hanno avuto qualche difficolta’, legando le mani al sistema bancario.

IL RUOLO DI CDP: In campo, su questo fronte della liquidita’, il governo chiamera’ di nuovo Cdp, che gia’ nel decreto Cura Italia ha ottenuto risorse per 500 milioni in grado di sostenere prestiti per 10 miliardi. La dote sara’ ora alimentata in modo sostanzioso. Si e’ definito anche il ruolo di Sace, che da Cdp e’ controllata e che rimarra’ partecipata dalla Cassa anche se si sarebbe valutato lo spostamento per un controllo diretto dal parte del ministero dell’Economia. Sace, specializzata nel garantire le imprese nei loro impegni internazionali, avra’ un ruolo chiave nella valutazione delle garanzie per i prestiti nei confronti delle imprese medio-grandi, alle quali viene esteso l’intervento con il decreto imprese.

RINVIO DELLE TASSE: Un secondo capitolo del decreto, finalizzato a lasciare risorse nelle casse delle imprese, e’ quello fiscale, con il rinvio di scadenze ora fissate al 31 maggio e un ampliamento della platea non solo alle filiere piu’ colpite ma anche a chi abbia registrato perdite consistenti del fatturato, insieme alla creazione di un fondo per i futuri ristori. E, accanto a questo, si sta ipotizzando anche di abbassare gli acconti delle tasse di giugno-luglio – lasciando ad esempio ai Comuni la possibilita’ anche di rinviare l’Imu-Tasi-Tari – vista la riduzione di tutte le attivita’ per le misure restrittive di contenimento del virus. Le norme fiscali sarebbero poi accompagnate da un alleggerimento della stretta per i rimborsi fiscali. Salterebbe anche l’esame di ‘fedelta’ fiscale’ che le amministrazioni pubbliche devono fare sui propri fornitori prima di pagarli.

IL GOLDEN POWER: A difesa delle imprese italiane, infine, e’ in arrivo un rafforzamento dei ‘poteri speciali’ per evitare che, con il calo dei titoli borsistici, le imprese italiane di settori strategici possano essere acquistate all’estero a prezzi di saldo. E’ prevista un’estensione del golden power, che gia’ esiste sui settori della difesa, telecomunicazioni, energia, anche per alimentare, sanita’, banche e assicurazioni. Il governo potrebbe utilizzarlo anche per tutelare le imprese medio-piccole, con meccanismi preventivi senza attendere la notifica di un take-over, proteggendo le societa’ anche in ambito europeo.

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