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Sparò al ladro, l’imprenditore Angelo Peveri sconta la pena aiutando giovani disabili

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Angelo Peveri, imprenditore piacentino condannato a quattro anni e sei mesi di carcere per il tentato omicidio di un uomo che aveva sorpreso a rubare nel suo cantiere, riparte da un’orto sociale al fianco di giovani portatori di handicap. Lo riporta il quotidiano Liberta’. L’imprenditore e’ stato destinato a una misura alternativa fuori dal carcere e nei giorni scorsi ha iniziato a lavorare in un’azienda agricola del Piacentino che ospita laboratori e occasioni di incontro con persone diversamente abili. Il percorso di riabilitazione del 57enne e’ stato stabilito dall’Ufficio di esecuzione penale esterna di Reggio Emilia. “Per qualche ora, una volta alla settimana – fa sapere l’uomo, contattato telefonicamente da Liberta’ – passo un po’ di tempo con un gruppo di bambini speciali. Si tratta di momenti di crescita”. La vicenda di Peveri risale al 2011: nella notte del 6 ottobre sorprese alcuni ladri intenti a rubare taniche di gasolio nel cantiere della sua ditta di Borgonovo e impugno’ il fucile per fermarli. L’anno scorso la condanna definitiva. L’uomo entro’ in cella il 19 febbraio 2019, ricevendo nelle settimane successive anche la visita dell’allora vicepremier Matteo Salvini. Poco piu’ di un anno dopo, nell’aprile di quest’anno, Peveri e’ tornato a casa dopo che il tribunale di sorveglianza di Bologna aveva accolto la richiesta di affidamento ai servizi sociali avanzata dagli avvocati Ettore Maini e Fabio Leggi.

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Mobilitazione per “Vico Pazzariello” e “Perzechella”, le associazioni che salvano i ragazzi di strada col teatro sono sotto sfratto

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Hanno fatto il giro del mondo le immagini del panaro solidale, emblema della generosità del popolo napoletano. Eravamo in piena pandemia quando Angelo Picone e Pina Andelora – abitanti del centro storico e artisti di strada – calarono il primo panaro in via Santa Chiara. Conteneva un piatto di pasta per un loro amico senza fissa dimora. La voce si sparse e altre persone in difficoltà iniziarono a radunarsi sotto il balcone di Angelo e Pina. I due tentarono allora un esperimento per allargare la rete della solidarietà. Lasciarono il paniere sospeso a mezz’aria e vi apposero un cartello con la celebre frase di San Giuseppe Moscati: “Chi può metta, chi non può prenda”. Il sistema funzionò e si espanse poi in altre zone della città; ben presto le televisioni di mezzo mondo vennero a raccontare questo piccolo miracolo di solidarietà. 

Ma Angelo e Pina erano noti agli abitanti del centro storico da ben prima del panaro. Sono i presidenti di due associazioni culturali, “Vico Pazzariello” e “Perzechella”, con cui salvano i ragazzini dalla strada e tutelano le tradizioni culturali napoletane, dal teatro all’arte di strada. Angelo è noto in città per aver dato nuova vita al personaggio del Pazzariello, immortalato da Totò ne “L’oro di Napoli”. Il Pazzariello era un imbonitore vestito da soldato che con le sue “sparate” pubblicizzava i prodotti di vinai e macellai. Un testimonial ante litteram, di certo più esuberante e divertente di quelli di oggi. Angelo ha riportato in vita questo personaggio della tradizione e ha trasmesso la sua passione per l’arte di strada a tanti ragazzini che lo seguono nelle sue sfilate. Pina gestisce invece il Teatrino di Perzechella, che prima era una fabbrica di cioccolata e adesso ospita spettacoli teatrali anticipati da una tipica “marenna” napoletana.

Oggi questi due avamposti della cultura napoletana rischiano di scomparire. Agli artisti sono stati infatti recapitati due avvisi di sgombero. Per scongiurare la chiusura delle associazioni, il 23 giugno hanno lanciato una mobilitazione collettiva che andrà avanti sino al prossimo 12 luglio. 

Per Angelo Picone – conosciuto in città come ‘o capitano – gli sfratti sono una conseguenza diretta della gentrification innescata dagli ingenti flussi turistici degli ultimi anni. “Ci vuole un turismo sostenibile, rispettoso degli abitanti e delle tradizioni culturali della città. Stiamo assistendo ad una desertificazione culturale ed artistica – denuncia Angelo -. Se dal centro storico scompare il popolo, Napoli non sarà più la stessa”.

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Gemelle siamesi nate unite alla nuca e separate con successo dai medici del Bambino Gesù di Roma

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Lei non e’ mai andata a scuola ma per le sue due figlie spera che le cose possano andare meglio e che da grandi possano studiare e diventare un giorno dei medici, in modo da aiutare e salvare altre vite, cosi’ come e’ accaduto a loro in Italia, grazie ai dottori dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesu’ di Roma. E’ questo l’auspicio espresso da Ermine, la mamma di Ervina e Prefina, le gemelle siamesi nate unite alla nuca e separate con successo dai medici dell’ospedale della Santa Sede. “Io non sono mai andata a scuola – ha detto in conferenza stampa – ma ora spero che le mie figlie possano fare tutte le cose degli altri bambini della loro eta’, e da grandi studiare per diventare medici e aiutare gli altri bambini e persone, cosi’ come sono state aiutate loro”. Ermine, commossa, ha voluto ringraziare anche la presidente dell’ospedale, Mariella Enoc, e Carlo Marras, il medico responsabile dell’unita’ di Neurochirurgia, perche’ senza il loro aiuto “non so cosa avrei fatto. Voi avete fatto resuscitare le mie figlie, come e’ stato fatto con Gesu'”. Sia Enoc che i medici hanno infatti deciso operare solo una volta che e’ stato appurato che entrambe le gemelline sarebbero state salvate e in buone condizioni attraverso l’intervento di separazione. L’ultimo desiderio di Ermine e’ rivolto a Papa Francesco: “Vorrei che battezzasse le mie bambine e poterlo incontrare”.

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Varese, primario sospeso per insulti omofobi a paziente: guardate se devo operare questo fro…

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Avrebbe pronunciato insulti omofobi contro un paziente sedato e sottoposto a un intervento chirurgico. É questa la motivazione con chi un primario dell’azienda sanitaria Sette Laghi, che operava all’ospedale di Cittiglio (Varese) durante l’emergenza coronavirus, è stato sospeso. Secondo l’esposto presentato da una persona presente all’intervento, il medico avrebbe detto: “Ma guardate se io devo operare questo ‘frocio’ di m…”. L’episodio è stato riportato dal Tg3. Sarebbe avvenuto il 25 marzo, in piena pandemia da Covid-9. “Non è giusto che in questo periodo di emergenza debba perdere tempo per operare questifroci“, avrebbe affermato il primario in sala operatoria.

Un altro medico presente in sala operatoria, infastidito dal comportamento offensivo e non professionale del primario, gli avrebbe detto: “Io sono ‘frocio’, lei ha qualche problema con i ‘froci’?”. A quel punto il primario avrebbe invitato il collega ad uscire dalla sala.

L’intervento si sarebbe quindi concluso “con nervosismo e frettolosità”, con il medico che avrebbe reiterato gli insulti omofobi. L’Ordine dei Medici di Varese ha aperto un procedimento disciplinare nei suoi confronti. Al momento né l’azienda ospedaliera né il primario hanno commentato l’accaduto.

Giovanni Boschini, presidente Arcigay Varese, ha voluto ringraziare chi ha presentato l’esposto: “Al paziente coinvolto va tutta la nostra solidarietà. Oltre alle sanzioni sarebbe utile anche avviare un percorso formativo e per questo ci rendiamo disponibili a collaborare con l’azienda ospedaliera per percorsi di educazione alle diversità, affinché a nessun altro paziente possa capitare nuovamente una disavventura simile”.

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