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Sorprese dal primo ritratto 3D di un embrione di dinosauro

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Sorprese dal primo ritratto in 3D di un embrione di dinosauro: appartiene alla specie dei dinosauri dal lungo collo (titanosauri) e rivela che i piccoli avevano caratteristiche di testa e faccia inaspettate, come una sorta di piccolo corno sulla fronte che permetteva loro di uscire dall’uovo, e cambiavano aspetto man mano che crescevano. Pubblicato sulla rivista Current Biology, il risultato si deve ai ricercatori coordinati da Martin Kundrat, dell’Universita’ slovacca Pavol Jozef Šafarik. “Le uova di dinosauro sono per me come capsule del tempo che portano un messaggio dall’antichita’”, dice Kundrat. “Questo e’ il caso del nostro esemplare che – aggiunge – racconta una storia sui giganti della Patagonia prima della schiusa”. La caratteristica piu’ sorprendente, secondo l’esperto “e’ l’aspetto della testa, che implica che i piccoli di questa specie di dinosauri giganti, nelle prime fasi di vita, avessero un aspetto diverso rispetto a quello degli adulti”.

L’embrione proviene dalla Patagonia, in Argentina, ma la sua origine precisa non e’ nota. Questo perche’ l’uovo e’ stato esportato illegalmente dal Paese e portato all’attenzione dei ricercatori solo piu’ tardi. Quando Terry Manning, un coautore dello studio dell’Arizona, si rese conto dello stato di conservazione unico e dell’importanza scientifica dell’esemplare, invio’ il fossile in Argentina per ulteriori studi. Ora e’ ospitato presso il Museo Carmen Funes con altri embrioni di titanosauri scoperti in un enorme sito di nidificazione di titanosauri vissuti circa 80 milioni di anni fa in Patagonia. I ricercatori hanno utilizzato una nuova tecnologia di imaging chiamata microtomografia con radiazione di sincrotrone per studiare la struttura interna di ossa, denti e tessuti molli dell’embrione. Le scansioni hanno permesso di ricostruire l’aspetto piu’ plausibile del cranio dei titanosauri prima della schiusa, trovando dettagli nascosti, inclusi minuscoli denti conservati in profondita’ in minuscole orbite mascellari e una prominenza sul cranio.

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Cronache

Caso Bellomo, sezione disciplinare del Csm: ex pm Nalin sospeso e trasferito

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Sospensione per due anni e trasferimento a Bologna con funzioni di giudice. Questa la sentenza emessa dalla sezione disciplinare del Csm nei confronti dell’ex pm di Rovigo Davide Nalin, stretto collaboratore di Francesco Bellomo, l’ex consigliere di Stato destituito da Palazzo Spada dopo le denunce secondo cui avrebbe imposto ad aspiranti magistrate, che frequentavano i corsi della scuola di formazione giuridica ‘Diritto e Scienza’ da lui diretta, un ‘dress code’ con tacchi alti e minigonna e regole sui fidanzati. Nalin e’ stato sanzionato dal ‘tribunale delle toghe’ per uno dei capi di incolpazione formulati nei suoi confronti dalla procura generale della Cassazione, quello relativo alla partecipazione scientifica alla scuola diretta da Bellomo, mentre e’ stato assolto “per essere rimasti esclusi gli addebiti” dal capo riguardante le sue condotte nei confronti delle allieve dei corsi.

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Cultura

L’insopportabile chiusura della Scuola Italiana di Asmara

Angelo Turco

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La mancata ripresa della scuola pubblica in Africa subsahariana a causa del Covid-19, rappresenta una catastrofe umanitaria di proporzioni inaudite. Ebbene, nel momento in cui cerca di fare il suo difficile corso il nostro appello per il riavvio delle lezioni, con l’aiuto di Stati, organismi, fondazioni, affinché milioni di bambini africani riescano a non perdere un intero anno scolastico, apprendiamo che la Scuola Italiana di Asmara ha chiuso in questi giorni i battenti.

Un Istituto Omnicomprensivo, come si dice col linguaggio della burocrazia, che andava dalla Scuola Primaria alla Scuola Media, fino alla Scuola Secondaria Superiore, articolata in un settore tecnico (con due indirizzi, economico e tecnologico) e in un Liceo Scientifico. Insomma all’Istituto si apprendevano le derivate, gli integrali, la geometria analitica e lo studio di funzione, la finanza e il marketing, la scienza delle costruzioni, la tutela dell’ambiente, l’organizzazione del territorio. Il tutto in lingua italiana, con inglese obbligatorio e opzionalità per lingue come l’arabo e il francese.

Una Scuola così rappresenta un tesoro senza pari. E’ la cooperazione che vince. Un crocicchio di culture. Una fabbrica di conoscenze. Una fucina di professionalità e di competenze senza eguali nel Corno d’Africa, al servizio di un Paese che possiede una straordinaria intelligenza collettiva, eppure è atrocemente mutilato nella sua voglia di crescere attraverso l’esercizio delle libertà democratiche e lo sviluppo economico. Erappresenta, anche, dal 1903, il segno tenutosaldo nel tempo, che il colonialismo italianopoteva essere temperato nelle sue colossali ottusità, da qualche buon progetto, poi recuperato dalla Repubblica.

Ho visitato la Scuola a novant’anni dalla sua nascita, esattamente nei giorni incantati in cui il referendum sanciva l’autonomia politica dell’Eritrea dall’Etiopia, confermando nelle urne quell’irrinunciabile spirito di indipendenza che un intero popolo in armi aveva già mostrato in anni e anni di guerra. Quell’incontro all’insegna del sapere, con una città gioiosa, fiduciosa nell’avvenire di pace e di prosperità che era pronta a costruire, è uno dei momenti alti della mia esperienza africana. Anche se poi, insieme a tanti altri, ho dovuto assistere impotente alla degradazione istituzionale del Paese, allo svaporamento  dei sogni che il giovane capo della guerriglia Isaias Afewerki aveva portato, e che l’autocrate trasformato dal potere in un cupo e quanto mai vecchio dittatore, ha poi tolto al suo popolo.

Amo l’Eritrea, inutile che ci giri attorno. E amo l’Asmara. Non solo per l’”idillio geografico” che essa rappresenta in rapporto all’invivibile fornace del Mar Rosso, quel sole che sull’altipiano “dolcemente carezza” invece di frustare rudemente come nelle bassure tra Massaua e Assab. Né solo perché sono nato in una piccola città di provincia di cui Asmara mi restituisce l’atmosfera umana che fu l’incanto della mia fanciullezza. E neppure perché ha saputo pilotare, nello spirito dei suoi abitanti, l’avventura ambigua di una città di fondazione coloniale che diventa, prima al mondo, Patrimonio dell’Umanità quale “modernist city” africana (Unesco, 2017). Tutto questo insieme, si capisce, che tuttavia va ad innestarsi sul fatto che ho colto in quella città un simbolo di libertà politica e di emancipazione civile; ho colto nei volti dei ragazzi che facevano funzionare gli uffici pubblici, le banche, l’aeroporto, nell’occhio cieco dei loro mitra a presidio delle frontiere con l’Etiopia e il Sudan, la concreta speranza di un futuro di pace, di benessere, di giustizia.


Si tratta di u
na delle più brutte sconfitte politiche dell’Italia nelle relazioni con le sue ex-colonie del Corno. Si sapeva che le cose, a proposito della Scuola, non andavano bene tra i due Governi. Già da qualche anno. A nulla è servito l’impegno dell’esecutivo in carica, a cominciare da quello personale di Giuseppe Conte. La Scuola chiude. E ciò avviene nel momento peggiore per la storia dell’educazione scolastica dellEritrea, con il Covid-19 incombente. Ma mi auguro che si trattisolo di una chiusura temporanea. E che la politica, la nostra diplomazia, sappiano ricomporre gli interessi e le sensibilità per questo grande progetto: nel sorriso degli scolari, nella resilienza delle popolazioni, nel futuro stesso degli altipiani eritrei.

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Sky sconfitta al Tar, ora parte la class action per risarcire gli abbonati che ne faranno richiesta

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