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Settanta ispettori per controllare i cantieri in tutta Italia, la carneficina delle morti bianche non si ferma

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Minacciati, a volte sotto scorta, allontanati o poco graditi dalle dirigenze e dalle maestranze di quei posti di lavoro che dovrebbero essere messi in condizioni di tutelare e proteggere.

Sono gli Ispettori Tecnici della sicurezza sul lavoro, quelli nominati dal ministero del lavoro con concorso nazionale del 2004 e assunti nel 2006 dopo anni di corsi, specializzazioni e studio delle norme che all’avanguardia nel panorama economico europeo, non sono quasi mai attuate e messe in opera. Mai messe in opera molte volte per la scaltrezza di direttori dei lavori troppo inclini a sottostare alle esigenze delle imprese di costruzione, anziché tutelare i lavoratori e questi atteggiamenti si registrano specialmente quelli più a rischio e più esposti ai pericoli mortali che alcune attività lavorative comportano.

Un organico che conta 70 (settanta) Ispettori per tutto il territorio nazionale, che vede in quasi tutte le regioni, la necessità di arrivare sui cantieri con la scorta di personale di pubblica sicurezza, siano essi  Carabinieri, Poliziotti, Finanzieri o Vigili Urbani.  Gli Ispettori Tecnici  del lavoro, benchè Ufficiali di Polizia Giudiziaria, unici senza indennità,  in Italia non hanno vita facile per verificare e tutelare la sicurezza sui posti di lavoro e vedono giorno dopo giorno la strage che si compie per inadempienze, ma anche per gli usi impropri e sbagliati che si fa delle più elementari norme anti incidentistiche. Anche quelle che vengono definite morti per cause di servizio, dovrebbero essere sotto la tutela degli ispettori tecnici del lavoro, che per il loro ruolo, meriti  e specificità sono gli unici ad essere abilitati anche a mansioni giuslavoristiche, quindi di conoscenza legislativa elevata, di organizzazione, lettura e attuazione di leggi specifiche per ogni singolo caso. Un organico di 70 unità spalmato su tutto il perimetro nazionale  con mandato non esclusivamente territoriale, ma multi provinciale. Capita sempre che un ispettore tecnico debba valutare la messa in sicurezza di cantieri, fabbriche, uffici, caserme, di più provincie a volte distanti centinaia di chilometri tra esse. Una impresa immane che difficilmente può essere portata a termine nell’arco di una vita professionale.

Nel frattempo il numero delle vittime della guerra sugli incidenti di lavoro continua a salire a tutt’oggi siamo a 690 morti e oltre 5000 feriti, di cui almeno 1500 gravi che riporteranno i danni delle ferite per tutta la vita. Una lotta impari e senza sbocchi se non quelli dell’effettivo rispetto delle norme esistenti e della consapevolezza che un lavoro effettuato in sicurezza è qualitativamente migliore di un lavoro svolto sotto lo stress dovuto alla fretta di realizzazione e al risparmio degli elementari costi che possono salvare una vita.

Grandi aziende e piccole imprese sono sempre poco attente a queste problematiche, anche le istituzioni nei loro siti a volte non recepiscono interamente le normative esistenti e che gli ispettori tentano di impartire e far comprendere. Oltre al rispetto delle normative di sicurezza, a volte sottovalutate anche per la “comodità” operativa che si ribadisce anche tra la manovalanza e gli addetti, c’è bisogno sempre di corsi di addestramento per fronteggiare le emergenze che possono sorgere all’interno delle realtà lavorative. Non bastano solo i presidi tecnici e i materiali, ma bisognerebbe che ogni lavoratore fosse realmente informato e addestrato a far fronte alle emergenze che potrebbero verificarsi e che potrebbero risultare fatali per se stessi e per i colleghi.  Anche per questo nel nostro paese è stato istituita la figura dell’ispettore tecnico del lavoro, ma come spesso accade in Italia, questa figura la si identifica come un nemico da tenere lontano dall’azienda, anziché accoglierlo e insieme organizzare il lavoro che sia in sicurezza e che sicuramente faccia produrre di più, meglio e con minor stress per la manodopera. Sarebbe bello tornare ai tempi dell’OK Corral, dove OK non significava precisamente il  “tutto a posto” che abbiamo oggi tradotto, ma 0 Kill, (Zero morti), facciamo che diventi un record per ogni realtà produttiva e che questa infinita guerra abbia finalmente  un termine. Per farlo c’è bisogno di assunzioni, non solo di richiedere altri sforzi agli ispettori, ma che ognuno di noi si responsabilizzi sul proprio posto di lavoro e faccia proprie le armi, quelle si, della tutela della sicurezza.

Nella gallery che segue, immagini di vari cantieri edili dell’archivio KONTROLAB,

Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

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Paziente in codice rosso trattato con scarsa professionalità al San Giovanni Bosco di Napoli, le autorità sanitarie: il video su FB è senza fondamenti

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Si è conclusa in tempi rapidissimi l’indagine interna avviata dal direttore generale Ciro Verdoliva per accertare quanto accaduto al P.O. San Giovanni Bosco stando alla denuncia web del familiare di un paziente. L’uomo aveva postato un video nel quale parlava di una paziente in codice rosso presa in carico dal medico del pronto soccorso nell’indifferenza di altri infermieri. Denigrando, senza mezzi termini, il personale e chiedendo addirittura la chiusura del presidio. Il video era stato prontamente ripreso e rilanciato da molti quotidiani. “I nostri ispettori intervenuti già sabato sera – spiega Ciro Verdoliva – hanno portato avanti un’indagine approfondita che dimostra senza ombra di dubbio che la denuncia fatta su Facebook non ha alcun fondamento. Resta purtroppo nell’immaginario di molti utenti l’idea di un ospedale pericoloso e privo di professionalità. Un torto ai medici, agli infermieri, agli operatori socio sanitario ed al personale tecnico e amministrativo, donne e uomini che ce la stanno mettendo tutta per dimostrare la professionalità e riscattare l’immagine del presidio e dell’Azienda.”.

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In Italia gli apolidi sono 732, ma 15 mila “invisibili”

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In Italia sono 732 gli apolidi riconosciuti ma la stima delle presenze reali, proprio per la difficoltà di individuarli, oscilla tra le 3000 e le 15 mila persone, provenienti per lo più dalla ex Jugoslavia e arrivate nel nostro Paese quando erano molto giovani oppure nate qui. Ma soprattutto ci vuole tantissimo tempo per ottenere questo status in Italia: è il caso di Dari, 28 anni, che l’ha avuto dopo ben 13 anni di attesa. E’ quanto emerge dal nuovo report dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) dal titolo “L’impatto dell’apolidia sull’accesso ai diritti umani in Italia, Portogallo e Spagna”. In Portogallo sono 553 le persone riconosciute, molte delle quali originarie delle ex colonie, nate e cresciute in Portogallo. In Spagna tra il 2001 ed il 2016 sono state 3.594 le persone riconosciute apolidi, solitamente di origine Saharawi, migrate nel paese. Si tratta di una condizione, denuncia l’Unhcr, che viola i diritti umani e riguarda almeno 3,9 milioni apolidi noti nel mondo, ma si stima che il numero reale sia molto piu’ elevato, attorno ai 10 milioni, anche perchè le statistiche sull’apolidia sono disponibili solo per un terzo degli Stati a livello globale. Sono persone che non hanno accesso ai diritti fondamentali: non possono andare a scuola, essere visitati da un medico, avere un lavoro, aprire un conto in banca, comprare una casa e nemmeno sposarsi.

Questo perche’ l’apolide non viene considerato cittadino da nessuno Stato e, di conseguenza, non viene riconosciuto il diritto fondamentale alla nazionalita’, ne’ assicurato il godimento dei diritti ad essa correlati contribuendo cosi’ a rendere invisibili individui e intere comunita’ e a emarginarli dal resto della societa’. Queste difficolta’ emergono nel Report realizzato dall’Ufficio Regionale dell’Unhcr per il Sud Europa che sara’ presentato nel pomeriggio alla Casa del Cinema di Villa Borghese a Roma nell’ambito di un’iniziativa aperta al pubblico per il quinto anniversario della campagna globale #IBelong dell’Unhcr che si pone l’obiettivo di porre fine all’apolidia entro il 2024. “Le persone apolidi non chiedono altro che gli stessi diritti di cui godono tutti i cittadini – commenta Roland Schilling, Rappresentante Regionale Unhcr per il Sud Europa – Eppure spesso sono vittime di una discriminazione radicata e della negazione sistematica dei propri diritti. E noi come Unhcr abbiamo il mandato conferitoci dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di proteggerle”. Unhcr raccomanda all’Italia che le procedure di riconoscimento dello status di apolidia “siano piu’ accessibili, efficaci e rapide” e che le persone apolidi possano essere riconosciute cittadini italiani alla nascita visto che “di fatto la legge italiana gia’ prevede questo diritto” ma nella prassi ciò non accade.

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Meno incidenti stradali, meno morti, meno feriti ma più sospensioni di patenti a Napoli

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Crescono del 28,6% le sospensioni delle patenti a Napoli e provincia nel 2018 per violazione del limite di velocità, del 23,7% per aver guidato dopo aver assunto alcolici, del 33,3% per aver assunto sostanze stupefacenti. Questi dati allarmanti sono stati resi noti nel corso della Conferenza provinciale permanente sugli incidenti stradali a Napoli e provincia. C’erano i rappresentanti delle Forze di Polizia territoriali, unitamente a quelli delle Polizie municipali e della locale Motorizzazione civile. La variazione regionale della Campania, rispetto al 2017, ha fatto registrare un decremento sia per quanto concerne gli incidenti (-1,4%), sia dei morti (-1,3%) e dei feriti (-1,6%). Nell’area metropolitana, rispetto al 2017, la percentuale degli incidenti è diminuita dell’- 1,6 %, quella dei morti del – 7,37 % ; solo quella dei feriti ha fatto registrare un minimo incremento (0,6%). Il sensibile decremento di mortalità si è registrato nei Comuni di: Giugliano, Pozzuoli, Castellammare di Stabia, Nola, Torre Annunziata, Somma Vesuviana, Marigliano, Ercolano, Caivano, Sant’Agnello, Sant’Antimo, Piano di Sorrento, Pompei, Sorrento, Agerola e Liveri. A Napoli si è registrato il dato in controtendenza, riferito alla mortalità, con 32 vittime della strada nel 2018 rispetto alle 25 del 2017 (+28%) e al numero di feriti, incrementati dell’1,28%. Grazie all’attività di coordinamento della Prefettura svolta nei confronti degli Enti locali, l’impegno finanziario dei Comuni dell’Area metropolitana relativi alla manutenzione delle strade, all’acquisto di automezzi e al potenziamento della segnaletica stradale e’ stato maggiore (+11,21%) rispetto all’anno 2017; impegnati euro 9.796.250,00 nell’anno 2018, rispetto ad euro 8.808.134,00 dell’anno 2017.

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