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Cronache

Sesso con minori in cambio di droga e abiti, arrestato 40enne con l’accusa di violenza sessuale

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Droga e vestiti firmati in cambio di prestazioni sessuali. E’ quanto scoperto dai carabinieri di Dello, in provincia di Brescia, che hanno arrestato un 40enne italiano. L’uomo frequentava minorenni di Mairano e Brandico, paesi della bassa Bresciana ai quali regalava spinelli, scarpe e abiti di marca in cambio di rapporti sessuali. Ora è in carcere con l’accusa di violenza sessuale e detenzione ai fini di spaccio di droga. Sono stati alcuni residenti a confidare al comandante dei carabinieri del paese quanto stava accadendo.

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Cronache

Appalti per la rete idrica regionale della Campania, arrestati 6 imprenditori accusati di contiguità al clan dei casalesi

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I Carabinieri del ROS e quelli del Comando Provinciale Carabinieri di Caserta hanno dato esecuzione a una ordinanza applicativa di misure cautelari in carcere emessa dal Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Procura della Repubblica, a carico di 6 imprenditori, indagati per l’ipotesi delittuosa di concorso esterno in associazione mafiosa, con particolare riferimento al clan dei Casalesi.

Il provvedimento cautelare è stato emesso sulla scorta di ulteriori approfondimenti investigativi condotti dal ROS nell’ambito dell’indagine “SISTEMA MEDEA” – coordinata dalla Procura Distrettuale di Napoli – che ha disvelato l’esistenza, appunto, di un “sistema” gestito dal defunto Francesco e Michele Zagaria che consentiva a imprese di riferimento del clan di ottenere l’assegnazione, tramite affidamento diretto, dei lavori di somma urgenza riguardanti la rete idrica regionale.
La gestione in forma di oligopolio del ciclo integrato delle acque è stata realizzata attraverso una sistematica attività di corruzione e di pervasivo condizionamento dell’attività politica e amministrativa che si è avvalsa del rilevante contributo del politico e dirigente regionale Tommaso Barbato (già arrestato e condannato in secondo grado di giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa), responsabile del Settore Ciclo Integrato delle Acque della Regione Campania fino al 2005, il quale, nel corso del tempo, ha procurato ai diversi imprenditori legati agli Zagaria commesse in regime somma urgenza garantendo così al clan rilevanti introiti (una parte dell’utile di azienda era destinato agli Zagaria ed una parte alle attività corruttive).

Le recenti indagini hanno permesso di individuare ulteriori 10 aziende, facenti capo ai 6 destinatari del provvedimento restrittivo, le quali, nel periodo che va dal 2001 al 2015, hanno beneficiato del rodato sistema di assegnazione di appalti e lavori in somma urgenza ottenendo commesse per oltre 40 milioni di euro.

Da ultimo, il ROS ha eseguito un provvedimento di sequestro preventivo di 10 imprese edili per un valore di circa 1.000.000 di euro, con sede in provincia di Caserta, riconducibili agli indagati e utilizzate attività delittuose dell’associazione.

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Cronache

Stragi del ‘92 Falcone e Borsellino, ergastolo a Matteo Messina Denaro

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La Corte d’Assise di Caltanissetta, presieduta da Roberta Serio, dopo oltre 14 ore di camere di consiglio, ha condannato all’ergastolo il boss latitante Matteo Messins Denaro per le stragi del ’92 di Capaci e Via D’Amelio costate la vita ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e agli agenti delle loro scorte. Capo della mafia trapanese, Messina Denaro, ricercato dal 1993, e’ stato tra i responsabili della linea stragista di Cosa nostra imposta dai cortonesi di Toto’ Riina.

Secondo l’accusa, sostenuta in aula dal procuratore aggiunto Gabriele Paci, il boss Matteo Messina Denaro avrebbe determinato all’interno di Cosa nostra “un clima di unanimita’ senza il quale il capomafia corleonese Toto’ Riina non avrebbe potuto portare avanti i suoi piani stragisti, se non a rischio di una guerra di mafia”.

“Non e’ sostenibile – ha spiegato il magistrato durante la requisitoria, conclusasi con una richiesta di condanna all’ergastolo per il padrinio latittante – che Toto’ Riina avrebbe comunque intrapreso quella strada senza avere il consenso di Cosa nostra, perche’ se ci fosse stato il dissenso dei vertici di una delle province ci sarebbe stata una guerra”. La storia di quegli anni, dunque non sarebbe stata la stessa se Messina Denaro non avesse appoggiato la linea del padrino corleonese e se non avesse aiutato Riina a stroncare sul nascere le voci del dissenso interno. Quello che si e’ concluso stasera e’ il terzo proceso che si celebra a Caltanissetta per la strage di Capaci e il quinto celebrato per la strage di via D’Amelio. Nelle altre tranche sono stati condannati a vario titolo capimafia ed esecutori materiali dei due attentati.

 

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Corruzione: archiviata indagine capo ispettori lavoro Napoli Renato Pingue

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Il gip di Avellino Fabrizio Ciccone ha deciso di archiviare il procedimento penale nei confronti di Renato Pingue, capo dell’Ispettorato interregionale del lavoro di Napoli coinvolto in un’inchiesta anti corruzione della Procura di Avellino risalente ad alcuni anni fa (2016), quando Pingue ricopriva la responsabilita’ di direttore provinciale facente funzioni della sede di Avellino. Insieme con Pingue finirono sotto inchiesta anche altre sei persone: Luigi Iannaccone, Giovanni Attanasio, Mario Della Sala, Giuseppina De Rosa, Gerardo Capaldo e Luca Pingue. L’alto dirigente ministeriale dell’Ispettorato Interregionale del Lavoro di Napoli venne arrestato il 9 novembre 2018, dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino, con l’accusa di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio in concorso con un importante imprenditore irpino. Qualche giorno dopo, il 16 novembre, il gip revoco’ gli arresti e dispose nei confronti di Pingue una sospensione dal pubblico esercizio della durata di nove mesi. Oggi, a distanza di quasi due anni da quei fatti, il gip ha accolto la richiesta del pubblico ministero e ha rigettato l’opposizione presentata dai legali del sindacato Usb “non essendo”, si legge nell’ordinanza, “all’esito delle indagini svolte, emersi elementi idonei per un utile esercizio dell’azione penale nei confronti degli indagati in ordine ai reati loro rispettivamente ascritti”.

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