Collegati con noi

Cultura

Sesame Street compie 50 anni, coi Muppet educò 3 generazioni

Avatar

Pubblicato

del

Dal piccolo schermo al web. L’obiettivo però non cambia: insegnare ai bambini e ragazzi “a crescere più svegli, più educati e più forti”. Ha fatto molta strada ha fatto ‘Sesame Street’, il programma televisivo che compie cinquant’anni dalla prima messa in onda, e con lui i Muppet, i celebri pupazzetti colorati, con gli occhioni all’infuori e la grande bocca spalancata. Ideato nel 1966 e andato in onda per la prima volta il 10 novembre del 1969 sulla rete statunitense National Educational Television (Net), ‘Sesame Street’ continua ancora oggi a fare ascolti e riscuotere successo, al punto da aver superato le 4.300 puntate.

Una lunga storia della quale non si intravede il crepuscolo: merito dei personaggi, da Ernie a Oscar the Grouch, da Big Bird a Cookie Monster ed Elmo, solo per citarne alcuni; ma merito anche della sagacia con cui i produttori hanno saputo veicolare un messaggio educativo, in particolare di inclusione e di multiculturalismo, capace di coinvolgere tutte le fasce d’eta’, sia bambini che adulti. Umorismo, certo, ma mai fine a se stesso. Quella prima puntata, mezzo secolo fa, cominciava con una sorta di promessa: ‘Sesame Street’ era una strada come nessun’altra. E cosi’ sarebbe stato: un luogo in cui parlare di tutto, di temi altrimenti tabu’ come la questione di HIV e AIDS in Sudafrica, o della necessita’ di cooperare in aree di forte tensione come il Medio Oriente, o ancora dei focolai di guerre in Europa, dai Balcani all’Irlanda del Nord degli anni ’90.

Fino ai grandi temi degli ultimi anni, le migrazioni, la crisi dei rifugiati, l’autismo. Negli ultimi tempi, ‘Sesame Street’ ha adottato anche il linguaggio del web, diventando un’app grazie alla quale ognuno puo’ impersonare nei protagonisti dello show. Senza dimenticare che, a New York, e’ possibile passeggiare per quella via speciale: la si trova all’incrocio tra West 63rd Street e Broadway.

Advertisement
Continua a leggere

Cultura

Teatro San Carlo, al via la stagione lirica con “La Dama di Picche” di Tchaikovsky

Avatar

Pubblicato

del

Si apre con ‘La Dama di Picche’ di Tchaikovsky la stagione lirica del Teatro di San Carlo, nell’ormai classico allestimento del regista tedesco Willy Decker, ripreso da Stefan Heinrichs, una produzione della Staatsoper di Amburgo rappresentata per la prima volta in Italia. Sul podio Juraj Valcuha, direttore musicale del massimo napoletano, a dirigere orchestra e coro. Teatro gremito e due soprintendenti in sala in un ideale passaggio di consegne: Rosanna Purchia, che regge il teatro da dieci anni, e Stephane Lissner, che le succederà la prossima primavera, direttore artistico dell’Opera di Parigi.

In scena l’atmosfera del dramma, un opera di amore e morte, una tragedia moderna ispirata al racconto omonimo di Puskin e di grande impatto visivo con la sua linearita’, in un taglio quasi cinematografico. I protagonisti sono in uno spazio cupo, nero e claustrofobico disegnato insieme ai costumi da Wolfgang Gussmann. “La paura e’ la chiave di quest’opera e la prima parola con cui si presentano in scena i personaggi, terrore che viene trasmesso con sorprese, cambi repentini e colpi di scena” aveva spiegato Juraj Valcuha nel corso delle prove per anticipare i contenuti di un’opera capolavoro non molto rappresentata in Italia.

Tra i presenti gli ex ministri Maria Elena Boschi e Paola Severino, il procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero de Raho, Bertrand du Vignaud, presidente del World monuments found Europe, il principe Camillo Aldobrandini, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris che e’ anche presidente della Fondazione del San Carlo. Tre le repliche fino al 15 dicembre. Nel cast Misha Didyk e Oleg Dolgov si alterneranno nel ruolo di Herman, Tomas Tomasson, e’ il conte Tomskij, insieme a Maksin Aniskin che e’ il principe Eleckij, Liza e’ interpretata da Anna Nechaeva e Zoya Tsererina, La contessa ha la voce di Julia Gertseva. Nel foyer storico esposto in una teca un rilievo femminile del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, proveniente da Palmira (II sec. d.C.), segno della collaborazione tra il Teatro e il MANN diretto da Paolo Giulierini.

Continua a leggere

Cultura

Le Settimane Internazionali della Musica d’Insieme a Villa Pignatelli, una mostra fotografica nei saloni dove nacquero

Avatar

Pubblicato

del

Benché avessero l’accortezza di indossare babucce felpate, si sentivano i click degli otturatori che scandivano tempi diversi da quelli musicali. Click che non infastidivano i musicisti che durante le prove dovevano sopportare due giovani con le macchine fotografiche che si posizionavano ovunque, ma non erano ancora consci che a distanza di oltre 40 anni avrebbero esposto proprio quelle foto realizzate prima dei concerti, negli stessi posti dove i concerti si svolgevano.

Felice Biasco e Luciano Furia erano i due giovani fotografi, dei quali poi il secondo divenuto un valente ingegnere continuando a produrre fotografie nel campo del food, che con profondo amore e rispetto documentavano le prove della già famosa Associazione Alessandro Scarlatti nella meravigliosa veranda neoclassica  di Villa Pignatelli. Fu al nascere degli anni ’70 e su iniziativa di Gianni Eminente, della Associazione Alessandro Scarlatti, e di Salvatore Accardo che furono organizzate le Settimane Internazionali della Musica di Insieme di Napoli.

Dopo le prime due edizioni le Settimane furono spostate a Villa Pignatelli, l’elegante dimora a ridosso del lungomare che per diversi motivi rappresenterà l’ambiente ideale per questi eventi di musica da camera.

Luciano Furia e Felice Biasco, documentarono dall’interno la vita quotidiana degli artisti per i giornali e per i musicisti stessi, con foto informali, intime ed esclusive.

Nella veranda di ViIla Pignatelli, infatti, iniziò a crescere un’alleanza fra musicisti e spettatori, molti di loro giovanissimi adolescenti che marinavano la scuola per poter assistere alle prove di musicisti di classica.

La messa a punto in poche ore di complessi pezzi musicali, del repertorio sia classico che moderno, rendeva il pubblico partecipe di una sorta di magia, complice sicuramente la distanza fisica minima, fra esecutori e spettatori.

Inaugura domani la mostra con le foto realizzate in quegli anni alle ore 18,00, proprio nella veranda di Villa Pignatelli che vide la nascita di una delle più importanti realtà musicali della citta.

 

 

 

Continua a leggere

Cronache

Louvre, colletta per acquistare l’Apollo rubato a Pompei: Irlando chiede l’intervento di Franceschini

Avatar

Pubblicato

del

“Il Ministro Franceschini dovrebbe chiedere dettagliate spiegazioni alla Francia sulla legittimità dell’acquisto in corso, da parte del Museo Louvre di Parigi, di una preziosa statua in bronzo di Apollo citarista proveniente, ma non si sa in che modo, dal territorio entro cui si trovano gli scavi archeologici di Pompei”. E’ quanto sostiene l’architetto Antonio Irlando, responsabile di “Osservatorio Patrimonio Culturale” riguardo all’iniziativa annunciata ieri dal grande museo Francese.

“E’ sconcertante leggere sul sito ufficiale del Louvre che è stata avviata una vasta campagna di raccolta fondi denominata “Apollo Mission” – incalza l’Osservatorio Patrimonio Culturale – per contribuire all’acquisizione di quanto, impropriamente si definisce un “tesoro nazionale”, per la cifra di 6,7 milioni di euro richiesta dal misterioso detentore della statua e a cui la “Société des Amis du Louvre” ha già garantito la somma di 3,5 milioni di Euro”. “Il sito del museo francese per convincere i mecenati a contribuire al raggiungimento della somma di 800.000 euro entro il prossimo 28 febbraio – spiega l’architetto Antonio Irlando – fornisce notizie accattivanti facendo sapere che questa grande statua in bronzo risale al II o I secolo avanti Cristo ed è una superba rappresentazione di Apollo, aggiungendo, senza pudore e rispetto istituzionale per l’Italia, che probabilmente fu usata per decorare una villa romana alla periferia di Pompei, distrutta dall’eruzione del Vesuvio”.    

Continua a leggere

In rilievo