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Cultura

Sergio Castellano il fotografo gentile che amava viaggiare per conoscere i popoli del mondo

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Il fotografo gentile, amato da tutti e amante dei viaggi. Un viaggiatore nato, il mondo si apriva davanti a lui e lui per conoscerlo organizzava viaggi non comodi, viaggi che gli facessero capire i territori che stava scoprendo. Sergio Castellano già dalla nascita dichiara la sua voglia di cercare itinerari di conoscenza geografica, culturale e personale. Nato a Stoccolma ad un mese di vita si trasferisce con la famiglia in Germania ad Haus Quinke, nei pressi di Kassel, dove vivranno per due anni. A trent’anni dalla prematura scomparsa, le sorelle, la nipote Benedetta, coadiuvate da Stefano Fittipaldi, hanno organizzato una mostra “Lo sguardo di Sergio Castellano” (1989-2019) con gli scatti della sua intensa attività professionale presso   l’ Archivio Parisio in piazza del Plebiscito a Napoli che sarà inaugurata sabato 30 novembre alle ore 17

Nel 1954 la famiglia al completo torna a vivere a Napoli al Parco Grifeo. Lì studia prima al liceo scientifico e poi si iscrive alla facoltà di Scienze Biologiche. Nel corso degli studi scopre l’interesse per la fotografia che prende sempre più spazio nelle sue giornate, fino a diventare il lavoro della sua vita. Inizia il lavoro di fotografo in uno studio associato con i fotografi Alfredo Carrino ed Alessio Buccafusca a Napoli al Parco Grifeo. Il primo periodo è dedicato ai ritratti di modelle, amici, bambini, ma fotografa anche gli interventi del padre, che poi costituiranno un lavoro presentato a Capri nel 1975 nell’ambito del simposio luso-spagnolo-italiano di neurochirugia. Lì presenterà anche una mostra sullo stato di abbandono degli scavi di Pompei. Ha tanti interessi Sergio e molte sono le fotografie della natura, piante, animali, paesaggi, mare e tramonti, ma la passione più grande è quella dei viaggi. Nel 1978 parte per l’America Latina attraversandola dal tropico del Capricorno fino all’Equatore, un viaggio che abbraccia 4 paesi: Perù, Ecuador, Bolivia e Brasile. Nel 1979 parte per la Tunisia, attraversando poi il Marocco fino al Sahara, a Tanmarasset, sulle orme di Charles de Foucauld e dei tuareg del deserto. Un importante lavoro sono le foto aeree commissionate dalla Regione Campania sulla ricostruzione post terremoto del 1980 e poi un secondo per la campagna sul turismo dal titolo: “Campania andiamoci in vacanza!”.

Crediamo sia giusto lasciare la parola al più caro amico di Sergio, Alessio Buccafusca, che ce lo fa conoscere  in questo suo accorato ricordo dove lo definisce l’Indiana Jones dei fotoreporter degli anni 70: “Circa 30 ore di volo per arrivare a Lima (Perù), da dove viaggiando con i pullman locali su strade impervie, unico straniero tra i viaggiatori, è arrivato a Rio de Janeiro, dopo 2 mesi di viaggio con mille difficoltà. Indiana ha attraversato anche gran parte del Sahara ed ora le sue fotografie sono testimonianza storica di quei momenti, unici ed irripetibili.

Ricordi, ricordi ancora vivi di quando  siamo cresciuti insieme da piccoli, Sergio abitava al quinto piano ed io al quarto: fu subito amicizia.  Quando Sergio andò in collegio a Bologna a 17 anni, io lo raggiunsi, perchè il nostro legame si andava sempre più rafforzato.

Come non citare il primo viaggio con la sua 127 rossa da Napoli ad Amsterdam insieme a Gianfranco Consalvo ed Alberto Bennicelli. Un anno decidemmo di andare a festeggiare il capodanno a Villar, in Svizzera con mio fratello Roberto, Ciro Paudice, Gennaro Ricci ed altri amici. Avevamo fittato un mega chalet e fu subito festa. A capodanno da buoni napoletano sparammo i fuochi eravamo circa 40 amici, perchè gli svizzeri si erano uniti alla comitiva e tra questi anche un poliziotto svizzero che ci salvò dalla Polizia locale intervenuta immediatamente …così tutto finì a tarallucci e vino.

Sergio  quando intraprese per conto della Regione Campania un lavoro di fotografia aerea per l’urbanizzazione e lo sviluppo di Napoli, mi fece il regalo più bello della vita. Aveva convinto il capitano a portare anche me a bordo dell’aereo, se si può definire aereo, era un bi elica tutto aperto, le fotografie erano a mano libera cogliendo la migliore luce, diapositive colore. Fu un’ emozione fantastica, perchè il pilota arrivò su Capri e sul Vesuvio.

Sergio mi regalò la prima Nikon 50 mm, che mi avrebbe lanciato nella fotografia del mondo della danza. Il primo rullino che sviluppammo nel bagno di casa sua con mille difficoltà, quindi passammo alla stampa, avevamo creato in uno ripostiglio una mini camera oscura ma l’emozione della prima foto stampata: fu bellissima! Sono tanti i ricordi ma mi fermo qui.

Sergio era un uomo umile e modesto, con il suo modo di fare che affascinava tutti, il suo parlare era qualcosa di  irripetibile come le sue fotografie. L’unico difetto è che era sempre in ritardo, ma solo per gli amici, mentre per il lavoro spaccava il minuto . . Sergio mi ha regalato la passione per la fotografia, ma in particolar una foto straordinaria del 1982 con Rudolf Nureyev a cena mentre il nostro sguardo si incrocia, perchè Rudolf mi stava chiedendo qualcosa di molto privato, che per la prima volta rendo pubblico, la richiesta di Rudolf :”Alessio per favore dopo mi fai fare un giro per Napoli, perche voglio vedere i travestiti”.

 

 

 

 

 

Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

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Cultura

Parco archeologico di Ercolano, prorogata la mostra SplendOri

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Nell’ambito del Piano di Valorizzazione 2019 del MiBACT, il Parco Archeologico di Ercolano, con il weekend dell’Immacolata, lancia la propria offerta natalizia con la proroga della mostra SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano, in esposizione nell’Antiquarium del Parco e la riproposizione del raddoppio delle giornate di apertura del Teatro Antico. La Mostra SplendOri è una preziosa collezione di circa 200 reperti, messaggeri di storia di antico artigianato e manifattura, oltre che dell’ulteriore valore acquisito per essere appartenuti agli abitanti dell’antica città sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Mentre il percorso sotterraneo del Teatro Antico trasforma i visitatori in veri e propri esploratori con caschi, mantelline e torce fornite dal Parco, attraversano un viaggio alla scoperta dell’antico. Occasione unica in Italia per visitare un monumento romano in eccezionale stato di conservazione e secondo un itinerario che ripete quello utilizzato sin dai primi viaggiatori dal 1739 in poi.

 

(L’AtI coinvolta è composta da Ideazione allestimento e progetto: Emanuela Todini – Roma; Progetto grafico e multimediale: Studio 21 snc di Lisa Tavarnesi e Alessandro Dei – Siena; Allestimento: ArticolArte srl – Monte Compatri (Rm); Contributi scientifici sezione didattica: Pamela Cerino – Roma) A partire dal 7 dicembre, per tutti i fine settimana del mese, il teatro sarà visitabile il sabato e la domenica con tre turni di visita che permettono un accesso esclusivo a gruppi formati da non più di 15 persone per volta, accompagnati dal personale del Parco adeguatamente preparato per rendere questa esperienza davvero unica e quasi personale. I visitatori potranno inoltre approfittare sia del biglietto singolo che di quello integrato, che ad un prezzo molto conveniente comprende la visita al Teatro e al Parco. I giorni di apertura del Teatro Antico saranno: Sabato 7 e Domenica 8 Sabato 14 e Domenica 15 Sabato 21 e Domenica 22 Sabato 28 e Domenica 29 I turni di visita saranno tre: alle ore 10.00, alle ore 11.00 e alle ore 12.00; anche con un turno in lingua inglese.

Il monumento è ancora oggi accessibile attraverso le scale realizzate in età borbonica., scendendo a più di 20 metri sotto il materiale eruttivo e gli ospiti sono accolti negli ambienti che nel 1700 e nel 1800 rappresentavano il vero e unico ingresso agli Scavi di Ercolano. Il plastico ricostruttivo del teatro risalente al 1804 aiuta a comprendere sin da subito a quale grande avventura archeologica si sta per prendere parte. Un’imperdibile avventura in un luogo di rara suggestione alla scoperta di questo edificio da spettacolo risalente all’età dell’imperatore Augusto sulle tracce dei visitatori che nei secoli hanno attraversato alla luce delle fiaccole i pozzi e le gallerie creati dagli ingegneri dell’esercito borbonico. Queste gallerie ancora oggi stupiscono per l’accuratezza e la maestosità. Il Direttore Francesco Sirano dichiara “Il Parco di Ercolano, con queste opportunità di fruizione, presenta la propria offerta natalizia. La mostra completa la visita tradizionale al Parco introducendo i visitatori nel mondo dei monili e della manifattura antica, immergendoli nello spirito e il sentire degli abitanti che hanno vissuto la città attraverso gli oggetti che sono stati posseduti e il Teatro antico, che con le aperture raddoppiate permette ad un maggior numero di persone di accedere ad un monumento esemplare dell’archeologia del mondo romano, lungo un sentiero sotterraneo che trasporta indietro nei secoli”.

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“Nella luce di Napoli”, la mostra di Santiago Calatrava a Capodimonte

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Il Museo di Capodimonte chiude l’anno e saluta l’inizio del secondo mandato del suo Direttore Sylvain Bellenger, facendoci conoscere il geniale estro di Santiago Calatrava,  l’architetto spagnolo che tutti conosciamo per la leggerezza delle sue imponenti opere ammirate in tutto il mondo, siano esse palazzi tesi al cielo, stazioni ferroviarie, villaggi olimpici o i suoi meravigliosi ponti che passano su fiumi e mari, unendo estremità di terre che si guardavano senza potersi toccare. Capodimonte ci svela un Calatrava poliedrico, geniale, paragonabile agli innovatori rinascimentali che tutto investigavano e tutto realizzavano in un mondo da costruire che volevano si basasse sulla bellezza, la bellezza delle creazioni e la bellezza dei contenuti, mai lontani e incompressibili, ma rispettosi dei linguaggi che tutti potessero comprendere. La donna, l’uomo, la natura, foglie, alberi, uova, il mondo animale, la tauromachia cosi presente nella cultura ispanica, la forza e la tenerezza, la leggerezza e la possanza sono alcuni dei temi che il Calatrava artista, ma potremmo definirlo l’ecclettico ci presenta ed espone in questa  splendida mostra che ha avuto bisogno di due location altrettanto maestose come i saloni del secondo piano della Reggia di Capodimonte e il Cellaio situato nelle vicinanze della porta Miano del Real Bosco della Reggia.  Una mostra che il  maestro, nato nel 1951 a Benimànet, in Spagna, che a soli otto anni intraprendeva  gli studi di disegno e pittura presso la Scuola delle Arti e dei Mestieri della sua città, ha dedicato a Napoli intitolandola “Nella luce di Napoli” inaugura oggi 6 Dicembre e sarà possibile visitare fino al 10 Maggio 2020. Quattrocento opere – sculture, disegni, maquette – Santiago Calatrava è architetto, ingegnere, ma anche pittore, scultore, disegnatore, artista a tutto tondo. Spirito inquieto alla continua ricerca di un equilibrio tra volume e luce, i due elementi essenziali del suo concetto di architettura (“un gioco armonioso di equilibrio dei volumi sotto la luce” nella definizione di Auguste Rodin nel suo libro Les Cathédrales de France, 1914). Un’esposizione curata dal direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte Sylvain Bellenger e Robertina Calatrava, moglie dell’artista, e sostenuta dalla Regione Campania grazie ai fondi europei POC Programma Operativo Complementare 2014-2020, organizzata dalla Scabec, società regionale dei beni culturali, e realizzata proprio in collaborazione con lo Studio Calatrava. Con questa mostra fanno il loro ingresso nelle sale del secondo piano del Museo le maquette delle architetture più importanti da lui realizzate: la Stazione dell’Aeroporto di Lione “Saint-Exupéry” o il World Trade Center Trasportation Hub di New York, meglio noto come “Oculus”, al tempo stesso testimone e memoria dell’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle e simbolo di rinascita della città grazie alla leggerezza delle sue “ali di uccello”. Ma ci sono anche le idee progettuali: dagli Sharq Crossing Bridges, tre diversi tipi di ponti interconnessi per la città di Doha in Qatar, al Ponte per Genova (nelle tre versioni “Ponte ad Arco”, “Ponte Continuo” e “Ponte Strallato”) disegnato e offerto alla città dopo il crollo del Ponte Morandi nell’agosto 2018. E poi le sculture di tutte le sue fasi artistiche, dove si apprezza    un’ampia selezione in materiali molto diversi: dall’ebano, marmo bianco, alabastro, rame dorato, alluminio, granito nero fino al bronzo, opere capaci di comunicare quel cruciale senso di leggerezza che troviamo in tutti i suoi edifici. Accanto ad esse opere di forme astratte pure ispirate all’arte delle Cicladi e poi successivamente sculture ispirate alla natura e alle piante. Per la prima volta a Napoli saranno esposte sei sculture in ferro ispirate ai guerrieri della facciata principale del tempio greco di Egina, oggi nella Glyptothek di Monaco. Un gruppo di sculture antropomorfe, sintesi di tutta la sua carriera scultorea, che rappresentano un ponte metaforico tra il XXI secolo e la Napoli simbolo della cultura ellenistica. Ma anche  disegni: dipinti a pastello e carboncini in cui si ritrovano i suoi temi principali: alberi, tori e il nudo femminile. Comincia da giovanissimo a disegnare il corpo umano per esplorarne il senso e la dinamica del movimento. Le forme umane, rese attraverso la tensione muscolare e figure parziali, saranno decisive nello sviluppo del suo linguaggio architettonico. Non c’è da stupirsi, dunque, che la prima vocazione di Santiago Calatrava, che nel 2011 Papa Benedetto XVI lo nomini consultore del Pontificio Consiglio della Cultura e nel 2019 diverrà membro della Pontificia Accademia dei Virtuosi del Pantheon su nomina di Papa Francesco, sia stata il disegno e che sia la sua attività di pittore che di scultore abbiano influenzato decisivamente quella di architetto e ingegnere.

Una mostra che la nostra redazione non può che onorare con una Gallery Fotografica tra le più consistenti finora pubblicate sul nostro giornale.

 

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Cultura

Unicredit si prepara a tagliare 6mila dipendenti e 450 filiali in Italia

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Unicredit nel piano al 2023 punta a 1 miliardo di risparmi lordi in Europa occidentale, equivalente al 12 per cento della base di costo 2018. Lo si legge nella nota degli obiettivi strategici del ‘Team 23’ che è basato su quattro pilastri: aumento e rafforzamento della base di clienti, trasformazione e massimizzazione della produttività, gestione disciplinata del rischio e controlli, gestione del capitale e del bilancio. Sono parole più o meno vuote che dicono poco o nulla sulle reali intenzioni di Unicredit che punta, essenzialmente, a tagliare personale per risparmiare. E infatti Unicredit si preparerebbe a tagliare il personale in Italia di circa 5.500-6.000 dipendenti e 450 filiali. Questo è quanto riferiscono fonti sindacali dopo che nel nuovo piano la banca ha annunciato in Europa occidentale 8mila esuberi e 500 filiali. Dunque ciò significherebbe che la maggior parte dei tagli verrebbero fatti in Italia.  Gli 8.000 esuberi complessivi inseriti nel nuovo piano industriale si andrebbero ad aggiungere ai 26.650 posti di lavoro già tagliati a partire dal 2007. Mentre per gli sportelli ne sono stati chiusi 1.381.

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