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Serbia, tensione a Belgrado per proteste davanti Parlamento

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Tensione ieri sera a Belgrado quando numerosi manifestanti dell’opposizione partecipanti alla consueta manifestazione antigovernativa del sabato sera si sono ammassati davanti all’entrata del Parlamento, nel centro della capitale, scandendo slogan ostili ai deputati e al governo e minacciando di fare irruzione all’interno dell’edificio. A evitare che la situazione degenerasse e’ stato il servizio di sicurezza del Parlamento, che si e’ opposto alla pressione dei dimostranti, fra i quali vi era Bosko Obradovic, uno dei leader di ‘Alleanza per la Serbia’ il cartello che raggruppa gran parte delle forze di opposizione. Come riferiscono i media, almeno due dei dimostranti – uno dei quali lo stesso Obradovic – hanno cercato di infrangere i vetri dei portoni d’ingresso del Parlamento servendosi delle aste di bandiere della Serbia. ‘Ladri, ladri’, ‘Rivolta, rivolta’, ‘Vicic pederasta’, ‘E’ finita’ – hanno scandito a lungo i manifestanti. ‘Come abbiamo bussato alle porte del rettorato, cosi’ ora bussiamo alle porte del parlamento’, hanno gridato alcuni, alludendo all’occupazione del rettorato dell’Universita’ di Belgrado messa in atto nelle scorse settimane da un gruppo di giovani studenti oppositori, per chiedere le dimissioni del ministro delle finanze Sinisa Mali accusato di plagio per aver copiato a loro avviso buona parte della sua tesi di dottorato. Durante la protesta davanti al parlamento, la tensione e’ salita notevolmente e in tanti momenti si e’ temuto che la situazione potesse degenerare, con una possibile irruzione dei dimostranti all’interno dell’edificio. Il servizio di sicurezza ha evitato il peggio. Una dura condanna di tali atti intimidatori e antidemocratici e’ venuta in tarda serata dalla presidente del parlamento Maja Gojkovic. In precedenza il corteo dei manifestanti si era fermato davanti alla sede della tv pubblica Rts, protestando contro quella che viene ritenuta una ‘informazione di regime’ da parte dell’emittente nazionale. Da un anno ogni sabato sera migliaia di manifestanti manifestano a Belgrado contro la politica del governo e il presunto ‘autoritarismo’ del presidente Aleksandar Vucic, accusato di stretto controllo sui media. L’opposizione ha annunciato il boicottaggio delle elezioni previste in primavera, ritenendo che non vi siano in Serbia le condizioni per un voto libero e democratico.

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Elezioni Usa 2020, Facebook valuta se bandire gli spot politici

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Facebook sta esaminando l’ipotesi di bandire gli spot politici sulla sua piattaforma prima delle elezioni generali di novembre. Lo scrive il New York Times, citando due persone a conoscenza del dossier. La questione e’ emersa alla fine dello scorso anno ma ora e’ tornata alla ribalta in seguito alle crescenti accuse di consentire la disinformazione e l’odio online. Accuse che hanno indotto molte grandi aziende a sospendere la loro pubblicita’. Il cuore del dibattito, secondo le fonti, e’ se vietare gli spot politici aiuterebbe o danneggerebbe l’obiettivo di “dare voce agli utenti”.

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La paura del covid fa rinviare l’esecuzione di una pena di morte negli, i familiari delle vittime vogliono assistere

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Un tribunale ha sospeso l’esecuzione in Indiana di una condanna a morte federale prevista per lunedi’, la prima dal 2003. I giudici hanno accolto la richiesta dei famigliari delle vittime che, invocando la propria vulnerabilita’, hanno sostenuto di essere di fronte alla scelta impossibile tra il diritto ad assistere agli ultimi momenti del condannato e i timori di contagio in caso di assembramento. Il detenuto e’ Daniel Lee, un suprematista bianco accusato della morte di una coppia e di una bimba di 8 anni.

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Michel, sul Recovery Fund controllino i governi

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Soldi si’, ma a patto che gli altri Paesi dell’Ue possano ficcare un po’ il naso negli affari di casa nostra. E’ uno dei paletti alzati dalla proposta del presidente del Consiglio europeo Charles Michel sul Recovery Fund. Pur confermando i 750 miliardi di euro, e lasciando intatto l’equilibrio tra trasferimenti a fondo perduto (500 miliardi) e prestiti (250), il progetto rafforza il potere del Consiglio, dando l’ultima parola ai 27, che si esprimeranno a maggioranza qualificata su una valutazione della Commissione europea per gli stanziamenti. Un pallino soprattutto tedesco e dei Frugali (Olanda, Danimarca, Svezia, Austria) quello di sfilare il potere decisionale alla Commissione, per riportare la governance saldamente nelle mani dei governi. Una mossa suggerita a Michel dalla cancelliera Angela Merkel per avvicinare le posizioni – ancora lontane – in vista del vertice del 17 luglio.

Mark Rutte. Premier olandese

Un dettaglio non trascurabile, visto l’approccio storico dei falchi del Nord verso i partner meridionali. Non a caso l’olandese Mark Rutte, capofila dei Frugali, prima di incontrare il premier Giuseppe Conte parlando con la stampa ha insistito sull’importanza di “fissare le riforme economiche” poiche’ in passato “abbiamo gia’ sentito promesse”. Per accedere agli esborsi, i piani nazionali dovranno non solo dimostrare di essere coerenti con gli obiettivi comuni europei, cioe’ gli investimenti in digitale e green economy, ma soprattutto di utilizzare le risorse per modernizzarsi e realizzare quelle riforme evidenziate dalle raccomandazioni che ogni anno, a maggio, Bruxelles indirizza a ciascun Paese. Risolvere insomma le debolezze strutturali che rendono i Paesi vulnerabili e poco efficienti creando, di conseguenza, anelli deboli nel Mercato Unico.

Per l’Italia significa riformare la giustizia, per rendere piu’ veloce e sicura quella civile (secondo l’ultima valutazione annuale della Commissione Ue, il nostro Paese resta ancora una volta tra i piu’ lenti nell’Unione, nel risolvere i casi civili e commerciali, con una media di 527 giorni per ottenere un primo grado di giudizio, il tempo piu’ lungo dopo la Grecia). Ma anche lavorare ad una burocrazia piu’ efficiente, per rimuovere gli ostacoli alle imprese e creare crescita e lavoro. Ma tra le novita’ che vanno nella direzione dei Frugali e di altri Paesi che vorrebbero una spesa piu’ contenuta ci sono anche la riduzione del bilancio Ue 2021-2027 a 1.074 miliardi, la conferma dei rimborsi per alcuni Stati ed un aumento del target di spesa green nel Recovery Fund dal 20 al 30%, oltre a diversi parametri per l’allocazione delle risorse del fondo per il rilancio economico. Un contentino, per rendere gli animi piu’ concilianti, e’ anche una riserva da cinque miliardi per far fronte alle ripercussioni impreviste, per la Brexit, nei settori e nei Paesi piu’ colpiti. Tra i piu’ esposti ci sono infatti l’Olanda e il Belgio. Non a caso la premier belga Sophie Wilmes lo ha definito “un ottimo segnale per avviare i negoziati”. A bocciare la nuova proposta di Michel sul Recovery Fund e’ stata invece la finlandese Sanna Marin: “E’ necessario fare molto lavoro. Abbiamo bisogno di un ammontare complessivo piu’ basso e di un migliore equilibrio tra sovvenzioni e prestiti”. Sulla stessa linea il ministro svedese per gli Affari europei, Hans Dahlgren. E anche il premier ceco Andrej Babis si e’ mostrato cauto.(

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