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Economia

Sciopero dei benzinai, Barretta (Faib Confesercenti): basta scaricare sui gestori di distributori ulteriori costi fiscali

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Oggi è cominciato dalle 6 lo sciopero di 48 ore dei benzinai indetto da FAIB Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc Anisa Confcommercio con la chiusura degli impianti stradali e autostradali. I gestori protestano contro i nuovi adempimenti ritenuti “inutili e onerosi”, tra cui la fatturazione elettronica, i registratori di cassa telematici l’introduzione di Documenti di trasporto (Das). Lo sciopero terminerà alle ore 06.00 di venerdi’ 8 novembre. Noi vi offriamo un contributo sulle ragioni di questo sciopero che ci arriva da Giuseppe Barretta,
Presidente Interprovinciale Campania di FAIB/Confesercenti-
Federazione italiana Benzinai 

Lo sciopero è contro le scelte politiche di  governo in materia fiscale che, dopo la fatturazione elettronica, intende gravare i gestori e titolari di distributori di benzina di nuovi ed inutili gravami ai fini dell’affidabilità fiscale, di corrispettivi e Das elettronici, di registratori di cassa telematici ecc. ecc… Insomma costi, costi e solo costi trasferendo il controllo della correttezza dei comportamenti dell’intera filiera dei contribuenti sulle spalle dei gestori che, in tal modo diventano i garanti del sistema (come se fossero organi di controllo), mentre le problematiche di natura fiscale dovrebbero essere combattute a monte della filiera, dove l’evasione fiscale ha toccato numeri inimmaginabili, dove le  mafie hanno iniziato ormai da alcuni anni a guardare con ampio interesse a questo settore. Ecco, tutto ciò non può gravare sui distributori e gestori di una categoria che si impoverisce progressivamente, dibattendosi tra margini insufficienti, precariato contrattuale. Di contro si evince un silenzio complice della pubblica amministrazione.
Abbiamo bisogno di una vera riforma del settore che sappia cogliere il nuovo, che sappia combattere l’evasione fiscale senza appesantire sempre e solo i piccoli ed ultimi della filiera e  non possono essere sacrificati sull’altare degli interessi di una sola parte del settore. Mentre l’altra parte della filiera si arricchisce  aumentando prezzi e costi. Tutto ciò è inammissibile.

Giuseppe Barretta  

FAIB – Federazione italiana Benzinai
Presidente Interprovinciale Campania  

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Economia

Timido risveglio per l’industria italiana ma per l’Istat “permane la debolezza”

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Fatturato e ordinativi a settembre fanno segnare un timido risveglio ma per l’Istat “permane una situazione di debolezza”. Le perdite dei mesi precedenti sono una zavorra e un recupero che si ferma ai decimali non e’ ritenuto sufficiente. La domanda interna ristagna, al di la’ delle oscillazioni mese su mese. E l’export langue, minato dalle guerre commerciali, dalla Brexit e dal rallentamento dell’economia tedesca. Un quadro che preoccupa non solo il tessuto imprenditoriale ma anche i consumatori. Guardando ai numeri, a settembre le vendite sono aumentate dello 0,2% rispetto ad agosto, interrompendo una striscia di segni meno che andava avanti da giugno. Ma il terzo trimestre chiude comunque in negativo, lasciando sul piatto lo 0,7%. Rosso che raddoppierebbe senza la spinta, seppure leggera, arriva dai mercati oltreconfine. Anche il confronto annuo non conforta (-1,6%). Discorso simile per le commesse: tiene il dato mensile non il trimestrale (-1,7%) e il lieve rialzo su base annua (+0,3%) scompare di fronte al calo del 2,5% maturato tra gennaio e settembre. Sono i beni di consumo a vivacizzare un po’ le vendite, segno che a far girare gli affari sono le famiglie. I beni strumentali, che rispondono alle esigenze delle imprese, sono invece in discesa. Piatto il comparto energetico. E infatti fa bene il fatturato dell’industria alimentare (+4,2%) e dei prodotti che vanno a finire nella distribuzione retail (dai farmaci ai device elettronici). Male i mezzi di trasporto e non solo per via dell’auto. Settembre 2019 non e’ stato ‘ricco’ quanto il corrispondente mese del 2018, soprattutto per il settore ‘non automotive’, che include navi, treni o aerei. Settore che crolla sul fronte ordini (-20%). Bisognera’ adesso capire come queste cifre impatteranno sulla seconda lettura del Prodotto interno lordo del terzo trimestre, che l’Istat nella prima stima ha dato in rialzo dello 0,1% in termini congiunturali. I dati definitivi verranno diffusi venerdi’ 29 novembre. Ma per ora anche l’Ocse vede l’Italia un decimo di punto sopra lo zero. D’altra parte ricavi e commesse risultano in linea con il quadro complessivo. Anzi, la produzione industriale a settembre non aveva lasciato speranze, scendendo ancora di uno 0,4%. Stessa cosa per i dati sulla cassa integrazione rilasciati dall’Inps (+51,9%). Intanto dal mondo giungono notizie che non risollevano il morale: per la Bdi, la Confindustria tedesca, la Germania “e’ in recessione” e la produzione manifatturiera a fine anno calera’ del 4%. Per Codacons e Unc la situazione “e’ preoccupante”. Per entrambe le associazioni a tutela del consumatore infatti i numeri di settembre “non bastano”. Solo la Coldiretti si rallegra: l’incremento registrato per l’industria del food viene considerato “un segnale positivo” che beneficerebbe della preparazione delle scorte in vista del Natale.

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Ambiente

Bonifiche a Bagnoli, prima riunione della cabina di regia con il ministro Provenzano: da 25 anni solo chiacchiere

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Siamo a parlare sempre di Ilva. Questa volta parliamo della Italsider, ex Ilva di Napoli, nel quartiere di Bagnoli. La fabbrica fu chiusa ad inizio anni ’90. Tutti a casa. Migliaia di persone lasciate in mezzo alla strada. Dissero che avrebbero fatto le bonifiche dei suoli e avrebbero restituito alla sua originaria vocazione turistica questo quartiere che ha una posizione geografica meravigliosa, incastonato tra la collina di Posillipo, l’isola di Nisida e il Golfo di Pozzuoli. Di bonifiche si parla da allora. Sono stati buttati centinaia di milioni di euro. Parte anche in truffe (sono inchieste, processi, non volgari apprezzamenti giornalistici).  E non c’è fine, anzi non c’è inizio a questa bonifica di Bagnoli. A 25 anni dalla chiusura definitiva dell’impianto. Oggi si è svolta una riunione della cabina di regia per il risanamento di Bagnoli, fanno sapere fonti di Palazzo Chigi. È stata la prima riunione convocata dal nuovo presidente del tavolo, il ministro per il Mezzogiorno Giuseppe Provenzano (l’ennesimo ministro che passa) e si è svolta alla Porta del Parco di Bagnoli. Alla riunione, oltre a Provenzano, c’erano il commissario di Bagnoli Francesco Foro Flores, il vicepresidente della Regione Campania Fulvio Bonavitacola (fresco indagato per corruzione in relazione alle Universiadi) e gli assessori del Comune di Napoli Carmine Piscopo e Raffaele Del Giudice. È stata la prima riunione dopo l’approvazione dell’ennesimo piano di bonifica e risanamento approvato sotto la presidenza dell’ex ministro Barbara Lezzi, predecessore di Provenzano.

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Cronache

Bomba d’acqua su Caserta, in ginocchio settori come agricoltura, allevamenti bufalini e comparto caseario

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Gli effetti della ‘bomba d’acqua’ sui terreni e sulle strutture aziendali agricole del Casertano, fa sapere la Coldiretti della Campania, sono devastanti. “Non si ferma il nubifragio che da ieri sta investendo larga parte del territorio casertano, in particolare la pianura campana e l’area alifana” dice l’organizzazione professionale agricola che riferisce di “campi allegati e stalle distrutte con la conta dei danni che rischia di aggravarsi nelle prossime ore”.

L’acqua ha invaso e distrutto le colture orticole in pieno campo, ma ha anche danneggiato irrimediabilmente le scorte di fieno, paglia ed erba medica destinate all’alimentazione dei capi di bestiame, in particolare bufalini. Oltre all’ingente massa d’acqua riversata a terra, a fare ulteriori danni e’ stato il vento forte che ha scoperchiato i tetti delle stalle, abbattuto alberi e divelto recinzioni. Colpito anche il comparto tabacchicolo, con infiltrazioni che hanno colpito i depositi dove erano conservate foglie lavorate e pronte alla consegna nelle manifatture. L’area interessata dal fenomeno e’ molto vasta con migliaia di ettari coinvolti.

Le situazioni più critiche si segnalano a Villa Literno, Capua, Pignataro Maggiore, Castel Volturno, Santa Maria la Fossa, Sessa Aurunca e Mondragone. “Gli agricoltori – dice Giuseppe Miselli, direttore di Coldiretti Caserta – evidenziano una situazione resa ancora piu’ drammatica dallo straripamento dei canali di irrigazione, in assenza di lavori di pulizia per rimuovere le ostruzioni e favorire il deflusso delle acque. Stiamo lavorando senza sosta per dare sostegno alle imprese”. “Nelle prossime ore – annuncia Manuel Lombardi, presidente di Coldiretti Caserta – invieremo un primo dossier dei danni alla Prefettura, alla Provincia e alla Regione. Attendiamo che la pioggia dia una tregua per tracciare una stima, ma siamo sull’ordine delle migliaia di euro. Su una sola azienda zootecnica, presa a campione, abbiamo stimato danni per 40 mila euro”. Nel complesso ci sono milioni di euro di danno solo nel comparto della agricoltura.

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