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#Sanremo2020: l’eleganza di Fiorello e di Amadeus, la follia nel look di Achille Lauro, su tutti I ‘Pinguini’, out le ‘vallette’

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La vittoria di Diodato, la conduzione di Amadeus, le incursioni di Fiorello, le mille polemiche che ogni anno immancabilmente toccano il Festival di Sanremo: tutti argomenti importanti ma qui ci occupiamo della classifica conclusiva – secondo noi – dei look di questa 70.edizione.
Amadeus é stato elegantissimo in tutte le serate: ha indossato abiti di  Gai Mattiolo. Unico neo qualche luccichìo di troppo.  Voto 9

Fiorello e Tiziano Ferro sempre eleganti,  impeccabili. Voto 10 a tutti e due.
Le ‘vallette’ di  questo Festival – forse il termine è un po’ riduttivo-  sono tutte grandi professioniste,  giornaliste, showgirl, modelle ma il loro look non ci è particolarmente piaciuto. Tuttavia volendo indicare una vincitrice, scegliamo Francesca Sofia Novello che nella quarta serata ha indossato un abito di Alberta Ferretti.

Passiamo ai , ai vincitori del Festival di Sanremo, quelli che sono saliti sul podio. Al terzo posto per noi c’è Achille Lauro vestito da Gucci: per lui il voto è doppio, 10 per il coraggio e l’originalità, 3 per uno stile secondo noi non adatto per il palco dell’ Ariston, un look che ha distratto il pubblico dall’ ascolto della sua canzone.  Al secondo posto mettiamo Rita Pavone con un stile rock, senza troppi fronzoli.

Sul gradino più alto del podio vediamo  i Pinguini in Dolce e Gabbana: bizzarri, eleganti ed originali. Per loro 10 e lode. Gli altri tutti rimandati…al prossimo Festival di Sanremo!

 

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Nikko Ielasi, il Piano Man ischitano che spopola negli States

Il primo marzo del 2020 arriva NikKollective, Volume 2. Per Nikko anche collaborazioni con il cantautore americano Chris Mann, con la leggenda della musica anglo-Americana Engelbert Humperdinck e tante altre esperienze musicali e umane in giro per l’America e per il mondo.

Paolo Chiariello

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Accordi possenti. Rincorse veloci ad ottave indemoniate. Una capacità unica di far “cantare” qualunque piano. Ci sono alcuni giovani pianisti riconoscibili fra mille al primo ascolto. Tra questi ce n’è uno, Nikko Ielasi, che ha sicuramente un registro musicale, un tratto stilistico unico. Perché quando suona il piano, se minimamente lo conosci o l’hai visto anche solo una volta, non puoi fare a meno di immaginarlo anche con la sua fisicità, il suo modo di muoversi e dimenarsi sui tasti dello strumento musicale, che diventa tutt’uno con lui. Insomma Nikko Ielasi, per chi non lo conoscesse o non l’avesse mai visto all’opera, è uno spettacolo non solo sentirlo ma anche vederlo esibirsi. Lui è nato ad Ischia 27 anni fa. Suona da 21 anni il piano. L’amore per la musica e per il piano gliel’hanno inculcato mamma Letizia e papà Marco. Sensibilità diverse, amore unico: la musica. Nikko è riuscito a miscelare, grazie alla musica, il meglio di chi l’ha messo al mondo. Forse è per questo che tra la musica classica e il jazz, Nikko Ielasi è riuscito a trovare un suo suono inconfondibile.

Qualcosa a metà strada tra Arrau, Horowitz, Gershwin e Pat Metheny, ovvero l’artista che lo fece innamorare del jazz quando aveva solo 13 anni e suonava già da qualche anno. Vive negli Usa da quando aveva 16 anni. Da quando andò a Boston per frequentare un corso estivo di 5 settimane presso il Berklee College of Music. Da allora è iniziata la sua storia d’amore con gli States, gli americani e la musica. Prima il diploma, poi una borsa di studio per frequentare Berklee anche come studente universitario. Quindi il diploma “Magna Cum Laude”  e la doppia specializzazione in “Piano Performance” e “Contemporary Writing & Production”. 

Gli anni di Berklee hanno formato Nikko musicalmente, gli hanno consentito di trovare il suo registro musicale unico.  Oggi è direttore musicale di una grande chiesa gospel a Los Angeles, dove vive.  Ad ottobre del 2018 ha prodotto NikKollective, Volume 1. Il primo marzo del 2020 arriva NikKollective, Volume 2. Tra queste due collezioni le collaborazioni con il cantautore americano Chris Mann, alla tastiera per una leggenda della musica anglo-Americana Engelbert Humperdinck e tante altre esperienze musicali e umane in giro per l’America e per il mondo. 

Nella nuova generazione dei pianisti under 30 Nikko Ielasi ha dato un’impronta precisa al suo modo di suonare, ha affermato il proprio stile. Una bella storia che ha subìto però un trauma che poteva essere letale per la vita artistica di Nikko. In gergo medico Nikko è stato colpito da “ipoacusia improvvisa neurosensoriale”. Una perdita importante dell’udito per cause ancora non comprensibili. Capita a 5 persone ogni 100mila. È un danneggiamento improvviso delle cellule dell’orecchio che la scienza non ha ancora trovato modo di aggiustare. Uno choc che però non ha abbattuto Nikko. 

“Con l’orecchio destro sento solo le frequenze molto alte, non avverto invece quelle medio-basse, fondamentali per l’udito, ancor di più per la musica. Alcune frequenze e alcune note risuonano distorte e – 24 ore su 24 – ho un fruscio costante, l’acufene, che è diventato il mio compagno di viaggio. Mi hanno spiegato che è il mio cervello che cerca di ovviare alla mancanza di segnale, creando suoni finti. Non pensavo di farcela, poi la forza, la volontà, l’amore per la musica mi fanno superare questo handicap” spiega Nikko che si appresta a promozionare la sua NikKollective, Volume 2. È un lavoro molto introspettivo, Nikko ci mette il cuore nella musica e la faccia sulla copertina, molto bella con quel volto ischitano-mediterraneo formato cartoon abbracciato al suo amico batterista, Tito Pascoal, scomparso per un linfoma nel gennaio 2019. “È un lavoro dedicato a Tito ed al progetto – spiega Nikko Ielasi – hanno aderito nomi importante della musica jazz americana, da Fabrizio Cavallaro a Jordan Childs, da Taylor Gordon a Dave Weckl. Ho scritto tutti i brani prima che perdessi l’udito”.   

 

 

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Addio a Mirella Freni, era la più bella voce italiana nel mondo

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E’ stata una delle voci piu’ belle e riconoscibili del mondo della lirica, portando il bel canto italiano nei principali teatri del mondo. La soprano Mirella Freni e’ morta nella sua casa di Modena, dopo una lunga malattia. Era coetanea e concittadina di Luciano Pavarotti: i due si conoscevano fin da bambini e tante volte, insieme, hanno trionfato sui teatri d’opera in giro per il mondo. “Ho perso un fratello”, disse lei, quando, nel 2007 Big Luciano se ne ando’. Nata a Modena il 27 febbraio 1935, la Freni debutto’, non ancora ventenne, il 3 febbraio 1955, interpretando il ruolo di Micaela in Carmen, nel Teatro Comunale della sua citta’. Da quel momento inizio’ la parabola ascendente che la porto’ a calcare le scene dei principali teatri del mondo: la Scala di Milano, il Metropolitan di New York, l’Opera di Parigi, il Bolshoj di Mosca, il Covent Garden di Londra, la Staatsoper di Vienna, il Festspielhaus di Salisburgo, il Colon di Buenos Aires, l’Opera di Washington, il Teatro Nazionale di Tokyo, per citarne solo alcuni. La sua vocalita’ si e’ evoluta nell’arco di oltre cinquant’anni di carriera, permettendole di spaziare dal repertorio di soprano leggero, mozartiano, a quello di lirico puro per maturare poi col tempo in ruoli drammatici o addirittura veristi. Mirella Freni e’ stata una delle personalita’ artistiche piu’ rappresentative del teatro d’opera mondiale. Impossibile elencare tutte le produzioni che l’hanno vista protagonista preferita dai direttori d’orchestra e dai registi piu’ famosi del nostro tempo, come Von Karajan, Giulini, Pretre, Kleiber, Solti, Abbado, Sinopoli, Muti, Osawa, Visconti, Strehler, Zeffirelli, Ronconi, Barrault, Ponnelle. Vanta una vastissima produzione discografica e numerose registrazioni radiotelevisive e cinematografiche. Ancora all’apice della carriera, nel 2005, decise di abbandonare le scene per dedicarsi all’insegnamento del canto lirico. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti: Cavaliere di Gran Croce dello Stato italiano, le insegne della Legion d’Onore in Francia, l’onorificenza di Kammersaengerin in Austria e Germania, il sigillum magnum dell’Ateneo di Bologna, la nomina ad accademica effettiva di Santa Cecilia. I sindaci di Miami e New York le hanno consegnato le chiavi delle citta’, l’universita’ di Pisa le ha conferito la Laurea honoris causa in lingue e letterature straniere; l’Oscar della lirica a Verona, il Midem Classical Awards a Cannes. Nel 2005 il Metropolitan di New York ha organizzato un gala per celebrare i suoi quarant’anni dal debutto in quel teatro e i cinquant’anni di carriera. Nel 2015 il teatro alla Scala di Milano e il Teatro Pavarotti di Modena hanno dedicato una serata in suo onore, in occasione dell’ottantesimo compleanno: una festa voluta anche per regalarle l’ultimo abbraccio di una citta’ e di una terra innamorate dalla musica che non la dimenticheranno. (ANSA). N

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Sanremo 2020, Leo Gassmann vince tra le Nuove Proposte

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Gli occhi che brillano e un sorriso che si allarga piano, Leo Gassmann vince tra le Nuove Proposte del Festival di Sanremo con il brano Vai Bene Così e reagisce nel modo gentile e pacato che lo caratterizza. L’ultima sfida, quella che ha decretato il vincitore dei giovani, e’ stata tra ex talent e beniamini del pubblico televisivo. Da una parte Leo, che si e’ fatto notare a X Factor 12, dall’altra Tecla Insolia, 16enne vincitrice dell’ultimo Sanremo Young. Gassmann ha alzato il trofeo grazie al 52,5% di preferenze. Sulle spalle, il 22enne romano (e’ nato il 22 novembre del 1988) il fardello di un nome che pesa. “Ma i miei genitori mi hanno regalato una cosa fondamentale: la liberta’, quella di scegliere in primis”. Loro, gli attori Alessandro e Sabrina Knaflitz, a Sanremo non sono venuti. “Mi hanno sostenuto da lontano, perche’ anche loro sono a inseguire i loro di sogni. Ma hanno fatto il tifo per me”. Non ci sono, ma Alessandro pochi minuti dopo l’annuncio della vittoria del figlio ha affidato a Twitter la sua gioia: “Mi sei sempre andato bene cosi’ amore mio!!!”. L’attore posta anche un video selfie in cui dice, partendo calmo: “Come da tradizione di famiglia, voglio mantenere un certo aplomb e voglio ringraziare tutti coloro che hanno votato mio figlio”, per poi aggiungere urlando ‘Voglio Pippooooooooo'”. Leo Gassmann aveva mantenuto con i genitori il segreto sulla sua partecipazione a dicembre a Sanremo Giovani. “Lo avevo fatto anche a X Factor, non volevo farli preoccupare”, racconta il giovane, che dopo il festival non potra’ prendersi neanche un giorno di riposo. “Lunedi’ devo tornare all’universita’, ho la frequenza obbligatoria, tra poco ho gli esami e se non vado mi bocciano”. Grandi sogni, ma piedi per terra. Il testo del brano che ha portato al festival invita ad accettare i propri fallimenti. Il giovane cantautore l’ha scritta dopo aver vissuto una serie di delusioni. “Dentro c’e’ tutto quello che avrei voluto sentirmi dire in quei momenti. Dobbiamo imparare che la vera sconfitta non e’ cadere, chiedere scusa e ripartire, ma l’ossessione della vittoria”. L’obiettivo e’ di “portare un po’ di positivita’ – dice sorridendo – per quelli che sono vittime di bullismo, per quelli che hanno avuto una brutta giornata. Chi accetta di essere quello che e’, vince”. “Vai Bene Cosi'” termina con la parola “asimbonanga”, espressione zulu che significa “non lo abbiamo visto”, e che da’ il titolo ad una canzone di Johnny Clegg dedicata a Nelson Mandela, simbolo della lotta per la liberta’ e dell’accettazione del diverso.

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