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Salvini al The Wall Street Journal, spero Trump sia rieletto

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“Ero uno dei pochi politici italiani che credeva nella sua vittoria e che ha fatto il tifo per lui quattro anni fa. E continuo a credere che sia stato un buon presidente e spero che venga rieletto”. Cosi’ il leader della Lega Matteo Salvini in un colloquio sul Wall Street Journal dove affronta temi di politica internazionale come le elezioni americane e tematiche ma anche questioni legate alla politica italiana. “Su alcune questioni internazionali – prosegue l’ex ministro dell’Interno – come le relazioni con la Cina, con l’Iran e la stretta relazione con Israele – abbiamo la stessa identica opinione”. Se io fossi primo ministro, Gerusalemme sarebbe riconosciuta come capitale di Israele dal mio governo e le relazioni con Cina e Iran sarebbero sospese. Il leader della Lega affronta anche il tema europeo: “Il nemico del sogno europeo e’ la burocrazia di Bruxelles. Non e’ Salvini. Questa burocrazia europea ha tradito il sogno europeo. Il trattato fondante della UE aveva stabilito la piena occupazione come sua priorita’. Quindi il lavoro – che e’ teoricamente materia della sinistra, ma di cui i socialisti si sono dimenticati – la piena occupazione e, aggiungerei io, anche famiglia e immigrazione”. Non mancano i passaggi sul processo di Catania che – ricorda il WSJ – potrebbe costargli fino a 15 anni: “Penso che il processo finira’ in niente. Durante il mio mandato come ministro, abbiamo dimezzato il numero di morti e dispersi in mare”. Salvini scommette sul voto prima del 2023: “Piu’ che i politici, sara’ la societa’ a far saltare questo governo”.

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Elezioni regionali in Campania, ecco tutti i consiglieri più votati nella coalizione De Luca: boom di consensi per Borrelli

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Mister preferenze. É lui, Mario Casillo, il trionfatore delle elezioni regionali in Campania. Il più votato tra i candidati al consiglio regionale. Il consigliere uscente del Pd di Boscoreale si conferma al primo posto tra i piu’ votati come nel 2015 quando prese 31.307 voti. In questa competizione ha fatto davvero faville: A poche sezioni alla fine dello scrutinio fa registrare già 42mila preferenze. E Casillo, non era il capolista, diventa il vero dominus del Pd della circoscrizione di Napoli davanti a Loredana Raia, che al momento è a 26.626 preferenze, e a Bruna Fiola a quota 22.183. Tra i piu’ votati anche l’ex parlamentare Massimiliano Manfredi, fratello del ministro della Università e Ricerca Gaetano Manfredi, che supera i 18.000 voti. La capolista Giordana Mobilio, figlia d’arte politicamente, si ferma a quasi diecimila preferenze. Nella circoscrizione di Napoli la seconda lista della coalizione di De Luca è De Luca Presidente che porta a casa il 15,2% e ha in testa Lucia Fortini, assessore all’Istruzione uscente, con 10.248 voti, davanti a Vittoria Lettieri e Carmine Mocerino entrambi oltre le diecimila preferenze. Ottimo il risultato di Italia Viva, terza lista della coalizione. Ma il vero boom di preferenze le fa registrare mentre Francesco Emilio Borrelli nella lista Europa Verde, portando a casa 15.440 voti. Da solo si é caricato sulle spalle l’intero partito ambientalista portandolo a risultati in termini di consenso di opinione a livelli eccezionali, mai registrati prima non in Campania ma in Italia. Tra i piu’ votati anche Tommaso Casillo e Giovanni Porcelli di Campania Libera, entrambi a quasi 12.000 preferenze. Nelle altre province, spicca il risultato di Salerno, dove il Pd è la prima lista della coalizione al 16,72%, distanziando la lista DeLuca Presidente al 10,20%.

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Appunti per Zingaretti dopo le elezioni: dal “governo del rimpasto” alla “questione De Luca”

Angelo Turco

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Chi vince? Chi perde? Un giochino molto praticato in queste ore, ma poco appassionante. Quel che proverei a fare, è un ragionamento sulle condizioni di agency della politica: lo script dei prossimi mesi, diciamo da qui alle grandi elezioni comunali del 2021.

Come dunque si muoverà la politica, che cosa faranno i vari soggetti, soprattutto i Partiti: e come, e perché?

Il centro dell’attenzione si sposta sul Pd: di nuovo! Era ora, dopo tanto tempo. La leadership esce rafforzata da questa consultazione plurima. Disperazione elettorale per mancanza di alternative credibili? Un atto di fiducia verso il Partito? Entrambe le cose, sicuramente. Certo è che per il Segretario che vince, come ci si va convincendo, anche se non trionfa, scompare ogni alibi e si impone l’obbligo di agire. Due mosse mi paiono decisive: 

i. scrivere il Programma per i 209 famosi miliardi del Recovery Fund, costruendovi attorno un consenso convinto delle forze di Governo senza rinunciare al dialogo “con tutti quelli che ci stanno”;

ii. procedere con il rimpasto di Governo in funzione, appunto, del Programma, ossia affidando a persone capaci il compito di realizzarlo in concreto. Sapendo che la partita vera si gioca non già sull’enunciazione ma sull’attuazione, deve essere responsabilità del Pd non soltanto scegliere i suoi più opportuni rappresentanti, ma esigere che i compiti esecutivi siano affidati dai Partiti della maggioranza a persone competenti. 

Governo Conte bis. Possibile che il Pd chieda al premier un rimpasto per rafforzare l’esecutivo

Insomma deve essere chiaro a tutti che il “Governo del rimpasto” serve per portare a compimento, nei tempi convenuti e nei modi più efficienti, il Programma per il quale l’Europa ha dato le risorse. E che, quindi, Ministri e Sottosegretari vanno lì principalmente per quello, se così si può dire.

Altre linee di azione non differibili vanno appuntate sull’agenda di Nicola Zingaretti. Nell’immediato, lo smantellamento delle norme anti-immigratorie salviniane del precedente Governo Conte, da sostituire con un abbozzo di programmi che escano dal loop securitario-umanitario ed affrontino questa sterminata questione secondo un’ottica finalmente “politica”. Prendendo di petto l’integrazione per coloro che sono qui e, più ancora, la cooperazione migratoria per coloro che sono nei loro Paesi, ora, ma che qui verranno, anche per la spinta impressa dai cambiamenti climatici. Le inondazioni saheliane di questi giorni debbono pur dire qualcosa ai nostri governanti.

Più complessa e di respiro più lungo, ma egualmente urgente, rimane la questione del Pd “partito della sinistra”. Attraverso il recupero non solo ideologico ma politico e governamentale di un profilo che negli ultimi anni è parso smarrito a molti elettori. E mi riferisco sì ad una “questione De Luca”, a partire dalla dichiarazione che non a caso il Governatore campano si è affrettata a fare sulla sua esperienza, che andrebbe “oltre la destra e la sinistra”. Intendiamoci: molto di quel che si dice su De Luca, riguarda il personaggio De Luca. A me pare che il problema vero sia invece quello della costruzione di macchine del consenso locale imperniate sulla persona, ma sganciate dal Partito: dai suoi valori, dalla sua disciplina, dal suo quadro ideologico. Abbiamo già conosciuto, in altri tempi, altre declinazioni di una presunta “eccezione campana”: vorremmo che ce ne fossero risparmiate di ulteriori. Del resto, il problema è più generale anche se con profili variegati: si presenta, su fronti opposti, in Veneto come in Puglia. 

Vincenzo De Luca. Ha stravinto in Campania ma ha anche precisato che la sua vittoria non è “di sinistra…”

Ma oltre a una questione regionale, si profila una più ampia questione di ricomposizione della sinistra, date le riflessioni che necessariamente andranno fatte sia alla destra di Zingaretti che alla sua sinistra: da Matteo Renzi e Carlo Calenda, per dire, a Pierluigi Bersani. E’ qui che l’intelligenza politica del Segretario, la sua capacità di leadership, dovranno essere giocate non tanto sui compromessi, quanto sull’avanzamento delle poste in gioco. Insomma, meno tatticismi e più strategia, nella chiarezza dei linguaggi che non devono più servire ad occultare, ma ad assumersi delle responsabilità di fronte al Paese.

Quanto alla destra, diciamo intanto che la “nazionalizzazione” salviniana, che pure sembrava così promettente, non ha portato a casa risultati di qualche rilievo.  Di là dalla grancassa migratoria, inchiodata a una sloganistica senza costrutto, il discorso leghista appare un gigantesco bikeshedding, un vuoto di idee con preoccupanti risvolti sul piano europeo ed internazionale. E’ così che si ferma al buongoverno locale: plebiscitato in Veneto, è vero, ma non proprio scontato, viste le vicende lombarde.

Il M5S, infine, si può certo intitolare gli esiti del referendum, anche se non è sicuro che saprà dare un contributo per affrontarne le conseguenze. Da quel che si può intravedere, anche considerando i numeri influenzati non si sa bene quanto dal voto disgiunto in Toscana e Puglia, il problema non è tanto quello di arginare la frana elettorale, quanto piuttosto quello della sopravvivenza politica. Ora come non mai, competenza fa rima con coerenza, e da qui alla fine della legislatura le occasioni non mancheranno per saldare le buone volontà in un partito ostinatamente inconcludente, che oltretutto continua a negare la propria esistenza.        

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Elezioni regionali: Veneto, Liguria e Marche al centrodestra; Puglia, Toscana e Campania al centrosinistra

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Conferma del centrodestra in Liguria e Veneto. Conferma del centrosinistra in Campania. Un ribaltone, invece, dopo 25 anni di centrosinistra, nelle Marche. Una vittoria sofferta del Pd in Toscana. In Puglia sembra quasi certa la riconferma di Michele Emiliano, nonostante Calenda e Renzi abbiano remato contro piazzando a sinistra il loro candidato, Ivan Scalfarotto. È questo il quadro che emerge dalle prime proiezioni relative alle Regioni chiamate al voto per la scelta dei governatori e il rinnovo dei Consigli regionali. Le Regioni al voto erano la Valle d’Aosta, la Liguria, il Veneto, la Toscana, le Marche, la Puglia e la Campania.

Proiezioni Liguria

Toti (centrodestra) 51-55 %. Proiezioni: 53,5% (La7), 52,9 (Rai)
Sansa (centrosinistra) 38-42%. Proiezioni: 39,5 (La7), 39 (Rai)

In Liguria l’affluenza è stata del 50,68%.

Proiezioni Veneto

Zaia (centrodestra) 72-76%. Proiezioni La7: 74,5
Lorenzoni (centrosinistra) 16-20%. Proiezioni La7: 16,6

In Veneto l’affluenza è stata del 57,33%.

Proiezioni Toscana

Giani (centrosinistra) 43,5-47.5%. Proiezioni La7: 47,2%
Ceccardi (centrodestra) 40-44%. Proiezioni La7: 40,8%
Galletti 4,5-6,5%. Proiezioni La7: 7,1%

In Toscana l’affluenza è stata del 62,64%

Proiezioni Marche

Acquaroli (centrodestra) 47-51%. Proiezioni La7: 43,8%. Rai: 48,1
Mangialardi (centrosinistra) 34-38%. Proiezioni La7; 38,7%. Rai 34,7
Mercorelli 7-9%. Proiezioni La7: 11

Nelle Marche l’affluenza è stata del 59,69%

Liste:
Pd 23,8
Lega 20,8
FdI 19,4

Proiezioni Puglia

Fitto (centrodestra) 39-43%. Proiezioni: 39,1% (Rai), 38 (La7)
Emiliano (centrosinistra) 39-43%. Proiezioni: 47 (Rai), 46,8 (La7)
Laricchia 11-15%

In Puglia l’affluenza è stata del 51,19.

Proiezioni Campania

De Luca (centrosinistra) 54-58%. Proiezioni: 66,8 (La7), 63,6 (Rai)
Caldoro (centrodestra) 23-27%. Proiezioni: 19,2 (La7), 20,9 (Rai)
Saltalamacchia (lista civica) 10,5-14,5%. Proiezioni: 10,6 (La7)

In Campania l’affluenza è stata del 51,9.

Proiezioni Valle d’Aosta

Lega 20-24%
Progetto progressista 13-17%
Union valdotaine 11-15%
Centrodestra 8-10%
In Valle d’Aosta l’affluenza è stata del 68,38%.

Insomma si va verso un 3 a 3. Fino ad oggi, la situazione, nelle Regioni al voto (fatta eccezione per la Valle d’Aosta) era la seguente: Liguria e Veneto erano amministrate dal centrodestra (Giovanni Toti e Luca Zaia, rispettivamente); Toscana, Marche, Puglia e Campania dal centrosinistra. Se i dati degli exit poll e delle proiezioni venissero confermati, il centrosinistra avrebbe perso le Marche, conservando però Toscana, Campania e Puglia.

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