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Ricatto hard sul web, artigiano 50enne si uccide per la vergogna: la Procura indaga anche per tentata estorsione

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La Procura di Nuoro indaga per tentata estorsione e si valuta anche l’ipotesi di istigazione al suicidio dopo il ricatto hard sul web che ha portato un artigiano nuorese di 50 anni a togliersi la vita nel reparto di Psichiatria dell’ospedale San Francesco di Nuoro, dove era ricoverato dopo un primo tentativo di suicidio in casa. L’uomo si è impiccato giovedì sera ed è morto venerdì mattina in Rianimazione. Intanto la Assl di Nuoro ha aperto una indagine interna per capire come l’artigiano sia riuscito a compiere il gesto nel bagno del reparto. “Un suicidio in ospedale – fanno sapere dalla direzione dell’azienda sanitaria – e’ un evento sentinella, bisogna capire come sia stato possibile che l’uomo abbia eluso la sorveglianza strettissima per un paziente in queste condizioni. Predisporremo tutti gli accertamenti del caso”. La Procura di Nuoro e’ al lavoro per l’acquisizione del post scritto il 26 maggio dall’uomo, sposato e con due giovanissime figlie, in cui racconta il dramma che sta vivendo ( “Vi arriveranno delle mie foto prese da una video chiamata ma non intendo cedere a nessun ricatto”) e tutte le informazioni utili per capire chi ricattasse l’uomo, che non ha retto alla disperazione di vedere infangato il suo nome e quello della sua famiglia.

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Giustiziato a Roma un boss della droga albanese, era un detenuto in semilibertà

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Ucciso con quattro colpi di pistola, di cui uno decisivo alla testa, a pochi metri da casa. E’ un’esecuzione in piena regola quella che si e’ consumata nella tarda serata di ieri al Tufello, alla periferia della Capitale. Il corpo di Gentian Kasa, 43enne albanese con precedenti alle spalle e attualmente in regime di semiliberta’, e’ stato trovato a terra sul marciapiede in via Gabrio Casati. Inutili per lui i soccorsi. Quando e’ stato raggiunto dal killer aveva da poco salutato la moglie e stava rientrando nel carcere di Rebibbia. Sarebbero quattro i colpi che lo hanno centrato, esplosi da una pistola calibro 7.65. Probabilmente quello fatale lo ha raggiunto alla testa. Sul posto la polizia con la scientifica che ha effettuato a lungo i rilievi. Sull’omicidio indagano gli investigatori della Squadra Mobile di Roma. Al momento non si esclude nessuna ipotesi compresa quella di un regolamento di conti legato a questioni di droga. Nel curriculum di Gentian Kasa infatti si annoverano precedenti per stupefacenti, furto e ricettazione. Era stato arrestato dalla polizia per droga nel 2011 e dalla guardia di finanza di Roma e Ancona nel 2014. Dopo aveva ottenuto la semiliberta’ e lavorava come operaio per una societa’. Al vaglio le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona che potrebbero aver ripreso gli attimi precedenti e successivi al delitto. Sconvolta la moglie che ha trovato il corpo del 43enne sul marciapiede a pochi metri da casa. “Faceva l’operaio, aveva commesso alcuni reati, ma stava cercando di rifarsi una vita” avrebbe detto agli investigatori. I due si erano salutati poco prima, quando il 43enne aveva lasciato l’abitazione per fare ritorno nel carcere di Rebibbia. La moglie, che era abituata a ricevere una telefonata dal marito prima che rientrasse in cella, non sentendolo ha provato a contattarlo senza poi ricevere risposta. Poi, forse immaginando che i rumori sentiti potevano essere spari di pistola, si e’ precipitata in strada e ha il marito trovato riverso sul marciapiede. Cosi’ e’ scattato l’allarme. Ma all’arrivo dei soccorsi per lui non c’era piu’ nulla da fare. E dunque per la droga a Roma si torna a sparare e a morire in strada in veri e propri agguati criminali. Dopo il delitto dell’estate scorsa di Diabolik, alias Fabrizio Piscitelli, storico leader della curva nord, caduto per un regolamento sullo sfondo del traffico di stupefacenti nella capitale, ora per un altro delitto si ipotizza la pista della droga. Per l’omicidio Piscitelli, ucciso col colpo alla nuca il 7 agosto mentre era seduto su una panchina del parco della Caffarella, si imbocco’ a suo tempo la pista del clan di albanesi. Poi mesi dopo, nel novembre scorso, ci fu una retata, a seguito di un’indagine della Dda, che porto’ in carcere un cartello di narcos. Il loro capo, per gli inquirenti, era proprio Fabrizio Piscitelli.

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Corona virus, annullati i festeggiamenti del Capodanno cinese a Roma e Milano. Controlli negli aeroporti

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Niente festa per il Capodanno cinese  a Roma e a Milano: l’annuncio arriva dalla portavoce della comunità a Roma Lucia King  che ha spiegato che la festa va rinviata perché c’è gente che sta male e non  il caso di festeggiare e questo nonostante i preparativi andassero avanti da più di tre mesi. Stessa cosa a Milano dove il coordinamento delle associazioni cinesi a Milano ha deciso di annullare la parata pubblica del 2 febbraio per il Capodanno lunare in segno di solidarietà verso la Cina colpita dal coronavirus. Il budget previsto per la festa di Capodanno, spiegano, verrà utilizzato per fare una donazione alla città di Wuhan, al centro del problema. Attraverso i loro portavoce la comunità di Milano esprime il proprio dolore per non  aver potuto festeggiare, anche se tutto è solo rimandato, spiegano i responsabili.

A Napoli invece il Capodanno cinese è stato celebrato come di consueto in piazza del Plebiscito.

Negli aeroporti di Fiumicino, Roma, e Malpensa, Milano sono stati rafforzati i controlli ed è aumentato il personale medico: la decisione è stata presa dalla task-force istituita dal ministero della Salute proprio per il  coronavirus in Cina e che si è riunita oggi, alla presenza del ministro Speranza e delle altre autorità coinvolte. 

 

 

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Il Gup non deposita le motivazioni, tornano liberi sei boss di ‘ndrangheta

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Tornano in libertà sei imputati del processo “Costa pulita”, accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, condannati nel processo col rito abbreviato svoltosi davanti al Gup distrettuale di Catanzaro, Pietro Carelli, a pene varianti tra i dieci ed i due anni di reclusione. I sei – come riporta la stampa locale- hanno lasciato il carcere, in accoglimento delle istanze presentate dai loro difensori, a causa del fatto che le motivazioni della sentenza del Gup sono state depositate oltre il termine di 180 giorni fissato dalla legge. Le persone che sono state scarcerate, presunte affiliate della cosca Mancuso della ‘ndrangheta ed appartenenti alle famiglie Accorinti e Il Grande, considerate legate alla criminalita’ organizzata, sono Leonardo Melluso, Giancarlo Loiacono, Carmine Il Grande, Salvatore Muzzopappa, Pasquale Prossomariti e Carlo Russo.

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