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Cultura

Riaprono i luoghi d’arte, tutti emozionati in fila a Napoli, Venezia, Roma, Firenze e…

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Mentre passavano le Frecce Tricolori a Roma per festeggiare il 2 giugno si riaprivano le porte della grande mostra dedicata a Raffaello alle Scuderie del Quirinale, chiusa per l’emergenza sanitaria. A spingere quella porta con gesto altamente simbolico il Ministro dei beni culturali Dario Franceschini, che ha fatto entrare la prima visitatrice di una lunga coda. “La parte difficile dell’emergenza e’ superata, adesso si tratta di essere prudenti, di rispettare le regole, ma l’Italia puo’ ripartire guardando alla sua forza che e’ l’arte, la bellezza, la storia”. Sono stati in molti a pensarla come lui e si sono messi in coda per tornare ad ammirarne le meraviglie fino alla Sicilia dove la riapertura dei musei e delle aree archeologiche ha fatto registrare oltre 7 mila presenze nell’ultimo week end e quasi 30 mila prenotazioni fino al 7 giugno. In testa alla classifica dei siti piu’ visitati Selinunte, con oltre mille presenze (per l’esattezza 1.171) che ha superato perfino la Valle dei Templi di Agrigento.

FIRENZE – Visitatori in fila alla Galleria dell’Accademia di Firenze che ha riaperto con una diminuzione del prezzo del biglietto, al massimo 50 visitatori per volta in un percorso in sicurezza, a senso unico. Sempre a Firenze dopo 85 giorni di chiusura imposta dal lockdown, domani riaprira’ la Galleria degli Uffizi di Firenze. Per il celebre museo si trattera’ di una riapertura graduale, ‘slow’, con nuove modalita’ di visita per il rispetto delle norme anticontagio. Il numero massimo di visitatori che potranno visitare contemporaneamente la Galleria sara’ ridotto della meta’, passando da 900 a 450.

VENEZIA – Per la Festa della Repubblica la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia ha riaperto le porte al pubblico con ingresso gratuito dalle 10 alle 18. In poco piu’ di 48 ore, 400 persone, numero massimo di accessi consentito nell’arco della giornata, hanno prenotato l’ingresso, gratuito. La direttrice Karole P. B. Vail e lo staff hanno accolto i visitatori all’apertura dei cancelli, felici e emozionati. A giugno, il museo sara’ aperto nei fine settimana, dalle 10 alle 18.

NAPOLI – Non ci sono ancora i turisti ma sono molti i cittadini che hanno scelto di trascorrere la giornata festiva, rigorosamente in mascherina, nei siti riaperti, tutti con prenotazione obbligatoria e visite contingentate. A cominciare dal Museo Archeologico Nazionale di NAPOLI dove in una atmosfera di festa sono arrivati in 250 (il 60% abbonati) tutti con biglietto on line, ad accoglierli il direttore Paolo Giulierini. Aperti anche molti siti napoletani del Polo Museale campano e i musei Civici Maschio Angioino e PAN (Capodimonte riaprira’ il 9 giugno).

TORINO – Apertura eccezionale per un giorno al Museo Egizio, dopo tre mesi di chiusura, cosa che non era mai successa dopo ll secondo conflitto mondiale. ”E’ stata un’emozione grandissima”, ha detto il direttore Christian Greco accogliendo i primi visitatori dopo il lockdown, tutti prenotati online e con biglietto gratuito. Da venerdi’ 5 giugno, l’Egizio sara’ aperto al pubblico tre giorni alla settimana, dal venerdi’ ala domenica, con tariffe scontate. E’ stata un successo la giornata della Festa del 2 Giugno alla Reggia di Venaria (Torino) con 1400 gli ingressi.

GENOVA – Il successo non e’ stato sempre legato ai grandi numeri ma anche all’eccezionalita’ dell’evento come, a palazzo Ducale di Genova, le visite guidate alla Cappella dogale del Palazzo aperta in occasione della Festa della Repubblica. con la guida d’eccezione della direttrice Serena Bertolucci che a sorpresa ha ricevuto anche mazzi di fiori da alcuni visitatori. ”Oggi sono potute entrare solo 30 persone ma avremmo potuto averne 300. Le persone arrivavano qui e non facevano altro che dire ‘grazie’. Questo significa che il bisogno di cultura e’ tanto e va soddisfatto”.

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Cultura

L’India di Ghandi tradita dalla politica nel mondo post-covid tra immense povertà, nazionalismo, autoritarismo e giochi di guerra

Angelo Turco

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Possiamo far finta di niente, ma l’India ci riguarda. Molto da vicino. Certo, certo. L’attenzione è puntata sui due scenari maggiori che si disputano l’ordine del mondo post-covid: la salute pubblica e l’economia. Si capisce fin troppo bene il perché. Eppure, un terzo scenario va imponendo la sua pregnanza in questa crisi già così complessa. Si tratta della geopolitica, ossia l’insieme delle condizioni in cui avranno corso le relazioni internazionali nei prossimi mesi, con molteplici conseguenze a lungo termine, non sempre prevedibili. 

Per questo vale la pena continuare nella presentazione delle “schede” che tentano di inquadrare le prospettive in cui gli attori principali andranno a muoversi, cercando di trarre il massimo vantaggio dalle condizioni di gioco. E ciò, non solo in rapporto agli “interessi nazionali”, ma altresì in rapporto agli interessi dei guppi dirigenti: singole personalità, partiti politici, istituzioni di controllo, gruppi di pressione, conglomerati economici. Queste costellazioni di potere evidentemente intendono rafforzarsi, rendere sempre più stabile e prolungare la propria permanenza nelle posizioni di comando.

          Dopo la Russia e la Cina, gettiamo così uno sguardo all’India. Stiamo parlando del 3° Paese al mondo per numero di contagiati e ricoverati per coronavirus, 5° per numero di morti. E, sull’altro versante, stiamo parlando del 5° produttore di ricchezza nazionale annua, a ridosso della Germania, tuttavia con diseguaglianze sociali spaventose, che lo pongono ben al 152 posto per reddito pro-capite. E portatore di un capitalismo globalitario particolarmente spregiudicato, come mostra qui da noi ArcelorMittal, con la questione dell’Ilva: altro che “invasione mite” come sostenne una decina d’anni fa la scrittrice americana di origini indiane Mira Kamdar, con qualche venatura di fin troppo facile romanticismo.

Con i suoi 1,4 miliardi di abitanti, è lo Stato più densamente popolato al mondo dopo la Cina. Questi due Paesi, culle di due tra le civiltà più antiche, sofisticate e affascinanti del mondo, sono confinanti ma non coltivano affatto rapporti di buon vicinato. Su antiche ruggini si innestano nuovi contenziosi, per impulso dell’ideologia nazionalista che ha portato a Delhi l’attuale premier Narendra Modi, leader del Partito del Popolo Indiano, a sua volta punta di lancia della destra nel sub-continente.

Narendra Modi. Primo Ministro e leader del Partito del Popolo Indiano 

          Di fatto l’India si sente in guerra con la Cina: un conflitto aperto e totale. Intanto una guerra d’armi che ha il suo epicentro nei remoti spazi himalayani dove, a 4.200 m di altitudine, si fronteggiano le due armate. L’odio che i contendenti accumulano reciprocamente dal lontano 1962, termine di un’altra guerra, è esploso da ultimo il 15 giugno scorso. E, pensate un po’, per rispettare alla lettera il “cessate il fuoco” imposto dai trattati internazionali, i soldati si sono affrontati a mani nude, senza sparare un colpo. Risultato: 20 morti da parte indiana, un numero imprecisato perché non dichiarato, da parte cinese. Modi si è subito recato sui luoghi, si capisce, per dare quella testimonianza di patriottismo che i suoi sostenitori anti-musulmani, anti-cinesi e anti-tutti si aspettano da lui, come fosse l’unica faccenda che veramente conti: altro che miseria e covid! C’è andato naturalmente accompagnato dal suo braccio esecutivo, il generale Bipin Rawat, capo di stato maggiore delle armate indiane. Il militare sembra dettare la linea al governo col suo linguaggio bellicista e, per di più,  iper-sovranista: è lui che parla addirittura di un “vaccino indiano” che darà al Paese l’orgoglio di aver sconfitto il coronavirus in nome e a vantaggio del mondo intero. Sì avete capito bene: la geopolitica ridotta a una farsa, che l’assenza di politiche pubbliche idonee a fronteggiare l’epidemia rende prospettiva unica possibile per Nuova Delhi. Nel frattempo, Rawat coordina le forze di terra, di mare e dell’aria -come si diceva un tempo e come quelli che giocano alla guerra ancora dicono riempiendosi la bocca- per lanciarle all’attacco del nemico cinese, pronto a discendere lo Stretto di Malacca attraverso cui si accede dall’Oceano Indiano al Mar di Cina. 

          Ma la guerra è globale, abbiamo detto. La scorsa settimana Delhi ha vietato ben 59 app cinesi, tra cui le popolarissime Weibo, WeChat e, soprattutto, TikTok: 120 milioni di utenti, il più grande mercato del mondo. Del resto, i 2/3 del mercato indiano dei telefonini è coperto da cellulari cinesi. Il linguaggio delle autorità è dei più espliciti: “la nostra decisione intende assicurare la sicurezza e la sovranità del cyberspazio indiano…giacché queste applicazioni portano pregiudizio all’integrità dell’India, alla sua difesa, alla sicurezza dello Stato e all’ordine pubblico”.  Miele acustico per le orecchie di Trump: un asse Nuova Delhi-Washington in funzione anti-Pekino si va profilando con una nettezza  e un’aggressività sempre più marcata. 

        Questa guerra commerciale, del resto, investe anche i preparati di base che l’India importa dalla Cina per fabbricare i medicinali efficaci e a basso costo per i quali la sua industria farmaceutica primeggia sui mercati mondiali. Temendo che la Cina possa bloccare o in qualche modo rallentare i rifornimenti per questa che è considerata un’industria strategica, Delhi vuole provare a produrseli da sola. 

          Frattanto, il confinamento drastico e generalizzato dei mesi scorsi ha inchiodato milioni di migranti nelle grandi megalopoli dove a getto continuo si riversano per vivere dei piccoli mestieri, alla giornata. Niente più lavoro, nessuna alternativa al giaciglio di strada, niente da mangiare. La carità arriva dove può, le organizzazioni internazionali di aiuto e di soccorso sono allo stremo. Lo Stato, soddisfatto della sua arroganza populista, è assente. Questa gente riprende la via di casa con disperazione, a piedi perché gli autobus e i treni sono fermi. Migliaia di Km verso i loro Stati d’origine: Uttar Pradesh, Bihar, i più poveri dell’India. Lo spirito di Gandhi è qui, e non si rassegna: ma la politica tradisce…

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Ben'essere

RestiAMO al Sud, andiamo a Capri: il sogno ad occhi aperti

Giovanni Mastroianni

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Già da quando ti lasci la terraferma alle spalle, senti di essere proiettato verso una dimensione fantastica ed il beccheggio dell’aliscafo sembra annuire al pensiero carico di emozione, perché Capri ti entra dentro non appena la sua sagoma sinuosa riempie gli occhi anche da lontano. 

Poi il porto di Marina Grande all’improvviso prende viva forma e le case bianche immerse nel verde, agghindate con i loro mille fiori, regalano un luminoso benvenuto. L’acqua è più azzurra dell’azzurro ed il calore di questa perla del Sud arriva dritto al cuore. Guardando Napoli, sempre   bellissima come tutto il Golfo che la circonda, anche se vicina poche miglia nautiche sembra più lontana di un ricordo.

Il clima è festoso ma mai chiassoso e tutto sembra essere al posto giusto. Il sogno continua, l’isola è splendida e si arrampica verso il cielo fino a toccarlo. L’aria è più pura e i polmoni cercano di catturarla tutta e di più, come a non voler perdere neanche un soffio di brezza che aleggia sull’isola delle isole. Ogni attimo regala un’emozione e gli occhi faticano a sorreggere la vista di tanta bellezza. La funicolare ci porta lentamente verso l’alto regalandoci un’altra prospettiva d’incanto, dove la visione del mare e dell’orizzonte dipingono un quadro meraviglioso. Così coccolati raggiungiamo la famosissima “piazzetta”, sempre elegantissima con i suoi negozi, che sono veri e propri atelier, ed i locali ormai storici che hanno conquistato le personalità più in vista del pianeta. 

Non distante, nell’allegria della taverna “Anema e Core”, teatro delle notti capresi più trendy, anche durante la serata più eccentrica mai nulla sfugge al garbo del vero savoir vivre. Perché il fascino chic dell’isola azzurra impregna tutto e rende superfluo ogni forzato eccesso. Qui basta farsi trasportare dalla vita e concedere la mano alle emozioni, poi tutto viene da sé.

Così Capri non poteva non diventare moda, mondanità, cultura, sempre nel segno dell’eleganza.

 

Dall’amatissima piazza Umberto I partono sentieri per passeggiate ed escursioni che lasciano un segno indelebile nel profondo dell’’anima, in qualsiasi direzione si vada, come incamminandosi per via Krupp che dalla certosa di San Giacomo e dai Giardini di Augusto, un paradiso nel paradiso, conduce a Marina Piccola con un paesaggio mozzafiato, oppure arrampicandosi fino alla villa dell’imperatore Tiberio, che dalla bellezza di quest’isola unica nello spazio e nel tempo, rimase stregato fino a preferirla alla Roma capitale di tutti gli sterminati territori di cui si aveva conoscenza, incurante delle ire dei suoi nemici e, peggio ancora, dei suoi “amici”. Questa super dimora dalla beltà millenaria sorge ancora maestosa sul promontorio opposto ad Anacapri, e da qui ancora tutto sembra controllare fino a dove il mar Tirreno si mescola con il cielo. Così il battito del cuore accelera e ci proietta verso l’immenso, mentre guardiamo vele bianche che solcano il mare come i gabbiani sfidano l’aria, rendendo sempre tutto sospeso tra sogno e realtà.

Giunti a Marina Piccola ad attenderci da sempre troviamo i Faraglioni, due giganti buoni che si lasciano attraversare mansueti dagli avventurieri della navigazione. Qui “La Canzone del Mare”, struttura balneare e recettizia famosa in tutto il mondo, sembra affacciarsi direttamente sull’Eden. Stelle marine, ricci di mare, crostacei e polpi popolano il regno marino sottostante, immersi in un universo blu che scivola veloce verso profondità ambitissime dai sommozzatori.

Proseguendo il magico viaggio ci avventuriamo sul pendio del Monte Solaro per giungere ad Anacapri dove è d’obbligo la visita alla Villa San Michele, sorta sulle rovine di una cappella del decimo secolo dedicata al Santo, oggi museo che custodisce preziosità delle civiltà più antiche, con una vista spettacolare sul Golfo incantato di Napoli. La struttura che giunge intatta ai giorni nostri nasce tra gli ultimi anni del XIX secolo ed inizio del novecento per  volontà dell’apprezzatissimo  medico e scrittore svedese Axel Munthe, che qui voleva costruire una casa per l’anima. Impresa questa nella quale è riuscito benissimo.

Discendendo dal lato opposto del monte che ci regala una splendida panoramica su Ischia ed il Golfo di Pozzuoli, giungiamo fin sulla costa per salire a bordo di una delle tante piccole imbarcazioni che ci portano lentamente verso un piccolo foro che spunta nella roccia, così basso da dover attraversare abbassandosi nello scafo. Dopo un attimo di buio quello che si staglia di fronte alla nostra vista è un qualcosa che non può essere descritto, perché ciò che accade nella Grotta Azzurra è un vero miracolo della natura. I riflessi del sole si riflettono nell’acqua purissima del mare dando vita ad uno spettacolo di luci e colori che mandano in estasi i nostri sensi. Dondolati in questo luogo non si riesce a far altro che restare ammaliati da un’esperienza straordinaria e quando riemergiamo nel mondo esterno comprendiamo di aver vissuto qualcosa di più di un sogno. Così Capri ci resterà sempre nella parte più profonda del cuore, dove anche solo il suo ricordo rappresenterà sempre un baluardo di serenità nella nostra esistenza.

Giovanni Mastroianni

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Cultura

ConTEMPOraneamente, la mostra in Villa Lanzara a Sarno di Gianluca Carbone per Paesaggi in Movimento

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Secondo appuntamento dell’evento Paesaggi in movimento, che vede artisti impegnati, nei territori interni e della costiera della regione Campania, con mostre e residenze d’autore. Dopo Rotondi, con la prima tappa e la presentazione del progetto “La Fotografia incontra i territori” oggi a Sarno, si è inaugurata la mostra ConTEMPOraneamente di Gianluca Carbone, a cura di Ciro Delfino-

L’esposizione, ospitata al terzo piano di Villa Lanzara, sarà visitabile fino al 24 Luglio.

ConTEMPOraneamente dove il tempo è il punto centrale del lavoro prodotto dall’artista sarnese. Carbone lo affronta attraverso il gioco degli scacchi. L’artista, riflettendo sulla lentezza con cui un giocatore affronta una partita, crea una strategia visualizzandone gli scenari plausibili.

La mostra è articolata in tre sale con sculture e dipinti che dialogano perfettamente con il luogo che li ospita, colori e materiali si fondono creando un ambiente che accompagna e fa da naturale sfondo agli oggetti antropomorfizzati. Sulle tele, sulle tavole e nell’istallazione della sala grande figure degli scacchi circondano lo spettatore rendendolo parte della partita che l’artista sta giocando con il suo tempo.

Una scacchiera, come rileva l’artista, non è cosi distante dalla natura e dal paesaggio, soprattutto in una terra come Sarno che, a 20 anni dall’alluvione, porta con sé l’attenzione ad ogni intervento sul territorio ed ad ogni possibile conseguenza.

Con queste sue opere, Carbone, rileva quanto il tempo sia prezioso e come esso scandisca l’evolversi delle nostre vite e dei nostri gesti.

Il terzo appuntamento è per il prossimo sabato 11 Luglio a MassaLubrense-Punta Campanella alla Torre Fossa Lo Papa, dove ci saranno opere di Donatella Spaziani, Cesare Accetta e Fabio Donato. Paesaggi in movimento concluderà il suo ciclo 2020 e saluterà con la tranche del progetto “La fotografia incontra i territori” a Buonalbergo, nel Fortore il 18 Luglio alle 19,30 dove si vedranno le foto realizzate durante le residenze da Claire Power, Serena Petricelli e Ilaria Sagaria, insieme ad una proiezione di oltre 200 fotografie realizzate da autori nazionali e internazionali.

Federica Palmer

 

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