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Economia

Rc auto familiare, agli assicuratori come Carlo Cimbri di Unipol che salassano gli automobilisti “è riforma populista che penalizza poveri”

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La rc auto familiare è “una normativa di carattere populista” che “produrrà degli effetti iniqui” in quanto “penalizzera’ le famiglie meno abbienti che magari hanno un solo veicolo mentre le più abbienti, che hanno 3 o 4 veicoli, beneficeranno” di una riforma che presenta “aspetti non meritocratici”. Lo ha detto l’ad di Unipol, Carlo Cimbri, in conference call con gli analisti. “Le compagnie aumenteranno i prezzi e rivedranno le componenti tariffarie per far si’ che questa operazione sia un gioco a somma zero”, ha aggiunto.

La riforma dell’Rc auto, ha detto Cimbri, “e’ una norma che produrrà degli effetti iniqui nel senso che non ho bisogno di ricordare quanto sia slegata da criteri tecnici e quindi meritocratici ma sia una normativa di carattere populista che l’effetto che produrra’ sara’ di penalizzare le famiglie meno abbienti che magari hanno un solo veicoli” a vantaggio delle “piu’ abbienti che hanno 3 o 4 veicoli”. “Quindi chi beneficera’ di questi aspetti non meritocratici e’ chi ha tante auto nel garage” mentre “chi paghera’ questo sconto non dovuto a chi possiede tante auto e’ chi ne possiede una sola perche’ le compagnie aumenteranno i prezzi e rivedranno le componenti tariffarie per far si’ che questa operazione sia un gioco a somma zero”. “Paghera’ un pochino di piu’ chi ha una sola macchina e ne beneficeranno i piu’ abbienti e chi di macchine ne ha tante”. “Effetti sui nostri conti”, ha detto Cimbri agli analisti, “ne stimiamo zero”.

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Ambiente

Coronavirus, #iomangioitaliano, Pecoraro Scanio: “In una settimana 700.000 consegne dagli agricoltori di Campagna Amica, un record

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Nelle ultime settimane di emergenza sanitaria, Coldiretti ha registrato un aumento che va oltre il 90% delle consegne di prodotti a domicilio. Un dato che vale in tutto il Paese. Prodotti freschi e di qualità nell’ambito della campagna #MangiaItaliano a difesa del Made in Italy, del territorio, dell’economia e del lavoro.

“Nella scorsa settimana, oltre 4.000 aziende del circuito degli agricoltori di Campagna Amica hanno realizzato oltre 700.000 consegne a domicilio di prodotti agricoli provenienti dai nostri campi. Il passaggio da 0 a 700.000 ordini di consegna nelle case dei cittadini , dice Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde e Coordinatore del Comitato scientifico della Fondazione Campagna Amica, è un vero record. In questo momento di grande emergenza, dove le imprese agricole continuano a lavorare tra tante difficoltà e dove l’aumento della spesa nei supermercati si è indirizzata verso prodotti a lunga conservazione e spesso provenienti dall’estero, è importante rilanciare con forza la campagna #iomangioitaliano, promossa da Coldiretti e Campagna Amica, con l’adesione della Fondazione UniVerde, della Federazione Italiana Cuochi e di tante realtà del nostro Paese. È fondamentale sostenere quanti continuano a lavorare con grande abnegazione nei campi italiani”. 

“Il decreto di aprile che punterà al rilancio dell’economia del nostro Paese, dice Pecoraro Scanio, dovrà sostenere con forza l’agricoltura familiare e tutti gli agricoltori, in particolare i giovani imprenditori agricoli che stanno dimostrando grande dinamicità in termini di innovazione”.

L’obiettivo è quello di consentire un più facile contatto tra produttori e consumatori che, attraverso la vendita online e la vendita diretta, potrà garantire, alle attività agricole, un ulteriore elemento di rafforzamento – sottolinea l’ex Ministro delle Politiche agricole e dell’Ambiente- Potenziare la vendita diretta dei prodotti della nostra agricoltura è anche un modo per sostenere una serie di piccole produzioni tipiche, biologiche e a chilometro zero che difficilmente riescono ad accedere alla catena della grande distribuzione”.

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Economia

Cassa Depositi e prestiti rinegozia mutui per oltre un miliardo con comuni e province

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“Per andare incontro alle esigenze dei Comuni e delle Province, in questo momento sottoposti, come qualsiasi azienda del Paese, a una difficolta’ finanziaria senza precedenti, Cassa depositi e prestiti, su richiesta di Anci e Upi, una richiesta sostenuta dal governo, ha assunto una decisione anch’essa senza precedenti: una rinegoziazione dei mutui di tutti gli enti territoriali che si tradurrà nel far pagare alle prossime due scadenze del 30 giugno e del 31 dicembre solo la quota di interessi. Un’operazione che porterà a un doppio beneficio. Uno, immediato, di disponibilità finanziaria (senza vincoli di destinazione, in base alle norme vigenti): per il 2020, 1,1miliardi in più, a tanto, infatti, ammonta la riduzione della quota capitale dei Comuni, Province e Città metropolitane. L’altro di prospettiva: la riduzione delle rate future, per l’allungamento della durata di molti dei mutui esistenti”. Lo annunciano i presidenti dell’associazione dei Comuni, Antonio Decaro (nella foto in evidenza), e dell’Unione delle Province, Michele de Pascale. “Gia’ con la manovra del 2020 – continuano Decaro e de Pascale – si era preso atto, finalmente, dell’esigenza di un intervento strutturale di alleggerimento del debito degli enti locali. L’emergenza sanitaria, pur avendo inevitabilmente messo in stand by l’attuazione di quella ristrutturazione del debito tanto invocata dai Comuni, ha reso quanto mai urgente l’individuazione delle forme piu’ rapide possibile di alleggerimento degli oneri per gli enti locali”. “E’ in gioco l’equilibrio di bilancio di tutti i Comuni che, appunto proprio come qualsiasi azienda, sono costretti ad affrontare un imprevisto stop che comporta inevitabilmente una forte riduzione delle entrate, ma nello stesso tempo devono continuare a fornire servizi ai cittadini, servizi anche maggior in questo momento di difficolta’ per le nostre comunita’”, si legge ancora in una nota. “L’operazione di Cassa depositi e prestiti rappresenta dunque un inedito. Una iniziativa spontanea e senza costi per lo Stato – osservano Decaro e de Pascale – mai assunta prima in forma cosi’ ampia e generalizzata. E’ un contributo importante, al quale devono affiancarsi necessariamente altri strumenti. Ci aspettiamo adesso che il governo accolga le nostre proposte e ci dia nel piu’ breve tempo possibile tutte le risorse indispensabili per sostituire le tasse che non possiamo chiedere ai cittadini. Altrimenti in breve tempo salta tutto. E se salta il bilancio dei Comuni si fermano i servizi, dal trasporto pubblico alla pulizia delle strade alla raccolta dei rifiuti, che tengono in piedi le nostre comunita’, anche in un momento cosi’ drammatico”.

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Economia

Colf e badanti, ecco come tutelare il lavoro e anche le famiglie italiane in difficoltà

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Finora niente tutele per loro nei decreti. Eppure colf e badanti che lavorano nelle nostre case in queste settimane hanno visto stravolgere la loro quotidianità. Così come le famiglie che sono i loro datori di lavoro. Tante le domande dall’una e dall’ altra parte, cosa prevede il contratto (per chi lo ha), cosa possono fare le famiglie se preferiscono per paura o motivi di sicurezza non far lavorare la colf durante l’emergenza sanitaria. Tanto per dare un ordine di grandezza, secondo Assindatcolf, circa il 60% dei circa 860mila lavoratori regolari del settore in Italia hanno interrotto l’attività lavorativa. Come? Gli strumenti a disposizione sono essenzialmente quattro. Si può infatti ricorrere alle ferie, magari anticipando anche quelle maturate, “questo consente al lavoratore di avere un reddito e di mantenere in essere il rapporto di lavoro – spiega Paolo Fiumana, coordinatore tecnico di Acli in famiglia – ed è la soluzione che le famiglie stanno attuando di più, nell’ordine dell’ 80% dei casi”. Anche perché, spiega, “stando l’intera famiglia a casa, si tende a far da sé le pulizie. Ma il consiglio è sempre mettere per iscritto qualsiasi modifica al contratto”.


Altra ipotesi è il permesso non retribuito, che anche in questo caso tutela la continuità del rapporto di lavoro, ma che certo indebolisce le tasche del collaboratore domestico. Altra strada, percorribile in particolar modo in caso di colf con poche ore settimanali è l’utilizzo di un periodo di permesso retribuito, qualora non si voglia far pesare economicamente la sospensione al collaboratore. Ma che non sembra adesso la scelta che le famiglie stanno percorrendo. Ultima soluzione è l’anticipazione di quote del trattamento di fine rapporto. Percorrendo queste strade si lascia inoltre aperta la possibilità di accesso del collaboratore al Fondo per il reddito di ultima istanza che dovrebbe fornire misure di sostegno al reddito ai lavoratori che hanno cessato, ridotto o sospeso l’ attività a seguito dell’ emergenza coronavirus. Questo sostegno per colf e badanti dovrebbe arrivare con il decreto di aprile, “e dovrebbe aiutare con un contributo di 600 euro per due mesi le lavoratrici domestiche, ma per ora siamo solo alle buone intenzioni espresse dal governo” spiegano all’Acli .
C’ è poi tutto un mondo di aiutanti di famiglia che non hanno un contratto regolare, visto che le stime parlano di 2 milioni di colf e badanti e solo 860mila con contratto registrato. Per chi non è in regola, tuttavia, questo potrebbe essere il momento buono per pensare al contratto. Anche per questi collaboratori domestici infatti dovrebbero essere previsti degli aiuti, circa 4-500 euro per due mesi, ma non a pioggia, probabilmente invece seguendo il criterio del minimo di giornate lavorate nel 2019.

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