Collegati con noi

Cronache

Prete ucciso a coltellate in strada da un tunisino che doveva essere rimpatriato

Avatar

Pubblicato

del

Un prete di 51 anni è stato accoltellato e ucciso questa mattina in piazza San Rocco, a Como. L’aggressione e’ avvenuta poco dopo le 7. Il sacerdote e’ stato trovato a terra, con ferite di arma da taglio, nella strada accanto alla chiesa. Poco distante gli uomini della scientifica hanno ritrovato un coltello sporco di sangue. L’autore del delitto si è costituito subito dopo l’omicidio alla polizia. Ma il movente del gesto e’ ancora sconosciuto. Le indagini sono affidate alla Squadra Mobile della polizia. Il prete che questa mattina e’ stato accoltellato a morte si chiamava Don Roberto Malgesini, ed era molto conosciuto per il suo impegno verso gli ultimi, un “vero prete di strada”. Apparteneva alla parrocchia di San Bartolomeo. Portava le colazioni ai senzatetto, serviva alla mensa, al dormitorio, aveva stretto relazioni profonde con molti senzatetto e migranti. L’autore del delitto secondo indiscrezioni non è un cittadino italiano. Sul fronte delle indagini, si stanno vagliando tutti gli elementi utili, non ultimo eventuali riprese delle telecamere sull’area.

L’omicida di don Roberto Malgesini, sentito in questura con le garanzie della difesa, “ha ammesso le proprie responsabilita’ in ordine all’omicidio e ne ha descritto dinamica e movente, quest’ultimo, allo stato, esclusivamente riconducibile al convincimento di essere una vittima di un complotto che ne avrebbe determinato il rimpatrio in Tunisia”. Lo scrive in una nota il procuratore della Repubblica di Como Nicola Piacente. “Non sono emersi – prosegue la nota – allo stato coinvolgimenti dell’indagato in percorsi di radicalizzazione. Sulla base degli elementi acquisiti, la Procura provvedera’ nelle prossime ore a formalizzare una richiesta di convalida dell’arresto per omicidio volontario”. L’indagato e’ stato trasferito in carcere.

Advertisement

Cronache

Ucciso a Capodanno, il killer è nullatenente e le spese di giustizia le accollano alla vittima: parla Valentina Sarpa

Avatar

Pubblicato

del

Rimase vittima, a soli 24 anni, di un colpo di pistola esploso a Capodanno dalla figlia di un boss dei Quartieri Spagnoli di Napoli. L’assassina, nullatenente, non ha così liquidato le spese processuali e così la Giustizia ha pensato bene di accollarle, le spese processuali, alla famiglia della vittima. Parliamo di una cifra di quasi 18mila euro. A rendere nota la storia è l’avvocato Angelo Pisani, presidente di NoiConsumatori. La cartella esattoriale, con richiesta perentoria di 18.600,89 euro, è stata addebitata oggi alla famiglia Sarpa.

La colpa di questa famiglia, pesantemente colpita negli affetti con l’assassinio del loro giovane figlio a 24 anni, spiegano gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, è stata quella di “essersi costituita parte civile nel processo contro Emanuela Terracciano, all’epoca 22enne, figlia del defunto boss Salvatore detto “‘o niron” . La donna è stata condannata nel procedimento penale in via definitiva a 8 anni di reclusione e al risarcimento in sede civile di oltre 626mila euro e al pagamento delle spese processuali. “Ma siccome è nullatenente – fa sapere Angelo Pisani – a rispondere in solido ora è la famiglia”. Pisani spera in un intervento del Presidente della Repubblica e in una revisione della normativa anche fiscale che, sottolinea, “si sta rivelando una beffa per le vittime della criminalità”.

(nella foto in evidenza Angelo e Sergio Pisani, fratelli e avvocati che tutelano gli interessi della famiglia Sarpa)

Continua a leggere

Cronache

Suarez cittadino italiano grazie ad un esame truffa: test e punteggi concordati per il campione del Barcellona

Avatar

Pubblicato

del

La Guardia di Finanza sta procedendo all’acquisizione di documenti negli uffici dell’Università per stranieri di Perugia in relazione a presunte irregolarità nella prova di certificazione della lingua italiana, svolta il 17 settembre scorso, dal calciatore uruguaiano Luis Alberto Suárez Diaz, necessaria all’ottenimento della cittadinanza italiana. Le indagini, coordinate dalla procura di Perugia e condotte dal nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Perugia, sono scattate a febbraio 2020 per fatti diversi e maturati nel contesto dell’Università per stranieri. “Dalle attività investigative – sottolinea in una nota della Procura firmata da Raffaele Cantone – è risultato che gli argomenti oggetto della prova d’esame sono stati preventivamente concordati con il candidato e che il relativo punteggio è stato attribuito prima ancora dello svolgimento della stessa, nonostante sia stata riscontrata, nel corso delle lezioni a distanza svolte da docenti dell’ateneo, una conoscenza elementare della lingua italiana”.

Raffaele Cantone. Procuratore di Perugia

“Non dovrebbe, deve, passerà, perché con 10 milioni a stagione di stipendio non glieli puoi far saltare perché non ha il B1”. E’ una delle intercettazioni contenute nel decreto di sequestro probatorio emesso dalla procura di Perugia in relazione alle presunte irregolarità nell’esame di italiano per la cittadinanza del calciatore Luis Suárez.

Continua a leggere

Cronache

Torna in carcere dopo qualche mese di “permesso premio covid” il boss Pasquale Zagaria

Avatar

Pubblicato

del

Torna in carcere Pasquale Zagaria, ergastolano e fratello del capoclan dei Casalesi Michele. Il boss è da questa mattina nel carcere di Opera a Milano, la struttura individuata dal Dap come luogo idoneo per la detenzione. Il signore Pasquale Zagaria, così, potrà stare vicino casa e potrà ricevere facilmente visite familiari in carcere a Milano. Pasquale Zagaria, per chi non lo sapesse, era stato scarcerato ad aprile, in piena emergenza Covid, dal giudice di sorveglianza di Sassari, e mandato a casa a Pontevico, nella Bresciana. È lì che il camorrista viveva assieme alla sua signora. Il boss Zagaria, che è malato da tempo, ha goduto di affetto, vitto e alloggio familiare grazie  all’emergenza Coronavirus. L’ospedale di Sassari dove seguiva le terapie per una patologia, non era  in grado di prestargli le cure necessarie. Il tribunale di sorveglianza di Sassari aveva  disposto un termine di cinque mesi alla misura dei domiciliari. Permesso scaduto ieri. Il tribunale di Brescia, al quale i colleghi sardi avevano girato il fascicolo per competenza, hanno dunque ritenuto cessate le esigenze e riportato il boss in carcere. Ma non è tornato a Sassari, bensì a Opera, Milano, vicino casa. Forse a Sassari, nello stesso carcere dove è stato ristretto fino ad aprile Pasquale Zagaria, sarà presto trasferito, Michele Zagaria, il capo dei capi del clan dei Casalesi.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto